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Gianluigi Parrotto: storia di un successo che ha dell’incredibile

Gianluigi Parrotto non è solo un giovanissimo startupper che è riuscito a vendere la sua azienda per 5 milioni e mezzo di euro. É anche un imprenditore già condannato dal Tribunale di Lecce, a risarcire un impianto minieolico che non funzionava. Ma procediamo con ordine, raccontando sin dall’inizio gli alti e i bassi di questa storia eccezionale, tutta italiana, che ha fatto il giro del mondo.

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gianluigi perrotto è l'inventore del mini eolico

Gianluigi Parrotto e la sua intuizione

Questo ragazzo pugliese è, a prima vista, un giovane del Sud come tanti. Se lo si guarda attentamente ha forse l’aria del nerd, ma la sua ironia e la sua preparazione cancellano all’istante il pregiudizio del secchione. Ma forse un po’ secchione lo è davvero, visto lo straordinario risultato raggiunto dalla concretizzazione di un’idea a dir poco lungimirante: creare un mini impianto eolico destinato al domestico. Non ci saranno più enormi pali eolici a disturbare i nostri paesaggi, ma un piccolo impianto, alto 3 metri, che si estende per 7 metri quadri, posizionabile sul tetto. Come Parrotto stesso lo definisce, “è un impianto poco impattante, che può quindi diventare un elettrodomestico come la lavatrice”.  A cosa serve? A sfruttare l’energia del vento per produrla nel proprio appartamento e, come per il fotovoltaico, se ne possono ammortizzare i costi attraverso gli incentivi statali, e poi guadagnarci con la vendita e l’immissione dell’energia in rete. Il tutto è prodotto nel profondo Sud Di Parrotto, tra Casarano, Brindisi e Lecce. Solo a Brescia si producono le turbine. La sua intuizione ha letteralmente dato una svolta al settore della Green Economy salentina, che solo nel 2015 (primo anno di attività) ha guadagnato la cifra di 1,5 milioni di euro. La Start up si chiama Gp Renewable e promette di farci risparmiare fino al 35% di energia elettrica in bolletta.

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gianluigi perrotto e la sua invenzione eolica

Una start up da 5,5 milioni di euro

Gp Renewable è partita grazie alla garanzia per un fido di 1500 euro, che il papà di Gianluigi ha ottenuto sulla una busta paga, dove nel concreto mancava lo stipendio. Parte tutto come una storia letta in libro di favole. Gianluigi dice di aver chiesto quel fido per pagare il notaio e fondare la sua società, poi un cospicuo sostegno è arrivato da un anonimo finanziatore bresciano che ha creduto fortemente nel progetto. È nato l’eroe, colui che riscatta il Sud Italia e crea un’impresa che dà lavoro a 37 collaboratori tra neolaureati, elettricisti, ingegneri e muratori. E pensare che Gianluigi laureato non è, ma quel genio che basta per attirare su di sé l’attenzione degli americani. Infatti la green economy di oltre oceano si è accorta, eccome, di lui. Tutte le previsioni sui guadagni stabiliti si sono avverati. La start up vende nel Sud Italia come nel Nord e all’estero. Ecco perché, viste le potenzialità e l’eccellenza Made in Italy, la Air Group Italy S.p.a. ha inglobato Gp Renewable. A sua volta fa parte della Air Group statunitense, che ha rilevato la Gp per 5,5 milioni di euro. Una cifra rispettabilissima e del tutto in linea con la storia di successo vissuta da Gianluigi Parrotto. Se non fosse per un piccolo incidente, che ha fatto strillare alla “bufala” giornali e tv.

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mini impianto eolico

La condanna dal tribunale di Lecce: il caso Ugento

Cos’è successo? Poco prima Perrotto occupava set televisivi e intere pagine di carta stampata per la sua prodezza, e un minuto dopo lo definiscono “condannato” dal tribunale di Lecce.
Questo è il fatto: un cittadino di Ugento, in provincia di Lecce, ha ordinato e fatto installare  un impianto mini-eolico a casa propria. Poco dopo però, si è accorto che il congegno non funzionava, ovvero non produceva energia elettrica. Così, si è rivalso sul tribunale chiedendo i danni, e ha ottenuto non solo lo scioglimento del contratto, ma anche la condanna della società e la restituzione della somma pagata. Un tecnico di parte ha infatti decretato che il mini impianto, in effetti, non funzionava. Da lì è partita una campagna mediatica contro Parrotto e la sua azienda, insinuando anche il dubbio che la vendita della società, da parte degli americani, non sia mai avvenuta. Gianluigi Parrotto non è rimasto con le mani in mano. Sconfortato e deluso da tanto clamore, ha scritto una bella lettera al sito motherboard.vice.com dove dichiara la propria estraneità ai fatti.

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turbina eolica per casa

Grande maestria o ennesima bufala? Parrotto si difende

Parrotto sotto attacco. La bellissima storia di un successo si è tramutata in una presa in giro. O forse no. “Una delle mie società Italiane, con sentenza di primo grado dunque non passata in giudicato, è stata condannata a risarcire un utente di Ugento, perché si è occupata esclusivamente di offrire «fornitura di sostegno» per una turbina che non funzionerebbe e che, come si evince pure dall’etichetta, non è stata prodotta da me, ma da una società con sede nel nord Italia”. Scrive così Parrotto nella lettera pubblicata lo scorso maggio e non sembra temere alcuna conseguenza. “La mia società quindi -continua – ha fatto da intermediaria fra la casa madre ed il cliente, lasciando addirittura a terzi ed esperti del settore l’installazione e il collaudo della turbina, come nel caso di Ugento. Eventuali responsabilità, anche nel caso della condanna di primo grado di qualche giorno fa, saranno valutate ulteriormente dalla magistratura”.
Questa è la verità secondo il talentoso startupper. Quindi, il problema riguardo il mini eolico da lui ideato che non può funzionare veramente perché in Italia non c’è vento a sufficienza, e dove i valori non sono adatti ad un impianto del genere, esiste. Il dubbio è proprio quello che non ci si possa produrre un terzo dell’energia necessaria a casa propria. E ciò causa una situazione pessima sulla visibilità e l’appetibilità del prodotto in questione.
“Essendo per me prioritaria la soddisfazione del cliente e l’efficienza del prodotto, da anni il mio team ha ideato dei modelli più prestanti, ponendo maggior attenzione nella selezione della società installatrice e del luogo in cui viene installata la turbina: perché pur impiantando un mega impianto eolico, se non ci sarà vento l’energia non si potrà mai produrre”. Con queste parole Parrotto si difende senza mezzi termini, come se per lui il discorso fosse chiuso da un pezzo.
Cosa resta? La figuraccia mediatica, compresa l’ultima battuta del giovane imprenditore pugliese: “Mi auguro (…) che la stampa possa sempre approfondire le notizie prima di screditare l’immagine delle persone, specie oggi a cui il web non risparmia nulla”.

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