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Targeting: stati d’animo e attività su Facebook, un rischio per i soggetti più deboli e vulnerabili

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Targeting: da Facebook un algoritmo per individuare i soggetti più vulnerabili

Il targeting è l’ultima accusa in ordine di tempo che ha coinvolto Facebook. Il noto social network negli ultimi mesi ha dovuto fare i conti con fake news, ritardi nella rimozione di post collegati al terrorismo e targeting. Mentre l’accusa del ritardo nella rimozione dei contenuti viene fuori a seguito di un’inchiesta fatta dal Times, la questione del targeting viene diffusa dalla rivista ‘The Australian’. In un articolo del giornale si afferma dell’uso di un tool targhettizzante da parte della piattaforma nei confronti degli utenti che risultano emotivamente più insicuri e vulnerabili, inclusi i teenager. Immediata la smentita del social network che dichiara di non aver mai fatto uso di un algoritmo simile per scopi di marketing.

Secondo un articolo pubblicato sulla rivista The Australian Facebook tiene sotto controllo tutte le reazioni degli utenti attraverso immagini, post, pensieri e integrazione degli utenti, riuscendo ad individuare i momenti in cui questi si sentono più scoraggiati, ma non solo. Il controllo su tutti i dati social riesce a percepire tutti gli stati d’animo come stress, ansia e nervosismo. Dall’analisi del rapporto confidenziale i dati raccolti dalla piattaforma sullo stato emozionale consentono agli inserzionisti di delineare l’audience.

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Targeting: il responsabile Facebook definisce la notizia del Ohe Australian fuorviante

Sul tema targeting il responsabile di Facebook dichiara  a TechCrunch che l’informazione data dal The Australian è “fuorviante“, ribadendo che il social non offre nessuno strumento agli advertiser per fare targeting in base allo stato emotivo degli utenti. L’indagine fatta dal ricercatore australiano sugli stati d’animo è stata una raccolta di dati anonima e aggregata utilizzata esclusivamente per capire come gli utenti comunicano le emozioni sul social network. Dalle parole dell’amministratore di Facebook emerge una non negazione dell’esistenza del fascicolo interno e dell’attività inerente la raccolta dei dati per capire lo stato d’animo di ogni soggetto, ma la notizia data da TechCrunch continua con una grande novità riguardante un’investigazione interna, affermazione fatta dal rappresentante della piattaforma alla rivista The Australian dopo la pubblicazione dell’articolo.

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Targeting con le emozioni degli utenti

L’ultimo scandalo che coinvolge Facebook riguarda il targeting in base alle emozioni degli utenti. Le informazioni personali ed emozionali sono sempre state considerate importanti da Facebook che già nel 2014 è stata al centro di un altro scandalo riguardante la raccolta dei dati su circa 700 mila utenti a loro insaputa. All’epoca la condotta di Facebook venne definita non etica in quanto la proposta di contenuti positivi o negativi poteva modificare gli stati emotivi degli utenti. Anche nell’autunno dello scorso anno il social network è stato al centro di una polemica per la scorrettezza nel targeting dell’audience riguardante l’affinità etnica. In questo caso la polemica sulla politica discriminatoria utilizzata ha portato gli amministratori della società ad escludere la t per annunci di lavoro, di ricerca immobiliare e di carte di credito in base all’affinità etnica.

Anche se Facebook prende le distanze dall’ultimo report riguardante la raccolta dei dati sugli stati emozionali con finalità commerciali, una ricerca condotta da alcuni ricercatori, pubblicata sull’American Journal of Epidemiology di febbraio, ha correlato gli stati d’animo negativi con le attività sul social, segnale forte che mette in evidenza come l’algoritmo di Facebook riesce ad influire sull’umore.

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