Domiziana – Business.it https://www.business.it I segreti del potere - Notizie e retroscena Mon, 26 Feb 2024 12:09:19 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=7.0 https://www.business.it/wp-content/uploads/2023/01/cropped-Favicon_Business.it_-32x32.jpg Domiziana – Business.it https://www.business.it 32 32 Novità in bolletta: bonus riscaldamento e iva al 5% sul gas entro il prossimo inverno https://www.business.it/novita-in-bolletta-bonus-riscaldamento-e-iva-al-5-entro-linverno/ Thu, 23 Mar 2023 22:57:30 +0000 https://www.business.it/?p=112740 Nuovo bonus riscaldamento in bolletta per contrastare i rincari. Nonostante l’inverno sia ormai alle porte il governo sta già pensando alla prossima stagione di freddo che verrà. Di recente i prezzi di luce e gas hanno segnato un calo sui mercati, ma comunque l’inflazione continua a mordere i conti delle famiglie italiane. E così per… Read More »Novità in bolletta: bonus riscaldamento e iva al 5% sul gas entro il prossimo inverno

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Nuovo bonus riscaldamento in bolletta per contrastare i rincari. Nonostante l’inverno sia ormai alle porte il governo sta già pensando alla prossima stagione di freddo che verrà. Di recente i prezzi di luce e gas hanno segnato un calo sui mercati, ma comunque l’inflazione continua a mordere i conti delle famiglie italiane. E così per non farsi trovare questa volta impreparato, il governo sta pensando ad alcune prime iniziative che potrebbero presto essere varate. “È allo studio una misura che decorrerà dal primo ottobre, con l’inizio dell’anno termico”, ha annunciato al question time in Senato il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti. La novità per il prossimo inverno sarà “un contributo a compensazione per le spese di riscaldamento che sarà erogato ai nuclei familiari mediante la bolletta elettrica”.

Bonus riscaldamento: ecco in cosa consiste
Il ministro Giorgetti ha spiegato che “le misure allo studio avranno una durata temporale differenziata anche in attesa del nuovo quadro economico che emergerà dal Documento di economia e finanza e del perfezionamento del dibattito relativo al Repower EU e dalle misure che potranno essere finanziate nell’ambito di tale iniziativa, nonché degli adeguamenti delle misure PNRR già esistenti che saranno negoziati con la Commissione europea”. Allo studio del governo nell’ambito del provvedimento di urgenza sulle bollette allo studio del governo per il secondo trimestre dell’anno, ha aggiunto Giorgetti, dovrebbe inoltre essere confermato lo sconto dell’Iva al 5% sul gas e il bonus sociale per le famiglie con un Isee sotto i 15mila euro.
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“Considerato che i rincari energetici colpiscono in particolar modo le famiglie a basso reddito, il Governo intende dare maggiore certezza alla gestione dei bilanci familiari dei soggetti più deboli, riproponendo, il prossimo trimestre, la misura del bonus sociale elettrico e gas per i nuclei familiari in condizioni di disagio economico o fisico con Isee fino a 15.000 euro”, ha spiegato ancora il titolare delle Finanze ricordando che “il bonus sociale coinvolge una platea di oltre 4,5 milioni di famiglie”.
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Esodati del Superbonus: 120 miliardi il debito per lo Stato
Nel corso del question time al Senato, Giorgetti è anche tornato sul dossier del Superbonus, e sulle spine correlate tanto per i conti dello Stato che per quelli dei privati. “Non va negato che abbia rappresentato un impulso alla ripresa e al lavoro, ha riconosciuto il ministro, ma esso ha al contempo generato crediti «per 120 miliardi di euro che sono debito, ripeto debito, che lo Stato dovrà pagare nei prossimi anni”.




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Superbonus 110%, arriva la proroga: ecco come avere ancora lo conto in fattura https://www.business.it/proroga-al-superbonus-per-i-proprietari-di-villette/ Wed, 22 Mar 2023 21:04:48 +0000 https://www.business.it/?p=112642 Buone notizie sul fronte del Superbonus per i proprietari delle villette che devono completare le spese per i lavori di ristrutturazione. Per loro la data da segnare sul calendario è il 30 settembre. Dopo aver registrato il parere favorevole del governo su una deroga fino al 30 giugno, ora si lavora a un’ulteriore proroga. E’… Read More »Superbonus 110%, arriva la proroga: ecco come avere ancora lo conto in fattura

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Buone notizie sul fronte del Superbonus per i proprietari delle villette che devono completare le spese per i lavori di ristrutturazione. Per loro la data da segnare sul calendario è il 30 settembre. Dopo aver registrato il parere favorevole del governo su una deroga fino al 30 giugno, ora si lavora a un’ulteriore proroga. E’ proprio il 30 settembre infatti la nuova scadenza a cui sta pensando il governo per beneficiare del Superbonus 110%, con una proroga dunque non più di tre mesi, come era stato ipotizzato nei giorni scorsi, ma di sei. L’obiettivo dell’esecutivo è scongiurare il blocco dei lavori in corso perché il termine per effettuare le spese scade tra nove giorni, il 31 marzo. Attenzione però, perché la nuova proroga riguarderà però solo le villette. Inoltre allo studio sembrerebbe esserci anche una mini-sanatoria sui crediti che permetterebbe di regolarizzare alcune situazioni.


Ancora Superbonus per i proprietari delle villette
Dal governo è arrivato l’ok per chi deve completare i lavori fino al 30 giugno 2023 e accedere ancora al Superbonus 110%. Come anticipato in precedenza però, la proroga riguarderà solo le villette e ora la maggioranza sarebbe al lavoro per una possibile ulteriore proroga fino al 30 settembre 2023. Dunque per le unifamiliari che entro il 30 settembre scorso avevano effettuato almeno il 30% dei lavori, potranno concludere la spesa e portarla in detrazione beneficiando del 110%. Inoltre sono stati salvati dallo stop alle cessioni e allo sconto in fattura scattato il 16 febbraio le Onlus, le case popolari (Iacp), gli interventi con il sismabonus ma solo nelle aree del cratere e anche i lavori per le barriere architettoniche.
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La mini-sanatoria sui crediti
In commissione Finanze alla Camera è stato depositato l’emendamento che mette in salvo le cessioni dei crediti 2022, oltre alle code dei lavori avviati nel biennio precedente. La proposta di modifica, al netto di potenziali correttivi tecnici, consentirebbe di comunicare all’Agenzia delle entrate la cessione del credito al sistema bancario prima della relativa accettazione da parte della banca indicata. In questo modo si eviterebbe la scadenza del 31 marzo precedentemente fissata per l’invio degli accordi di cessione con le banche all’Agenzia, pena la decadenza del beneficio fiscale. L’emendamento prevede, peraltro, anche la possibilità che la banca rifiuti l’acquisizione del credito da parte del contribuente.


Il decreto superbonus si prepara ad affrontare il voto il commissione, che parte domattina e dovrebbe concludersi giovedì sera (ma non si esclude che si possa andare a venerdì – il testo è atteso in Aula da lunedì), con alcuni tasselli già sistemati. Un’ultima riunione di maggioranza seguita dai contatti con il governo e le opposizioni ha permesso al relatore, Andrea de Bertoldi (FdI), di esprimere ottimismo e soddisfazione per l’accordo raggiunto su alcuni temi, sui quali si va verso una “soluzione condivisa”.


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Cibo avariato nelle mense scolastiche: l’indagine dei Nas dai risultati scioccanti https://www.business.it/cibo-avariato-nelle-mense-scolastiche/ Wed, 15 Mar 2023 20:53:32 +0000 https://www.business.it/?p=112193 Cibo avariato nelle mense scolastiche, o avaraiati o confezionati in contenitori anonimi, cucine non a norma, alimenti custoditi in ambienti inadeguati, umidità e muffa in cucina, finto parmigiano Dop. Queste sono solo alcune delle irregolarità emerse dai controlli dei Carabinieri del Nas durante la loro campagna di controlli a tappeto da Nord a Sud della… Read More »Cibo avariato nelle mense scolastiche: l’indagine dei Nas dai risultati scioccanti

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Cibo avariato nelle mense scolastiche, o avaraiati o confezionati in contenitori anonimi, cucine non a norma, alimenti custoditi in ambienti inadeguati, umidità e muffa in cucina, finto parmigiano Dop. Queste sono solo alcune delle irregolarità emerse dai controlli dei Carabinieri del Nas durante la loro campagna di controlli a tappeto da Nord a Sud della penisola. I risultati delle indagini sono allarmanti: una mensa scolastica su tre in Italia presenta delle irregolarità. Tra i casi scoperti uno dei più sconvolgenti è accaduto in una scuola di Potenza, che ha persino trasformato un bagno della palestra in un deposito stoviglie ed utensili da cucina. Sono state 482 le violazioni penali e amministrative, con conseguenti sanzioni pecuniarie per 240 mila euro. Da nord a sud, sono state molte le città italiane nelle quali i Nas hanno trovato condizioni fuorilegge nelle mense scolastiche.

Cibo avariato nelle mense scolastiche: una su tre è irregolare
Le indagini dei Nas hanno interessato 1.058 aziende di ristorazione collettiva che operano all’interno di mense scolastiche di ogni ordine e grado, dagli asili nido fino agli istituti superiori, sia pubbliche sia private. I risultati sono stati allarmanti: 341 mense si sono dimostrate irregolari, con sanzioni per 240mila euro. Nove cucine sono state sequestrate per carenze igienico-sanitarie e strutturali, come la presenza diffusa di umidità e di muffe. Inoltre sono stati sequestrati oltre 700 kg di cibo (carni, formaggi, frutta e ortaggi, olio) riscontrati in assenza di tracciabilità, scaduti di validità e custoditi in ambienti inadeguati nonché destinati all’impiego nelle pietanze sebbene di qualità inferiore a quanto previsto.

Somministrata pasta e patate ma “senza patate”
In una mensa di Caserta si è scoperto che la pasta e patate veniva cucinata, per risparmiare sui costi, senza la presenza delle patate. Gli accertamenti hanno rilevato anche l’impiego fraudolento di ingredienti di minore qualità rispetto a quella pattuita nei contratti di fornitura stipulati con i Comuni, come il Parmigiano Dop sostituito con altri formaggi di qualità inferiore, uova convenzionali anziché da agricoltura biologica e prodotti congelati al posto di quelli freschi.
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In cucina prodotti scaduti da oltre 1 anno
In un istituto paritario di Bergamo, i Nas hanno riscontrato l’impiego di pasta fresca scaduta e farine con termine di conservazione oltrepassato da un anno. Nel corso di tre ulteriori controlli nelle mense di altrettanti plessi scolastici della provincia, sono state accertate condizioni igieniche carenti, utilizzo di cibi scaduti e presenza di generi alimentari mal congelati. I Nas di Treviso hanno sequestrato 40 kg di carne, ortofrutta e latte, in parte scaduti ed in parte conservati in confezioni anonime: al gestore del locale sono state contestate gravi carenze igienico-sanitarie. Nella mensa di una scuola primaria della provincia di Pavia sono state constatate infiltrazioni d’acqua, presenza di muffe, pannelli del soffitto divelti.



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Superbonus, arriva l’addio definitivo: “La stagione degli sconti è finita per tutti” https://www.business.it/superbonus-laddio-definitivo/ Wed, 15 Mar 2023 20:16:03 +0000 https://www.business.it/?p=112188 Dopo mesi di crediti incagliati e ripensamenti, arriva la notizia ufficiale: per il Superbonus l’addio è definitivo. La stagione del del credito fiscale al 110% è giunta al suo termine e non tornerà più. A dare la notizia è stato il ministro all’economia Giancarlo Giorgetti durante il convegno di Eutekne, il Consiglio nazionale dei commercialisti… Read More »Superbonus, arriva l’addio definitivo: “La stagione degli sconti è finita per tutti”

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Dopo mesi di crediti incagliati e ripensamenti, arriva la notizia ufficiale: per il Superbonus l’addio è definitivo. La stagione del del credito fiscale al 110% è giunta al suo termine e non tornerà più. A dare la notizia è stato il ministro all’economia Giancarlo Giorgetti durante il convegno di Eutekne, il Consiglio nazionale dei commercialisti e Ordine dei commercialisti di Roma. “Una stagione di bonus al 110% per tutti e di opzioni di sconto o cessione per un numero ampissimo di interventi non tornerà mai più”, ha detto il ministro durante il convegno “I bonus edilizi e le opzioni di sconto e cessione”. Giorgetti ha ribadito la linea che il Governo aveva già anticipato nelle scorse settimane. “Un dosaggio mirato di percentuali di detrazione spettanti e una perimetrazione accurata di tipologie di interventi per i quali consentire ancora, in presenza di determinate condizioni soggettive e oggettive, sconti e cessioni – ha osservato ancora Giorgetti – costituisce una ipotesi di futuro sostenibile, rispetto alla quale nessuna persona di buon senso avrebbe ragione di porsi in antitesi a priori”. Dal Superbonus derivano “60 miliardi di crediti d’imposta l’anno che si traducono in 120 miliardi, ma la cifra è in continua evoluzione, di minori incassi per lo Stato spalmati fino al 2026. Se non si fosse capito è un debito maturato che lo Stato dovrà pagare e questi numeri sono insostenibili”.

Superbonus l’addio definitivo
“Il governo è assolutamente aperto al confronto su un secondo tempo dei bonus edilizi. Qualsiasi proposta che governo e parlamento facessero propria dovrà camminare su solide gambe e dovrà tener conto delle nuove regole di contabilità. Ciò comporta quelle scelte spesso non facili che la politica del 110% ha evitato di assumere mettendo a repentaglio” i conti dello Stato, ha sottolineato ancora Giorgetti. “Siamo pienamente convinti di aver fatto bene a prendere questa decisione lo scorso 16 febbraio”, ha detto Giorgetti riferendosi al decreto legge che blocca la cessione dei crediti dei bonus edilizi e lo sconto in fattura, “cosi’ come siamo perfettamente consapevoli che il provvedimento può essere migliorato dal Parlamento durante l’iter di conversione in legge, anche per tenere conto di alcune istanze che le categorie interessate hanno avanzato in occasione dei tavoli tecnici di ascolto e delle audizioni”.
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“Non c’è pregiudizio alcuno da parte del Governo – ha spiegato il ministro – a valutare una disciplina transitoria per gli interventi in regime di edilizia libera che tuteli gli interventi non ancora effettuati per i quali alla data del 16 febbraio risultassero già effettuati gli ordini vincolanti per la fornitura dei beni da installare, come ad esempio i serramenti, le caldaie e gli impianti fotovoltaici”. E poi ancora Giorgetti ha proseguito nel suo discorso: “Allo stesso modo, non c’è pregiudizio alcuno a tutelare ai fini del sismabonus tutte le operazioni di demolizione e ricostruzione con titolo edilizio abilitativo già presentato al 16 febbraio, a prescindere dal fatto che a tale data risultasse anche già registrato un contratto preliminare di compravendita sulle singole unità immobiliari che compongono l’edificio risultante dopo la ricostruzione”.


Le nuove forme di sussidio edilizio
Cosi’ come, ha proseguito ancora Giorgetti, “pur non essendo disponibili a modificare nel suo complesso la data da cui decorre il blocco, siamo aperti a valutare con il Parlamento interventi mirati su questioni particolari, come quelle che riguardano gli interventi effettuati dagli Istituti Autonomi Case Popolari, gli interventi effettuati dalle Onlus e gli interventi effettuati nelle zone terremotate che già adesso, in ragione della loro oggettiva specificità, possono beneficiare di particolari modalità di applicazione del superbonus”. “Non dipende da me, bisogna chiedere a loro”, ha infine spiegato Giorgetti, in merito alla possibilità di riaprire l’acquisto dei crediti dei bonus edilizi a Cdp e Poste. “Ci sarò. Al fianco di lavoratori, imprese e famiglie”.


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Silicon Valley Bank, le cause del fallimento: cosa succederà adesso alle altre banche? https://www.business.it/fallimento-silicon-valley-bank-cause-e-conseguenze-del-crack/ Tue, 14 Mar 2023 19:54:54 +0000 https://www.business.it/?p=112103 Lo spettro della crisi dei mutui subprime del 2007, partita proprio col fallimento di una banca, torna a farsi sentire. Il recentissimo fallimento della banca americana Silicon Valley Bank sta agitando in queste ore i risparmiatori, e sono in tanti anche in Europa a chiedersi che conseguenze ci saranno sui nostri mercati. Negli Usa il… Read More »Silicon Valley Bank, le cause del fallimento: cosa succederà adesso alle altre banche?

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Lo spettro della crisi dei mutui subprime del 2007, partita proprio col fallimento di una banca, torna a farsi sentire. Il recentissimo fallimento della banca americana Silicon Valley Bank sta agitando in queste ore i risparmiatori, e sono in tanti anche in Europa a chiedersi che conseguenze ci saranno sui nostri mercati. Negli Usa il presidente Biden ha rassicurato: “Gli americani possono stare tranquilli: i loro depositi sono al sicuro”. Anche sul fronte europeo, il commissario all’Economia Paolo Gentiloni ha messo in chiaro: “Non credo che ci sia un reale rischio di contagio in Europa, al momento”. Eppure le Borse mondiali (comprese quelle europee) sono in rosso. Ma quali sono le cause dietro il fallimento della Silicon Valley Bank? Sicuramente alla base c’è la storia di un modello di business che non funziona più: quello basato sui tassi di interesse a zero, sull’illusione che il denaro non avesse più un costo, e che il settore tecnologico restasse per sempre una gallina dalle uova d’oro.

Silicon Valley Bank: le cause del fallimento
Fondata a Santa Clara nel 1983, la Silicon Valley Bank è un istituto di credito californiano specializzato nei depositi di aziende hi-tech. Con un patrimonio di 209 miliardi di dollari, la banca si è concentrata su una sola tipologia di clientela: le industrie tecnologiche. Questo modello operativo, che storicamente ha portato a forti ritorni e una rapida crescita, ha visto una diminuzione dei finanziamenti degli sponsor e un aumento del cash burn delle start-up, portando a un deflusso di depositi dalla banca. “Nei giorni scorsi, diversi clienti che avevano il conto corrente presso la Silicon Valley Bank hanno chiesto la restituzione dei soldi depositati. Purtroppo, i clienti erano così tanti che SVB non aveva questi soldi in cassa. Il fenomeno è chiamato bank run – ha spiegato a Rainews.it Pasquale Zaccarella, economista e consulente privato di finanza e studi macroeconomici, già ispettore della Banca Centrale Europea ed esperto in materia di macroeconomia e stabilità finanziaria -. È già capitato in passato: quando una banca viene percepita come rischiosa, i clienti vanno a richiedere la restituzione dei soldi depositati”.
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Tassi di interesse in rialzo il fattore scatenante
Ma come si è arrivati alla attuale crisi finanziaria? La Silicon Valley Bank aveva un modello imprenditoriale totalmente ad alto rischio. Di base, le banche devono impiegare i soldi dei correntisti. Una banca tradizionale li usa soprattutto per concedere prestiti ai propri clienti; ma il modello di finanziamento delle startup poggia sul venture capital, non sui prestiti bancari. Una “banca delle startup”, quindi, non sapendo che farsene della liquidità raccolta investe principalmente in titoli di stato. Alla fine del 2022, Silicon Valley Bank aveva all’attivo quasi 100 miliardi di bond governativi. Nessuna complicazione, fino a quando la Federal Reserve (la banca centrale americana) non ha dato il via ai rialzi dei tassi di interesse.
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Per far fronte al deflusso di denaro, la banca aveva recentemente venduto gran parte dei suoi titoli disponibili per la vendita, subendo una perdita, e stava cercando di raccogliere capitale aggiuntivo come compensazione, ma questo ha portato alla perdita di fiducia e alla corsa agli sportelli. Ciò ha anche provocato un significativo sell-off nel settore bancario negli Stati Uniti e oltre, poiché gli investitori temevano che altre istituzioni finanziarie avessero perdite significative non realizzate nei loro bilanci a causa dei tassi di interesse marcatamente più elevati.

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Assistenza anziani in Rsa, l’odissea per trovare un posto: liste d’attesa lunghissime e scarso personale https://www.business.it/assistenza-anziani-in-rsa-lodissea-per-trovare-un-posto/ Mon, 13 Mar 2023 20:50:47 +0000 https://www.business.it/?p=112014 L’Italia è un paese sempre più vecchio, e di conseguenza aumenta anche la domanda di assistenza agli anziani, sopratutto nelle Rsa. Tra risorse scarse e taglio ai fondi, la sanità pubblica socio-assistenziale fa fatica ad andare avanti. Anzi, l’offerta pubblica va sempre peggio e quella privata nettamente più costosa rimane un lusso per pochi. Al… Read More »Assistenza anziani in Rsa, l’odissea per trovare un posto: liste d’attesa lunghissime e scarso personale

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L’Italia è un paese sempre più vecchio, e di conseguenza aumenta anche la domanda di assistenza agli anziani, sopratutto nelle Rsa. Tra risorse scarse e taglio ai fondi, la sanità pubblica socio-assistenziale fa fatica ad andare avanti. Anzi, l’offerta pubblica va sempre peggio e quella privata nettamente più costosa rimane un lusso per pochi. Al centro del problema ci sono le Rsa, ovvero le strutture che ospitano per un periodo variabile (da poche settimane al tempo indeterminato) persone non autosufficienti, che non possono essere assistite in casa e che necessitano di specifiche cure mediche. Il costo di permanenza nelle Rsa è finanziato in parte dal paziente che dovrà essere preso in cura dalla struttura ed in parte dallo Stato. Per quanto riguarda i costi, gli importi specifici sono stabiliti in base al proprio Isee. Essendo sovvenzionate, in termini economici spesso risulta più vantaggioso rivolgersi ad una Rsa piuttosto che ad una struttura totalmente privata. Da recenti indagini però è emerso che trovare un posto all’interno di esse sta diventando sempre più un’impresa.

Assistenza anziani in Rsa: l’odissea del posto
Come ha riportato il quotidiano la Repubblica, i posti nelle Residenze per anziani sono 270mila, dei quali 50 mila privati, del tutto a carico degli ospiti. Per i 220mila convenzionati la retta, superiore a tremila euro al mese, viene pagata per metà dalla Regione di residenza dell’anziano. La soluzione alternativa all’assistenza anziani in Rsa è quella di rimanere a casa ed affidarsi alle cure di una badante: secondo i dati Istat, le assistenti familiari sono circa 1 milione e 130 mila considerando anche quelle irregolari. Anche in questo caso però il costo di una persona che assista regolarmente un anziano ha un costo che varia dai 1000 ai 1300 euro in base alla mansione svolta, e solitamente comprensivo di vitto e alloggio. Insomma anche qui la cifra non è esattamente accessibile a tutti. E così con un’offerta pubblica che va sempre peggio e quella privata rimane un lusso per pochi visti i costi, aumentano gli anziani non autosufficienti che restano scoperti dalle cure assistenziali a loro necessarie.
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La crisi delle Rsa
A questo quadro desolante si aggiungono anche gli strascichi della crisi pandemica. Infatti durante il periodo in cui il Covid-19 era nella sua fase più aggressiva, sono stati migliaia gli anziani morti nelle strutture socio-assistenziali a causa del virus, con una conseguente perdita di entrate non indifferente. Oltre i problemi economici ci sono anche quelli legati al personale delle strutture che essenzialmente non si trova, e così sono sempre di più le Rsa che sono costrette a lavorare con un organico ridotto. Questo mix letale sta causando il blocco delle disponibilità dei posti in queste strutture, facendo aumentare le loro liste d’attesa. Come spesso accade chi ne paga lo scotto maggiore sono tutte quelle famiglie a basso reddito, che non possono permettersi di sostenere i costi elevati di una struttura privata.
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Aumentano le richieste d’ingresso, ma diminuisce il personale
L’Osservatorio long term care del Cergas di Bocconi ha da poco reso noti i dati sul personale delle Rsa. Le strutture hanno seri problemi di organico visto che manca il 21,7% degli infermieri, il 13% dei medici e il 10% degli Oss, operatori sociosanitari. Va un po’ meglio rispetto al 2020 ma quello era l’anno del Covid, quando il numero degli ospiti era calato drasticamente. Cergas fa notare che il sistema regge grazie ai lavoratori immigrati, che arrivano anche da fuori Europa. I letti sono 270mila, troppo pochi. Per Paolo Moneti, vicepresidente di Anaste, una delle più grandi organizzazioni di titolari di Rsa, “dovrebbero essere almeno il 50% in più, circa 400 mila. Così avremmo un numero di letti per mille anziani simile alla media degli altri Paesi europei”. A breve, le Rsa porteranno al ministro alla Salute Orazio Schillaci le loro proposte sulla legge per la non autosufficienza, che ha appena iniziato il suo percorso parlamentare in Senato.

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Fisco, le tre aliquote Irpef targate Meloni: ecco cosa cambierà con la riforma fiscale https://www.business.it/tre-aliquote-irpef-cosa-cambia-con-la-riforma-fiscale/ Thu, 09 Mar 2023 21:11:26 +0000 https://www.business.it/?p=111767 Tre aliquote Irperf invece che quattro, con un taglio delle detrazioni per finanziare i risparmi. La riforma del fisco targata Meloni è ormai prossima ad approdare in Cdm, probabilmente già la settimana prossima. Tra le principali novità c’è la riforma Irpef che dovrebbe toccare principalmente i contribuenti con una fascia di reddito medio-bassa. “L’articolo 5… Read More »Fisco, le tre aliquote Irpef targate Meloni: ecco cosa cambierà con la riforma fiscale

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Tre aliquote Irperf invece che quattro, con un taglio delle detrazioni per finanziare i risparmi. La riforma del fisco targata Meloni è ormai prossima ad approdare in Cdm, probabilmente già la settimana prossima. Tra le principali novità c’è la riforma Irpef che dovrebbe toccare principalmente i contribuenti con una fascia di reddito medio-bassa. “L’articolo 5 – si legge nella bozza visionata dal quotidiano Adnkronos -, interviene sull’Irpef nel breve periodo con la transizione a 3 scaglioni e aliquote più basse, ma come obiettivo di legislatura il governo indica la flat tax per tutti”. Secondo il viceministro all’Economia Maurizio Leo, la riforma del fisco del governo Meloni arriverà in consiglio dei ministri a metà marzo. Oltre alle novità delle tre aliquote Irpef, l’esecutivo sta pensando al superamento dell’Irap e a nuovi meccanismi di tassazione per le imprese. Una riduzione dei crediti d’imposta servirà a finanziare le manovre. Mentre cambierà anche l’approccio all’accertamento fiscale. In base alla bozza, i controlli sulle imprese si divideranno in due: per le piccole attività è stato pensato un concordato preventivo biennale, mentre per le grandi aziende si starebbe puntando ad un coordinamento della cooperative compliance.

Da 4 a 3 aliquote Irpef
In base alla bozza di legge, il primo step della riforma riguarda riguarda il passaggio da 4 a 5 aliquote, con l’accorpamento, della seconda e terza fascia di reddito (ovvero quelle tra 15 mila euro e 50 mila euro) e una rimodulazione delle aliquote. Ovviamente questo cambio inciderà sulle buste paga, ma per dire se queste saranno più generose o meno è ancora troppo presto. Andando nel dettaglio, attualmente i contribuenti italiani sono divisi in quattro fasce. La prima è quella di 15 mila euro di reddito, sottoposta a un prelievo del 23%. Poi c’è quella dai 15 ai 28 mila euro, con un prelievo del 25%. Da 28 a 50 mila si arriva al 35%. Oltre i 50 mila l’aliquota è al 43%. Come ha riportato il quotidiano Il Messaggero, l’ipotesi principale vede una fusione tra i due scaglioni centrali, con un risparmio per chi guadagna tra i 28 e i 50 mila euro. Secondo i primi calcoli chi ha un reddito di 20 mila euro avrebbe uno sgravio di 100 euro annui. Con un reddito di 35 mila il taglio dell’Irpef ammonterebbe a 400 euro. Chi guadagna 50 mila euro invece risparmierebbe fino a 700 euro di tasse.
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Il via entro la metà di marzo
La riforma fiscale prenderà il via a metà marzo. Il vice ministro dell’Economia, Maurizio Leo, ha confermato l’approdo in Consiglio dei ministri della legge delega per la prossima settimana: “Siamo alle battute finali per poi avviare una riforma strutturale”, ha detto il vice ministro, che ritiene il fisco “una leva per accelerare la ripresa”. Il ministro Leo ha chiarito che “l’intenzione del governo è di riordinare tutto il sistema tributario, partendo dal rendere coerente il nostro ordinamento con quelle che sono le regole dell’Unione europea e internazionali”.
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Tax expenditures per finanziare la riforma fiscale
Il piano targato Meloni di rivoluzionare il sistema tributario italiano non costerà certo poco alle casse dello Stato. Sorge dunque spontaneo chiedersi dove prenderà il governo il denaro necessario per attuare le riforme. Per ridurre gli scaglioni Irpef occorrono finanziamenti, ma secondo il vice ministro Leo c’è già un piano pronto. Il governo infatti intende recuperare le risorse dalle tax expenditures, ovvero gli sconti fiscali che riducono l’imponibile tassabile, che sarebbero gli sconti fiscali come detrazioni sui mutui, spese sanitarie o del veterinario, etc, alla quale un contribuente può accedere in dichiarazione dei redditi. Il vice ministro Leo ha calcolato in 600 questi sconti per un valore di 156 miliardi. Un sacco di soldi che potrebbero quindi aiutare la riduzione delle aliquote, ma che ovviamente, se verranno ridotte o cancellate, saranno un peggioramento della pressione fiscale per chi ora ne gode. A tal proposito infatti, secondo quanto ha riportato il Corriere della Sera, una ipotesi sul tavolo del ministero parla di un taglio che potrebbe non essere fatto dallo Stato, bensì dal contribuente, chiamato a scegliere quali detrazioni mantenere e a quali invece dire addio, in base a una cifra stabilita entro cui si dovrà rimanere.




