Innovazione

Google in campo contro le fake news: ai bot affianca ora gli umani

Ancora una pedina in campo nella lotta contro le fake news da parte dei colossi di internet: dopo Facebook, Google ha annunciato la strategia che metterà in campo nei prossimi mesi contro la diffusione di contenuti falsi o pieni di odio.

A dare l’annuncio è stato Ben Gomes, Vp di Google Search, che in un post sul blog di Google ha spiegato il tipo di controllo che verrà effettuato: umano, non solo a colpi di algoritmi. Accanto ai bot, ecco gli utenti, ciascuno con la propria soggettività, percorso, storia culturale e idee, chiamati a valutare l’efficacia della ricerca. Tutti potranno contribuire a questa forma di “controllo”, con le proprie segnalazioni (come già avviene nel caso di Facebook) rispetto a contenuti offensivi o inappropriati.

Nuove Linee guida per valutare la qualità

In particolare Google ha voluto introdurre miglioramenti al sistema di posizionamento nel motore di ricerca, il cosiddetto search ranking, e agli strumenti di segnalazione per gli utenti, come i feedback più diretti. «Il mese scorso abbiamo aggiornato le nostre linee guida per i valutatori della qualità della ricerca effettuata, con esempi più dettagliati di pagine di scarsa qualità in modo che i valutatori le segnalino appropriatamente».

«Gli aggiornamenti – spiega Gomes sul suo post – includono informazioni ingannevoli, i risultati inaspettatamente offensivi, le bufale e le teorie cospiratorie non dimostrate. Queste linee guida cominceranno ad aiutare i nostri algoritmi a far retrocedere simili contenuti di scarsa qualità e introdurre ulteriori miglioramenti nel tempo».

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Posizionamento e feedback

Contestualmente Google ha modificato i segnali – ovvero i fattori dell’algoritmo di posizionamento – in modo da «far emergere più pagine più autorevoli e far retrocedere contenuti di scarsa qualità».

Per gli utenti ci sarà quindi la possibilità di segnalare i contenuti che appaiono nella prima pagina delle ricerche, così come quelli suggeriti nel completamento automatico. Se dovessero uscire chiavi di ricerca offensive o inappropriate, gli utenti potranno segnarle. Analoga procedura è prevista inoltre per i riassunti automatici mostrati insieme ad alcuni risultati. I siti che “nasconderanno” link ad altri siti considerati offensivi o ingannevoli, infine, rischieranno quindi di retrocedere nelle ricerche.

 

Trasparenza“, è infine la parola chiave che Google ha voluto usare. Perché se è vero che le fake news e i contenuti offensivi hanno creato danni importanti con il boicottaggio degli inserzionisti, Google non vuole vestire i panni del censore e cerca di mantenere un’immagine aperta e trasparente. Così ha aggiornato le proprie pagine “How search works“, in cui spiega – non in dettaglio – il meccanismo di indicizzazione dei risultati di ricerca: “Anche se le nostre ricerche non saranno mai perfette, siamo impegnati come sempre a conservare la vostra fiducia e a garantire che i nostri prodotti continuino ad essere utili per tutti”.

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