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Fisco, arriva la nuova Ires: come cambia l’imposta sui redditi delle società https://www.business.it/nuova-ires-a-due-aliquote-come-cambia-limposta/ Thu, 09 Mar 2023 20:35:55 +0000 https://www.business.it/?p=111759 Dalla riforma dell’Irpef con la transizione a tre scaglioni e aliquote più basse, alla nuova Ires a due aliquote, dalla razionalizzazione del numero e delle aliquote Iva ad un nuovo sistema fiscale per gli enti locali. Questi sono solo alcuni dei punti della nuova legge delega per la riforma del fisco alla quale in questi… Read More »Fisco, arriva la nuova Ires: come cambia l’imposta sui redditi delle società

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Dalla riforma dell’Irpef con la transizione a tre scaglioni e aliquote più basse, alla nuova Ires a due aliquote, dalla razionalizzazione del numero e delle aliquote Iva ad un nuovo sistema fiscale per gli enti locali. Questi sono solo alcuni dei punti della nuova legge delega per la riforma del fisco alla quale in questi giorni il governo Meloni sta lavorando senza sosta. Sarà strutturata in quattro parti, con 21 articoli in tutto, la legge delega sulla riforma fiscale che il governo ha ormai ultimato per portarla in consiglio dei ministri, se non ci saranno intoppi, già la prossima settimana. Con la delega, l’Esecutivo chiede al Parlamento 24 mesi di tempo per ripensare in modo complessivo le tasse italiane. Tra le principali novità c’è l’Irpef che si riduce a tre aliquote, e l’Ires, l’imposta sui redditi delle società, che invece si sdoppia in due aliquote.
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Nuova Ires a due aliquote: cosa cambia
Tra le varie novità, la riforma fiscale prevede una modifica nell’imposta sui redditi delle società. E’ stata prevista infatti una nuova Ires a due aliquote, con aliquota ridotta rispetto al 24% per la quota di reddito destinata, nei due anni successivi, viene destinata alle assunzioni o agli investimenti in beni strumentali innovativi o qualificati. “Chi più assume ed investe meno paga”, si evince dalle slide preparate dal Mef. E’ stato previsto inoltre il “graduale superamento dell’Irap” (ovvero l’Imposta regionale sulle attività produttive), con priorità per le società di persone, gli studi associati e le società tra professionisti, attraverso l’introduzione di una sovraimposta con base imponibile corrispondente a quella Ires.
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Più assumi e meno paghi
Cavallo di battaglia di Giorgia Meloni in campagna elettorale, la nuova riforma Ire a due aliquote sembrerebbe impostata sullo slogan “più assumi (e investi) e meno paghi”. Lo scorso anni per le case dello Stato, l’imposta sui redditi delle società ha dato entrate per 45,6 miliardi di euro. L’Irap riguarda le persone giuridiche, cioè essenzialmente le società di capitali. Qui, la riforma del governo Meloni sarebbe improntata al taglio dell’aliquota dal 24% fino a un minimo del 15% sulla base degli investimenti realizzati in beni strumentali e delle assunzioni. Quelle agevolate a tal fine sarebbero di donne, over 50 e percettori di reddito di cittadinanza.
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Anche Iva e Irap nella riforma Meloni
Sempre sul fronte delle imprese, sono previste novità sulla cancellazione dell’Irap, l’imposta regionale sulle attività produttive. Sono tenuti a pagare questa tassa le società di capitali, gli enti pubblici e privati che non svolgono attività commerciale, e le persone fisiche che percepiscono reddito d’impresa. Per quanto riguarda i tempi di attesa, ancora non sappiamo se l’Irap sarà abolita subito o nel corso di più anni. Ci dovrebbe essere però al suo posto una sorta di addizionale Ires, similmente a quanto previsto dalla delega fiscale del governo Draghi.

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Data scadenza alimenti, la proposta Ue anti-spreco: nuova scritta “Spesso buono oltre” sulle etichette https://www.business.it/data-scadenza-alimenti-la-proposta-ue-anti-spreco/ Wed, 08 Mar 2023 20:54:41 +0000 https://www.business.it/?p=111633 Combattere gli sprechi alimentari non solo in tavola ma già a monte prima di aprire il barattolo di un prodotto. In molti infatti non sanno che la data di scadenza degli alimenti avvolte può essere solo indicativa. Proprio a tal proposito in aiuto alla lotta allo spreco, l’Unione Europea ha pensato ad una nuova dicitura… Read More »Data scadenza alimenti, la proposta Ue anti-spreco: nuova scritta “Spesso buono oltre” sulle etichette

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Combattere gli sprechi alimentari non solo in tavola ma già a monte prima di aprire il barattolo di un prodotto. In molti infatti non sanno che la data di scadenza degli alimenti avvolte può essere solo indicativa. Proprio a tal proposito in aiuto alla lotta allo spreco, l’Unione Europea ha pensato ad una nuova dicitura da applicare alle date di scadenza degli alimenti. Bruxelles è al lavoro sulla bozza dell’atto delegato in cui la modifica, con la nuova dicitura, è contenuta. Secondo l’Esecutivo Ue, infatti, l’aggiunta è un aiuto alla lotta allo spreco alimentare perché consente “una migliore comprensione della data di scadenza, influenzando il processo decisionale dei consumatori in merito all’opportunità di consumare o eliminare un alimento”. Infatti secondo la bozza del provvedimento, la maggior parte dei consumatori non comprende appieno la distinzione tra le etichette con la scritta “da consumare entro”, che sarebbe utilizzato come indicatore di sicurezza, e quelle con su scritto “da consumarsi preferibilmente entro”, utilizzate solo come indicatore di qualità del prodotto.

Quali sono i cibi che si possono consumare dopo la scadenza?
La prima cosa da sapere è che non tutte le tipologie di cibo si possono mangiare indistintamente dopo la data di scadenza. Bisogna infatti fare una distinzione netta tra gli alimenti che appunto si possono mangiare superata la scadenza e quelli che, invece, devono essere buttati irrimediabilmente perché palpabilmente pericolosi per la nostra salute. Inoltre c’è da tenere presente che anche la modalità di conservazione può influire sulla commestibilità o meno di un alimento dopo la sua scadenza. In linea di principio, i cibi a lunga conservazione e quelli secchi e senza acqua si conservano meglio, pertanto possono essere consumati tranquillamente anche dopo la data di scadenza (come il riso e la pasta). Le uova, invece, possono essere consumate anche entro 3 giorni dalla data di scadenza e gli yogurt fino a due settimane (l’unico problema è dal punto di vista nutritivo: dopo la scadenza aumenta l’acidità e diminuisce il numero di fermenti vivi). Per i legumi secchi e quelli in scatola i tempi si allungano, previa sempre una verifica visiva e olfattiva. Stessa cosa vale per la farina bianca, al contrario di quella integrale che può irrancidire a causa dell’elevato contenuto di fibre. Perderanno un po’ di croccantezza, ma i biscotti e i crackers possono essere mangiati molto tempo dopo la scadenza.
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Attenzione alla scadenza di insaccati e latticini
Ci sono però cibi che se superano anche di poco la loro data di scadenza possono diventare dannosi, se non addirittura tossici, per la nostra salute. Ad esempio, salumi e insaccati scaduti possono essere nocivi se mangiati dopo la scadenza, soprattutto se hanno un cattivo odore, poiché possono esporre al rischio di farci contrarre la listeria; in genere, però, il prosciutto conservato nelle buste in atmosfera protetta è commestibile anche oltre la data di scadenza. Anche la carne fresca merita la giusta attenzione e, se consumata oltre la data di scadenza, rischia di causare effetti spiacevoli come la salmonella o l’escherichia coli. I latticini freschi si comportano diversamente dal yogurt: dopo la scadenza possono causare intossicazione alimentare, mentre i succhi di frutta scaduti possono contenere batteri e causare disturbi intestinali. Infine, i frutti di bosco, come fragole, lamponi e mirtilli, se consumati oltre la data di scadenza potrebbero sviluppare un parassita chiamato cyclospora e le verdure a foglia verde possono essere vettori di batteri come l’escherichia coli.





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Superbonus: in arrivo una soluzione rapida per i crediti in scadenza https://www.business.it/superbonus-soluzione-rapida-per-i-crediti-in-scadenza/ Tue, 07 Mar 2023 20:48:26 +0000 https://www.business.it/?p=111530 Più tempo a chi non è riuscito a cedere i crediti del Superbonus maturati nel 2022. E’ questa la soluzione rapida per i crediti in scadenza a cui starebbe pensando il governo, per consentire a coloro che l’anno passato hanno maturato dei crediti edilizi, che però di fatto si trovano attualmente bloccati nell’iter di approvazione… Read More »Superbonus: in arrivo una soluzione rapida per i crediti in scadenza

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Più tempo a chi non è riuscito a cedere i crediti del Superbonus maturati nel 2022. E’ questa la soluzione rapida per i crediti in scadenza a cui starebbe pensando il governo, per consentire a coloro che l’anno passato hanno maturato dei crediti edilizi, che però di fatto si trovano attualmente bloccati nell’iter di approvazione in banca. E che si ritrovano dietro l’angolo la scadenza del 31 marzo, data entro la quale la cessione va comunicata all’Agenzia delle Entrate, pena la decadenza. Come ha riportato il quotidiano Huffpost, aprendo adesso una nuova pratica di cessione in banca, non ci sarebbero i tempi tecnici per la verifica e la successiva comunicazione all’Agenzia delle Entrate entro il termine fissato dalla legge, e non prorogabile. Per questo, secondo quanto si apprende, con un comunicato legge il governo consentirà di iscrivere il credito sulla piattaforma dell’Agenzia fin dal momento in cui viene preso in carica dalla banca.

La soluzione rapida per i crediti in scadenza era stata individuata nei giorni scorsi dal relatore del dl sulla cessione dei crediti, Andrea de Bertoldi (Fratelli D’italia), soddisfatto delle aperture del governo anche su edilizia libera, sismabonus e case popolari. “Apprezzo che il governo abbia dato disponibilità sui temi di questi mesi, dalla cessione dei crediti al sismabonus, dall’edilizia libera alle case popolari e le Onlus”- ha detto proprio de Bertoldi dopo la riunione tenuta al Mef oggi, durante la quale, ha spiegato de Bertoldi -, “abbiamo avuto un sufficiente riscontro e quindi ci potranno essere riscontri positivi, anche trasversali alle forze politiche nelle prossime settimane”.
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Secondo le indiscrezioni, il governo sarebbe pronto, attraverso un comunicato legge, a dare parere favorevole alla soluzione individuata, che consente di iscrivere il credito sulla piattaforma dell’Agenzia delle Entrate fin dal momento in cui viene preso in carica dalla banca. In pratica, la cessione potrebbe esser comunicata al fisco anche se non è ancora stata perfezionata la sua vendita alla banca.



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Serie A con il pezzotto: quasi 5 milioni di italiani guardano il calcio “rubato” dai pirati https://www.business.it/serie-a-con-il-pezzotto-calcio-rubato/ Tue, 07 Mar 2023 19:49:47 +0000 https://www.business.it/?p=111523 Non tutti sono disposti a pagare gli abbonamenti delle pay-tv, e così i servizi streaming illegali per assistere alla loro squadra del cuore gratis o a basso costo spopolano sempre di più tra i tifosi. Infatti da una recente indagine è emerso che gli italiani che guardano le partite di Serie A con il “pezzotto”,… Read More »Serie A con il pezzotto: quasi 5 milioni di italiani guardano il calcio “rubato” dai pirati

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Non tutti sono disposti a pagare gli abbonamenti delle pay-tv, e così i servizi streaming illegali per assistere alla loro squadra del cuore gratis o a basso costo spopolano sempre di più tra i tifosi. Infatti da una recente indagine è emerso che gli italiani che guardano le partite di Serie A con il “pezzotto”, ovvero su canali pirata, sarebbero quasi 5 milioni. E stando ai dati emersi, questi sembrano anche soddisfatti del losco servizio. Infatti contrariamente alle aspettative, nelle quali è comune pensare che i servizi di streaming pirata siano più lenti e di qualità inferiore rispetto a quelli ufficiali, la Serie A con il pezzotto funzionerebbe bene se non addirittura meglio dei legali concorrenti come DAZN o Sky. Ovviamente poi c’è la componente economica che attira ancor di più alla soluzione illegale, che per altro è anche abbastanza semplice da utilizzare. MA vediamo nel dettaglio quali sono i trucchetti che possono mettere in campo i parati del pezzotto.

Serie A con il pezzotto: come i pirati agirano le regole
Per aggirare il sistema delle pay-tv la prima cosa che si deve fare è procurarsi un set top-box, ovvero un decoder che permette di intercettare segnali che i sistemi interni alle televisioni non captano. Questi sono simili a quelli delle pay-tv, ma sono senza marchio. I prezzi si aggirano tra i 20 e i 400 euro l’uno in base al modello scelto. Bene, fin qui non c’è niente di illegale. Come ha spiegato la Repubblica, il secondo step da fare è procurarsi un abbonamento pirata su cui appoggiarsi, passo in cui si varca la linea che separa la legalità dall’illegalità. Gli abbonamenti pirata sono molto facili da reperire su Internet, che vengono ovviamente venduti ad un prezzo di molto inferiore a quello ufficiale. Scelto l’abbonamento più adatto, si paga con carta, con tutti i rischi di tracciabilità del caso, e si ricevono le credenziali da inserire nel set top-box per iniziare ricevere il segnale.
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Prezzi bassi e qualità migliore dell’originale
Ad incentivare ulteriormente l’acquisto di un abbonamento piratata sta nel fatto che nella maggior parte dei casi la qualità (spesso in 4k) è migliore dei servizi ufficiali, ed il ritardo delle immagini è anche inferiore. Il motivo sono i sistemi di sicurezza: Sky e DAZN, quando trasmettono le partite, devono proteggere il segnale, e la tecnologia necessaria ha l’effetto di far arrivare le immagini sulle televisioni con qualche secondo di ritardo. I pirati invece non hanno bisogno di criptare il proprio prodotto in maniera particolarmente sofisticata. Anche se è sempre più frequente il fenomeno di pirati che rubano le immagini ad altri pirati.
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I server
Ma nel concreto, da dove passa il segnale pirata? Nella maggior parte dei casi non ci sono più scantinati pieni di computer nascosti pronti a essere smantellati dalle forze dell’ordine. Oggi chi trasmette le partite illegalmente si può appoggiare a servizi di cloud con server sparsi per l’Europa, soprattutto in Olanda, Germania e Francia. Grazie agli accordi sul peering il segnale viaggia particolarmente veloce da un Paese europeo all’altro. Il tutto non avviene alla luce del sole, ma quasi, perché tanto fermarli non è così semplice. Si possono bloccare gli Ip, ma anche quando arriva una segnalazione, serve un ordine del giudice per disattivare l’indirizzo. E difficilmente questo arriva prima del fischio dei 90 minuti. Inoltre, i fornitori di servizi cloud non sono particolarmente collaborativi, e anzi, stanno appaltando parti della propria attività a società offshore per non dover sottostare alle regole europee. A volte, però, la Guardia di Finanza riesce a fare breccia nel sistema. Come è accaduto con l’operazione Gotha, che ha fermato un giro da 30 milioni di euro al mese persi dall’industria. Erano coinvolti 900 mila utenti in 22 città diverse.


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Mutui in rialzo: ecco le soluzioni per proteggersi dall’aumento della rata https://www.business.it/mutui-in-rialzo-proteggersi-dallaumento-della-rata/ Mon, 06 Mar 2023 20:57:37 +0000 https://www.business.it/?p=111408 La corsa dei mutui in rialzo non sembra arrestare la sua corsa, e la recente stagione dei tassi di interesse sottozero di Mario Draghi è ormai un sono lontano. La Banca Centrale Europea ha aumentato i tassi di un ulteriore 0,50% con importanti conseguenze sui mutui. L’ipotesi è che la Bce, con l’obiettivo di ridurre… Read More »Mutui in rialzo: ecco le soluzioni per proteggersi dall’aumento della rata

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La corsa dei mutui in rialzo non sembra arrestare la sua corsa, e la recente stagione dei tassi di interesse sottozero di Mario Draghi è ormai un sono lontano. La Banca Centrale Europea ha aumentato i tassi di un ulteriore 0,50% con importanti conseguenze sui mutui. L’ipotesi è che la Bce, con l’obiettivo di ridurre l’inflazione, decida per un incremento dei tassi di 50 punti base. La decisone della Bce certamente impatterà anche questa volta su chi ha un mutuo o deve richiederne uno. Chi ne vedrà subito le conseguenze sono coloro che hanno acceso un prestito a tasso variabile, per i quali le prospettive nel breve futuro si prospettano sempre più grigie. Secondo le simulazioni di Facile.it, la rata di un mutuo medio a tasso variabile sottoscritto a inizio dello scorso anno potrebbe quindi salire nei prossimi mesi di quasi 35 euro rispetto ad oggi. In circa un anno, quindi, il mutuatario si troverebbe a pagare una rata più pesante del 43% rispetto a quella iniziale. Ma si possono fronteggiare gli aumenti dei tassi d’interesse? Ecco quali possono essere delle soluzione per contrastare la rata in salita.

Mutui in rialzo: cosa fare se il tasso variabile continua a crescere
Per chi ha sottoscritto un mutuo a tasso variabile esistono delle possibilità per limitare i danni, ovvero optare per una surroga o una rinegoziazione del contratto di mutuo. Come hanno spiegato gli esperti di Facile.it: “Per tutelarsi da futuri rincari i mutuatari possono ricorrere ad una surroga o alla rinegoziazione, eventualmente approfittando delle condizioni introdotte dal governo con la Legge di bilancio. Non esiste in assoluto una soluzione migliore rispetto all’altra; il consiglio se si vuole passare dal tasso variabile a quello fisso è di rivolgersi ad un consulente così da identificare la soluzione più adatta alle proprie esigenze”.
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Surroga e rinegoziazione: ma cosa sono?
La rinegoziazione del mutuo è una operazione di cambio che si può effettuare con la banca attuale con cui si possiede il prestito attuale. Questa opzione permettere al debitore di passare da un tasso variabile ad un tasso fisso o ad uno misto, con rata protetta o con cap (ovvero meccanismi che consentono di fissare la rata a un valore massimo stabilito), limitando quindi i rischi del tasso variabile soggetto alle continue oscillazioni del mercato. La seconda possibilità da poter tentare è invece la surroga del contratto di mutuo. Questa operazione permette di modificare i termini del mutuo, rivolgendosi però questa volta ad un’altra banca. Si potrebbe così trasferire il debito presso un altro istituto, variando tipologia, durata e tasso del finanziamento. Naturalmente, a rimanere fisso è il capitale residuo del mutuo trasferito. Sia la prima che la seconda opzione non comportano spese extra, in quanto anche quelle del notaio previste per la surroga sono a carico della nuova banca.
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Il fondo di sospensione mutui
Un’altra alternativa per contrastare i mutui in rialzo è richiedere l’accesso al Fondo di sospensione mutui per l’acquisto della prima casa. Si tratta di un fondo introdotto in piena emergenza Covid e prorogato fino al 31 dicembre 2023 con l’ultima Legge di Bilancio. La stessa Confconsumatori lo consiglia in questi casi, perché prevede la possibilità di beneficiare della sospensione del pagamento delle rate del mutuo fino a un periodo massimo di 18 mesi. Per beneficiare del fondo però bisogna rientrare in una di queste categorie: invalidità, morte, perdita o sospensione temporanea del lavoro, riduzione dell’orario di lavoro. Nel caso di liberi professionisti o lavoratori autonomi invece, basterà attestare un effettivo calo del fatturato superiore al 33% su base trimestrale. Inoltre anche se si rientra in una delle precedenti casistiche, possono accedere al fondo soltanto coloro che hanno contratto un mutuo massimo di 400mila euro. Una volta ottenuto il diritto d’accesso, si potrà avere un supporto fino al 50% degli interessi che maturano nel periodo della sospensione, più lo stop al pagamento delle rate.




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Scuola, non ci sono più alunni: l’anno prossimo 130 mila iscritti in meno https://www.business.it/crollano-gli-iscritti-a-scuola/ Fri, 03 Mar 2023 21:20:28 +0000 https://www.business.it/?p=111241 Sempre meno figli per le famiglie italiane. L’allarmante quadro demografico del Paese sta mostrando un mutamento non solo in termini di numeri di nuovi nati, ma anche con il consgeuente crollo degli iscritti a scuola, segnando un calo record degli alunni negli ultimi dieci anni. Secondo i calcoli del ministero dell’Istruzione, fra sei mesi ci… Read More »Scuola, non ci sono più alunni: l’anno prossimo 130 mila iscritti in meno

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Sempre meno figli per le famiglie italiane. L’allarmante quadro demografico del Paese sta mostrando un mutamento non solo in termini di numeri di nuovi nati, ma anche con il consgeuente crollo degli iscritti a scuola, segnando un calo record degli alunni negli ultimi dieci anni. Secondo i calcoli del ministero dell’Istruzione, fra sei mesi ci saranno ben meno 130 mila nuovi iscritti tra gli istituti statali di tutta Italia. Per capire quanto sia allarmante questo dato, basta immaginare come se nel giro di un decennio fosse stata cancellata dalla geografia italiana un’intera città come Palermo. Un fenomeno che, probabilmente come unica nota positiva, aiuterà comunque le aule scolastiche: se ci sono meno iscritti tra i banchi, infatti, ci dovrebbero essere sempre meno classi pollaio negli istituti. Piano piano andranno sparendo, quindi, quelle aule di liceo da 30 alunni a cui le famiglie sono abituate da anni.

Crollano gli iscritti a scuola: i dati
Per il secondo anno consecutivo il tasso di denatalità produrrà una riduzione di alunni italiani ben superiore alle 100 mila unità rispetto ai 12 mesi precedenti, per l’esattezza da settembre avremo iscritti 127 mila allievi in meno. Come ha riportato il quotidiano online Tecnica della scuola, il dato stride con la conferma dei numeri minimi per la formazione delle classi, soprattutto del primo anno delle superiori dove per effetto della riforma Gelmini-Tremonti servono almeno 27 alunni per fare partire il corso: un problema che nei grandi centri è particolarmente sentito. Tuttoscuola ha addirittura calcolato dei dati in crescita, nei quali “le prime classi delle superiori con oltre 27 alunni sono passate dalle 1.981 (7,9% del totale) del 2021-22 alle 2.459 (9,8%): un incremento del 24%”.
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Insegnanti: restano ferme le nuove assunzioni
In questo quadro va detto che, comunque, gli organici degli insegnanti rimangono fermi. Anzi, si assiste ad un aumento di 9.000 posti in organico di diritto sul sostegno, come è stato previsto l’aumento dei posti di educazione motoria alla primaria per effetto del coinvolgimento delle future classi quarte (anche se a scapito dei posti comuni). Inoltre, è stata data la possibilità di diminuire il numero degli alunni per classe nelle scuole disagiate o in aree soggette a fenomeni di spopolamento. Tutte disposizioni, favorevoli all’utenza, che però ai sindacati non bastano.




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Caldaie e infissi con Superbonus: ecco come ottenere ancora lo sconto in fattura https://www.business.it/caldaie-e-infissi-con-superbonus-come-ottenerli-nostante-il-blocco/ Fri, 03 Mar 2023 20:40:02 +0000 https://www.business.it/?p=111236 Dopo il recente stop alla cessione dei crediti in fattura, c’è ancora la possibilità di pagare caldaie e infissi con Superbonus. Per accedere ancora all’incentivo statale, farà fede il contratto o il bonifico bancario. Potrebbe essere questa la modalità per sciogliere la questione della cessione del credito per i lavori in edilizia libera tra cui… Read More »Caldaie e infissi con Superbonus: ecco come ottenere ancora lo sconto in fattura

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Dopo il recente stop alla cessione dei crediti in fattura, c’è ancora la possibilità di pagare caldaie e infissi con Superbonus. Per accedere ancora all’incentivo statale, farà fede il contratto o il bonifico bancario. Potrebbe essere questa la modalità per sciogliere la questione della cessione del credito per i lavori in edilizia libera tra cui rientrano la sostituzione degli infissi, l’istallazione di caldaie, pompe di calore e tende solari. Lo stop sulla cessione e sullo sconto in fattura ha icoinvolto infatti anche migliaia di contratti già firmati: per poter accedere ancora allo sconto i lavori dovrebbero essere stati effettuati entro il 16 febbraio. Molti clienti però hanno già versato acconti per istallazioni non ancora realizzate. Dunque il capitolo Superbonus sembrerebbe tutt’altro che risolto, e questa sorta di credito salva-caldaie su cui starebbe ragionando l’esecutivo, dopo le proteste delle aziende edili, ne potrebbe essere la prova.

Caldaie e infissi con Superbonus: ordini prima del 16 febbraio
Per accedere ancora allo sconto in fattura, il requisito fondamentale è dimostrare che l’ordine è partito prima del 16 febbraio. Proprio a questo scopo potrebbero servire la data del contratto o del bonifico bancario. Come ha riportato il Corriere della Sera, Andrea de Bertoldi, deputato di Fratelli d’Italia è fiducioso in un intervento correttivo sul decreto sulla cessione per alcune tipologie di lavori. “Credo di poter garantire, anche dopo l’avvenuto confronto con l’esecutivo, che il parlamento beneficerà di un’interlocuzione propositiva e costruttiva con il governo, finalizzata a migliorare ed integrare il decreto nelle criticità che si dovessero evidenziare – ha affermato il deputato in un’intervista a Italia Oggi -. A ciò sono finalizzati gli incontri che lo stesso governo sta svolgendo in questi giorni, e le audizioni, che la commissione finanze della camera ha in programma dalla prossima settimana”.
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Le modifiche e il salva-caldaie potrebbe riguardare infatti migliaia di imprese e cittadini. Secondo i dati di Assotermica si stima che possa saltare un contratto su tre sul mercato degli interventi in edilizia libera. Un comparto industriale che oggi vale oltre il 34% del settore delle costruzioni per numero di addetti. Tra questi rientrano le aziende della meccanica e in particolare quelle dell’impiantistica.

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Arriva la patente digitale europea: “Addio al formato plastificato e già al volante a 17 anni” https://www.business.it/arriva-la-patente-digitale-europea/ Thu, 02 Mar 2023 20:43:21 +0000 https://www.business.it/?p=111119 Comoda, smaterializzata e consultabile direttamente dallo smartphone. Sono solo alcune delle caratteristiche della nuova patente di guida digitale lanciata dall’Unione europea. La proposta arriva dalla Commissione del Vecchio continente, con l’obiettivo di stabilire nuove regole per aumentare la sicurezza stradale. La nuova patente digitale europea è stata pensata per essere valida in tutti i paesi… Read More »Arriva la patente digitale europea: “Addio al formato plastificato e già al volante a 17 anni”

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Comoda, smaterializzata e consultabile direttamente dallo smartphone. Sono solo alcune delle caratteristiche della nuova patente di guida digitale lanciata dall’Unione europea. La proposta arriva dalla Commissione del Vecchio continente, con l’obiettivo di stabilire nuove regole per aumentare la sicurezza stradale. La nuova patente digitale europea è stata pensata per essere valida in tutti i paesi membri Ue, e permetterà di fare pratica di guida su auto e camion già dai 17 anni di età in poi, ma solo se accompagnati. Dopo il superamento dell’esame potranno a quel punto guidare da soli già dal compimento dei 18 anni. La formazione e il test per loro terrà conto di più della sicurezza dei pedoni, ciclisti, scooter e bici elettriche, mentre il programma su sospensioni e infrazioni prevedrà una stretta significativa. Una rete unificata permetterà di condividere i dati per rendere efficace in tutta l’Ue la sospensione delle patenti. Inoltre è stata prevista una stretta su alcune infrazioni come sorpasso pericoloso, superamento delle linee continue, guida contromano.

Patente digitale europea: primo esperimento al mondo
L’esperimento della patente digitale europea sarebbe il primo nel mondo e renderebbe i paesi membri del Vecchio continente apripista di un nuovo sistema di sicurezza. Come ha riportato il comunicato ufficiale, “Più di 20.000 vite sono state perse sulle strade dell’Ue l’anno scorso e la maggior parte delle vittime erano pedoni, ciclisti e utenti di scooter e motociclette”. Lo scopo delle nuove norme unificate “Miglioreranno la sicurezza per tutti gli utenti della strada e aiuteranno l’Ue a raggiungere la sua Vision Zero, senza morti sulle strade europee entro il 2050”.
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Addio al formato in plastica: la nuova è digitale
“In un futuro non così lontano, la vostra patente di guida sarà sul tuo telefono o su qualsiasi altro dispositivo digitale, anche se potrete richiedere la versione fisica se preferite, soprattutto per le generazioni più giovani”, ha affermato la commissaria Ue ai Trasporti, Adina Valean, presentando le caratteristiche della nuova patente di guida unificata. “La patente digitale è una questione di convenienza personale, ma la nostra direttiva semplificherà e alleggerirà anche gli oneri amministrativi legati all’elaborazione di una patente fisica”.



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Bollette del gas calano ancora: -13% a marzo, ma a fine mese scadono gli aiuti https://www.business.it/bollette-del-gas-calano-ancora/ Thu, 02 Mar 2023 19:58:57 +0000 https://www.business.it/?p=111110 Per le famiglie che sono rimaste ancora nel mercato tutelato, le bollette del gas calano ancora. Per il mese di marzo infatti è prevista una riduzione del 13 per cento rispetto al prezzo pagato a gennaio 2023. A comunicarlo è stata Arera, l’Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente, specificando che in base all’andamento… Read More »Bollette del gas calano ancora: -13% a marzo, ma a fine mese scadono gli aiuti

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Per le famiglie che sono rimaste ancora nel mercato tutelato, le bollette del gas calano ancora. Per il mese di marzo infatti è prevista una riduzione del 13 per cento rispetto al prezzo pagato a gennaio 2023. A comunicarlo è stata Arera, l’Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente, specificando che in base all’andamento medio del mercato all’ingrosso italiano nel mese di febbraio 2023 e per i consumi dello stesso mese. Per febbraio, il prezzo della materia prima gas per i clienti con contratti in condizioni di tutela, è pari a 56,87 euro/MWh. Dunque una buona notizia per i 7 milioni di utenti che sono nel mercato tutelato. Ma cosa succederà ad aprile 2023, quando scadrà l’azzeramento degli oneri di sistema?

Bollette del gas calano ancora, ma non abbastanza
Anche se le bollette del gas calano ancora, secondo l’Unione nazionale consumatori, l’emergenza non è finita: “Se, grazie all’inverno più caldo di sempre e, in parte, al tetto al prezzo del gas, le famiglie hanno avuto una boccata d’ossigeno – ha analizzato Marco Vignola, responsabile del settore energia dell’Unc – le bollette sono ben lungi dall’essere tornate normali”. In base a quanto ha riportato il Corriere della Sera, lo studio dell’Unc, se per una famiglia tipo in tutela il -13% significa spendere 181 euro in meno su base annua, la spesa totale nei prossimi dodici mesi (non, quindi, secondo l’anno scorrevole, ma dal 1° febbraio 2023 al 31 gennaio 2024, nell’ipotesi di prezzi costanti) resta alla cifra di 1.210 euro, che sommati ai 1.434 della luce scattati a gennaio, determinano una tangata complessiva pari a 2.644 euro. Se il prezzo del gas scende del 13% rispetto a quello di gennaio 2023 e del 37% su febbraio 2022, rispetto al periodo pre-crisi, ossia nel confronto con febbraio 2021 è ancora maggiore del 22,3 per cento. Rispetto, poi, alla spesa annua del 2020, pari a 975 euro, nel 2023 si pagheranno 235 euro in più solo per il gas.
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Sconti e aiuti in scadenza il 31 marzo 2023
Oltre alla diminuzione del costo della materia prima, il calo delle bollette di luce e gas è possibile anche grazie sconti e aiuti statali molto rilevanti, varati lo scorso anno e rifinanziati dal governo in carica solo per il primo trimestre 2023, quello in corso (qui tutti i bonus luce e gas validi attualmente). Si tratta di uno sconto di oltre 30 centesimi a metro cubo, che da sola costa 3 miliardi all’erario, più altri 500 milioni per l’azzeramento degli oneri di sistema, più un altro miliardo circa di minor gettito per l’Iva agevolata al 5 per cento. Inoltre come ha riportato il Corriere della Sera, c’è anche il credito di imposta sulle spese sostenute dalle attività produttive per l’acquisto di energia.
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Bisogna rinnovare gli aiuti
“Il governo – ha proseguito Vignola – deve rinnovare tutti gli sconti in scadenza al 31 marzo. Sarebbe un errore fatale per il Paese non farlo, uno tsunami per le tasche degli italiani. Urge anche rinviare la fine del mercato tutelato della luce, che per i condomini e le associazioni, prevista il 1° aprile 2023, solo perché incomprensibilmente sono considerati microimprese”.


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Smart working, arriva la nuova proroga: ecco cosa cambia e chi riguarda https://www.business.it/smart-workin-arriva-la-nuova-proroga/ Wed, 01 Mar 2023 20:50:01 +0000 https://www.business.it/?p=110994 Arrivano importanti novità sul fronte del lavoro da casa. Con la pubblicazione in Gazzetta del decreto Milleproroghe, è stata infatti prevista per lo smart working una nuova proroga dedicata a determinate categorie di lavoratori, mentre rientra nella normativa standard per tutti gli altri. Dunque secondo il decreto, alcune categorie di lavoratori potranno proseguire fino a… Read More »Smart working, arriva la nuova proroga: ecco cosa cambia e chi riguarda

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Arrivano importanti novità sul fronte del lavoro da casa. Con la pubblicazione in Gazzetta del decreto Milleproroghe, è stata infatti prevista per lo smart working una nuova proroga dedicata a determinate categorie di lavoratori, mentre rientra nella normativa standard per tutti gli altri. Dunque secondo il decreto, alcune categorie di lavoratori potranno proseguire fino a fine giugno il telelavoro da casa. Il decreto Milleproroghe prevede un prolungamento del regime straordinario di lavoro agile senza accordo scritto tra datore e dipendente. In sostanza, è il proseguo di quella formula che si era trovata durante la pandemia di Covid e che, ormai, riguarda pochissimi lavoratori rispetto al passato.

Smart working, la nuova proroga: ecco a chi è rivolto
La nuova proroga però riguarda solo determinate categorie di lavoratori, mentre è prevista la normativa standard per tutti gli altri. Lo smart working senza accordo aziendale è satto prorogato fino al 30 giugno per due categorie di lavoratori: i fragili e coloro che hanno figli sotto ai 14 anni. Ma ci sono delle precisazioni da fare: se per i fragili lo smart working senza accordo è stato sempre prorogato di anno in anno, per i genitori con figli under 14 era stato cancellato. Con il decreto Milleproroghe invece è stato reintrodotto questo diritto dal 28 febbraio al 30 giugno 2023.
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I lavoratori fragili
Attenzione. Per essere considerati lavoratori fragili bisogna soddisfare determinati requisiti. Dunque coloro che, dietro certificazione medica, risultano affetti da patologie gravi potranno quindi mantenere l’opzione del 100% di lavoro agile per ulteriori tre mesi. Per fragili si intendono quei lavoratori in possesso di certificazione rilasciata dai competenti organi medico-legali in cui si attesta “una condizione di rischio derivante da immunodepressione o da esiti da patologie oncologiche o dallo svolgimento di relative terapie salvavita”.
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Smart working solo nel privato per i genitori di under 14
Oltre ai fragili, anche i genitori di figli al di sotto dei 14 anni potranno proseguire il lavoro agile, ma solo se lo svolgimento della mansione da remoto è compatibile con l’attività dell’azienda e se in famiglia non c’è un altro genitore beneficiario di sostegno al reddito per sospensione o cessazione del lavoro o non lavoratore. Questo diritto però vale solo per i dipendenti del settore privato, mentre il decreto Milleproroghe ha confermato invece lo stop per i dipendenti pubblici.




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Aumenti in pensione, salgono gli assegni da marzo: ecco gli importi in base al reddito https://www.business.it/aumenti-in-pensione-da-marzo-importi/ Wed, 01 Mar 2023 18:50:20 +0000 https://www.business.it/?p=110979 Marzo è il mese fortunato per tanti pensionati italiani. Infatti, per chi prende oltre 4 volte il minimo, vale a dire più di 2.101,52 euro, potrà vedere a partire da questo mese salire il suo assegno pensionistico. Il motivo dell’aumento della rata pensionistica è l’applicazione da parte dell’Inps dell’adeguamento degli importi alla crescita dei prezzi… Read More »Aumenti in pensione, salgono gli assegni da marzo: ecco gli importi in base al reddito

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Marzo è il mese fortunato per tanti pensionati italiani. Infatti, per chi prende oltre 4 volte il minimo, vale a dire più di 2.101,52 euro, potrà vedere a partire da questo mese salire il suo assegno pensionistico. Il motivo dell’aumento della rata pensionistica è l’applicazione da parte dell’Inps dell’adeguamento degli importi alla crescita dei prezzi nel 2022. Gli aumenti in pensione erano stati preannunciati dallo stesso Istituto previdenziale italiano, che aveva assicurato che coloro che non hanno ancora beneficiato della rivalutazione si vedranno versare anche gli arretrati. Nel mese di gennaio sono già state rivalutate le pensioni fino a quattro volte il minimo, che già dal primo mese dell’anno hanno ricevuto l’assegno maggiorato del 7,3%.

Sale l’assegno fino al 6,5% netto
Da gennaio le pensioni fino a 2.101,52 euro lordi mensili (ovvero fino a quattro volte il trattamento minimo che è di 525,38 euro) sono state incrementate del 7,3 per cento, il tasso provvisorio che era stato fissato lo scorso novembre. Per gli assegni di importo superiore a questa soglia la rivalutazione invece non è totale, ma determinata con percentuali decrescenti (e ritoccate all’ultimo momento). Così è stato necessario rifare tutti i conteggi. Ora quindi anche per i pensionati relativamente più benestanti arrivano le maggiorazioni, insieme agli arretrati relativi ai due mesi precedenti.
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Aumenti in pensione da marzo: ecco gli importi
Lo schema di rivalutazione delle pensioni introdotto dalla Manovra 2023 prevede che gli assegni fino a 4 volte il minimo siano rivalutati al 100%, quelli fino a 5 volte all’85%, quelli tra 5 a 6 volte il minimo al 53%, quelli tra 6 e 8 volte il minimo al 47%, quelli da 8 a 10 volte il minimo al 37% e al 32% quelli oltre 10 volte il minimo. Gli aumenti ovviamente resteranno anche nella pensione di aprile 2023 e per tutte quelle dei mesi seguenti nell’anno 2023.


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Allarme Superbonus, le conseguenze dello stop: “Situazione esplosiva, 170 mila i lavoratori a rischio” https://www.business.it/superbonus-le-conseguenze-dello-stop/ Tue, 28 Feb 2023 20:20:35 +0000 https://www.business.it/?p=110882 Con l’arresto del Superbonus arrivano le conseguenze dello stop. La fine dello sconto in fattura e della cessione dei crediti, sta portando ad una crisi del settore edilizio con i consgeuenti tanti i posti di lavoro a rischio nel settore. Prima di ritrovarsi sull’orlo del baratro, costruttori e i sindacati hanno già lanciato l’allarme. Sono… Read More »Allarme Superbonus, le conseguenze dello stop: “Situazione esplosiva, 170 mila i lavoratori a rischio”

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Con l’arresto del Superbonus arrivano le conseguenze dello stop. La fine dello sconto in fattura e della cessione dei crediti, sta portando ad una crisi del settore edilizio con i consgeuenti tanti i posti di lavoro a rischio nel settore. Prima di ritrovarsi sull’orlo del baratro, costruttori e i sindacati hanno già lanciato l’allarme. Sono infatti oltre 32.000 le imprese che stanno rischiando di chiudere definitivamente i battenti, trascinando con se circa 170.000 lavoratori presto senza un occupazione. Intervenendo in Commissione Finanze alla Camera, il vicepresidente Stefano Betti ha spiegato che l’Ance esprime “forte preoccupazione per la situazione esplosiva venutasi a creare dopo l’approvazione del decreto legge sulla cessione dei crediti, che non risolve in nessun modo il problema dei crediti incagliati legati ai bonus edilizi. Si tratta di circa 19 miliardi di euro, già maturati, che se non pagati mettono a rischio 115.000 cantieri di ristrutturazione delle case in tutta Italia, oltre 32.000 imprese e 170.000 lavoratori, che raddoppiano se si considera l’indotto”.

Superbonus: le conseguenze dello stop
“Dopo un 2022 in cui la crescita dell’economia italiana – ha detto ancora Betti -, grazie al traino del settore delle costruzioni, è stata superiore a quella della Cina (+3,9% contro +3,0%), il decreto infligge un duro colpo all’economia nazionale”. Come ha riportato il quotidiano la Repubblica, il vicepresidente dell’Ance ha stimato come l’effetto complessivo del decreto “porterà il Paese in recessione, andando oltre l’annullamento della lieve crescita prevista nelle ultime stime della Commissione Ue (+0,8%)”.
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Come l’Ance, anche Confedlizia, l’associazione dei proprietari immobiliari, ha fatto la sua richiesta al governo a tornare sui propri passi in merito al Superbonus. Il presidente Giorgio Spaziani Testa, in audizione presso la commissione Finanze della Camera ha lanciato l’appello: “È necessario consentire fino al 30 aprile l’utilizzo della cessione del credito e dello sconto in fattura e mantenere questo meccanismo per gli interventi nelle unità immobiliari indipendenti, che riguardano nel 2023 le famiglie a basso reddito”.
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Edilizia


Tra le varie proposte, Confedilizia ha chiesto di “permettere l’utilizzo del Superbonus al 110 o al 90 per cento anche per le spese sostenute fino al 30 giugno 2024; prevedere, in capo dei beneficiari, la possibilità di trasformare la detrazione in credito d’imposta; disporre che le detrazioni non usufruite nel corso dell’anno di riferimento possano essere utilizzate in anni successivi”.

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Rottamazione cartelle, arriva la versione “semplificata”: scopri online quanto devi pagare https://www.business.it/rottamazione-cartelle-versione-semplificata-online/ Fri, 17 Feb 2023 18:48:24 +0000 https://www.business.it/?p=110140 E’ in arrivo una nuova versione semplificata per pagare le proprie cartelle esattoriali. L’Agenzia Riscossione ha annunciato con una nota, la nuova funzionalità online che mostra l’elenco delle cartelle esattoriali che possono essere “rottamate” grazie alla tregua fiscale stabilita dal governo Meloni. Dunque accedendo alla propria posizione via web, si potrà avere un prospetto informativo… Read More »Rottamazione cartelle, arriva la versione “semplificata”: scopri online quanto devi pagare

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E’ in arrivo una nuova versione semplificata per pagare le proprie cartelle esattoriali. L’Agenzia Riscossione ha annunciato con una nota, la nuova funzionalità online che mostra l’elenco delle cartelle esattoriali che possono essere “rottamate” grazie alla tregua fiscale stabilita dal governo Meloni. Dunque accedendo alla propria posizione via web, si potrà avere un prospetto informativo che dettaglia quali cartelle, avvisi di accertamento e avvisi di addebito possono essere portati in adesione alla tregua fiscale, con il proprio debito fiscale e l’importo dovuto per chiudere la definizione agevolata. Riguardo la rottamazione cartelle in versione semplificata online, l’Agenzia di Riscossione ha specificato: “Sono riportate, quindi, tutte le informazioni per valutare la propria situazione e individuare i debiti che possono essere inseriti nella domanda di adesione da presentare in via telematica entro il 30 aprile 2023“.
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Rottamazione cartelle in versione semplificata: come accedere
Sul sito di Agenzia Riscossione è possibile compilare la domanda per ottenere via mail il prospetto informativo con il dettaglio delle cartelle, così da poter calcolare il debito attuale e gli importi dovuti privi di sanzioni e interessi. Chi accede al portale, dunque, potrà recuperare tutte le informazioni necessarie per valutare la propria situazione e individuare i debiti che possono rientrare nella tregua fiscale voluta dal governo Meloni. Per aderire, è sufficiente accedere alla sezione “definizione agevolata” senza necessità di pin e password, ma solo inserirendo i dati e il codice fiscale della persona intestataria dei carichi e allegare la relativa documentazione di riconoscimento con i propri dati anagrafici e il codice fiscale. A questo punto, il sistema invierà alla casella di posta elettronica indicata una mail per confermare la richiesta e la presa in carico dell’istanza. Se tutta la documentazione risulta corretta, il contribuente riceverà una nuova mail, con il link per scaricare il prospetto informativo entro 5 giorni. La domanda di adesione alla rottamazione facile va presentata entro il 30 aprile.
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Tempi più brevi se si accede tramite Spid
Il portale dell’agenzia Entrate-Riscossione mette a disposizione due strade per ottenere il prospetto. Infatti oltre all’area pubblica, si può accedere alla richiesta del Prospetto dalla propria area riservata del sito, quella accessibile con Spid, Cie, Cns e, per gli intermediari fiscali, Entratel. Dall’area personale, il processo è più spedito: si arriva direttamente a “una schermata con la conferma della presa in carico della richiesta e riceverà, entro le successive 24 ore, una e-mail all’indirizzo indicato, con il link per scaricare il Prospetto entro 5 giorni (oltre tale termine non sarà più possibile effettuare il download)”.
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Cos’è la definizione agevolata
La cosiddetta “definizione agevolata” delle cartelle esattoriali è prevista dalla legge di bilancio 2023 varata dal governo Meloni. La novità consiste nel poter ripagare i debiti in riscossione dal 1° gennaio 2000 al 30 giugno 2022 a prescindere se si è in regola o no con i pagamenti. La procedura, dunque, consente di versare il solo importo del debito, senza dover aggiungere sanzioni, interessi di mora o altre voci di spesa. Le multe stradali, invece, possono essere estinte senza il pagamento degli interessi e dell’aggio. Chi aderisce alla definizione agevolata potrà pagare in un’unica soluzione oppure in un massimo di 18 rate, divise in 5 anni, con la scadenza della prima tranche fissata al 31 luglio 2023. Una volta fatta la domanda, entro il 30 giugno 2023 l’Agenzia delle Entrate comunicherà l’esito, con l’ammontare delle somme dovute e i bollettini di pagamento in base al piano di rate scelto dal contribuente.

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Aviaria, crescono i contagi in Italia tra gli uccelli selvatici: alto rischio per gli allevamenti https://www.business.it/influenza-aviaria-crescono-i-contagi-in-italia-tra-gli-uccelli-selvatici/ Fri, 17 Feb 2023 18:17:35 +0000 https://www.business.it/?p=110133 L’influenza Aviaria crescono i contagi in Italia. Dopo l’allarme lanciato dall’Oms in Sud America, il virus H5N1 si continua a diffondere tra gli uccelli selvatici del nostro Paese. Il rischio ormai alto è che questi possano a loro volta trasmettere il virus agli allevamenti avicoli. L’allarme è arrivato dopo gli ultimi dati del Centro di… Read More »Aviaria, crescono i contagi in Italia tra gli uccelli selvatici: alto rischio per gli allevamenti

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L’influenza Aviaria crescono i contagi in Italia. Dopo l’allarme lanciato dall’Oms in Sud America, il virus H5N1 si continua a diffondere tra gli uccelli selvatici del nostro Paese. Il rischio ormai alto è che questi possano a loro volta trasmettere il virus agli allevamenti avicoli. L’allarme è arrivato dopo gli ultimi dati del Centro di referenza nazionale ed europeo per l’influenza aviaria presso l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie (IZSVe). Pochi giorni fa con una nota, il ministero della Salute ha sottolineato la necessità di rafforzare la sorveglianza dei volatili selvatici e l’applicazione delle misure di biosicurezza negli allevamenti avicoli. Cresce inoltre l’attenzione verso i mammiferi, dopo i recenti eventi di spillover, ovvero di salto di specie: alla fine di gennaio è stata infatti resa nota la scoperta di una mutazione rara in un allevamento di visoni nel Nord-Ovest della Spagna, in Galizia, che ha provocato la prima trasmissione da mammifero a mammifero in condizioni controllate.

L’allarme di Senasa
Intanto in alcuni Stati la situazione si sta facendo sempre più grave. A dichiararlo è stato il Servizio Nazionale per la Sicurezza Alimentare (Senasa) dopo aver rilevato la presenza del virus influenzale in un esemplare di uccello selvatico nella località di Pozuelos, nella provincia argentina di Jujuy, al confine con la Bolivia. Ed è proprio in queste zone, come riportato anche da SkyTg24, che è stata dichiarata l’emergenza.
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Un nostro dovere informare della presenza del virus, ma anche rassicurare la popolazione che sono state prese tutte le misure preventive necessarie e non generare allarme”, ha detto il sottosegretario all’Agricoltura e all’allevamento, Jose Bahillo. “La comparsa del virus non sorprende in quanto stavamo già seguendo la sua diffusione nel resto della regione ed era stato attivato un rafforzamento del monitoraggio epidemiologico”, ha aggiunto. I casi di influenza aviaria sono stati registrati nelle ultime settimane in tutta la regione e il virus sembra aver raggiunto adesso il Cono Sud, dopo essere stato rilevato in precedenza in Venezuela, Perù, Colombia, Ecuador, Cile, Bolivia e Uruguay e prima ancora in Canada, Stati Uniti, Messico, e in Centro America.
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Influenza Aviaria: crescono i contagi nel mondo
L’epidemia risale all’ottobre 2022, nonostante solo lo scorso gennaio sia stata pubblicata la ricerca che la descrive, insieme all’analisi della sequenza genetica del virus. Anche nel New England era avvenuta un’altra epidemia tra mammiferi, ma nelle foche. Dopo i casi confermati di trasmissione del virus H5N1 ad alta patogenicità (HPAI) dagli uccelli in alcune specie di mammiferi, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) e l’Organizzazione Mondiale della Sanità Animale (Woah) hanno invitato tutti i paesi ad innalzare il livello di allerta sull’arrivo di una nuova pandemia di influenza nella popolazione umana sostenuta da un virus di origine aviare.


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Superbonus, arriva lo stop definitivo: il governo cancella lo sconto in fattura https://www.business.it/superbonus-arriva-lo-stop-definitivo/ Thu, 16 Feb 2023 20:49:53 +0000 https://www.business.it/?p=110064 Per i Superbonus arriva lo stop dal governo Meloni. Il Consiglio dei ministri ha infatti approvato il decreto legge che sospende lo sconto in fattura e la cessione dei crediti d’imposta relativi agli incentivi fiscali sui bonus edilizi. Si tratta dell’ennesima modifica all’incentivo alla ristrutturazione ideato durante il secondo governo Conte e già rivisto in… Read More »Superbonus, arriva lo stop definitivo: il governo cancella lo sconto in fattura

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Per i Superbonus arriva lo stop dal governo Meloni. Il Consiglio dei ministri ha infatti approvato il decreto legge che sospende lo sconto in fattura e la cessione dei crediti d’imposta relativi agli incentivi fiscali sui bonus edilizi. Si tratta dell’ennesima modifica all’incentivo alla ristrutturazione ideato durante il secondo governo Conte e già rivisto in parte dall’esecutivo Draghi. Dunque con questa nuova ridefinizione, non sarà più possibile utilizzare la cessione dei crediti d’imposta o lo sconto in fattura al posto della detrazione fiscale. Intanto ad insorgere sono le opposizioni e le associazioni di categoria, che parlano di decine di migliaia di imprese a rischio fallimento. Lunedì l’incontro a Palazzo Chigi tra governo ed associazioni per cercare una soluzione.

Superbonus: arriva lo stop definitivo
Dunque, dall’entrata in vigore del decreto, per i vari interventi edilizi (dalle ristrutturazioni all’efficienza energetica, dalle facciate alle colonnine) “non è consentito l’utilizzo” delle due opzioni previste al posto delle detrazioni fiscali, ovvero cessione e sconto, con l’eccezione gli interventi per cui sia già stata presentata la Cila. Allo stesso tempo, per i crediti già esistenti non sarà più consentito l’acquisto da parte delle pubbliche amministrazioni, per evitare la formazione di nuovo debito pubblico.
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Intanto l’associazione nazionale cosruttori edili Ance lancia l’allarme: “Se, come sembra in queste ore, il Governo bloccherà per sempre la cessione di nuovi crediti da bonus senza aver individuato prima una soluzione per sbloccare quelli in corso vorrà dire che si è deciso di affossare famiglie e imprese in nome di non si sa quale ragion di Stato“, ha scritto la presidente Federica Brancaccio in un post su Facebook.

Edilizia


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WhatsApp, 4 novità da non perdere: dalle foto agli avatar personalizzabili, ecco cosa sapere https://www.business.it/whatsapp-4-novita-da-non-perdere/ Thu, 16 Feb 2023 19:59:34 +0000 https://www.business.it/?p=110045 Arrivano su WhatsApp 4 novità da non perdere. La famosa app di messaggistica del gruppo Meta si rinnova annunciando nuove funzioni pronte all’uso, disponibili per tutti e non solo per gli sviluppatori nella versione beta dell’app. Le principali novità sono essenzialmente 4, e ovviamente si potranno provare solo dopo aver aggiornato l’app. Queste vanno dagli… Read More »WhatsApp, 4 novità da non perdere: dalle foto agli avatar personalizzabili, ecco cosa sapere

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Arrivano su WhatsApp 4 novità da non perdere. La famosa app di messaggistica del gruppo Meta si rinnova annunciando nuove funzioni pronte all’uso, disponibili per tutti e non solo per gli sviluppatori nella versione beta dell’app. Le principali novità sono essenzialmente 4, e ovviamente si potranno provare solo dopo aver aggiornato l’app. Queste vanno dagli avatar per tutti, alla possibilità di aggiungere didascalie ai documenti condivisi, così come l’aumento del limite di caratteri per l’oggetto e la descrizione dei gruppi. Inoltre ci sono novità in vista anche per l’invio di file multimediali come foto e video. Ma vediamo insieme nel dettaglio quali sono le nuove funzioni di WhatsApp.

WHATSAPP: 4 NOVITÀ DA NON PERDERE
1) Inviare 100 foto – Una delle quattro novità di WhatsApp riguarda la possibilità di inviare fino a 100 foto o video con un solo messaggio, superando il limite che finora era di 30. Inoltre secondo alcune indiscrezioni individuate dal sito di esperti Wabetainfo in una versione beta dell’app, il team di WhatsApp starebbe lavorando anche per consentire agli utenti di condividere foto nella loro qualità originale. Al momento infatti, quando si invia una foto ad un amico o un gruppo, l’app la comprime, abbassando risoluzione e dettagli. In futuro, ognuno potrebbe decidere la modalità di invio del file, così da preservare la qualità di determinati scatti, anche dopo la condivisione.

2) Aggiungere didascalie – WhatsApp inserisce la possibilità di aggiungere didascalie quando si inviano dei documenti, in questo modo saranno rintracciabili più facilmente attraverso le parole chiave, in un secondo momento.
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3) Più caratteri nella descrizione dei gruppi – Su WhatsApp tra le 4 novità da non perdere c’è l’aumento del limite dei caratteri per l’oggetto e la descrizione dei gruppi; in questo modo gli amministratori potranno inserire maggiori dettagli e specificare le regole del gruppo.

4) Avatar personalizzabili – Infine con il nuovo aggiornamento, viene data agli utenti la possibilità di creare avatar personalizzati e di usarli come sticker e immagini del profilo.
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Il menù segreto di WhatsApp
Da qualche tempo circola la voce sul web sull’esistenza di un menù segreto all’interno di WhatsApp. In effetti, sia su Android sia su iOS, esiste un menu che si può visualizzare solo tenendo premuto a lungo l’icona dell’app. Questo menù però esiste da anni e non è certo segreto: è il solito menu che permetteva (e permette tutt’ora) di disinstallare l’app, cui sono state aggiunte alcune voci come l’accesso rapido ai contatti preferiti oppure ai widget e poco altro.


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Colossi tech, arriva il fondo europeo per le startup altamente tecnologiche https://www.business.it/fondo-europeo-startup-altamente-tecnologiche/ Wed, 15 Feb 2023 21:39:48 +0000 https://www.business.it/?p=109948 Arriva il fondo europeo per le startup tecnologiche. Il Gruppo Bei (che si compone delle due anime della Banca europea per gli investimenti, Bei, assieme al fondo Fei) ha lanciato il suo “Fondo di fondi” a sostegno dei campioni della tecnologia nell’ambito dell’ETCI-European Tech Champions Initiative, ovvero per finanziare la crescita di tutte quelle aziende… Read More »Colossi tech, arriva il fondo europeo per le startup altamente tecnologiche

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Arriva il fondo europeo per le startup tecnologiche. Il Gruppo Bei (che si compone delle due anime della Banca europea per gli investimenti, Bei, assieme al fondo Fei) ha lanciato il suo “Fondo di fondi” a sostegno dei campioni della tecnologia nell’ambito dell’ETCI-European Tech Champions Initiative, ovvero per finanziare la crescita di tutte quelle aziende tecnologiche che già non sono più startup e hanno ora bisogno di fare il salto verso la consacrazione a livello globale. Oltre che dal gruppo Bei, la nuova iniziativa è stata promossa in collaborazione con Italia, Germania, Francia, Spagna e Belgio. Il Fondo dei fondi ha ottenuto impegni iniziali per 3,75 miliardi di euro: 500 milioni di euro dal Gruppo BEI e 3,25 miliardi dagli Stati membri aderenti. L’Italia contribuisce con €150 milioni. Le dimensioni del fondo sono destinate a crescere e ad attrarre nuovi impegni in futuro: sia da altri Stati membri, sia da operatori privati.

Come funziona il fondo europeo per le startup tecnologiche
Il Fondo rafforzerà i mercati europei del capitale di rischio in fase di scale-up, colmando le attuali lacune per le imprese dell’alta tecnologia nell’accesso ai finanziamenti di importi superiori a 50 milioni di euro. Per raggiungere questo obiettivo, l’ETCI metterà in comune le risorse pubbliche degli Stati membri partecipanti e del Gruppo BEI per effettuare investimenti in Fondi di capitale di rischio su larga scala. Questi ultimi a loro volta forniranno finanziamenti per la crescita ai campioni tecnologici europei. Come ha riportato il quotidiano La Repubblica, in Italia, secondo l’ultimo rapporto di Italian Tech Alliance e Growth Capital, nel settore Fintech si sono registrati i tagli medi di investimenti maggiori e ci si ferma a 13 milioni.
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“L’Italia crede nelle capacità delle start up dell’alta tecnologia e nella necessità di sostenere la loro crescita sui mercati mondiali. Per questo abbiamo investito 150 milioni nell’Iniziativa dei Campioni Tecnologici Europei: il Fondo promuove un mercato dei capitali per aiutare le startup a consolidarsi e crescere tenendo saldo nel tempo il rapporto con l’Europa. È un passo importante per costruire un’industria europea più forte, con un’autonomia strategica più marcata. Ed è questa la direzione di marcia che dobbiamo avere nei prossimi anni”, ha affermato il Ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso.
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“È un passo che risponde direttamente alle esigenze del mercato italiano. La vitalità delle startup nel nostro Paese degli ultimi anni va sostenuta. Dobbiamo aiutare le nostre imprese ad affrontare la successiva fase di crescita ed eventuale quotazione sui mercati. L’iniziativa europea va in questa direzione: realizzare un ecosistema di venture capital capace di consolidare la crescita delle aziende europee e renderle sempre più competitive sui mercati internazionali”, ha concluso il Ministro.



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Stop auto benzina e diesel: ecco cosa succederà alle vecchie vetture dal 2035 https://www.business.it/stop-auto-benzina-e-diesel-cosa-succedera-vecchie-vetture/ Wed, 15 Feb 2023 20:59:58 +0000 https://www.business.it/?p=109936 Stop per auto benzina e diesel in Europa. Dopo l’ok definitivo dal Parlamento europeo, dal 2035 si fermeranno tutte le auto e furgoni a benzina e diesel. La mobilità in Europa sarà regolata dai due pilastri dell’Euro 7 e del piano Fit for 55, il primo destinato a regolare le emissioni inquinanti in senso ampio… Read More »Stop auto benzina e diesel: ecco cosa succederà alle vecchie vetture dal 2035

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Stop per auto benzina e diesel in Europa. Dopo l’ok definitivo dal Parlamento europeo, dal 2035 si fermeranno tutte le auto e furgoni a benzina e diesel. La mobilità in Europa sarà regolata dai due pilastri dell’Euro 7 e del piano Fit for 55, il primo destinato a regolare le emissioni inquinanti in senso ampio dal 2025, il secondo ad azzerare le emissioni di CO2, con il conseguente bando alla vendita di vetture a motorizzazione termica entro il 2035. Dunque da quella data in poi, quelli che circoleranno nel Vecchio continente dovranno essere veicoli a zero emissioni di co2. Ma quali effetti avrà sul mercato lo stop alle auto benzina e diesel dal 2035? Di cosa dovranno tenere conto i consumatori nell’acquisto di una nuova vettura? E cosa succederà alle vecchie macchine a benzina e diesel?

Stop auto benzina e diesel: arrivano gli incentivi sui nuovi acquisti
Per incentivare la transizione green, nel 2026 sarà valutata anche la possibilità di mantenere motori ibridi o che utilizzano gli ecocarburanti (e-fuels). I produttori di nicchia potranno invece continuare a vendere i loro veicoli con i tradizionali motori termici fino al termine del 2035. Avranno così un anno in più di tempo per adeguarsi. Per chi invece produce meno di mille veicoli l’anno è prevista un’esenzione totale dalle nuove disposizioni Ue. Inoltre, il bonus Zlev per concedere obiettivi più bassi di riduzione delle emissioni alle case automobilistiche che producono auto a zero emissioni e ibride sarà adattato. Ci saranno diverse tappe a scalare dal 2025 al 2029, fino ad arrivare alla sua eliminazione nel 2030.


Verso un’Europa più green
La proposta europea introduce un’esenzione per i piccoli costruttori, nonché garantisce anche una deroga del 10% per i veicoli pesanti che circolano in condizioni atmosferiche difficili. Il testo base prevede di ridurre del 100% le emissioni di auto e furgoni nuovi che emettono CO2 nel 2035. I veicoli leggeri con motore a combustione, alimentate a benzina e diesel, non potranno più essere immatricolati. Andando nel dettaglio della nuova riforma green, entro il 2030 i costruttori dovranno ridurre del 55% le emissioni delle nuove auto immesse sul mercato e del 50% quelle dei nuovi veicoli commerciali. Inoltre Bruxelles presenterà entro il 2035 una metodologia per valutare e comunicare i dati sulle emissioni di CO2 durante tutto il ciclo di vita delle auto e dei furgoni venduti sul mercato continentale. Ogni due anni la Commissione europea pubblicherà una relazione sulla mobilità a zero emissioni.
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Che fine faranno le nostre vecchie vetture?
Per chi possiede già un autoveicolo a benzina o diesel potrà continuare ad usarla. E fino al 31 dicembre 2024 potrà anche acquistarne una nuova. In termini finanziari però, le auto a benzina o diesel sono destinate a subire un’importante svalutazione di prezzo in vista del 2035. E quindi il mercato, sia della vendita che della permuta, sia per l’usato che per il nuovo, dovrà subire un restringimento, che renderà difficile a chi lo voglia la vendita tout court dell’auto.
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Attualmente in Italia le immatricolazioni di auto elettriche rappresentano solo il 2,6% del totale del mercato. La colpa sta probabilmente nel fatto che attualmente i costi per l’acquisto di un’auto elettrica comportano un investimento minimo di 20 mila euro, cifra certo non accessibile a tutti. Per quanto riguarda il costo delle ricariche, i prezzi oscillano dai 40 ai 70 centesimi per Kwh. Il pieno di una 500 elettrica con batteria da 42 Kwh costa fino a 33 euro. Il costo per chilometro percorso ammonta a 10 centesimi (ovvero lo stesso del diesel).


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Auto benzina e diesel saranno fuorilegge: lo stop alle vendite dal 2035 https://www.business.it/auto-benzina-e-diesel-fuorilegge-stop-vendite-dal-2035/ Tue, 14 Feb 2023 18:29:21 +0000 https://www.business.it/?p=109835 Auto benzina e diesel saranno fuorilegge dal 2035. Il Parlamento europeo ha dato oggi il via libera definitivo alla misura, che ha l’obiettivo di ridurre le emissioni di CO2 e fa parte del pacchetto di misure green chiamato Fit for 55. A diventare vietati alla vendita, saranno quindi tutti i veicoli con motore termico, alimentato… Read More »Auto benzina e diesel saranno fuorilegge: lo stop alle vendite dal 2035

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Auto benzina e diesel saranno fuorilegge dal 2035. Il Parlamento europeo ha dato oggi il via libera definitivo alla misura, che ha l’obiettivo di ridurre le emissioni di CO2 e fa parte del pacchetto di misure green chiamato Fit for 55. A diventare vietati alla vendita, saranno quindi tutti i veicoli con motore termico, alimentato a benzina o a diesel. La norma in Assemblea plenaria ha ricevuto 340 voti favorevoli, 279 contrari e 21 astenuti. Ma cosa prevede la nuova norma? La misura stabilisce il percorso che si dovrà seguire per azzerare le emissioni di CO2 delle nuove auto e i nuovi furgoni. È previsto anche un obiettivo intermedio: entro il 2030 le emissioni complessive dovranno essere ridotte del 55% per quel che riguarda le auto e de 50% per i furgoni, rispetto ai livelli del 2021.

Addio alle auto a benzina e diesel
Entro il 2025 la Commissione europea presenterà un metodo attraverso cui le istituzioni saranno in grado di calcolare e comunicare i dati sulle emissioni rilasciate durante il ciclo di vita di una macchina o di un furgone in vendita sul mercato. Sarà sempre compito della Commissione, ma entro dicembre 2026, monitorare il divario tra i limiti fissati dalla normativa e i valori reali sul consumo di carburante ed energia di ogni Stato membro. Inoltre, presenterà un’ulteriore metodologia rivolta ai costruttori con le regole per l’adeguamento.
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Cosa fare se si possiede una macchina diesel o benzina
Come già detto in precedenza, la nuova normativa europea prevede che dal 2035 sarà vietato vendere nuove auto e nuovi furgoni che abbiano un motore a diesel o a benzina. Questo divieto, comunque, riguarderà solamente i veicoli nuovi: non ci sarà il divieto di vendere un’auto usata, ad esempio. In più, la norma non ha a che fare in nessun modo con un divieto di circolazione: il testo non fa riferimento a nessun limite per la circolazione delle auto a benzina o a diesel, e chiunque possieda questo tipo di macchina o furgone potrà continuare a usarla.
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L’unico divieto, dunque, riguarderà la produzione di veicoli nuovi. Per questo, a doversi adeguare alla legge saranno soprattutto le grandi aziende automobilistiche, così come le aziende manifatturiere che forniscono loro le parti per costruire auto. Entro 12 anni dovranno aver cambiato in modo radicale il loro modo di produrre, abbandonando tutto ciò che riguarda le auto a benzina e diesel per rivolgersi, invece, alla produzione di auto alimentate in modo diverso e meno inquinante, dall’idrogeno all’elettrico.



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Mutui, la svolta del tasso fisso: ecco cosa conviene adesso https://www.business.it/mutui-la-svolta-del-tasso-fisso-ecco-cosa-conviene-adesso/ Tue, 14 Feb 2023 17:50:46 +0000 https://www.business.it/?p=109828 La linea che divide i costi tra tasso fisso e quello variabile si fa sempre più sottile, segnando una svolta del tasso fisso nel mercato dei mutui. Colpa dei nuovi provvedimenti al rialzo della Bce, che hanno portato il tasso variabile a sorpassare quello fisso, in una corsa che sembra essere destinata a proseguire ancora.… Read More »Mutui, la svolta del tasso fisso: ecco cosa conviene adesso

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La linea che divide i costi tra tasso fisso e quello variabile si fa sempre più sottile, segnando una svolta del tasso fisso nel mercato dei mutui. Colpa dei nuovi provvedimenti al rialzo della Bce, che hanno portato il tasso variabile a sorpassare quello fisso, in una corsa che sembra essere destinata a proseguire ancora. La svolta del tasso fisso non succedeva dal 2008: il tasso variabile dei mutui è diventato più caro di quello fisso, confermando il suo crescente peso come onere finanziario nelle voci di spesa delle famiglie. Vista l’attuale situazione di quasi parità tra tasso fisso e quello variabile, viene probabilmente spontaneo pensare che sia conveniente scegliere un tasso fisso per il proprio mutuo. In realtà la scelta è più complessa di così. Infatti la fluttuazione dei tassi di interesse sui mutui sono in continua fluttuazione, e vista la lunga durata di un mutuo, l’attuale di interesse del tasso fisso potrebbe non rivelarsi così conveniente nel lungo periodo. Ma allora oggi cosa conviene scegliere tra un tasso fisso e quello variabile? Per poter rispondere a questa domanda bisogna innanzitutto capire le cause dell’impennata del tasso variabile.

La corsa del tasso variabile
Come ha riportato il quotidiano online QuiFinanza, l’attuale situazione è frutto del tentativo da parte della Banca centrale europea di contrastare l’inflazione troppo elevata. L’obiettivo è farla tornare al 2%. Da qui la decisione del Consiglio direttivo di rialzare progressivamente i tassi di riferimento. Come ampiamente previsto, dopo la misura di settembre 2022 si è registrato a febbraio un nuovo ritocco di 50 punti base (ne abbiamo parlato qui). Un aumento che ha portato i tassi di interesse sulle operazioni di rifinanziamento principali al 3%, quello sui prestiti marginali al 3,25% e quello sui depositi presso la banca centrale al 2,50%. Ma per il mese di marzo è già stato annunciato un ulteriore rialzo, della medesima portata.
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La svolta del tasso fisso
In base ai calcoli di QuiFinanza, attualmente un mutuo a tasso fisso per 30 anni che copre il 70% del valore della casa viene offerto tra il 3,5 e il 3,7% dalle banche che offrono le condizioni più vantaggiose. Invece, i tassi variabili legati all’Euribor a tre mesi sono offerti con spread a partire dall’1,10%, cioè, ai valori attuali, da oltre il 3%, e sono destinati a salire. Di norma, la differenza di costo tra tasso fisso e quello variabile si dovrebbe aggirare dai 100 a 200 punti. Negli ultimi anni però questa differenza si era già molto ridotta, ma adesso quella linea che divide e due tipologie di tassi si è stretta ancora e molto rapidamente. La convergenza tra i due tassi avviene a parità di spread poiché l’Eurirs (il parametro di riferimento dei fissi) a 30 anni è ormai più basso dell’Euribor a 3 mesi.
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Tasso fisso o variabile: cosa conviene fare
Secondo il quotidiano online, sulla base dell’attuale situazione finanziaria, appare comprensibile come le famiglie stiano optando per il mutuo a tasso fisso, che non essendo soggetto a volatilità garantisce maggiori certezze nella programmazione delle spese. C’è da dire tuttavia che la controparte bancaria non sempre è accomodante. Questo perché non appena il costo del denaro invertirà la curva il cliente potrebbe decidere di surrogare il mutuo. In ogni caso, è proprio il passaggio da fisso a variabile rappresenta oggi la via più prudente da percorrere. Una mossa dall’esito comunque non scontato: per obbligare la banca a rinegoziare alle condizioni previste dalla Legge di Bilancio 2023 (stessa durata e stesso debito residuo del mutuo in corso, tasso fisso calcolato allo spread del variabile più l’Eurirs di periodo) occorre avere un Isee massimo di 35mila euro, compatibile solo con i mutui più bassi.



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Bollette, offerte a prezzo fisso tornano finalmente sul mercato: ecco le novità https://www.business.it/offerte-a-prezzo-fisso-tornano-sul-mercato/ Tue, 14 Feb 2023 13:44:32 +0000 https://www.business.it/?p=109796 Con i ribassi sui prezzi dell’energia, risputano sul mercato le offerte a prezzo fisso diventate ormai una rarità. Con i primi segnali positivi dal mercato, gli operatori vedono la luce in fondo al tunnel della crisi energetica e, in questo clima di fiducia, stanno ricominciando a prendersi qualche rischio in più offrendo il prezzo bloccato… Read More »Bollette, offerte a prezzo fisso tornano finalmente sul mercato: ecco le novità

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Con i ribassi sui prezzi dell’energia, risputano sul mercato le offerte a prezzo fisso diventate ormai una rarità. Con i primi segnali positivi dal mercato, gli operatori vedono la luce in fondo al tunnel della crisi energetica e, in questo clima di fiducia, stanno ricominciando a prendersi qualche rischio in più offrendo il prezzo bloccato per 12 o 24 mesi, molto più spesso per 12 mesi. Tra le compagnie che hanno aggiornato al ribasso le loro tariffe offrendo l’opportunità di un’offerta a prezzo fisso, ci sono le compagnie NeN e Sorgenia.

Le offerte a prezzo fisso
Con l’ondata positiva sui mercati dell’energia, la compagnia NeN ha recentemente comunicato una buona notizia per i suoi futuri clienti: ha aggiornato i prezzi della sua offerta, ancor prima della scadenza, passandoli da 0,418 €/kWh (per l’energia elettrica) e 1,72 €/Smc (per il gas) a 0,299 €/kWh e 1,27 €/Smc. Grazie a questi cambiamenti, le prossime bollette di luce e gas potrebbero registrare un visibile calo. Tra l’altro quella che propone NeN, è una delle poche offerte a prezzo fisso attualmente presenti nel mercato: recentemente infatti è diventato sempre più raro trovare questo genere di tariffe. Dunque quella di NeN dunque sembrerebbe essere un’eccezione alla regola del momento.
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Dal canto suo, anche Sorgenia ha deciso di abbassare i prezzi della sua offerta indicizzata, con uno spread per l’energia elettrica davvero basso, quasi pari allo zero. L’offerta Sorgenia Next Energy Sunlight, essendo indicizzata, segue le fluttuazioni del mercato: questo significa che al calare del prezzo all’ingrosso dell’energia, anche la bolletta sarà meno cara. È stato fissato uno sconto fedeltà dal 5% fino al 20% sui servizi commerciali, destinato ai clienti Sorgenia più affezionati.
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Anche Poste Italiane lancia le “sue” bollette a prezzi bloccati
Una nuova debuttante sul mercato dell’energia è invece Poste Italiane, che si appresta a rivoluzionare il mercato con le sue tariffe fisse per 12-24 mesi. Il meccanismo è stato spiegato dagli esperti de Il Sole 24 ore secondo i quali “l’offerta vedrà un prezzo bloccato per due anni, con la possibilità di avere una rata costante per 12 mesi a prescindere dai consumi“. Come ha spiegato sempre il quotidiano economico, “La rata viene costruita sulla base della media dei consumi dell’anno precedente. A fine anno si traccia il consuntivo: se i consumi sono stati superiori all’esercizio antecedente la rata viene rimodulata al rialzo tenendo conto del differenziale aggiuntivo. Se invece i consumi sono scesi la rata si riduce. In alternativa è possibile azzerare ogni mese il differenziale pagando una rata a prezzo fisso che contabilizzati consumi effettivi e quindi può risultare di importo variabile”.


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Fenomeno infuencer parassiti, la rivolta: “Anche turisti chiedono lo sconto in cambio della recensione positiva” https://www.business.it/fenomeno-infuencer-parassiti-basta-scroccare-gratis/ Mon, 13 Feb 2023 21:00:14 +0000 https://www.business.it/?p=109757 Aumenta il fenomeno infuencer parassiti. Ammettiamolo, chi non ha mai dato un occhiata alle recensioni di un determinato prodotto o servizio prima di prenotare o acquistare qualcosa. Il fenomeno delle recensioni online fatte dai clienti stessi è un fenomeno ampiamente diffuso. In fondo chi è più adatto a consigliare un prodotto o un servizio se… Read More »Fenomeno infuencer parassiti, la rivolta: “Anche turisti chiedono lo sconto in cambio della recensione positiva”

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Aumenta il fenomeno infuencer parassiti. Ammettiamolo, chi non ha mai dato un occhiata alle recensioni di un determinato prodotto o servizio prima di prenotare o acquistare qualcosa. Il fenomeno delle recensioni online fatte dai clienti stessi è un fenomeno ampiamente diffuso. In fondo chi è più adatto a consigliare un prodotto o un servizio se non chi lo ha provato prima di te? Le recensioni sul web sono così importanti per i consumatori odierni che condizionano pesantemente sulla scelta di acquisto o meno. Va da sé che una recensione positiva basta a dare una spinta alla reputazione e quindi anche alle entrate economiche di un’azienda. E questo avviene ancor di più se la persona che recensisce positivamente è anche una persona famosa sul web. Questo modus operando lo conoscono bene gli influencer, che ormai sempre più spesso in cambio di una recensione positiva, scroccano i loro prodotti e servizi gratis alle aziende. Nel campo della ristorazione però, a questo modo di fare alcuni chef non ci stanno più. Come il caso dello chef messicano Edgar Núñez che, la scorsa estate, ha definito “scrocconi internazionali” tutti quegli influencer che chiedono cene gratis mangiando a sbafo promettendo in cambio una recensione positiva sui social.

Ad analizzare il Fenomeno infuencer parassiti è Il Messaggero, che ha ripercorso alcuni casi di ristoratori e albergatori che hanno rifiutato di piegarsi a questo meccanismo. Uno dei casi più recenti è quello dello chef stellato Lele Usai, che ha pubblicato la richiesta ricevuta da una blogger, in cui chiede un pranzo gratis per un gruppo previsto di 5-7 persone in cambio di promozione sui propri profili social. “Se vorrete venire presso uno dei nostri ristoranti ne saremo lieti, ma sia chiaro: pagherete il conto come tutti i nostri ospiti. Questo vi consentirà anche di essere liberi quando racconterete sui vostri canali l’esperienza fatta da noi. Si chiama onestà intellettuale senza conflitti d’interessi”, ha replicato Usai in un post diventato virale.
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Chef in rivolta contro influencer
Di Fenomeno infuencer parassiti ne ha parlato di recente anche Francesco Facchinetti: “Questa moda allucinante dei personaggi famosi che vanno in giro a scrocco deve finire, basta”, ha affermato Facchinetti su TikTok. Se il fenomeno è così diffuso, però, è anche perché molti ristoratori e albergatori non possono fare altro che piegarsi a questo genere di richieste. Come ha riportato il Messaggero, Alessandro Circiello, portavoce di Federcuochi ha affermato: “Il rapporto con gli influencer può essere utile per alcuni ristoratori. A chi, poco noto, apre un’attività può essere utile vederla promossa da chi ha molti contatti. Lo è meno per gli stellati che hanno già un pubblico preciso”.


Fenomeno infuencer parassiti: anche i turisiti vogliono lo sconto
Dagli chef in rivolta contro influencer, si sta passando anche alla rivolta di altri settori. Sì perché il fenomeno degli influencer parassiti, sta pian piano colpendo anche quelle categorie che influencer non sono ma che minacciano lo stesso la recensione positiva o negativa in base al tipo di convenienza ricevuta dall’attività. Ad esempio, come ha raccontato il presidente di Federalberghi, Bernabò Bocca, “In alcuni alberghi, ci sono clienti, per lo più stranieri, che, al momento di pagare il conto, chiedono uno sconto consistente, minacciando recensioni negative online alla struttura in caso di rifiuto”. Come ha riportato il quotidiano, questi clienti non sono influecer, ma semplici turisti. “Una recensione negativa si bilancia solo con molti giudizi positivi – ha spiegato Bernabò -. Se un albergo è grande e ha grande seguito online, la questione è pressoché irrilevante, ma se è piccolo o aperto da poco, il danno può essere considerevole”.


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Concessioni balneari, Europa attacca l’Italia: “Assicurare parità e concorrenza” https://www.business.it/concessioni-balneari-europa-attacca-litalia/ Thu, 09 Feb 2023 20:27:10 +0000 https://www.business.it/?p=109475 La Commissione europea torna a bacchettare l’Italia sul tema delle concessioni balneari. All’indomani del via libera della commissione Bilancio e affari costituzionali del Senato alla proroga di un anno delle concessioni balneari (sino al 31 dicembre 2024, dunque), un portavoce di Bruxelles ha voluto “Ribadire che il diritto Ue richiede che le norme nazionali sui… Read More »Concessioni balneari, Europa attacca l’Italia: “Assicurare parità e concorrenza”

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La Commissione europea torna a bacchettare l’Italia sul tema delle concessioni balneari. All’indomani del via libera della commissione Bilancio e affari costituzionali del Senato alla proroga di un anno delle concessioni balneari (sino al 31 dicembre 2024, dunque), un portavoce di Bruxelles ha voluto “Ribadire che il diritto Ue richiede che le norme nazionali sui servizi assicurino la parità di trattamento degli operatori, promuovano l’innovazione e la concorrenza leale e proteggano dal rischio di monopolio delle risorse pubbliche“. Come ha riportato Ansa, sempre in merito alle Concessioni balneari, l’Europa ha ricordato come una procedura d’infrazione contro Roma sia stata già aperta a causa del mancato rispetto della direttiva Bolkestein, e ulteriori rinvii non migliorano la situazione.

Concessioni balneari: Europa richiama ancora l’Italia
In passato, in merito alle concessioni balneari l’Europa si era già esposta contro l’Italia. Come aveva riportato l’Ansa, un portavoce dell’Ue aveva dichiarato a gennaio: “Il diritto Ue richiede che le norme nazionali in materia di servizi assicurino la parità di trattamento degli operatori senza alcun vantaggio diretto o indiretto per operatori specifici, promuovano l’innovazione e la concorrenza leale e proteggano dal rischio di monopolizzazione delle risorse pubbliche”. Il nodo della questione nasce dal fatto che questo ulteriore prolungamento dell’attuale regime non concorrenziale violerebbe le norme europee e gli impegni assunti nel Pnrr. “Cittadini e imprese hanno diritto a una procedura trasparente, imparziale e aperta al momento di decidere a quale impresa debba essere concesso il diritto di usare il suolo pubblico, in questo caso le spiagge”, ha aggiunto il portavoce Ue.
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L’accordo per la proroga delle concessioni balneari è arrivato di recente, dopo una riunione tra maggioranza e governo i relatori, la proroga di un anno per le concessioni balneari era arrivata da pochissimo. Il nuovo emendamento concerà più tempo, fino a fine luglio (guadagnando quindi 5 mesi in più) per la mappatura delle concessioni demaniali per l’esercizio della delega prevista dal ddl concorrenza. Nello stesso periodo sarà vietato procedere a bandi in attesa dei decreti attuativi sul riordino della disciplina in materia che saranno emanati comunque entro febbraio. L’intervento è stato inoltre completato con la proroga di un anno della messa a gara delle concessioni balneari, come previsto da un emendamento di Forza Italia, che verrà approvato da tutta la maggioranza.


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Concessioni balneari: arriva la proroga di 1 anno per la messa a gara https://www.business.it/proroga-per-le-concessioni-balneari-1-anno/ Wed, 08 Feb 2023 20:03:46 +0000 https://www.business.it/?p=109364 Arriva la proroga per le concessioni balneari. Dopo una riunione tra maggioranza e governo i relatori, al decreto Milleproroghe, passato all’esame delle commissioni Affari costituzionali e Bilancio riunite del Senato, sarà inserita la proroga di un anno per le concessioni balneari in essere. Il nuovo emendamento dunque concerà più tempo, fino a fine luglio (guadagnando… Read More »Concessioni balneari: arriva la proroga di 1 anno per la messa a gara

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Arriva la proroga per le concessioni balneari. Dopo una riunione tra maggioranza e governo i relatori, al decreto Milleproroghe, passato all’esame delle commissioni Affari costituzionali e Bilancio riunite del Senato, sarà inserita la proroga di un anno per le concessioni balneari in essere. Il nuovo emendamento dunque concerà più tempo, fino a fine luglio (guadagnando quindi 5 mesi in più) per la mappatura delle concessioni demaniali per l’esercizio della delega prevista dal ddl concorrenza. Nello stesso periodo sarà vietato procedere a bandi in attesa dei decreti attuativi sul riordino della disciplina in materia che saranno emanati comunque entro febbraio. L’intervento è stato inoltre completato con la proroga di un anno della messa a gara delle concessioni balneari, come previsto da un emendamento di Forza Italia, che verrà approvato da tutta la maggioranza. “Si sta trovando un punto di sintesi, d’intesa”, ha annunciato il senatore di FI e vicepresidente del Senato, Maurizio Gasparri a margine della riunione sui temi accantonati al Dl milleproroghe.

Fratelli d’Italia vicino ai balneari
Come ha riportato il Sole24Ore, Gianluca Caramanna, deputato e responsabile Turismo di Fratelli d’Italia, ha dichiarato: “Al termine di un percorso di ascolto con le associazioni maggiormente rappresentative del comparto balneare, Fratelli d’Italia ha preso atto della richiesta maggioritaria di procedere, all’interno del Dl Milleproroghe, con una proroga delle concessioni di un anno rispetto ai termini stabiliti dal ddl Concorrenza e pertanto sosterrà gli emendamenti di maggioranza che vanno in questa direzione”.
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La proroga per le concessioni balneari
Con l’emendamento presentato al decreto Milleproroghe, Fratelli d’Italia chiede di eliminare il termine del 31 dicembre 2023 ed estendere l’efficacia delle concessioni degli stabilimenti balneari fino al varo della riforma complessiva di settore. La proposta, che dovrebbe essere tra quelle segnalate dal partito, cancella l’attuale termine del 31 dicembre 2023 (fissato dalla legge sulla concorrenza e confermato dal Consiglio di Stato) per l’efficacia delle concessioni, stabilendo che “continuano ad avere efficacia fino all’approvazione della legge di riforma organica della relativa disciplina”.
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Il governo Draghi infatti, in concerto con le istituzioni europee, aveva stabilito che dal primo gennaio 2024 sarebbero state rimesse a gara le gestioni dei tratti di costa italiane. La maggioranza capeggiata da Giorgia Meloni, invece, ha deciso di posticipare l’appuntamento con i bandi al primo gennaio 2025.

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Superbonus 110%, crediti e cantieri ancora bloccati: ecco cosa sta succedendo https://www.business.it/crediti-del-superbonus-ancora-bloccati/ Wed, 08 Feb 2023 13:11:48 +0000 https://www.business.it/?p=109311 Superbonus 110%: ancora crediti e cantieri bloccati. E’ già, il meccanismo della cessione dei crediti legati ai bonus edilizi è infatti di fatto ancora fermo, per una valore di oltre 15 miliardi di euro di crediti ancora da recuperare. Senza i rimborsi, stanno aumentando sempre più i cantieri che son costretti a rimanere fermi o… Read More »Superbonus 110%, crediti e cantieri ancora bloccati: ecco cosa sta succedendo

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Superbonus 110%: ancora crediti e cantieri bloccati. E’ già, il meccanismo della cessione dei crediti legati ai bonus edilizi è infatti di fatto ancora fermo, per una valore di oltre 15 miliardi di euro di crediti ancora da recuperare. Senza i rimborsi, stanno aumentando sempre più i cantieri che son costretti a rimanere fermi o peggio sono sull’orlo del fallimento, a causa della mancanza di fondi. Una parte dei crediti del Superbonus ancora bloccati potrebbe essere sbloccata con l’aiuto delle Regioni, che si stanno attivando per comprarli e aiutare le imprese. Secondo l’Ance servono ulteriori interventi di questo tipo per evitare il fallimento di 25 mila imprese. Ma cosa si cela dietro le cause del blocco?

Il meccanismo del Superbonus
Il Superbonus 110% si basa su degli sconti fiscali scaturiti da dei lavori di ristrutturazione. Il meccanismo più diffuso per utilizzare il Superbonus, come anche degli altri bonus edilizi, è lo sconto in fattura: il proprietario dell’immobile non paga i costi di ristrutturazione, che invece anticipa l’azienda edilizia, la quale potrà poi o rivalersi sullo Stato attraverso uno sconto fiscale spalmato in diversi anni o, più comunemente, vendere questo credito nei confronti del fisco a un altro attore, prevalentemente le banche, che armandosi di pazienza ogni anno potrà pagare meno imposte fino a recuperare la spesa (ottenendo anche un guadagno).
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Crediti del Superbonus ancora bloccati: le cause
Come ha riportato Skytg24, fino a novembre 2021 non era previsto un limite agli scambi di questi crediti, causando in molti casi anche possibilità di frodare il fisco. Da allora la normativa ha fortemente ristretto la cessione, prima riducendone il limite a una sola per poi arrivare fino a 4. Per sbloccare i crediti incagliati il governo ha introdotto la possibilità di una quinta cessione, attraverso il decreto Aiuti quater, e la possibilità di fruire dell’agevolazione in 10 anni nel caso di comunicazioni inviate entro il 31 ottobre 2022. Il nodo della questione però è che le misure non sono state sufficienti. “I problemi sono iniziati nel 2021, dopo il decreto Antifrode che aveva bloccato la monetizzazione dei crediti. Poi c’è stato il blocco dell’acquisto dei crediti da parte di Poste e Cdp – ha detto la presidente dell’Ance, Federica Brancaccio, al Corriere della Sera – . Le regole sono cambiate tra le 17 e le 18 volte in un anno. Imprese e privati si sono trovati alle prese con un caos normativo. Il fatto che ora gli enti locali si stiano muovendo per cercare di trovare delle soluzioni ci dà il polso del problema economico e sociale che si sta creando. Ben vengano le iniziative da parte delle Regioni anche perché hanno la capacità di assorbire molti miliardi”.
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Meloni aveva promesso ma…


Qualche mese fa, Fratelli D’Italia si erano detti pronti a tutelare i diritti del Superbonus, e a migliorare le agevolazioni edilizie. Eppure stando alla situazione odierna, con i crediti incagliati da tempo e i conseguenti migliaia di cantieri a rischio di fallimento, sembrerebbe che il governo meloni si sia dimenticato qualcosa.


90mila i cantieri fermi
Il blocco dei crediti sta avendo un pesante impatto non solo sulle imprese, ma anche sui committenti e i professionisti. Secondo le stime dell’Associazione nazionale costruttori edili, ogni miliardo di crediti incagliati produce il blocco di circa 6.000 interventi (tra unifamiliari e condomini), con rischio di fallimento di almeno 1.700 imprese di costruzioni e la perdita di circa 9.000 occupati. “In un’ipotesi prudenziale di uno stock di crediti fiscali incagliati di 15 miliardi, gli effetti macroeconomici potrebbero essere estremamente preoccupanti: 25.000 imprese fallite e 130.000 posti persi nel settore delle costruzioni (tale stima non comprende i possibili fallimenti nelle imprese della filiera). Una simile situazione provocherebbe problemi su circa 90.000 cantieri”, ha spiegato l’associazione.


In merito ai crediti del Superbonus ancora bloccati, l’associazione Esodati del Superbonus, che rappresenta le istanze di un gruppo di cittadini, imprese e professionisti che sostengono di essere stati danneggiati dalle diverse modifiche al Superbonus introdotte dai vari governi, a fine dicembre ha chiesto al ministero dell’Economia e delle Finanze di avviare un tavolo tecnico di confronto.

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Bambini schiavi dello smartphone, le conseguenze: figli depressi e sempre più stressati https://www.business.it/bambini-schiavi-dello-smartphone-figli-depressi-e-stressati/ Tue, 07 Feb 2023 21:18:59 +0000 https://www.business.it/?p=109237 Quante volte vi sarà capitato di assistere (o di farlo in prima persona) ad una scena in cui un bambino piange ed il genitore per tranquillizzarlo gli lascia utilizzare il proprio smartphone? Sono tanti i genitori che al giorno d’oggi usano smartphone e tablet come “pacificatori o intrattenitori” dei propri figli se sono impegnati nelle… Read More »Bambini schiavi dello smartphone, le conseguenze: figli depressi e sempre più stressati

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Quante volte vi sarà capitato di assistere (o di farlo in prima persona) ad una scena in cui un bambino piange ed il genitore per tranquillizzarlo gli lascia utilizzare il proprio smartphone? Sono tanti i genitori che al giorno d’oggi usano smartphone e tablet come “pacificatori o intrattenitori” dei propri figli se sono impegnati nelle faccende di casa o nel lavoro, o magari per convincerli ad andare a letto. Sono altrettanto tanti però i genitori che non sono consapevoli dei danni che provoca ai giovani l’attaccamento perenne al cellulare, e di come possano facilmente diventare i bambini schiavi dello smartphone. Il 75% degli under 9 lo usa abitualmente, talvolta con i genitori accanto che ammettono di concederlo come premio se i figli sono agitati o arrabbiati. Dai dieci anni in su lo hanno praticamente tutti (96%). In questa fase mamme e papà raccontano di aver stipulato patti sui tempi, gli orari e i momenti nei quali i bambini possono usarlo con il parental control per limitare app e siti. Un terzo dei ragazzini delle medie, però, naviga già in totale autonomia, lontano dai genitori, ben prima dell’adolescenza. Questi sono solo alcuni dei dati che emergono da una ricerca condotta da Swg per Italian Tech, l’hub del gruppo Gedi, e Telefono Azzurro. Cellulari e smartphone seducono il bambino con le loro luci e i loro suoni, e attirano ogni briciolo della sua attenzione tenendolo impegnato per molto tempo senza che questo dia segni di insofferenza.

Bambini schiavi dello smartphone: le conseguenze
Molti sono i genitori però che non sono consapevoli dei danni che provoca ai giovani l’attaccamento perenne al cellulare. Le conseguenze infatti sono molteplici: si va dall’alienazione alle difficoltà a socializzare, empatizzare ed esprimersi, dalla scarsa autostima all’irascibilità, dalla depressione all’ansia e allo stress. Come ha riportato la ricerca, lo smartphone si usa moltissimo per noia, quando non si sa cosa fare, per imbarazzo, come scudo sociale, per estraniarsi pure quando si è in compagnia. E anche gli adulti non sono immuni: la nomofobia, ovvero il timore di restare sconnessi, spaventa molto o abbastanza tutti gli under 40, anche se i boomer non possono dirsi immuni, soprattutto nelle grandi città e tra i lavoratori.
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Dipendenza da smartphone come quella da droga
Alla domanda se lo smartphone possa considerarsi per i ragazzi “come la cocaina”, paragone contenuto in uno studio del Senato e ripreso dal ministero dell’Istruzione e del Merito, l’85% risponde che è un errore pensare che sia solo un problema dei giovani. Per due terzi andrebbe ridimensionato e i ragazzi trattati con più rispetto. E per la metà, forse, dietro quelle parole c’è la paura di un futuro che gli adulti non capiscono. In base a recenti studi però, quella che si sviluppa con un uso smodato di smartphone, tablet e PC è una forma di dipendenza a tutti gli effetti, non dissimile dalla dipendenza da tabacco, da alcol o da droghe.
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Cosa possono fare i genitori?
Ma come agire sui bambini schiavi dello smartphone? Sia che i nostri bambini siano già avvezzi alla tecnologia, sia che abbiamo cercato di tenerli il più possibile lontani dagli schermi, ci sono molte strategie che possono essere messe in campo per evitare che essi sviluppino una forma di dipendenza più o meno grave da smartphone e tablet. Innanzi tutto bisogna stabilire regole chiare sull’utilizzo dello smartphone. Mi raccomando, non serve diventare dei dittatori. Il segreto è stabilire delle routine e delle regole precise, che faremo rispettare con serenità, senza mostrarci aggressivi né dare punizioni severe se ogni tanto vi è qualche strappo. In secondo luogo, se il nostro bambino piange o fa i capricci, bisogna resistere all’utilizzo dello smartphone o del tablet come premio di consolazione, ma faremmo meglio ad ascoltarlo e a comprendere le sue esigenze e il suo disagio.


Inoltre devono essere i genitori i primi a dare il buon esempio. Non si può infatti pretendere che i figli ci ascoltino quando diciamo di mettere via il cellulare se noi genitori siamo i primi a vivere con lo smartphone sempre in mano. Infine fornite delle valide alternative: sequestrare il cellulare o impostare un limite di utilizzo giornaliero non serve a molto se non forniamo ai bambini alternative su come trascorrere il tempo in modo sano senza di esso.


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PNRR mancano 375 mila lavoratori: la soluzione? “Servono più immigrati” https://www.business.it/pnrr-mancano-i-lavoratori-servono-piu-immigrati/ Tue, 07 Feb 2023 19:15:27 +0000 https://www.business.it/?p=109230 La carenza di manodopera ormai convive con livelli ancora elevati di disoccupazione, eppure per realizzare i progetti del PNRR mancano all’appello 375 mila lavoratori qualificati da assumere da qui al 2026. A segnalarlo è Bankitalia, nel suo rapporto dedicato all’occupazione attivata dal Piano. La notizia è sicuramente positiva, visto significherà un aumento dell’occupazione nel nostro… Read More »PNRR mancano 375 mila lavoratori: la soluzione? “Servono più immigrati”

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La carenza di manodopera ormai convive con livelli ancora elevati di disoccupazione, eppure per realizzare i progetti del PNRR mancano all’appello 375 mila lavoratori qualificati da assumere da qui al 2026. A segnalarlo è Bankitalia, nel suo rapporto dedicato all’occupazione attivata dal Piano. La notizia è sicuramente positiva, visto significherà un aumento dell’occupazione nel nostro Paese, ma al tempo stesso cela un velo di negatività. Si perché trovare figure professionali così specializzate non è affatto semplice. In alcuni settori infatti potrebbe essere più difficile garantire livelli di competenze adeguati alla domanda generata dal PNRR. Questo è vero soprattutto in settori quali la ricerca e sviluppo e la produzione di computer, apparecchi elettrici e ottici, dove peraltro la variazione della domanda attivata dal PNRR nei prossimi sei anni sarebbe superiore alla variazione dell’occupazione registrata nel periodo 2014-19”.

PNRR: mancano i lavoratori
Secondo Bankitalia, gli investimenti del Pnrr produrranno una domanda aggiuntiva di 375mila occupati, di cui il 79% nel privato. Le maggiori opportunità arriveranno dalle costruzioni, che comprendono edilizia e ingegneria specializzata, dove nell’anno di picco (2025) si attende un’occupazione aggiuntiva di 95.600 unità, pari a circa il 10% del livello prepandemico del 2019. Crescite a due cifre si prevedono anche per la ricerca e sviluppo con 16.600 nuovi occupati concentrati nel 2024 (il 15,16% del livello pre pandemia) e nella produzione di computer, elettronica e ottica con 12.700 occupati nel 2025 (12,78%.del 2019). Tra i profili più richiesti ci sono quelli di operai, informatici, consulenti legali, esperti in ricerca e sviluppo.
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La soluzione di Bankitalia
Come fare dunque? Il report di Bankitalia indica due possibilità: “Investimenti significativi in politiche attive” e “flussi migratori consistenti”. Andando nel dettaglio, “politiche migratorie finalizzate all’attrazione di personale qualificato”, perché se per i 95 mila lavoratori in più (rispetto al 2019) che serviranno nelle costruzioni si potrà ovviare con seri e tempestivi interventi di formazione, per le qualifiche professionali più alte sarà più complicato trovare esperti dall’oggi al domani.
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Come ha riportato la Repubblica, ad una conclusione simile, per numeri e strategie, sono giunti anche la Fillea Cgil, gli edili del sindacato di Landini, con un report che sarà presentato domani al XX Congresso nazionale a Modena. “Noi calcoliamo un fabbisogno di 90 mila figure specialistiche nelle costruzioni per quest’anno e 150 mila da qui al 2026, ultimo anno del Pnrr”, ha detto il segretario generale Alessandro Genovesi. “Per i 70 mila operai e muratori basterà un corso di formazione rapido, ma per le altre figure non è così semplice. Un carpentiere ha bisogno di 6 mesi di formazione, un gruista di 8 mesi, un brillatore di un anno visto che maneggia dinamite”.


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Nasce l’IRA europeo: ecco in cosa consiste il nuovo sussidio basato sul modello americano https://www.business.it/ira-europeo-in-cosa-consiste-il-nuovo-sussidio/ Mon, 06 Feb 2023 19:57:47 +0000 https://www.business.it/?p=109112 Nasce l’Ira europeo sulla base dell’esempio americano. La notizia è arrivata da Parigi: gli Stati europei stanno convergendo verso una forma di finanziamento comunitario per fronteggiare i massicci sussidi statunitensi (e non solo) nel campo delle tecnologie verdi. Ad annunciare l’imminente creazione di un Inflation Reduction Act (IRA) “europeo” sul modello di quello Usa. “Siamo… Read More »Nasce l’IRA europeo: ecco in cosa consiste il nuovo sussidio basato sul modello americano

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Nasce l’Ira europeo sulla base dell’esempio americano. La notizia è arrivata da Parigi: gli Stati europei stanno convergendo verso una forma di finanziamento comunitario per fronteggiare i massicci sussidi statunitensi (e non solo) nel campo delle tecnologie verdi. Ad annunciare l’imminente creazione di un Inflation Reduction Act (IRA) “europeo” sul modello di quello Usa. “Siamo sul punto di avere questo Ira europeo, questo si giocherà al Consiglio europeo, nei prossimi giorni“, ha detto il ministro francese. Come ha riportato l’ansa, intervistato da radio France Inter, Le Maire si è mostrato fiducioso rispetto al piano presentato dalla Commissione europea per fronteggiare le centinaia di miliardi di dollari del grande piano Usa. Dal 1 gennaio 2023 infatti è entrato in vigore negli Usa di un pacchetto legislativo di circa 400 miliardi di dollari che agevolerà imprese e famiglie nella transizione green. Una quantità di sussidi senza precedenti, e che sta facendo tremare le industrie europee, e in particolare quelle dell’auto tedesche e francesi, che temono di non poter reggere la concorrenza. Basti pensare che l’Ira americano prevede un credito d’imposta di 7.500 dollari per l’acquisto di un’auto elettrica nuova, e di 4mila dollari per una usata.

Cos’è l’Inflation Reduction Act (IRA)?
Qualche mese fa, Biden ha firmato la legge sulla riduzione dell’inflazione (Inflation Reduction Act of 2022, IRA), che ha porta gli Stati Uniti a un passo gigantesco verso il raggiungimento degli obiettivi climatici previsti dall’Accordo di Parigi, contribuendo allo stesso tempo a stimolare lo sviluppo di una serie più ampia di tecnologie energetiche pulite critiche da diffondere a livello globale. Lo scopo finale dell’Inflation reduction act, è quello di convincere le imprese a tornare a investire negli Stati Uniti, oltre a concedere robuste agevolazioni fiscali alle famiglie per convincerle a comprare americano. Gli oltre 369 miliardi di dollari investiti nel disegno di legge contribuiscono a far progredire soluzioni climatiche come l’energia eolica e solare, l’energia nucleare, la cattura e lo stoccaggio dell’anidride carbonica, l’energia geotermica e i combustibili a zero emissioni di carbonio e includono importanti disposizioni per ridurre le emissioni di metano. Come ha detto il Presidente Biden, “l’IRA è l’azione più aggressiva di sempre per affrontare la crisi climatica e rafforzare la nostra sicurezza economica ed energetica“.
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IRA di Biden Vs IRA europeo
Come ha riportato il quotidiano online Scienza in rete, dopo una prima fase, in cui il piano di Biden era stato accolto positivamente sia a livello nazionale sia internazionale, i primi a protestare sono stati i sudcoreani nel mese di settembre 2022, poiché i veicoli elettrici prodotti da Hyundai in Corea del Sud resterebbero esclusi dal credito d’imposta previsto dall’IRA. Sul fronte europeo i più attivi sono stati il cancelliere tedesco Olaf Scholz e il presidente francese Emmanuel Macron. Già a fine ottobre i due erano d’accordo sul fatto che l’UE non poteva rimanere ferma se Washington portava avanti il suo piano. Sempre il presidente francese a dicembre ha accusato l’IRA di frammentare l’Occidente. Il piano americano, infatti, escluderebbe dal mercato anche prodotti europei, e sebbene Biden neghi che questo fosse l’obiettivo, alcune aziende europee hanno iniziato a investire negli Stati Uniti.


Il Vecchio continente reagisce: nasce l’IRA europeo
La preoccupazione per gli effetti dell’IRA è giunta sino a Bruxelles. Infatti, il 25 ottobre 2022 Bjoern Seibert, capo di gabinetto della presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, ha incontrato a Berlino il vice consigliere per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti, Mike Pyle, per discutere una serie di questioni prioritarie, tra cui la ricostruzione dell’Ucraina. Inoltre, durante l’incontro, Seibert e Pyle hanno lanciato la task force USA-UE sull’Inflation Reduction Act per affrontare le preoccupazioni sollevate dall’UE in relazione all’IRA. A inizio dicembre era circolata l’ipotesi che l’UE sollevasse la questione dell’IRA presso l’Organizzazione mondiale del commercio, mentre il presidente francese ha rilanciato l’idea, già proposta nel 2017, di un “Buy European Act”. In un discorso al World Economic Forum di Davos, la von der Leyen ha affermato che l’UE deve aumentare i fondi per le tecnologie pulite per contrastare la politica di aiuti americana e ha proposto modifiche temporanee alle norme sugli aiuti di Stato.
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Al momento però non ci sarebbe ancora un piano ben definito per il nuovo IRA europeo in arrivo. Intanto quello che sappiamo è che il piano europeo pubblicato il primo febbraio include proposte per aumentare i livelli di aiuti di Stato per consentire all’Europa di competere con gli Stati Uniti come hub di produzione di veicoli elettrici. Von der Leyen ha proposto di allentare le regole sugli aiuti di Stato per gli investimenti nelle energie rinnovabili fino alla fine del 2025, riconoscendo anche che non tutti i paesi dell’UE saranno in grado di offrire sussidi nella stessa misura della Francia o della Germania. Gli Stati membri dell’UE decideranno se vogliono sostenere le proposte della Commissione al vertice del 9-10 febbraio.

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Conti correnti, super rincari sulle spese di gestione: ecco le banche dove risparmiare https://www.business.it/rincari-sui-conti-correnti-ecco-banche-dove-risparmiare/ Mon, 06 Feb 2023 18:59:55 +0000 https://www.business.it/?p=109097 Nuovi rincari sui conti correnti. Dopo gli aumenti dei beni di largo consumo, adesso a salire le tariffe sono anche i beni finanziari. Tra questi ci sono i conti correnti bancari, che sono la tipologia di prodotto finanziario che nel 2022 ha subito il maggior balzo dei costi per i clienti provocando un aumento significativo… Read More »Conti correnti, super rincari sulle spese di gestione: ecco le banche dove risparmiare

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Nuovi rincari sui conti correnti. Dopo gli aumenti dei beni di largo consumo, adesso a salire le tariffe sono anche i beni finanziari. Tra questi ci sono i conti correnti bancari, che sono la tipologia di prodotto finanziario che nel 2022 ha subito il maggior balzo dei costi per i clienti provocando un aumento significativo della spesa per i risparmiatori italiani. A segnalare gli aumenti sono stati i risultati dell’ultima analisi di Altroconsumo per L’Economia del Corriere della Sera, che ha messo a confronto l’Icc (l’Indicatore dei costi complessivi annuo, standard, parametri della Banca d’Italia) del 31 gennaio scorso con quelli del 6 febbraio 2022 nello storico panel della sua banca dati. E i risultati della ricerca sono stati tutt’altro che positivi. “Il 2023 è iniziato male – ha detto Anna Vizzari, economista senior di Altroconsumo -. I costi salgono per l’aumento dei canoni, sul conto e sulle carte di pagamento. E i tassi attivi, come prevedevamo, malgrado le premesse ancora non si stanno adeguando alle variazioni Bce”.

Ecco quanto aumentano le spese di gestione
Il nuovo anno ha fatto registrare un sensibile aumento dei costi di gestione dei conti correnti. Tra i conti tradizionali la crescita è in media per tutti i profili dell’ 8.65% in un anno. Ma perché? Per Altroconsumo le cause sarebbero soprattutto per la crescita dei costi fissi. Resistono meglio ai rincari le banche online, che sono saliti in media del 2,2%. I rincari hanno colpito in particolare i giovani con uso medio della banca (+10%), categoria finora corteggiata, ma anche i pensionati (+7,9%) e le famiglie (+8,1%). Fra il conto più conveniente e il più caro la differenza sfiora i 200 euro. L’incremento riflette in parte l’inflazione, del 10,1% su base annua a gennaio. Da ricordare però che mancano ancora le decisioni (non ancora prese) sui tassi della Banca centrale europea.
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Rincari sui conti correnti: la fedeltà non ripaga, meglio cambiare conviene
L’indagine annuale di Banca d’Italia pubblicata a novembre 2022 e che si riferisce ai dati del 2021 ci dice che i conti aperti da più di 10 anni costano 113,60 euro l’anno, mentre i conti aperti nell’ultimo anno costano 64,90 euro (considerando anche quelli online). Dunque, i conti più vecchi costano il 75% in più di quelli nuovi. La fedeltà non paga. Vale la pena valutare quanto ci costa il nostro conto corrente e cercare sul mercato un conto più conveniente con il servizio online di Altroconsumo.
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La lista dei conti correnti low cost
Altroconsumo ha anche selezionato i conti più convenienti in assoluto, calcolando il costo per le famiglie su un profilo-tipo (accredito dello stipendio, domiciliazione delle bollette, dieci bonifici su altra banca, 12 rate del mutuo, 12 prelievi Atm, giacenza media annua di 4 mila euro). La notizia è che si può ancora pagare zero. In questa simulazione, per l’uso solo online l’Icc è azzerato da otto banche: Sistema, Progetto, Ifis, Megliobanca, Illimity, Ing, Webank, Bbva. Mentre l’offerta migliore per l’uso sia fisico sia online è di Sella con 18 euro all’anno, seguono Ibl (21,32 euro) e, alla pari, Banca Widiba e Unicredit (24).


Attenti allo scoperto: i tassi passivi fino al 23,7%
In questo scenario di rincari sui conti correnti, si sta allargando la forbice tra tassi attivi e passivi. Nel panel delle dieci banche Altroconsumo-L’Economia si notano picchi del 23,7% in Mps, 22,2% in Intesa (ma senza commissione d’istruttoria veloce), 21,55% in Unicredit. Quanto al rendimento, ci si può chiedere se il tasso medio allo 0,002% esprima una tendenza, visto che anche nel bollettino Abi di gennaio il tasso medio sui conti correnti di famiglie e società non finanziari è dato in crescita: dallo 0,02% allo 0,15% nel 2022.


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Luce e Gas con Poste Italiane: la super offerta di debutto a prezzi bloccati per ben 2 anni https://www.business.it/luce-e-gas-con-poste-italiane-debutto-a-prezzi-bloccati-per-2-anni/ Fri, 03 Feb 2023 23:45:34 +0000 https://www.business.it/?p=108885 Poste Italiane si lancia nel mercato dell’energia con un’offerta da capogiro. Da metà febbraio infatti si potrà avere luce e gas con Poste Italiane con la sua promozione a prezzo fisso, che permetterà di avere una rata costante per 12 mesi a prescindere dai consumi. Visti gli ultimi periodi di rincari bollette e fluttuazioni di… Read More »Luce e Gas con Poste Italiane: la super offerta di debutto a prezzi bloccati per ben 2 anni

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Poste Italiane si lancia nel mercato dell’energia con un’offerta da capogiro. Da metà febbraio infatti si potrà avere luce e gas con Poste Italiane con la sua promozione a prezzo fisso, che permetterà di avere una rata costante per 12 mesi a prescindere dai consumi. Visti gli ultimi periodi di rincari bollette e fluttuazioni di mercato dei prezzi dell’energia, sembra davvero convincete la proposta di Poste. Ma sarà veramente conveniente? Come ha riportato il quotidiano economico il Sole24ore, “l’offerta vedrà un prezzo bloccato per due anni, con la possibilità di avere una rata costante per 12 mesi a prescindere dai consumi. La rata viene costruita sulla base della media dei consumi dell’anno precedente. A fine anno si traccia il consuntivo: se i consumi sono stati superiori all’esercizio antecedente la rata viene rimodulata al rialzo tenendo conto del differenziale aggiuntivo. Se invece i consumi sono scesi la rata si riduce. In alternativa è possibile azzerare ogni mese il differenziale pagando una rata a prezzo fisso che contabilizzati consumi effettivi e quindi può risultare di importo variabile”. Secondo l’articolo il meccanismo studiato da Poste, oltre a fornire uno strumento di stabilità di spesa per le famiglie, cerca di introdurre un meccanismo virtuoso di riduzione dei consumi, in linea con quanto chiede la Commissione europea agli Stati membri.

Luce e gas con Poste Italiane: come funziona l’offerta
Il prezzo dell’offerta luce e gas di Poste Energia è un prezzo fisso bloccato per 24 mesi. La modalità di pagamento per il cliente prevede due opzioni: la prima è quella tradizionale con importo variabile di quanto consumato nel mese (offerta dalla quasi totalità degli operatori); la seconda opzione è quella innovativa a rata fissa che viene calcolata sulla base dei consumi dell’anno precedente e consente di pagare in maniera fissa per 12 mesi l’importo della bolletta mensile.
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Prezzo fisso indipendente dai consumi
Come ha spiegato il quotidiano economico, pagare luce e gas con Poste Italiane, con la sua offerta innovativa, implica che “La rata viene calcolata sulla base della media dei consumi dell’anno precedente. A fine anno si traccia il consuntivo: se i consumi sono stati superiori all’esercizio antecedente la rata viene rimodulata al rialzo tenendo conto del differenziale aggiuntivo – ha spigato ancora il Sole24ore -. Se invece i consumi sono scesi la rata si riduce. In alternativa è possibile azzerare ogni mese il differenziale pagando una rata a prezzo fisso che contabilizzati consumi effettivi e quindi può risultare di importo variabile”.
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Obbiettivo risparmio e riduzione dei consumi
Il meccanismo avrebbe anche l’obiettivo di ridurre i consumi. Se infatti il prezzo della rata fissa viene rimodulato di anno in anno in base ai consumi dei mesi precedenti è ipotizzabile che le famiglie cercheranno di contenere i consumi. Un meccanismo doppiamente virtuoso che permetterebbe alle famiglie italiane di spendere meno e contemporaneamente di ridurre i consumi, come nei piani della Ue.

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Arriva il Bonus POS 2023: ecco come funziona e chi può richiederlo https://www.business.it/bonus-pos-2023-ecco-come-funziona-e-chi-puo-richiederlo/ Fri, 03 Feb 2023 23:09:58 +0000 https://www.business.it/?p=108879 Tornano le agevolazioni per chi utilizza gli strumenti di pagamento elettronici. In particolare sono in arrivo delle agevolazioni sugli sgravi dei costi per coloro che hanno una attività e garantiscono questi strumenti di pagamento ai propri clienti. Stiamo parlando del nuovo Bonus POS 2023, che potrebbe far risparmiare un credito di imposta del 30% sulle… Read More »Arriva il Bonus POS 2023: ecco come funziona e chi può richiederlo

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Tornano le agevolazioni per chi utilizza gli strumenti di pagamento elettronici. In particolare sono in arrivo delle agevolazioni sugli sgravi dei costi per coloro che hanno una attività e garantiscono questi strumenti di pagamento ai propri clienti. Stiamo parlando del nuovo Bonus POS 2023, che potrebbe far risparmiare un credito di imposta del 30% sulle commissioni, per tutte le Partite Iva e imprese con fatturato fino a 400.000 euro annui. Questo nuovo sostegno ha l’obiettivo di aiutare questi soggetti nelle spese per consentire pagamenti tracciabili. La misura però è ancora in fase di elaborazione. Infatti, dopo l’ipotesi del Governo di limitarne l’utilizzo fissando una soglia di 60 euro, proposta però respinta dall’Unione Europea, ora si sta ragionando sull’introduzione di questo “Bonus POS”, ovvero nuovi incentivi sotto forma di credito d’imposta sulle commissioni. Non tutti però potranno accedervi. Infatti per usufruirne occorrerà rispettare alcuni requisiti soggettivi e patrimoniali. Dunque vediamo quali soggetti potranno accedervi e come fare per ottenere il nuovo rimborso.

Bonus POS 2023: ecco come funziona
Il bonus POS sarà dunque un credito di imposta. Si potrà usare solo in compensazione di debiti tributari, dal mese seguente a quello in cui è stata sostenuta la spesa. Ogni mese, la banca o altro istituto che fornisce il POS, è tenuto a inviare un documento con l’elenco delle operazioni e l’importo delle commissioni che sono state pagate. In questo modo si può conoscere la somma esatta su cui calcolare il 30% di bonus. Sempre gli istituti finanziari, oltre a comunicare l’importo, devono inviare la comunicazione anche all’Agenzia delle Entrate, in modo da dichiarare le commissioni percepite e le altre informazioni necessarie. Entro il giorno 20 del mese successivo a quello in cui sono state effettuate le transazioni, per ottenere il Bonus POS 2023 bisognerà mandare all’Agenzia delle Entrate l’importo delle transazioni eseguite e quindi il credito di imposta a cui si avrebbe diritto.
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Chi può accedere al Bonus
Per il momento il governo sta ancora decidendo quali misure specifiche mettere in campo per sostenere le imprese e gli esercenti, tuttavia è molto probabile l’arrivo del credito di imposta al 30%, già annunciato da diversi mesi. Come sarà possibile accedervi? Il Bonus POS 2023 potrà essere richiesto da professionisti, commercianti e artigiani che abbiano una partita iva aperta e uno specifico requisito patrimoniale. Tuttavia sarà necessario non aver superato 400.000 euro di ricavi durante il 2022.
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Come calcolare l’importo del rimborso
Ogni commerciante, quando un cliente acquista in negozio con carta di credito, paga una piccola commissione, che in base al fatturato dell’azienda può pesare di più o di meno sulle tasche dell’imprenditore, ed è proprio sulla commissione che bisogna calcolare l’importo del bonus POS 2023. In questo modo si può conoscere la somma esatta su cui calcolare il 30% del rimborso.


Come richiedere il Bonus POS 2023
La domanda pe il Bonus potrà essere presentata sia in autonomia, sia con il supporto di un commercialista esperto. Si attende ancora di conoscere invece i dettagli per l’erogazione, anche se con molta probabilità comporterà un credito da utilizzare in compensazione ad altri debiti fiscali. Come abbiamo detto in precedenza, il Bonus POS 2023 non sarà cumulabile quindi con il reddito, e quindi non rientrerà nella base imponibile per l’Irap.

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Boom di concorsi pubblici: la PA torna ad assumere ma 1 candidato su 6 rinuncia https://www.business.it/concorsi-pubblici-pa-torna-assumere-ma-1-su-6-rinuncia/ Fri, 03 Feb 2023 19:53:07 +0000 https://www.business.it/?p=108864 Dopo due anni di pandemia la PA torna ad assumere, ma 1 candidato su 6 rinuncia al posto fisso. Complice l’entrata a regime dello sblocco del turn over e la semplificazione delle procedure, rispetto all’epoca pre-Covid, la macchina dei concorsi pubblici è ripartita a pieno regime e a ritmi decisamente più intensi. Nonostante il posto… Read More »Boom di concorsi pubblici: la PA torna ad assumere ma 1 candidato su 6 rinuncia

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Dopo due anni di pandemia la PA torna ad assumere, ma 1 candidato su 6 rinuncia al posto fisso. Complice l’entrata a regime dello sblocco del turn over e la semplificazione delle procedure, rispetto all’epoca pre-Covid, la macchina dei concorsi pubblici è ripartita a pieno regime e a ritmi decisamente più intensi. Nonostante il posto fisso sia ancora ambito tra le nuove generazioni, è stato riscontrato un tasso di scopertura dei posti disponibili pari al 16,5%. A segnalarlo è stato il rapporto annuale del centro studi Formez, presentato giovedì 2 febbraio, che ha evidenziato dinamiche e un approccio al bando, sia da parte dei candidati che degli uffici pubblici, rinnovato e diverso rispetto al passato.

La PA torna ad assumere, ma in tanti i posti vacanti
In base ai dati della ricerca, il numero maggiore di posizioni vacanti è tra quelle a tempo determinato, una novità essendo requisito tra l’altro fondamentale secondo le regole europee per le selezioni del Pnrr, dove il dato sale al 20%. Si tratta di circa il doppio rispetto a quello che accade per le assunzioni a tempo indeterminato. Nel dettaglio, guardando ai profili richiesti, è emerso che per le assunzioni di informatici e tecnici sono oltre la metà, esattamente 6 su 10, i concorsi che rimangono vacanti. Ciò avviene anche nel 50% dei casi di ricerca di ingegneri, addirittura il 71,6% per gli architetti. Nella sezione giuridico-amministrativa, il vuoto scende al 14,6%.


Mancanza di candidati: ecco i motivi
Come anticipato dal Sole 24 Ore, il rapporto Formez ha mostrato che nel biennio 2021-2022 sono stati attivati 124 bandi pubblici con cui sono state cercate quasi 40 mila persone (per la precisione 39.759). Sono giunte oltre 2 milioni di domande pari a 641 mila candidati unici, ma nel 41,5% dei casi hanno presentato il proprio profilo per molteplici posizioni. Circa 60 mila persone hanno concorso per almeno 5 posti di lavoro, ben 1.381 sono stati selezionati in 15 bandi.
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Nella PA torna che torna ad assumere, il nuovo fenomeno che è emerso da tali dati è stata una sorta di concorrenza interna tra i diversi uffici dell’amministrazione pubblica, che devono rendersi attrattivi puntando su altri elementi. “Tra le principali ragioni di scelta c’è il trattamento economico – ha spiegato il presidente Formez, Alberto Bonisoli, durante la presentazione del rapporto -, anche se mettendo le diverse PA a confronto non emergono sostanziali differenze. Ciò che influisce è la localizzazione della sede, ma anche la reputazione: ci siamo accorti che questo elemento spesso prevale anche sul tipo di contratto”. Il presidente Formez, ha poi preso ad esempio un concorso al ministero dell’Economia e della Finanza, che ha riscontrato un notevole successo, anche se a tempo determinato, se messo a confronto con un Cufa (concorso unico per funzionari amministrativi) a tempo indeterminato.


PA: le prospettive professionali
“C’è un altro elemento che pesa sulla scelta dei candidati selezionato – ha aggiunto Bonisoli -: le prospettive professionali. Nel settore privato è normale che un’azienda racconti quale sarà il percorso del nuovo impiegato. Avere un percorso ben delineato inizia ad essere una richiesta frequente anche tra i candidati ai bandi pubblici”. A maggior ragione se accettare una posizione implica allontanarsi dal proprio luogo di origine: infatti, il 68% degli aspiranti dipendenti pubblici vive nelle regioni del Sud Italia e non è disposto al trasferimento al Nord se non per condizioni adeguate.

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Spoofing la nuova truffa digitale: ecco cos’è e come proteggersi dagli attacchi https://www.business.it/spoofing-la-nuova-truffa-digitale-ecco-cose-e-come-proteggersi/ Thu, 02 Feb 2023 22:26:06 +0000 https://www.business.it/?p=108757 Internet è ormai uno degli strumenti più utilizzati ai nostri giorni. Fondamentale sia sul fronte del lavoro che per quello dello svago, sono milioni gli utenti che ogni giorno si connettono alla rete. Spesso però non tutti sanno dei principali rischi a cui si è esposti frequentando le piazze virtuali. Le truffe informatiche infatti sono… Read More »Spoofing la nuova truffa digitale: ecco cos’è e come proteggersi dagli attacchi

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Internet è ormai uno degli strumenti più utilizzati ai nostri giorni. Fondamentale sia sul fronte del lavoro che per quello dello svago, sono milioni gli utenti che ogni giorno si connettono alla rete. Spesso però non tutti sanno dei principali rischi a cui si è esposti frequentando le piazze virtuali. Le truffe informatiche infatti sono ormai all’ordine del giorno, e tra queste una delle pratiche più usate c’è lo spoofing, la nuova truffa digitale. Questo termine identifica in ambito informatico un’ampia gamma di attacchi in cui un attore malevolo prevede di nascondere la propria identità fingendo di essere una fonte affidabile per ottenere accesso a informazioni riservate e dati sensibili, aggirando per l’impersonificazione ad esempio le regole di autenticazione basate su indirizzi IP e nomi host. Dunque fingendo di essere un’entità fidata, un attaccante potrebbe ingannare sia un operatore umano che un dispositivo (client/server). Di base però qualunque sia la strategia adottata dal truffatore online, tutte le forme di spoofing hanno un comune denominatore: sfruttare la fiducia della vittima per carpire o manipolare dati, rubare denaro, eludere i controlli di accesso alle reti, ottenere accesso a informazioni riservate e dati sensibili. Dallo spoofing però ci si può proteggere: ecco 3 consigli per difendersi dal pericoloso attacco digitale.

Spoofing la nuova truffa digitale: ma in cosa consiste?
Falsificare la propria identità digitale per rubare informazioni importanti o accedere a conti bancari. E’ questa la pratica definita spoofing, un termine utilizzato in vari composti, come spoofing dell’indirizzo IP (l’invio di messaggi a un computer usando un indirizzo IP che fa sembrare che il messaggio sia stato inviato da una fonte attendibile), spoofing di mail (la modifica dell’intestazione di una mail per farla sembrare proveniente da qualcuno o qualcosa di diverso dalla fonte effettiva) e spoofing del DNS (la modifica del server DNS al fine di dirottare un nome di dominio specifico verso un indirizzo IP diverso).


Come funziona lo spoofing?
Lo spoofing è un tipo di impersonificazione tecnologica che cerca di ingannare una rete o un essere umano per fargli credere che la fonte di determinate informazioni sia attendibile, quando invece non lo è. Gli hacker, ad esempio, possono utilizzare questa tecnica per inviarti mail che appaiono come provenienti da qualcuno di fidato, in modo da spingerti a fornire dati sensibili. Oppure, possono provare a sfruttare lo spoofing dell’IP e del DNS per spingere la tua rete a dirottarti su siti fraudolenti che infetteranno il tuo computer.
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Come si riconosce lo spoofing?
Come abbiamo detto in precedenza, lo spoofing può essere di varie tipologie, come spoofing dell’indirizzo IP, lo spoofing di email o lo spoofing del DNS. Quello delle mail è forse lo spoofing più semplice da riconoscere, in quanto attacca direttamente gli utenti. Quindi fate attenzione a qualsiasi email insolita: qualsiasi messaggio che richieda informazioni sensibili potrebbe nascondere un tentativo di spoofing, specialmente se richiede l’inserimento di nome utente e password. Ricorda, i siti legittimi non richiedono mai questi dati. Puoi anche verificare l’indirizzo mail per assicurarti che provenga da un account legittimo. Tuttavia, potresti non sapere mai di essere vittima dello spoofing dell’IP o del DNS, anche se tenere sott’occhio piccoli cambiamenti o comportamenti insoliti dovrebbe fornirti qualche sospetto.


Come prevenire lo spoofing, la nuova truffa digitale
La regola fondamentale nello spoofing è la prevenzione prima di tutto. Infatti per proteggerti da eventuali attacchi, basta usare il buon senso e la discrezione al momento di navigare in rete o di rispondere alle mail, anche quando pensi che siano fidate. Come ha riportato la pagina ufficiale di Avast, uno dei più noti software antivirus, basta tenere a mente queste tre regole per prevenire lo spoofing:
1) Fai sempre una verifica dell’indirizzo del mittente di qualsiasi mail sospetta
2) Tieni d’occhio tutti i tuoi siti web fidati, per notare aspetti o comportamenti insoliti
3) Non rispondere a mail che richiedono i dati del tuo account o le informazioni di login

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Stangata per le moto in arrivo: nuove regole con rincari di quasi 3000 euro https://www.business.it/stangata-per-le-moto-in-arrivo-previsti-rincari/ Thu, 02 Feb 2023 20:22:08 +0000 https://www.business.it/?p=108744 Rincari, rincari e ancora rincari. Dalla fine della pandemia e l’inizio della guerra in Russo-Ucraina, sembrerebbe che non ci sia settore che riesce a salvarsi dalla crisi dell’aumento dei prezzi. E questa in arrivo c’è una nuova stangata per le moto. Per gli italiani che già si trovano a fronteggiare il rincaro energetico, dei generi… Read More »Stangata per le moto in arrivo: nuove regole con rincari di quasi 3000 euro

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Rincari, rincari e ancora rincari. Dalla fine della pandemia e l’inizio della guerra in Russo-Ucraina, sembrerebbe che non ci sia settore che riesce a salvarsi dalla crisi dell’aumento dei prezzi. E questa in arrivo c’è una nuova stangata per le moto. Per gli italiani che già si trovano a fronteggiare il rincaro energetico, dei generi alimentari e dei carburanti, adesso saranno gli appassionati di moto a dover stringere maggiormente la cinghia. Le due ruote spesso si scelgono anche per motivi di necessità. Visto il traffico cittadino e la mancanza di parcheggi, sono in molti infatti che hanno optato per l’acquisto di un mezzo a due ruote, che in determinate situazioni si rivela certamente più comodo da utilizzare per spostarsi. Inoltre anche le istituzioni hanno fatto la loro parte per incentivare l’utilizzo di mezzo a due ruote visto che il più delle volte ha bassi consumi e anche basse velocità. Nei grandi centri urbani infatti è diventato indispensabile creare delle alternative all’uso della macchina. In sostanza un risparmio di soldi e tempo non indifferente che da questi giorni potrebbe non esserci più.

Arriva la stangata per le moto
La sgradita sorpresa interesserà milioni di cittadini. Come spiegato dalla testata specializzata Solo Motori, la notizia dei rincari è arrivata nelle scorse ore da Parigi, dove è stata presa una decisione molto criticata dai residenti. La notizia nello specifico i motociclisti parigini si sono visti costretti a pagare la sosta proprio come le auto. Sembra incredibile ma proprio in questi giorni il comune della capitale Francese ha deciso l’introduzione di numerose zone con aree di sosta a pagamento.
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Rincari fino a 3.000 euro all’anno per gli amanti delle due ruote
E i costi? Decisamente alti, visto che le tariffe possono arrivare in alcuni casi anche a 3 euro al giorno. Calcoli alla mano, la spesa annuale per un lavoratore che utilizza ogni giorno queste zone di sosta a pagamento potrebbe andare in contro ad una spesa di quasi 3000 euro. Visti gli ingenti possibili introiti, la stangata per le moto potrebbe presto essere replicata anche altrove, per migliorare i conti in rosso di tanti Comuni.


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Pensioni, arriva la batosta: a marzo previsti tagli con le nuove tabelle https://www.business.it/batosta-sulle-pensioni-marzo-previsti-tagli-con-nuove-tabelle/ Thu, 02 Feb 2023 19:04:08 +0000 https://www.business.it/?p=108734 Altro che aumenti, a marzo 2023 arriva la batosta sulle pensioni per tantissimi italiani. Nella Legge di Bilancio 2023 ha previsto un nuovo meccanismo di rivalutazione delle pensioni che, in base all’aumento dei prezzi al consumo, che favorisce gli assegni medio bassi e sfavorisce chi prende nel 2022 (e quindi non nel 2023) una pensione… Read More »Pensioni, arriva la batosta: a marzo previsti tagli con le nuove tabelle

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Altro che aumenti, a marzo 2023 arriva la batosta sulle pensioni per tantissimi italiani. Nella Legge di Bilancio 2023 ha previsto un nuovo meccanismo di rivalutazione delle pensioni che, in base all’aumento dei prezzi al consumo, che favorisce gli assegni medio bassi e sfavorisce chi prende nel 2022 (e quindi non nel 2023) una pensione di importo superiore a 2.101,52 euro. Infatti, il governo ha rivisto le percentuali di rivalutazione, tagliando l’importo per tutte le pensioni superiori a 4 volte il trattamento minimo. Inoltre, il nuovo meccanismo prevede l’applicazione della percentuale ridotta sull’intero importo, penalizzando ancora di più i pensionati.

Il sistema a 6 fasce
Da gennaio 2023 sono cambiate le regole sulla rivalutazione pensioni grazie ad nuovo sistema di calcolo a sei fasce che va o sostituire quello vecchio a tre fasce. Gli aumenti per gli assegni più bassi in base la nuovo meccanismo sono già partiti da gennaio 2023, mentre per tutti gli altri gli accrediti (a conguaglio) entreranno effettivamente nelle tasche dei pensionati a marzo. La rivalutazione dovuta all’inflazione è per intero solo per gli assegni fino a 2.101,52 euro (4 volte il minimo) con un tasso di riallineamento (ovvero un aumento) del 7,3%. Per gli importi superiori a 2.101,52 euro, viceversa, da marzo 2023 si applicano altre 5 fasce con un tasso di rivalutazione più basso, cha va dall’85% al 32% via via che l’assegno aumenta. In sostanza chi ha una pensione fino a 2.101,52 euro continuerà ad ottenere un beneficio pieno in termini di aumento, mentre chi ha una pensione più alta di 2.101,52 euro sarà svantaggiato perché l’aumento sarà inferiore rispetto a quello che avrebbe ottenuto con il precedente sistema di rivalutazione.


Batosta sulle pensioni: i tagli nel cedolino di marzo
Andando nel dettaglio, per quanto riguarda una pensione di 2.500 euro, che avrebbe dovuto aumentare di circa 180 euro al mese con le vecchie regole, con la nuova legge di Bilancio l’aumento sarà di 155 euro circa, con un taglio di 25 euro per mese. La vera batosta sulle pensioni arriva quelli che superano i 2.500 euro al mese: infatti la situazione peggiora per chi ha una pensione più elevata, per il quale le percentuali di rivalutazione sono state ulteriormente ridotte. Ad esempio, una pensione di 3.000 euro che con le vecchie regole avrebbe dovuto aumentare di 225 euro al mese, con la nuova legge aumenterà di soli 135 euro circa, con un taglio di 90 euro al mese.
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Per una pensione da 3.000 euro, con la vecchia rivalutazione sarebbe stato previsto un aumento di 208,34 euro, mentre con la nuova rivalutazione l’aumento sarà di 116,07 euro, con un taglio di circa 92 euro ogni mese. Infine, per una pensione da 4.000 euro, con la vecchia rivalutazione sarebbe stato previsto un aumento di 263,08 euro, mentre con la nuova rivalutazione l’aumento sarà di 170,80 euro, con un taglio di 92,28 euro ogni mese. Bisogna tenere a mente che tutte le cifre di cui abbiamo sopra parlato sono da considerare al lordo delle tasse. Dunque in definitiva, la Legge di Bilancio 2023 ha quindi modificato le regole di rivalutazione delle pensioni, comportando tagli per molte pensioni rispetto a quanto previsto in precedenza.


La tabella dei tagli di marzo

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Netflix dice stop alle password condivise: da marzo a rischio 100 milioni di utenti https://www.business.it/stop-password-condivise-su-netflix/ Wed, 01 Feb 2023 22:12:17 +0000 https://www.business.it/?p=108649 Era stata già annunciata svariate volte in passato, ma è ufficiale lo stop alle password condivise su Netflix. Per contrastare i “furbetti delle password”, la piattaforma di streaming americana ha deciso di mettere la parola fine alla condivisione delle password. Un fenomeno che, secondo le stime dell’azienda californiana, riguarda almeno 100 milioni di utenti che… Read More »Netflix dice stop alle password condivise: da marzo a rischio 100 milioni di utenti

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Era stata già annunciata svariate volte in passato, ma è ufficiale lo stop alle password condivise su Netflix. Per contrastare i “furbetti delle password”, la piattaforma di streaming americana ha deciso di mettere la parola fine alla condivisione delle password. Un fenomeno che, secondo le stime dell’azienda californiana, riguarda almeno 100 milioni di utenti che a sbafo hanno usufruito dei servizi della piattaforma pagando meno abbonamenti del previsto, contro 200 milioni di famiglie paganti. Il cambio di rotta è ormai vicino. A partire già da marzo infatti, gli utenti Netflix non potranno più condividere le credenziali di un account per guardare film e serie TV anche per chi è al di fuori del nucleo familiare.

Al via lo stop password condivise su Netflix
La notizia ufficiale è stata rilanciata dal portale Netflixmania.it. Un account Netflix “è destinato a persone che vivono insieme in un unico nucleo domestico”. E, ancora, “Le persone al di fuori del tuo nucleo domestico dovranno usare un account proprio per guardare Netflix”. La condivisione delle password è un problema che incide sui profitti, ma l’aumento degli abbonamenti nel 2020 aveva permesso all’azienda di evitare di affrontarlo. Con le entrate in calo quest’anno e la prima perdita di abbonati in 10 anni, il Ceo Reed Hastings ha deciso di correre ai ripari.


L’annuncio definitivo è contenuto in una lettera indirizzata agli azionisti datata 19 gennaio: a pagina 5, nel capitolo “Product and Pricing”, si legge che “nel corso del Q1 si prevede di iniziare con una più ampia diffusione dello sharing a pagamento”. Condividere l’account non sarà più gratis, dunque. La stretta alla condivisione dell’abbonamento è stata già sperimentata in Paesi come Cile, Costa Rica e Perù e ora approderà dunque anche in Italia. Il riferimento al Q1, cioè il primo trimestre di rendicontazione della società, ci permette di dire che lo stop partirà a marzo.
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Come Netflix monitorerà gli accessi
Nella pratica, per riuscire nell’intento, Netflix vuole avvalersi di nuovi strumenti in grado di monitorare con precisione gli accessi alla piattaforma. Si tratta di un complesso sistema che si basa sull’incrocio dei dati provenienti dagli indirizzi IP e ID dei dispositivi utilizzati per lo streaming. L’obiettivo è quello di stanare gli utenti estranei al nucleo famigliare che ha sottoscritto l’abbonamento.


Cosa cambierà da marzo per gli abbonati
Al momento, il piano di abbonamento varia in base al numero di dispositivi che si vogliono collegare contemporaneamente, ma non vengono imposti limiti al numero di dispositivi che si possono associare all’account. Con l’introduzione delle modifiche cambia innanzitutto l’interpretazione del termine “nucleo familiare“, con il quale si intenderà un gruppo di persone che vivono nella stessa casa. Per capirlo, nei test condotti negli Stati del Sud America il luogo di connessione è stato rilevato tramite l’indirizzo IP. Dopodiché, se l’anomalia fosse persistita per due settimane gli utenti avrebbero ricevuto una notifica con la proposta di cambiare l’indirizzo predefinito oppure di versare una tariffa aggiuntiva per poter utilizzare l’abbonamento in entrambe le abitazioni.


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Bollette gas in calo: a febbraio tariffe a meno 35%. Cosa aspettarsi in fattura nei prossimi mesi https://www.business.it/bollette-gas-in-calo-a-febbraio-tariffe-a-meno-35/ Wed, 01 Feb 2023 20:55:08 +0000 https://www.business.it/?p=108639 Buone sorprese sul fronte energetico: per il prossimo futuro sono previste infatti bollette del gas in calo, con riduzioni fino al 35% in meno in fattura. I consumatori che hanno contratti in regime tutelato potrebbero trovare uno sconto in fattura già nella bolletta di febbraio. Secondo l’Arera, l’Autorità di regolazione per energia reti e ambiente,… Read More »Bollette gas in calo: a febbraio tariffe a meno 35%. Cosa aspettarsi in fattura nei prossimi mesi

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Buone sorprese sul fronte energetico: per il prossimo futuro sono previste infatti bollette del gas in calo, con riduzioni fino al 35% in meno in fattura. I consumatori che hanno contratti in regime tutelato potrebbero trovare uno sconto in fattura già nella bolletta di febbraio. Secondo l’Arera, l’Autorità di regolazione per energia reti e ambiente, il costo dei consumi del mese di gennaio – in base al metodo di calcolo mensile in vigore solo da ottobre – potranno essere del 35% inferiori rispetto al mese di dicembre. Com’è noto, ormai, la previsione fatta dall’autorità si basa sull’andamento dei prezzi del gas sul mercato italiano all’ingrosso Psv, che da ottobre ha sostituito Ttf di Amsterdam. Sulle previsioni ottimistiche per le prossime bollette gas in calo, incide certamente il costo della materia prima è in ribasso rispetto i picchi della scorsa estate.

Bollette gas in calo: meno 35% sulla componente energia
Secondo quanto ha riportato Staffetta Quotidiana (Quotidiano delle Fonti di Energia), nei 31 giorni di gennaio la media del prezzo del Psv è stata di circa 67 euro al megawattora: quasi la metà rispetto ai 116 euro di dicembre. In questo modo e a parità delle altre componenti, il prezzo finale per i consumi di gennaio (che dovrebbe applicarsi in acconto anche per quelli di febbraio) dovrebbe attestarsi intorno a 97,75 centesimi di euro per metro cubo: come detto il 35% in meno rispetto a dicembre.
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Prezzo del gas in calo, ma perché?
Sulle prossime bollette gas in calo, secondo Gionata Picchio, vice-direttore di Staffetta Quotidiana, la motivazione principale è da riscontrarsi nell’elevato riempimento delle scorte che abbiamo in Italia (al 30 gennaio eravamo al 71,8% contro il 61,4 del 30 gennaio 2020), e alla domanda contenuta a causa delle temperature medie stagionali più elevate.


Cosa aspettarci in bolletta nei prossimi mesi
Dopo questi mesi turbolenti fatti di salite e discese dei prezzi in bolletta, la domanda che tutti si pongono è che cosa succederà nei prossimi mesi al prezzo del gas? Da questo punto di vista, anche Picchio, intervistato dal Corriere della Sera, è titubante: non si può sapere “anche perché, specialmente nel medio termine resta fragile l’equilibrio che ha fatto scendere i prezzi, che comunque restano il triplo dei livelli che famiglie e imprese consideravano normali”.

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Stangata sul bollo auto: con le nuove regole sanzioni salatissime per i ritardatari https://www.business.it/stangata-sul-bollo-auto-nuove-regole-sanzioni-salatissime/ Wed, 01 Feb 2023 19:50:33 +0000 https://www.business.it/?p=108621 Tra le scadenze fiscali annuali, per le famiglie italiane uno degli appuntamenti fissi è il pagamento del bollo auto, la tassa destinata a chi possiede un veicolo. Quest’anno però attenzione a dimenticarsi di pagare in tempo la tassa, perché si rischia una stangata sul bollo auto salatissima. Da quest’anno infatti per i ritardatari sono previste… Read More »Stangata sul bollo auto: con le nuove regole sanzioni salatissime per i ritardatari

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Tra le scadenze fiscali annuali, per le famiglie italiane uno degli appuntamenti fissi è il pagamento del bollo auto, la tassa destinata a chi possiede un veicolo. Quest’anno però attenzione a dimenticarsi di pagare in tempo la tassa, perché si rischia una stangata sul bollo auto salatissima. Da quest’anno infatti per i ritardatari sono previste delle pesanti conseguenze. Quella sugli arretrati è infatti una vera e propria stangata, e chi pensa di sistemare le cose con calma, si troverà a fare i conti con una spiacevolissima sorpresa. Ma quali sono le conseguenze previste per i ritardatari?

Stangata sul bollo auto: cosa succede se si paga in ritardo
Il bollo auto è forse la tassa automobilistica considerata tra le più odiate dagli italiani, ma è bene sapere a cosa si va incontro se si dimentica di pagarla per tempo. Da quest’anno infatti se il pagamento avviene in ritardo la stangata sul bollo auto è assicurata. A partire dal 1° gennaio 2023, chi non effettua il pagamento del bollo auto entro i termini prestabilisti dovrà fare i conti con una vera e propria batosta. Questo per via dell’aumento del tasso annuo da pagare. Entrando nel dettaglio, come si evince dal decreto del 13 dicembre 2022 del Ministero dell’economia e delle finanze, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 15 dicembre 2022: “La misura del saggio degli interessi legali di cui all’art. 1284 del codice civile è fissata al 5 per cento in ragione d’anno, con decorrenza dal 1° gennaio 2023″.
>>>> Caos passaporti, lunghe attese e partenze cancellate: ecco cosa sta succedendo

L’anno scorso il valore del saggio di interesse legale era pari all’1,25%. Un aumento non indifferente che finirà per pesare ulteriormente sulle tasche degli automobilisti. Onde evitare spiacevoli inconvenienti, pertanto, si consiglia di controllare la data di scadenza della tassa automobilistica in modo tale da procedere al relativo pagamento in tempo utile. A tal fine giunge in aiuto, ad esempio, un servizio dell’ACI che permette di controllare in qualsiasi momento lo stato di pagamento del bollo auto.


Come evitare la Stangata sul bollo auto?
Per non rischiare le stangata sul bollo auto citate sopra, è possibile usufruire dell’istituto del ravvedimento operoso. Si tratta di uno strumento che può essere utilizzo soltanto entro un anno dalla scadenza originaria del relativo pagamento, nel nostro caso del bollo auto. Con il ravvedimento operoso, oltre agli interessi di mora (con percentuale annua dello 0,3%), bisogna versare delle sanzioni ridotte, che aumentano al crescere del ritardo:
• con un ritardo fino a 14 giorni, la sanzione è pari allo 0,1% del bollo per ogni giorno di ritardo;
• tra il quindicesimo e il trentesimo giorno la sanzione è pari al 1,50%;
• tra i 30 e i 90 giorni, l’importo della sanzione sale all’1,67%;
• tra il novantesimo giorno ma entro un anno di ritardo la sanzione è del 3,75%;
Oltre un anno, come già detto, non è più possibile usufruire del ravvedimento operoso e si andrà incontro alla sanzione per l’omesso versamento.


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Caos passaporti, lunghe attese e partenze cancellate: ecco cosa sta succedendo https://www.business.it/caos-passaporti-italia-lunghe-attese-e-partenze-cancellate/ Tue, 31 Jan 2023 21:16:20 +0000 https://www.business.it/?p=108528 Si allungano drasticamente i tempi di attesa per ottenere il passaporto, con tempi di attesa biblici e le lunghe code agli sportelli di tutta Italia. Il caos passaporti sta provocando una valanga di disdette da parte dei viaggiatori impossibilitati così a partire, con un conseguente danno per tutto il comparto turistico. I tempi di attesa… Read More »Caos passaporti, lunghe attese e partenze cancellate: ecco cosa sta succedendo

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Si allungano drasticamente i tempi di attesa per ottenere il passaporto, con tempi di attesa biblici e le lunghe code agli sportelli di tutta Italia. Il caos passaporti sta provocando una valanga di disdette da parte dei viaggiatori impossibilitati così a partire, con un conseguente danno per tutto il comparto turistico. I tempi di attesa per ottenere il passaporto non sono certo mai stati brevi, ma attualmente in alcuni casi si arriva ad aspettare addirittura fino a sei mesi per un appuntamento con gli uffici della questura. Le cause di questo caos passaporti sono tutte da verificare. Intanto gli uffici preposti al rilascio del documento di viaggio, ingolfati da alcuni mesi e in diverse città d’Italia, stanno lavorando a pieno regime, con tanto di open day dedicati al rilascio dei passaporti, ma da Nord a Sud si moltiplicano le file e i tempi di attesa. Le situazioni peggiori si verificano nelle grandi città come Roma, Torino e Milano, ma i ritardi si contano ovunque. Ormai la gestione dei casi urgenti supera di gran lunga la fila ordinaria. Gli uffici cercano di aiutare chi deve partire in tempi brevi e ha fatto richiesta mesi prima, senza ottenere il rilascio del passaporto, una situazione piuttosto comune e difficile da gestire.
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caos passaporti Italia

Caos passaporti Italia: Le cause dei ritardi

Ma qual è la ragione che sta dietro a tutti questi ritardi? Per il ministro Piantedosi le cause sono diverse, e le agenzie viaggi denunciano disagi per il settore turistico. “L’incremento delle richieste di rilascio del passaporto elettronico – ha affermato il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi lo scorso 25 gennaio, nel corso del question time alla Camera – è stato determinato da una pluralità di cause, alcune contingenti, come la fine delle restrizioni post covid, altre di carattere strutturale, come la Brexit e, ancora, per la difficoltà, registratasi soprattutto nei comuni più popolosi, di conseguire in tempi rapidi la carta d’identità, con la conseguenza che il passaporto viene richiesto non solo ai fini dell’espatrio, ma anche per disporre di un documento di identità”.
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Enorme danno per il comparto turistico

Già provato dagli scorsi due anni di pandemia, a danneggiare il comparto turistico adesso ci si mette anche il caos passaporti. Infatti, oltre a rappresentare un disagio per i cittadini, la questione rischia di trasformarsi in un serio danno per le imprese del turismo, visto che in tantissimi ormai sono costretti a rinunciare al viaggio o peggio a desistere dal prenotare la vacanza. Secondo Assoviaggi, l’associazione del turismo organizzato Confesercenti, il caos dei passaporti avrebbe portato a 80mila disdette per un danno del valore di 150 milioni di euro subito dalle agenzie. A segnalare problemi all’associazione è stato il 96,5% delle agenzie contattate, che hanno riportato di aver visto aumentare da poco più di due a oltre cinque il numero delle settimane necessarie per fissare un appuntamento utile a farsi rilasciare il passaporto.


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Clamorosa sentenza contro Uefa e Fifa: “Abusano della loro posizione dominante” https://www.business.it/clamorosa-sentenza-contro-uefa-e-fifa-abusano-del-loro-dominio/ Tue, 31 Jan 2023 19:41:58 +0000 https://www.business.it/?p=108512 Grande vittoria per la Superlega al tribunale di Madrid. Nella clamorosa sentenza contro Uefa e Fifa, la Corte d’Appello provinciale di Madrid ha accolto il ricorso contro il 17mo Tribunale Commerciale e ha respinto l’opposizione della Uefa con una sentenza a favore della Super League. Manca ancora la decisione finale della Corte di Giustizia dell’Unione… Read More »Clamorosa sentenza contro Uefa e Fifa: “Abusano della loro posizione dominante”

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Grande vittoria per la Superlega al tribunale di Madrid. Nella clamorosa sentenza contro Uefa e Fifa, la Corte d’Appello provinciale di Madrid ha accolto il ricorso contro il 17mo Tribunale Commerciale e ha respinto l’opposizione della Uefa con una sentenza a favore della Super League. Manca ancora la decisione finale della Corte di Giustizia dell’Unione Europea sull’eventuale monopolio della Uefa nell’organizzazione del calcio europeo, ma intanto la sentenza del tribunale di Madrid parla chiaro su un possibile abuso di ingiustificato del proprio potere dominante. Nella pronuncia della sentenza contro Uefa e Fifa, pubblicata dal quotidiano sportivo As, i magistrati assicurano che “la Fifa e la Uefa non possono giustificare il loro comportamento anticoncorrenziale come se fossero gli unici depositari di certi valori europei, soprattutto se questo deve servire da una scusa per sostenere un monopolio dal quale poter escludere o ostacolare l’iniziativa di quella che aspira ad essere la sua concorrente, la Superlega”.

I tre magistrati componenti il collegio che ha emesso la sentenza contro Uefa e Fifa hanno anche aggiuto: “Quella che si avverte è un’azione che ha tutte le caratteristiche di un ingiustificabile abuso da parte di chi detiene una posizione dominante. Non possiamo presumere in questa procedura cautelare che il meccanismo di distribuzione degli utili utilizzato dalla Fifa e dall’Uefa, che non è controllata da un regolatore pubblico indipendente, costituisca necessariamente la miglior soluzione possibile per gli interessi generali dello sport”.
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“Inoltre – si legge ancora nella sentenza – non possiamo presumere in questa procedura cautelare che il meccanismo di distribuzione degli utili utilizzato da Fifa e Uefa, che non è contrassegnato o controllato da un regolatore pubblico indipendente, costituisce necessariamente il meglio possibile per gli interessi generali dello sport”. La sentenza contro Uefa e Fifa ha ordinato ad entrambe di “astenersi dall’adottare qualsiasi provvedimento o azione e dal rilasciare qualsiasi dichiarazione, nel corso del dibattimento del procedimento principale, che impedisca o ostacoli, direttamente o indirettamente, la preparazione o lo sviluppo della Superlega”.


La sentenza del tribunale di Madrid ha anche vietato Fifa e Uefa, “di annunciare o minacciare qualsiasi misura disciplinare o sanzionatoria nei confronti dei club, dirigenti e persone dei club e/o o giocatori che partecipano alla preparazione della Superlega”.


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Fondi pensione, crollano rendimenti nel 2022: perché va meglio chi ha tenuto il Tfr in azienda https://www.business.it/rendimenti-fondi-pensione-in-calo/ Mon, 30 Jan 2023 20:28:09 +0000 https://www.business.it/?p=108423 Il 2022 si è rivelato l’anno nero per i rendimenti dei fondi pensione, che tra ricadute del conflitto russo-ucraino, dalla crisi energetica e dal perdurare, seppure in forma più contenuta, della pandemia, hanno dovuto fare i conti con le fibrillazioni dei mercati azionari e obbligazionari. Ad un costante aumento degli iscritti, saliti a 9,2 milioni… Read More »Fondi pensione, crollano rendimenti nel 2022: perché va meglio chi ha tenuto il Tfr in azienda

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Il 2022 si è rivelato l’anno nero per i rendimenti dei fondi pensione, che tra ricadute del conflitto russo-ucraino, dalla crisi energetica e dal perdurare, seppure in forma più contenuta, della pandemia, hanno dovuto fare i conti con le fibrillazioni dei mercati azionari e obbligazionari. Ad un costante aumento degli iscritti, saliti a 9,2 milioni con una crescita del 5,4% sull’anno precedente, ha fatto da contraltare un vero e proprio crollo dei rendimenti dei fondi pensione nelle loro varie forme integrative, che in alcuni casi, nella valutazione complessiva dell’ultimo decennio, si sono mostrate meno competitive del Tfr. Infatti, il trattamento di fine rapporto si è rivalutato dell’8,3%, fenomeno legato a doppio filo con la crescita dell’inflazione. A rilevare il cambio di tendenza, è stata la Covip – Commissione di vigilanza sui Fondi Pensione, che ha riferito di rendimenti netti pari al -9,8% per i fondi negoziali, al -10,7% per i fondi aperti e del -11,5% per i PIP (Piani pensionistici individuali) di ramo III.

Ampliando invece lo sguardo, dal 2013 al 2022 il rendimento annuo composto, al netto dei costi di gestione e della fiscalità, è stato del 2,2% per i fondi negoziali, del 2,5% per i fondi aperti a fronte di una rivalutazione del Tfr del 2,4%. Inoltre, l’analisi Covip ha rilevato che a fine 2022 le posizioni presso le forme pensionistiche complementari sono 10,3 milioni, in crescita di 564mila unità, ovvero del 5,8% in più rispetto alla fine del 2021. Nei fondi negoziali si registrano 349mila posizioni in più rispetto alla fine dell’anno precedente (+10,1%), per un totale di 3,806 milioni. Un incremento che dipende fortemente dall’apporto della adesioni contrattuali, ovvero quelle basate sui contratti collettivi con iscrizione automatica dei nuovi assunti e il versamento di un contributo minimo a carico del datore di lavoro.
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Restando nel campo dei rendimenti dei fondi pensione, per quanto riguarda le risorse destinate alle prestazioni dei fondi di previdenza integrativa risultano pari a 205 miliardi euro al 31 dicembre 2022, ovvero – 7,7 miliardi (-3,6%) rispetto a dicembre dell’anno precedente. Nei fondi negoziali, l’attivo netto è di 61,1 miliardi di euro (-6,5%), esso ammonta a 28 miliardi nei fondi aperti (-3,2%) e a 45,1 miliardi nei PIP “nuovi” (+2,6%). Nell’anno appena trascorso i contributi incassati da fondi negoziali, aperti e PIP sono stati pari a 13,9 miliardi di euro (+4,2% al 2021). L’aumento si registra in tutte le forme pensionistiche, variando dal 4,5% per i fondi negoziali, al 7,8% per i fondi aperti, al 2% per i PIP.


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Etichetta del vino come il bugiardino dei medicinali: la proposta di Lollobrigida https://www.business.it/unetichetta-del-vino-come-il-bugiardino-dei-medicinali/ Mon, 30 Jan 2023 19:24:07 +0000 https://www.business.it/?p=108404 Un’etichetta per il vino come un bugiardino dei medicinali, con sopra i pro e i contro dell’assunzione di alcol. E’ stata questa la proposta di Francesco Lollobrigida, ministro dell’Agricoltura e della sovranità alimentare, in un punto stampa al Consiglio Agricoltura e pesca di Bruxelles, dopo l’incontro avuto con il ministro dell’Agricoltura irlandese Charlie McConalogue, in… Read More »Etichetta del vino come il bugiardino dei medicinali: la proposta di Lollobrigida

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Un’etichetta per il vino come un bugiardino dei medicinali, con sopra i pro e i contro dell’assunzione di alcol. E’ stata questa la proposta di Francesco Lollobrigida, ministro dell’Agricoltura e della sovranità alimentare, in un punto stampa al Consiglio Agricoltura e pesca di Bruxelles, dopo l’incontro avuto con il ministro dell’Agricoltura irlandese Charlie McConalogue, in merito all’etichettatura delle bevande alcoliche in Irlanda. “Un’etichetta che assomiglia ad un bugiardino dei medicinali, che spieghi cosa fa di positivo e quali possono essere i danni collaterali”, ha detto Lollobrigida durante l’incontro. “Noi non siamo per non informare, ma per informare correttamente. Questa è la differenza che passa tra uno stigma e un’etichetta che informa in maniera idonea la persona”, ha aggiunto ancora il ministro.

La soluzione di Lollobrigida
Se la normativa andasse in porto per tutti i paesi dell’Unione europea, per l’Italia che è tra i primi esportatori di vino in Europa, sarebbe un danno inestimabile. Dunque da qui, il ministro Lollobrigida ha evocato come soluzione quella di usare un’etichetta del vino stile bugiardino che metta in evidenza tanto i benefici tanto i danni del prodotto alcolico come si fa con i medicinali. “L’elemento che distinguiamo fra il consumatore e la persona è che la persona ha capacità di discernimento – ha spiegato il ministro -. Noi riconosciamo la soggettività delle scelte, la persona deve essere messa in condizione di avere un’informazione completa. L’etichetta che specifica che il vino nuoce gravemente alla salute, o l’alcool nuoce gravemente alla salute è un’informazione parziale”.
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In Irlanda è già legge
C’è però un paese in Europa dove le nuove etichette salutiste per gli alcolici sono già legge. Entro il 2026, sulle bottiglie di vino e di altri alcolici venduti in Irlanda dovranno essere apposte nuove etichette che avvertano le persone dei rischi legati al consumo di queste bevande. Il nuovo provvedimento sanitario ha ottenuto il via libera dalla Commissione europea, che non si è opposta al progetto presentato lo scorso anno da Dublino, ma ha scatenato la rabbia degli agricoltori e dei produttori di vino in Italia e l’opposizione di Francia e Spagna. Infatti, il via libera è arrivato nonostante i pareri contrari di Italia, Francia e Spagna e altri sei Stati Ue, che considerano la misura una barriera al mercato interno, e l’annuncio della stessa Commissione di iniziative comuni sull’etichettatura degli alcolici nell’ambito del piano per battere il cancro.


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Ricchezza degli italiani inferiore al resto dell’Ue: lo studio Istat-Bankitalia https://www.business.it/ricchezza-degli-italiani-inferiore-a-resto-ue-lo-studio-istat-bankitalia/ Fri, 27 Jan 2023 19:18:57 +0000 https://www.business.it/?p=108224 Famiglie italiane meno ricche rispetto gli altri paesi dell’unione europea. A segnalarlo è stato il recente rapporto Istat-Banca d’Italia: alla fine del 2021 la ricchezza netta delle famiglie italiane, misurata come somma dei attività reali (abitazioni, terreni) e finanziarie (depositi, titoli, azioni) al netto delle passività finanziarie, era pari a 10.422 miliardi, ossia 176 mila… Read More »Ricchezza degli italiani inferiore al resto dell’Ue: lo studio Istat-Bankitalia

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Famiglie italiane meno ricche rispetto gli altri paesi dell’unione europea. A segnalarlo è stato il recente rapporto Istat-Banca d’Italia: alla fine del 2021 la ricchezza netta delle famiglie italiane, misurata come somma dei attività reali (abitazioni, terreni) e finanziarie (depositi, titoli, azioni) al netto delle passività finanziarie, era pari a 10.422 miliardi, ossia 176 mila euro pro capite. La ricchezza è aumentata di oltre 300 miliardi a valori correnti rispetto all’anno precedente (+3%), proseguendo il trend del 2019 non interrotto dalla pandemia.

Meno ricchezza per le famiglie italiane
Nella nota Istat-Bankitalia c’è una precisazione: in termini reali la ricchezza si è ridotta dell’1,1%, in controtendenza rispetto al 2020 (+1,7%), e in rapporto al reddito è scesa da 8,71 a 8,66. Inoltre stando ai dati, le passività finanziarie delle famiglie italiane sono aumentate del 3,7%, superando a fine 2021 la soglia dei 1.000 miliardi. “Si è osservato in particolare un incremento della componente dei prestiti (+3,8%)”, ha sottolineato ancora l’indagine.


Secondo l’indagine, le attività reali, pari a 6.186 miliardi di euro, sono aumentate dello 0,3% a prezzi correnti (+16 miliardi), soprattutto per effetto delle abitazioni (+0,4%; +23 miliardi), il cui valore ha registrato una crescita per la prima volta dal 2012. Il valore degli immobili non residenziali si è invece ridotto (-1,5%), proseguendo la fase di contrazione in atto dal 2012. Le attività finanziarie (5.237 miliardi) hanno segnato una crescita più robusta rispetto a quelle reali, pari al 6,6% (per un controvalore di 325 miliardi), trainata prevalentemente dalle azioni (+150 miliardi) e dalle quote di fondi comuni (+89 miliardi).
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Ricchezza degli italiani pro capite inferiore ad altri Paesi
Misurata in rapporto alla popolazione, la ricchezza netta pro capite delle famiglie italiane alla fine del 2021 era inferiore a quella di tutti gli altri Paesi, ad eccezione della Spagna (dove l’ultimo dato disponibile è del 2020). Secondo il rapporto Istat-Banca d’Italia, dal 2018, la crescita della ricchezza pro capite è stata modesta per le famiglie di Francia, Regno Unito, Germania e Italia e più sostenuta per le famiglie canadesi e statunitensi, grazie alla dinamica favorevole delle attività finanziarie. Negli ultimi anni, soprattutto nel 2021, la crescita per l’Italia è risultata inferiore rispetto a quella degli altri Paesi.


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A gennaio clima di fiducia dei consumatori in calo, ma aumenta quello per le imprese https://www.business.it/clima-di-fiducia-dei-consumatori-in-calo-ecco-tutti-i-dettagli/ Thu, 26 Jan 2023 20:53:52 +0000 https://www.business.it/?p=108132 Torna a diminuire il clima di fiducia dei consumatori, mentre aumenta quello per le imprese. A segnalare il trend in calo è una recente indagine Istat, la quale, per gennaio 2023, ha stimato una diminuzione dell’indice del clima di fiducia dei consumatori passato da 102,5 a 100,9, dopo due mesi consecutivi di crescita. Secondo l’istituto,… Read More »A gennaio clima di fiducia dei consumatori in calo, ma aumenta quello per le imprese

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Torna a diminuire il clima di fiducia dei consumatori, mentre aumenta quello per le imprese. A segnalare il trend in calo è una recente indagine Istat, la quale, per gennaio 2023, ha stimato una diminuzione dell’indice del clima di fiducia dei consumatori passato da 102,5 a 100,9, dopo due mesi consecutivi di crescita. Secondo l’istituto, il ripiegamento dell’indice “è dovuto soprattutto ad un’evoluzione negativa delle opinioni sulla situazione personale”. Se il clima di fiducia dei consumatori è in diminuzione, al contrario invece, i dati Istat hanno segnato una controtendenza nell’indice composito del clima di fiducia delle imprese passato da 107,9 a 109,1. “Il clima di fiducia delle imprese aumenta per il terzo mese consecutivo – ha spiegato l’istituto – raggiungendo un livello superiore alla media del periodo gennaio-dicembre 2022”.

Andando nel dettaglio, per quanto riguarda il clima di fiducia dei consumatori, l’istituto di statistica ha sottolineato che tutte le serie componenti l’indice di fiducia dei consumatori sono in peggioramento eccetto le aspettative sulla situazione economica generale e quelle sulle disoccupazione. I quattro indicatori calcolati mensilmente a partire dalle stesse componenti riflettono le variazioni registrate dalle singole variabili: il clima economico e il clima futuro aumentano (rispettivamente da 106,3 a 107,6 e da 108,2 a 108,6); il clima personale e quello corrente calano, nell’ordine, da 101,2 a 98,6 e da 98,6 a 95,7.


In riferimento alle imprese invece, il clima di fiducia migliora in tutti i comparti ad eccezione del commercio al dettaglio. In particolare, i servizi di mercato e le costruzioni registrano gli incrementi più marcati (l’indice passa da 102,4 a 104,2 e da 156,6 a 158,8 rispettivamente); nella manifattura si stima un aumento dell’indice da 101,5 a 102,7 mentre nel commercio al dettaglio la fiducia è in peggioramento (l’indice passa da 112,4 a 110,3).
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Considerando le componenti dei climi di fiducia calcolati per ogni comparto economico indagato, l’Istat rileva che nei servizi di mercato e nella manifattura tutte le variabili sono in miglioramento. Nelle costruzioni i giudizi sugli ordini si deteriorano e le attese sull’occupazione aumentano. Infine, nel comparto del commercio al dettaglio, i giudizi sulle vendite sono stimati in deciso miglioramento e le scorte di magazzino sono giudicate in accumulo; le attese sulle vendite, invece, diminuiscono.

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Statua di Ercole riaffiora nel parco dell’Appia Antica: la sensazionale scoperta https://www.business.it/statua-di-ercole-riaffiora-nel-parco-dellappia-antica-la-sensazionale-scoperta/ Thu, 26 Jan 2023 19:21:08 +0000 https://www.business.it/?p=108113 Una antichissima statua di Ercole riaffiora casualmente dagli scavi di Parco Scott a Roma. In questi mesi è in corso un intervento di bonifica del condotto fognario da parte di Gruppo Acea e Bacino Sud, ma gli addetti ai lavori mai si sarebbero aspettati il sorprendente ritrovamento archeologico. “Una statua marmorea a grandezza naturale che,… Read More »Statua di Ercole riaffiora nel parco dell’Appia Antica: la sensazionale scoperta

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Una antichissima statua di Ercole riaffiora casualmente dagli scavi di Parco Scott a Roma. In questi mesi è in corso un intervento di bonifica del condotto fognario da parte di Gruppo Acea e Bacino Sud, ma gli addetti ai lavori mai si sarebbero aspettati il sorprendente ritrovamento archeologico. “Una statua marmorea a grandezza naturale che, per la presenza della clava e della leontè, la pelle di leone che ne copre il capo, possiamo senz’altro identificare con un personaggio in veste di Ercole”. A dare la notizia del ritrovamento mercoledì scorso, è stato il canale social Facebook del Parco Archeologico dell’Appia Antica. Più nel dettaglio, la statua di Ercole è stata trovata a circa venti metri di profondità nell’area di Parco Scott “dopo settimane di movimentazioni di terra di riporto completamente priva di reperti di interesse archeologico”, perciò in maniera del tutto inaspettata. Una graditissima sorpresa anzitutto per Federica Acierno, la 27enne archeologa che sta seguendo il cantiere, oltre che per l’intero staff del Parco Archeologico.

D’altronde Roma è un’inesauribile macchina del tempo, e infatti non è questa la prima volta che capita di ritrovare “regali dal passato” durante lavori di ordinaria manutenzione. In questo caso, come ha fatto sapere il parco archeologico dell’Appia Antica, il reperto è stato infatti scoperto dopo settimane di movimentazioni di terra di riporto completamente priva di reperti di interesse archeologico. Nell’area Acea gruppo con Bacino sud srl da alcuni mesi ha avviato un cantiere per la bonifica del condotto fognario. La struttura, piuttosto vecchia, è collassata in più punti, provocando anche l’apertura di pericolose voragini nel parco e smottamenti della collina. Per risolvere il problema, che ha causato un prolungato transennamento d’una parte di Parco Scott, sono stati avviati lavori che hanno comportato il movimento d’una grande quantità di terra.
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“Siamo certi di trovarci di fronte a una giacitura secondaria – ha detto al Corriere della Sera la funzionaria Francesca Romana Paolillo –, il contesto stratigrafico non è quello originario”. La statua di Ercole è stata inavvertitamente collocata sotto Parco Scott proprio durante i lavori di costruzione del condotto fognario, nella prima metà del Novecento. “Ai tempi non c’era alcun controllo archeologico – ha illustrato Paolillo –, perciò poteva capitare. Adesso abbiamo spostato il reperto in uno dei nostri depositi e stiamo vagliando diverse ipotesi per ricostruirne la provenienza e la datazione”. Secondo la funzionaria però, al momento, è ancora troppo presto per sbilanciarsi: “La statua deve essere lavata, dopodiché procederemo per confronti. Quel che ci pare già evidente dalle caratteristiche del volto, comunque, è che rappresenti una figura vestita da Ercole, non l’eroe mitologico stesso”.


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Stangata sugli ortaggi in arrivo: dai carciofi ai peperoni, ecco tutti i rincari https://www.business.it/stangata-sugli-ortaggi-dai-carciofi-ai-peperoni-ecco-tutti-i-rincari/ Wed, 25 Jan 2023 21:25:29 +0000 https://www.business.it/?p=108033 Arrivano nuovi rincari per le famiglie italiane, e ancora una volta tra i settori più colpiti rischia di rientrare l’agricoltura. Questa volta infatti sono i prezzi di frutta e verdura a segnare dei notevoli aumenti, decretando per il prossimo futuro l’arrivo di una nuova stangata sugli ortaggi che colpirà i portafogli di famiglie ed imprese.… Read More »Stangata sugli ortaggi in arrivo: dai carciofi ai peperoni, ecco tutti i rincari

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Arrivano nuovi rincari per le famiglie italiane, e ancora una volta tra i settori più colpiti rischia di rientrare l’agricoltura. Questa volta infatti sono i prezzi di frutta e verdura a segnare dei notevoli aumenti, decretando per il prossimo futuro l’arrivo di una nuova stangata sugli ortaggi che colpirà i portafogli di famiglie ed imprese. Nonostante le prime settimane del nuovo anno mostravano ribassi per i prezzi di alcune delle principali materie prime alimentari scambiate nel mercato italiano, il carrello della spesa riparte la sua corsa al rialzo. In particolare, dalle elaborazioni realizzate da Bmti sui listini all’ingrosso rilevati dalle Borse Merci e dalle Camere di commercio mettono in evidenza la crescita a gennaio su base mensile dei prezzi di alcuni ortaggi: dai carciofi (+12%) alle cime di rapa (+28,9%), dai peperoni lunghi gialli (+27,1%) agli spinaci ricci (+31%) e le zucchine scure lunghe (+45,6%). Rispetto allo scorso anno, però, dalle elaborazioni di Bmti sui dati rilevati nei mercati all’ingrosso della Rete Italmercati, per la maggior parte dei prodotti orticoli si rilevano quotazioni in calo, determinando così prezzi all’ingrosso tipicamente invernali. Complice anche un livello della domanda decisamente basso rispetto alla media del periodo.

Continuando l’analisi, si nota come la stangata sugli ortaggi sia sempre più evidente. Infatti un discorso diverso si fa per il cavolfiore bianco che segna un +47,9% su anno e un +23,7% sul mese, e per le cipolle che segnano un +36,1% su anno e un +15% sul mese. Nel primo caso, infatti, le temperature elevate di questo inverno hanno accelerato la maturazione del prodotto che è quindi giunto quasi al termine della sua campagna. La poca disponibilità di prodotto ha portato un leggero aumento dei prezzi. Nel secondo caso, invece, i prezzi sono aumentati a causa di una minore disponibilità di prodotto. Le cipolle, infatti, hanno sofferto molto il caldo della scorsa estate che, in molti casi, ha portato al marcimento del prodotto.
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“Sulle probabili motivazioni sulle imminente stangata sugli ortaggi ha parlato Riccardo Cuomo, direttore di Bmti S.c.p.A: “L’inflazione è uno dei problemi più rilevanti che le famiglie italiane stanno oggi affrontando – ha dichiarato all’AGI Cuomo – Bmti, con il suo contributo, cerca di orientare i consumatori italiani ad un acquisto consapevole, in cui non venga sottovalutato né il fattore economico né quello della salute. È per questo che con la Borsa della Spesa, tutti i venerdì, classifica i migliori prodotti di stagione che registrano un buon rapporto qualità-prezzo“.


“A pesare sui ribassi è uno scenario di mercato caratterizzato da un’offerta superiore alla domanda, grazie anche agli arrivi di merce estera“, ha spiegato Cuomo. In quest’ottica, il rinnovo dell’accordo per garantire le esportazioni di cereali attraverso il Mar Nero, siglato lo scorso novembre, ha contribuito a raffreddare le incertezze sulle disponibilità di prodotto. A questo, prosegue nel ragionamento l’esperto, “si aggiunge il rafforzamento dell’euro nei confronti del dollaro, che contribuisce a rendere più competitivi i cereali esteri quotati in dollari, e uno scenario globale che per il grano è segnato da una produzione record, stimata per l’annata attuale a quasi 800 milioni di tonnellate (+2% rispetto all’annata precedente, elaborazioni su dati IGC)”. Le quotazioni attuali di grano e mais rimangono comunque elevate, superiori ai 300 euro/t, con una crescita annua del +6% per il grano tenero e del +16% per il mais.


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Crolla la cassa integrazione: dopo il Covid meno 79% di richieste https://www.business.it/crolla-la-cassa-integrazione-dopo-il-covid-meno-79-di-richieste/ Wed, 25 Jan 2023 20:55:43 +0000 https://www.business.it/?p=108020 Crolla la cassa integrazione a novembre. Dopo la pandemia, che con il lockdown ha costretto tanti lavoratori a restare a casa, con la fine dello stato d’emergenza sono riprese le normali attività quotidiane dei cittadini e di conseguenza tantissimi sono i lavoratori che sono tornati ai propri posti di lavoro. Secondo quanto è emerso dall’… Read More »Crolla la cassa integrazione: dopo il Covid meno 79% di richieste

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Crolla la cassa integrazione a novembre. Dopo la pandemia, che con il lockdown ha costretto tanti lavoratori a restare a casa, con la fine dello stato d’emergenza sono riprese le normali attività quotidiane dei cittadini e di conseguenza tantissimi sono i lavoratori che sono tornati ai propri posti di lavoro. Secondo quanto è emerso dall’ Osservatorio Cig dell’Inps aggiornato al mese di novembre 2022, lo scorso mese sono state circa 41 milioni le ore autorizzate, il 6,8% in meno rispetto a ottobre (44 milioni) e quasi il 55% in meno a confronto con novembre 2021, nel corso del quale erano state autorizzate 91 milioni di ore. Dunque dai dati è emerso come crolla la cassa integrazione nel 2022, in cui compresa quella dei fondi di solidarietà, le ore autorizzate dall’Inps alle aziende sono state 594.505.378 con un crollo del 79% rispetto al 2021 quando in piena pandemia furono 2,82 miliardi.

Le ore di cassa integrazione autorizzate sono state 468,4 milioni mentre quelle dei fondi di solidarietà sono state 126,1 milioni. A dicembre le ore di cassa integrazione sono state 43,6 milioni (-44,64%) mentre quelle dei fondi di solidarietà sono state 2,6 milioni (-93,82%). In totale le ore autorizzate a dicembre sono state 46,2 milioni con un calo del 61,7% sull’anno e un aumento del 12,5% su novembre.
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Aumentano però Naspi e Discoll
Se da un lato si è registrato un crollo della cassa integrazione rispetto lo scorso anno, nei primi 11 mesi del 2022 sono arrivate all’Inps 2.079.255 richieste di sussidio di disoccupazione con un aumento del 18,5% sullo stesso periodo del 2021. A segnalare il trend in aumento sono state le tabelle dell’osservatorio Inps sulla cassa integrazione, secondo le quali nel solo mese di novembre sono arrivate 245.421 richieste di Naspi (indennità mensili di disoccupazione) e Discoll (prestazioni a sostegno dei co.co.co.) con un aumento del 15,9% sullo stesso mese del 2021.


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Pensioni e giovani: un 25enne dovrà lavorare più di 46 anni https://www.business.it/pensioni-e-giovani-un-25enne-dovra-lavorare-piu-di-46-anni/ Tue, 24 Jan 2023 22:21:34 +0000 https://www.business.it/?p=107927 Per le nuove generazioni andare in pensione diventa sempre più un miraggio. Lo dice con chiarezza il simulatore dell’Inps “Pensami” recentemente aggiornato: per un giovane o una giovane la pensione sta diventando un sogno lontano, talmente lontano che rischia addirittura di non essere una reale possibilità. Infatti con l’aggiornamento del simulatore Inps, ciascuno può verificare… Read More »Pensioni e giovani: un 25enne dovrà lavorare più di 46 anni

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Per le nuove generazioni andare in pensione diventa sempre più un miraggio. Lo dice con chiarezza il simulatore dell’Inps “Pensami” recentemente aggiornato: per un giovane o una giovane la pensione sta diventando un sogno lontano, talmente lontano che rischia addirittura di non essere una reale possibilità. Infatti con l’aggiornamento del simulatore Inps, ciascuno può verificare la propria posizione previdenziale e contributive e avere una data presunta di pensione, semplicemente entrando nel sito e immettendo i dati richiesti. Si scopre così che un giovane che inizi a lavorare oggi a 25 anni di età, andrà in pensione anticipata a 70 anni con 46 anni e quattro mesi di contributi versati. Infatti, dopo il 2026 anche le pensioni anticipate torneranno a essere aggiornate all’aspettativa di vita, meccanismo bloccato dal decreto 4 del 2019 che aveva istituto la quota 100. Per la pensione di vecchiaia lo stesso giovane dovrà puntare all’età di 70 e sei mesi unitamente ad almeno 20 anni di contributi versati e un assegno futuro di pensionamento pari ad almeno una volta e mezzo il trattamento minimo. Se gli anni di contributi sono meno di 20 anni (ma più di 5) va anche peggio: in questo caso l’attesa per la pensione di vecchiaia si prolungherà fino a 74 anni e 10 mesi.

Dunque a conti fatti, servirà lavorare sempre di più per arrivare alla pensione, anche se si dovesse puntare a quella anticipata. Infatti, dopo il 2026 verranno rivisti anche i contributi necessari (attualmente di 42 anni e 10 mesi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne) come avviene per la pensione di vecchiaia (ad oggi, a 67 anni). La pensione anticipata contributiva dei 64 anni, suscettibile di aggiornamento all’aspettativa di vita nel tempo, si potrà raggiungere solo se si hanno requisiti contributivi e di importo dell’assegno futuro che non facilitano di certo le carriere discontinue dei giovani.
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Continuando con le simulazioni con pensioni per i giovani lavoratori, per i trentenni la situazione migliora, ma non di molto. Un contribuente nato nel 1990 andrà in pensione di vecchiaia a 70 anni unitamente ad almeno 20 anni di contributi, mentre serviranno 74 anni e tre mesi se non dovesse raggiungere la contribuzione minima.


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Record dimissioni volontarie: nel 2022 in fuga dal lavoro 1 milione e 600 mila persone https://www.business.it/record-dimissioni-volontarie-nel-2022-in-fuga-dal-lavoro-1-milione-e-600-mila-persone/ Tue, 24 Jan 2023 21:33:36 +0000 https://www.business.it/?p=107924 Nonostante la crisi economica con l’inflazione in crescita, in Italia si registra un record di dimissioni volontarie per l’anno 2022. Dagli ultimi dati trimestrali sulle comunicazioni obbligatorie del ministero del Lavoro, nei primi nove mesi del 2022 oltre 1,66 milioni di persone hanno lasciato volontariamente il posto di lavoro. Il numero è in aumento del… Read More »Record dimissioni volontarie: nel 2022 in fuga dal lavoro 1 milione e 600 mila persone

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Nonostante la crisi economica con l’inflazione in crescita, in Italia si registra un record di dimissioni volontarie per l’anno 2022. Dagli ultimi dati trimestrali sulle comunicazioni obbligatorie del ministero del Lavoro, nei primi nove mesi del 2022 oltre 1,66 milioni di persone hanno lasciato volontariamente il posto di lavoro. Il numero è in aumento del 22% rispetto allo stesso periodo del 2021 quando è stato pari a 1,36 milioni. Nel solo terzo trimestre dell’anno scorso, le dimissioni sono state 562 mila, in crescita del 6,6% (più 35 mila) sul terzo trimestre 2021. I dati mostrano un vero paradosso, vista l’inflazione alle stelle e la diffusa incertezza sul futuro. Dunque viene naturale chiedersi perché milioni di italiani lasciano lo stesso il posto di lavoro? Negli Stati Uniti questo fenomeno è ormai noto come Great resignation, le grandi dimissioni. In Italia non è della stessa portata ma di certo, dopo la pandemia, il fenomeno record di dimissioni volontarie dal lavoro si fa sempre più spazio. Continua così ad aumentare il numero di coloro che decidono di lasciare il posto. Per scelta o per necessità, per guardare avanti rispetto alla propria occupazione e carriera o per far meglio conciliare le esigenze della famiglia. I motivi possono essere vari, ma di fatto la tendenza osservata a partire da 2 anni a questa parte si conferma con numeri in salita.

Aumentano anche i licenziamenti
Dopo la scadenza dei contratti, le cause più frequenti per la cessazione dei rapporti di lavoro sono le dimissioni. In base alle cifre del ministero del Lavoro, si nota anche come, dopo la fine del blocco di licenziamenti stabilito durante la crisi pandemica, risalga anche il numero dei licenziamenti. Infatti, tra gennaio e settembre 2022, sono stati circa 557mila i rapporti interrotti per decisione del datore di lavoro contro i 379mila nei primi nove mesi del 2021, con un aumento del 47% rispetto ad un periodo in cui era però in vigore il blocco. Nel terzo trimestre del 2022, i licenziamenti registrati sono stati quasi 181mila, con una crescita del 10,6% (pari a +17 mila) rispetto al terzo trimestre del 2021.
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Le cause delle dimissioni
Guardando il solo terzo trimestre dell’anno scorso, le dimissioni volontarie dal lavoro sono state 562mila, in crescita del 6,6% (pari a +35mila) sul terzo trimestre 2021. Dati che confermano, dunque, come continui il trend positivo partito dal secondo trimestre 2021, seppure con una variazione inferiore rispetto ai trimestri precedenti. Sarà dunque per un mercato del lavoro che diventa più dinamico, per una scelta di vita diversa o per le conseguenze della crisi, ma il fenomeno delle dimissioni cresce e si fa trasversale. Guardando al genere, questo fenomeno ricade sia sugli uomini che sulle donne, anche se quest’ultime sono in maggioranza. Secondo gli osservatori, a creare questo record di dimissioni da un lato può essere stata la ripresa occupazionale post- pandemia, con maggiore mobilità e opportunità anche per chi vuole cambiare lavoro, soprattutto per i profili tecnici e specializzati. Dall’altro lato, al contrario, proprio la crisi e la necessità o il desiderio di un diverso equilibrio tra vita privata e professionale possono aver spinto a scegliere di dire addio al proprio posto di lavoro.


Secondo quanto ha riportato Money.it, Fabrizio Pirro, docente di Sociologia del lavoro, ha cercato di interpretare e spiegare questo fenomeno record di dimissioni volontarie dal lavoro, e dunque perché nel 2022, nonostante l’inflazione, siano aumentate le dimissioni in Italia. Secondo Pirro come prima cosa va fatta un’analisi più dettagliata di questi dati per capire chi si licenzia, con quale livello d’istruzione e per quali tipi di lavoro. Un approfondimento porterebbe quindi a individuare meglio i motivi dei licenziamenti, separando quelli apparentemente immotivati da quelli determinati dall’aver trovato un’offerta di lavoro retribuita meglio o più soddisfacente. “Sicuramente – secondo il professore – non si può dire che esista un unico fenomeno Great Resignation che vale per tutto l’Occidente, perché ogni realtà sociale e mercato del lavoro è diverso e banalmente tra Italia e Stati Uniti ci sono molte differenze”.


Tuttavia quest’ultimi dati, per Pirro, sembrerebbero confermare una tendenza generale che “durante la pandemia si è solo acutizzata e cioè la presenza di vari fenomeni di Great Resignation in Occidente, da declinare al plurale, ma accomunati da un elemento sociologico: il lavoro non basta più a dare identità e soddisfare dal punto di vista esistenziale le persone”. La spiegazione del professore unisce quindi quella puramente psicologica (che dice in sostanza che, chi se lo può permettere, cerca un lavoro migliore per cambiare vita), con quella economica, legata a fattori di stagionalità e a un nuovo dinamismo del mercato del lavoro che “fino a qualche decennio fa era impensabile in Italia”.

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Fondi europei: l’Italia rischia di perdere 70 miliardi perché non sa come spenderli https://www.business.it/fondi-europei-litalia-rischia-di-perdere-70-miliardi-perche-non-sa-come-spenderli/ Mon, 23 Jan 2023 20:50:16 +0000 https://www.business.it/?p=107834 L’Italia rischia di perdere 70 miliardi di fondi europei. Tra Pnrr e vecchi fondi strutturali in scadenza, è questa la cifra da capogiro a cui ammonta il totale dei sussidi europei che l’Italia deve riuscire ad impiegare entro fine anno. La possibilità però che l’Italia perda i 70 miliardi di fondi europei è molto concreta,… Read More »Fondi europei: l’Italia rischia di perdere 70 miliardi perché non sa come spenderli

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L’Italia rischia di perdere 70 miliardi di fondi europei. Tra Pnrr e vecchi fondi strutturali in scadenza, è questa la cifra da capogiro a cui ammonta il totale dei sussidi europei che l’Italia deve riuscire ad impiegare entro fine anno. La possibilità però che l’Italia perda i 70 miliardi di fondi europei è molto concreta, visti i ritardi che stanno accumulando Regioni e ministeri. Come ha riportato la Repubblica, i Comuni lamentano carenze di funzionari specializzati in bandi e rendicontazioni. C’è il caro materiali che svaluta gli appalti. Una situazione, di sicuro ereditata, ma che preoccupa il governo Meloni in procinto di riferire in Parlamento lo stato dell’arte sul Pnrr: entro gennaio si attende la relazione semestrale. Le prospettive non sono buone. L’ha fatto capire Raffaele Fitto a fine dicembre. Il super ministro che ha le chiavi in mano del Pnrr, ma anche dei fondi Ue e del Sud, si è detto sicuro che il target di 20,5 miliardi di spesa del Pnrr entro il 2022 (previsto dal governo Draghi) “non sarà assolutamente raggiunto”. Il non speso si trascinerà nel 2023, quando, a detta della Nadef, il documento base della politica economica italiana, ci sono altri 40,9 miliardi da spendere quest’anno e 46,5 nel 2024.

Fondi europei 70 miliardi

Per quanto riguarda i 70 miliardi di fondi europei, come ha segnalato ancora la Repubblica, tra quest’anno e il prossimo l’Italia deve impiegare di fatto la metà di tutte le risorse del Pnrr (191,5 miliardi). Oltre ai 40 miliardi del Pnrr, ci sono anche 29,9 miliardi di fondi Ue del 2014-2020 ancora non spesi, da fatturare entro il 31 dicembre del 2023 (le sigle si chiamano Fesr e Fse e servono alle imprese e per l’occupazione). In tutto erano 64,9 miliardi di fondi per l’Italia su 460 miliardi totali in Ue. L’82% di questi fondi è già impegnato: abbinato a progetti concreti delle Regioni o dei ministeri. Ma con il Pnrr si rischia davvero il cortocircuito, la congestione della spesa. E non c’è modo per riprogrammare questi fondi, la cui titolarità è quasi tutta degli enti locali.
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Come funzionano i fondi europei
I fondi strutturali e d’investimento (fondi Sie), meglio noti come fondi europei, sono uno dei principali strumenti finanziari per gestire la politica regionale dell’Unione europea. L’obiettivo principale dei fondi è di sostenere gli investimenti per lo sviluppo economico, la crescita sostenibile e una riduzione dei gap tra paesi e all’interno di questi.


Le risorse previste dai fondi vengono distribuite con una programmazione settennale all’interno del bilancio europeo, approvato dai paesi membri e dal parlamento Ue. Il quadro finanziario pluriennale (Qfp) è un documento di programmazione di investimenti europei suddiviso per categoria di spesa. Nel bilancio viene pianificata la ripartizione dei fondi Sie. La gestione dei fondi è concorrente: circa tre quarti vengono allocati dai paesi attraverso accordi di partenariato, in collaborazione con la commissione europea, mentre una parte residuale viene gestita direttamente dall’Unione. Nel documento sono specificate le misure da adottare nei sette anni successivi in base alla ripartizione dei finanziamenti europei.

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L’economia italiana va meglio del previsto: ecco i segnali positivi che fanno ben sperare https://www.business.it/economia-italiana-va-meglio-del-previsto-ecco-i-segnali-positivi-che-fanno-ben-sperare/ Mon, 23 Jan 2023 19:23:46 +0000 https://www.business.it/?p=107824 L’economia italiana va meglio del previsto, anche restano ancora molte luci ed ombre. A segnalare il quadro positivo sono sia l’analisi del Bollettino trimestrale della Banca d’Italia sia la congiuntura flash del Centro Studi Confindustria. Tra i segnali positivi per la prossima ripresa dell’economia italiana ci sono: la tenuta del potere d’acquisto delle famiglie e… Read More »L’economia italiana va meglio del previsto: ecco i segnali positivi che fanno ben sperare

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L’economia italiana va meglio del previsto, anche restano ancora molte luci ed ombre. A segnalare il quadro positivo sono sia l’analisi del Bollettino trimestrale della Banca d’Italia sia la congiuntura flash del Centro Studi Confindustria. Tra i segnali positivi per la prossima ripresa dell’economia italiana ci sono: la tenuta del potere d’acquisto delle famiglie e del mercato del lavoro, il calo dei prezzi dell’energia e il rallentamento dell’inflazione. Anche i risultati degli indici di Borsa in recupero a inizio 2023 fanno ben sperare in una prossima ripresa economica del Paese. Inoltre Bankitalia ha ritoccato nuovamente al rialzo le sue previsioni di crescita economica, che ora prevede un +0,6% del Pil 2023 dopo il +3,9% del 2022 e conferma la stima di un +1,2% nel 2024 e 2025. Ma come mai l’economia italiana va meglio rispetto alle recenti previsioni? Nonostante l’inflazione sia ancora molto elevata – 11,6% l’ultima rilevazione dell’Istat – nella Congiuntura flash l’associazione degli industriali ha rilevato come il prezzo del gas ai livelli più bassi da oltre un anno e la tenuta del potere d’acquisto delle famiglie abbiano sostenuto l’attività produttiva.

economia italiana ava meglio

Uno dei primi fattori da tenere in considerazione che può permettere di far pensare che l’economia italiana ava meglio del previsto è la resistenza del mercato del lavoro. Malgrado il contesto di incertezza e il calo della produzione industriale registrato a novembre, il mercato del lavoro ha retto meglio del previsto. Nel 2022 gli occupati sono aumentati: +50mila a novembre da settembre e +280mila da gennaio. Questo spiega, in parte, la diminuzione del numero di disoccupati (-26mila negli ultimi due mesi). In costante calo anche la quota degli inattivi. Secondo le stime della Banca d’Italia la disoccupazione invece dovrebbe restare stabile all’8,2%, per ridursi al 7,9% nel 2024 e al 7,6% l’anno successivo.

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Costi di luce e gas in discesa
Un secondo fattore di cui tenere conto sono le quotazioni del metano tornate ai livelli pre-guerra, che aprono a una ripresa della produzione. Il prezzo del gas ha aperto il 2023 in netta flessione: 65 euro/mwh in media a gennaio, da 114 a dicembre (14 nel 2019). Il ribasso secondo il Centro studi di Confindustria è “favorito da stock europei di gas ancora alti, clima mite e consumi frenati”. La discesa del prezzo del gas è dovuta alla riduzione della domanda, all’inverno mite, agli stock pieni e a una reazione lenta dell’industria a fronte del calo dei prezzi, più che al tetto Ue, secondo quanto emerge da due rapporti preliminari pubblicati dall’Agenzia Ue per la cooperazione fra i regolatori nazionali dell’energia (Acer), e dall’Autorità europea degli strumenti finanziari e dei mercati (Esma). Parallelamente, per il petrolio prosegue la lenta discesa (80 dollari al barile, da 81 a dicembre), “grazie a una produzione che ha superato una domanda piatta”.


Cala l’inflazione, anche se di poco
Anche se moderata, la frenata dell’inflazione a dicembre fa ben sperare. Tuttavia, l’incertezza e la spinta restrittiva che proviene dai tassi tengono ancora alti i timori di una moderata recessione nel 2023 nell’area euro. Bankitalia prevede che resti l’inflazione resti, con una moderazione al 6,5 nel 2023 – il dato è stato rivisto al ribasso rispetto alla stima del 7,3% dell’aggiornamento di metà dicembre – e poi un rallentamento più marcato in seguito, al 2,6% nel 2024 e al 2% nel 2025.


Regge anche il potere d’acquisto
Resiste anche il potere d’acquisto delle famiglie italiane. Nel terzo trimestre 2022, malgrado l’aumento del livello dei prezzi, il potere d’acquisto delle famiglie si è mantenuto in lieve crescita, grazie alla tenuta del reddito reale (anche grazie a più occupazione) e agli extra -risparmi passati. Tuttavia l’inflazione, ancora alta a dicembre (+11,6% da +11,8% a novembre) minaccia i consumi e per i prossimi mesi si attendono decisioni di spesa prudenti.

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Cancellano una email da Brad Pitt per ben 2 volte: la folle storia di un coro dell’Alto Adige https://www.business.it/brad-pitt-email-cancellata-folle-storia-coro-alto-adige/ Fri, 20 Jan 2023 18:58:29 +0000 https://www.business.it/?p=107652 Brad Pitt scrive due email ad un coro dell’Alto Adige ma loro le cancellano pensando a uno scherzo. Questa è l’incredibile storia del coro amatoriale bolzanino, Choriosum, finito con un suo brano in un film prodotto dalla celebre star. Le cose sono andate così: pensando che si trattasse di uno scherzo, per ben due volte… Read More »Cancellano una email da Brad Pitt per ben 2 volte: la folle storia di un coro dell’Alto Adige

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Brad Pitt scrive due email ad un coro dell’Alto Adige ma loro le cancellano pensando a uno scherzo. Questa è l’incredibile storia del coro amatoriale bolzanino, Choriosum, finito con un suo brano in un film prodotto dalla celebre star. Le cose sono andate così: pensando che si trattasse di uno scherzo, per ben due volte il coro a cappella ha cancellato una email con la richiesta di poter utilizzare una registrazione per un film. Sicuramente dopo aver scoperto che non era una bufala, la band altoatesina si sarà mangiata i gomiti, ma d’altronde al loro posto chi ci avrebbe creduto? Per fortuna lo staff di Brad Pitt ha deciso di fare un terzo tentativo per mettersi in contatto con i cantanti bolzanini, e questa nuova email questa volta non è stata cancellata.

Brad Pitt email cancellata

La mail di Brad Pitt cancellata
“Nell’autunno 2018 ricevemmo una mail di un certo Terry D’Ambrosio, che aveva trovato il brano su Youtube e chiedeva l’autorizzazione ad usare la registrazione per un film”, ha raccontato alla stampa locale divertito il direttore del coro Hannes Knollseisen. Pensando che si trattasse di uno scherzo, oppure di spam, per ben due volte il coro ha ignorato la richiesta. Solo grazie all’insistenza dello staff di Brad Pitt, Choriosum ha dato l’ok. “Hanno chiesto per l’ennesima volta, questa volta con urgenza, l’autorizzazione perché a loro piaceva davvero la nostra musica”, ha raccontato ancora il giovane agronomo con la passione per il canto.


Il film
La pellicola in questione è The Last Black Man in San Francisco, che ha riscosso un discreto successo negli Usa, dove ha peraltro vinto due premi al prestigioso Sundance Festival, e da poco è disponibile anche su Netflix Italia. Il film, con l’attore Jonathan Majors, è diretto da Joe Talbot e racconta la storia di Jimmie, che decide di vivere un sogno trasferendosi con un amico nell’immensa casa del nonno. Il gruppo musicale Choriosum tempo fa aveva messo su Youtube la sua versione a cappella, ovvero solo con voci e senza strumenti, di Blue della cantante Joni Mitchell, nell’arrangiamento di Malene Rigtrup.

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Choriosum, chi sono
Il coro Choriosum è nato una ventina di anni fa e si esibisce con regolarità in Alto Adige, spaziando dalla musica classica e sacrale al blues e jazz. L’ultimo spettacolo era interamente dedicato alla disco music del gardenese Giorgio Moroder. “Avevano detto che si trattava di un film indipendente ed eravamo convinti che fosse una produzione low budget”, ha ricordato Knollseisen. I bolzanini pensavano di fare un favore a esordienti appassionati di cinema. Grande è stata perciò la sorpresa quando, a distanza di due anni, tramite una ricerca casuale su Wikipedia hanno scoperto che il proprietario della ditta di produzione Plan B Entertainment è niente di meno che una star mondiale come Brad Pitt e che il film è indipendente, ma super professionale e pluripremiato. “Non avremmo mai pensato di entrare nella colonna sonora di un film del genere”, ha commentato Knollseisen. La spesso criticata rete mondiale, il world wide web, ha fatto inciampare i produttori di un film sul video di un piccolo coro nel cuore delle Dolomiti.

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Vive da 7 anni in un albergo, la scelta di Sergio: “Spendo meno e sono accudito e coccolato” https://www.business.it/vive-da-7-anni-in-hotel-sergio-cappelli/ Thu, 19 Jan 2023 21:40:37 +0000 https://www.business.it/?p=107571 Serviti, riveriti e coccolati. E’ così che ci si sente spesso quando si va in vacanza e si decide di alloggiare in hotel. Ma c’è chi quel confort di una stanza d’albergo non è più riuscito ad abbandonarlo. Come Sergio, che vive da 7 anni in hotel. Anche se per dimensioni una camera d’albergo non… Read More »Vive da 7 anni in un albergo, la scelta di Sergio: “Spendo meno e sono accudito e coccolato”

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Serviti, riveriti e coccolati. E’ così che ci si sente spesso quando si va in vacanza e si decide di alloggiare in hotel. Ma c’è chi quel confort di una stanza d’albergo non è più riuscito ad abbandonarlo. Come Sergio, che vive da 7 anni in hotel. Anche se per dimensioni una camera d’albergo non può essere paragonata a quelle di un appartamento, ma sicuramente nel suo spazio essenziale ha tutto il necessario per vivere bene, nonché comprende anche uno staff al proprio servizio pronto ad aiutare e coccolare il cliente. Forse saranno state proprio tutte queste qualità che hanno dato a Sergio la voglia di mollare tutto per eleggere a proprio domicilio una stanza d’albergo, a quattro stelle, ma senza troppi fronzoli né tanto spazio. Conosciuto per il suo eccentricismo, Sergio Cappelli, un notaio napoletano, noto anche come Mr. Kind per la sua attività di benefattore, deciso a far conoscere arte e cultura e a veicolare la bellezza, vive da 7 anni nell’hotel a 4 stelle Majestic, nel centro storico di Napoli. La casa a Chiaia, che ha lasciato per andare a vivere in hotel, e la sua collezione di arte contemporanea, sono ormai un ricordo. E Sergio al passato guarda senza nostalgia. “Qui e sto benissimo. Quando amici e conoscenti mi spingono a cercare un’altra sistemazione, rispondo sempre di no. Al Majestic mi sveglio contento”, ha detto l’eccentrico notaio in un intervista con il Corriere della Sera.

vive da 7 anni in hotel

La vita in hotel
Cappelli ha raccontato di essersi trasferito in un momento particolare della vita, quando cercava una tana per qualche tempo. I giorni sono diventati settimane, poi mesi e infine anni. A quanto pare non cambierà più idea, visto che in hotel Cappelli si sente proprio a casa: “Sono accudito e coccolato, ho un ottimo rapporto con tutto il personale, quando torno trovo il portiere di notte per scambiare quattro chiacchiere… So che potrei avere gli stessi servizi in una casa mia, ma qui mi sento un uomo libero”. In quanto a costi, si potrebbe ben pensare che vivere in un hotel non è certo economico. Eppure per Sergio le cose sarebbero ben diverse: “E’ vero, ma qui non pago bollette, non devo occuparmi di manutenzione e riparazioni, insomma taglio certi costi”.

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Vivere in hotel: una scelta di tanti altri
Il caso di Cappelli però non è un caso isolato. In passato infatti, nel mondo dell’arte e dello spettacolo in tanti sono stati i personaggi noti che hanno deciso di vivere in hotel, e forse è stato proprio da loro da cui Cappelli ha preso l’ispirazione a mollare tutto e trasferirsi anche lui. “A Milano ho soggiornato al Grand Hotel et de Milan, dove Giuseppe Verdi ha vissuto per vent’anni. Anche James Joyce ha vissuto a lungo in albergo, a Trieste. E lo stesso Joyce incontrò Proust a Parigi in un hotel chiamato Majestic, come questo napoletano. Insomma, non sono proprio uno svitato, ho dei precedenti illustri! Gli alberghi hanno grandi storie, se riesci a carpirne i segreti è un mondo davvero affascinante”.


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Occupazione, aumentano i contratti di lavoro: più 650 mila in 10 mesi https://www.business.it/piu-650-mila-contratti-di-lavoro-in-10-mesi/ Thu, 19 Jan 2023 20:12:15 +0000 https://www.business.it/?p=107566 Aumentano di 650 mila i contratti di lavoro in Italia. La crisi economica causata prima dalla pandemia e poi dalla guerra russo-ucraina, nonché dall’aumento dei prezzi dell’energia, sembra non aver ancora intaccato il sistema di occupazione di posti di lavoro in Italia. Nonostante le difficoltà economiche delle imprese, secondo l’ultimo rapporto dell’Osservatorio Inps sul precariato,… Read More »Occupazione, aumentano i contratti di lavoro: più 650 mila in 10 mesi

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Aumentano di 650 mila i contratti di lavoro in Italia. La crisi economica causata prima dalla pandemia e poi dalla guerra russo-ucraina, nonché dall’aumento dei prezzi dell’energia, sembra non aver ancora intaccato il sistema di occupazione di posti di lavoro in Italia. Nonostante le difficoltà economiche delle imprese, secondo l’ultimo rapporto dell’Osservatorio Inps sul precariato, i dati sulle nuove assunzioni in Italia hanno segnato un numero positivo, facendo ben sperare sul futuro evolversi del lavoro in Italia. In base ai dati dell’Osservatorio Inps “Le assunzioni attivate dai datori di lavoro privati nei primi dieci mesi del 2022 sono state 6.935.000, con un aumento del 14% rispetto allo stesso periodo del 2021”. Poi ancora si legge: “Le cessazioni sono invece state 6.285.000, in aumento rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente del 21%”. I dati Inps, che sono aggiornati allo scorso ottobre, indicano una variazione netta dei rapporti di lavoro risulta quindi positiva e pari a 650 mila, di cui 359 mila contratti a tempo indeterminato (che comprendono anche le trasformazioni dal tempo determinato) e 148 mila contratti a termine.

650 mila contratti di lavoro

Più lavoratori, ma sempre più poveri
Nonostante il quadro Inps che fa ben sperare sul fronte occupazionale dell’Italia, esiste anche l’altra faccia della crisi economica innescata da pandemia, guerra in Ucraina, caro-energia e inflazione alle stelle, ovvero è l’aumento del lavoratori “poveri”. Infatti la mancanza di alternative ad accettare incarichi di qualità inferiore, mal pagati, privi di sicurezza e protezione sociale, costringono tantissimi lavoratori a dover accettare un impiego sottopagato, accentuando così le disuguaglianze sociali. In base ai dati del nuovo rapporto dell’Organizzazione internazionale del lavoro (Ilo) World employment and social outlook, il trends 2023 (Weso Trends) prevede che una crescita dell’occupazione globale appena dell’1% nel 2023, meno della metà del livello nel 2022. La disoccupazione globale dovrebbe aumentare leggermente nel 2023, di circa 3 milioni, a 208 milioni (corrispondenti a un tasso di disoccupazione globale del 5,8 %). Inoltre, a causa dell’aumento dei prezzi, la crisi del costo della vita rischia di spingere più persone verso la povertà.

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Per Richard Samans, direttore del dipartimento di ricerca dell’Ilo e coordinatore del rapporto, “il rallentamento della crescita dell’occupazione globale significa che non prevediamo che le perdite subite durante la crisi Covid-19 vengano recuperate prima del 2025”. Le donne e i giovani sono particolarmente colpiti. A livello globale, il tasso di partecipazione delle donne alla forza lavoro si è attestato al 47,4% nel 2022, rispetto al 72,3% degli uomini. I giovani (15-24 anni) incontrano gravi difficoltà nel trovare e mantenere un lavoro dignitoso. Il loro tasso di disoccupazione è tre volte quello degli adulti. Più di un giovane su cinque – il 23,5 per cento – non lavora, non studia o non fa formazione (Neet). “La necessità di un lavoro più dignitoso e di giustizia sociale è chiara e urgente”, ha dichiarato il direttore generale dell’Ilo Gilbert F. Houngbo, commentando il rapporto. Per affrontare le molteplici sfide, dobbiamo lavorare insieme per creare un nuovo contratto sociale globale.


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Gas, calano le bollette: previste tariffe a meno 35% anche grazie alla Germania https://www.business.it/gas-calano-le-bollette-perche-le-tariffe-scenderanno-del-35-anche-grazie-la-germania/ Wed, 18 Jan 2023 20:46:44 +0000 https://www.business.it/?p=107464 Buone speranze per le prossime bollette del gas in arrivo. Il prezzo in calo del ben il 32% fa ben sperare su un prossimo taglio delle bollette che porterà una ventata di respiro alle famiglie italiane. Guardando la quotazione attuale del gas sul mercato europeo di riferimento, il Ttf di Amsterdam, non è mai stato… Read More »Gas, calano le bollette: previste tariffe a meno 35% anche grazie alla Germania

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Buone speranze per le prossime bollette del gas in arrivo. Il prezzo in calo del ben il 32% fa ben sperare su un prossimo taglio delle bollette che porterà una ventata di respiro alle famiglie italiane. Guardando la quotazione attuale del gas sul mercato europeo di riferimento, il Ttf di Amsterdam, non è mai stato così basso da inizio dicembre 2021. Anche quella di martedì 17 gennaio è stata una giornata di forti sbalzi per il gas con il prezzo sprofondato in mattinata a 51,4 euro al megawattora (-6,4%, ai minimi dalla fine di 2021) e gli operatori fiduciosi sulla possibilità di affrontare l’inverno senza particolari problemi. La tendenza è in calo da diversi giorni: da inizio gennaio, quando le quotazioni erano intorno a 77 euro a MWh, sono scese di circa il 25%. In sostanza, facendo delle previsioni dopo il giro di boa di metà gennaio, dopo il forte rincaro dell’ultimo aggiornamento tariffario, l’andamento dei prezzi al ribasso dovrebbe portare sollievo ai consumatori già questo mese. E questo anche per chi ha contratti nel mercato libero. Qui si innesta anche il ruolo della Germania.

In base alle tariffe di Arera, per le bollette del gas i prezzi più bassi si stanno registrando anche sul mercato italiano all’ingrosso, diventate mensili e retroattive. Per conoscere le tariffe che pagheranno i clienti della maggior tutela (circa 7,3 milioni di famiglie in Italia su un totale di 20,4 milioni) bisognerà però aspettare i primi giorni di febbraio, quando saranno comunicate dall’Autorità Arera. Secondo quanto ha riportato il Corriere della sera, probabilmente l’andamento dei prezzi al ribasso dovrebbe portare sollievo sul fronte dei costi ai consumatori già questo mese. E questo anche per chi ha contratti nel mercato libero, se il prezzo della materia prima è indicizzato a un listino, come il Psv italiano o il Ttf olandese.


Scende la bolletta
Nella seconda settimana di gennaio di quest’anno, il prezzo all’ingrosso del gas in Italia è risultato più basso del 21,2% rispetto allo stesso periodo del 2022. Il prezzo medio del gas nei primi 15 giorni di gennaio è stato di 69,8 euro/Mwh. Se questo prezzo fosse confermato fino alla fine del mese, la bolletta per il mercato tutelato potrebbe calare del 35% circa, visto che il prezzo medio di dicembre era stato di 116,8 euro per megawattora, ma se dovesse attestarsi e stabilizzarsi ai prezzi attuali il ribasso potrebbe essere sensibilmente inferiore, permettendo di arrivare verso un dimezzamento. Anche per Gilberto Pichetto Fratin, ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, la conseguenza del calo del prezzo del gas dovrebbe essere quella dell’abbassamento delle bollette.

Germania, un ruolo cruciale
Dopo il picco estivo, quando è stato toccata la vetta di 342 euro al megawattora, a che cosa si deve questa flessione? Innanzitutto tra le prime cause è un inverno che finora è stato più mite delle previsioni e conseguentemente ad una domanda inferiore da parte delle industrie e dei consumi privati. Da quanto riportato dal Corriere della sera, sul crollo delle quotazioni ha inciso il fatto che buona parte del prezzo viene determinato dalla Germania, prima economia europea e primo Paese europeo per consumo di energia. Berlino in tempi record ha messo in piedi due rigassificatori, mentre dagli Usa (e non solo) arriva gas naturale liquefatto in abbondanza. I depositi sono pieni per oltre l’80% a livello europeo e anche il nostro Paese ha gli stoccaggi sopra questo livello di riempimento.


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Confindustria, Bonomi attacca l’Italia: “Potevamo abbassare il debito e non lo abbiamo fatto” https://www.business.it/confindustria-bonomi-attacca-litalia-potevamo-abbassare-il-debito-e-non-lo-abbiamo-fatto/ Wed, 18 Jan 2023 19:40:21 +0000 https://www.business.it/?p=107453 Mentre proseguono i lavori del World Economic Forum, in cui si guarda con preoccupazione alle scelte politiche dei maggiori protagonisti economici globali, per l’Italia arrivano critiche amare da parte di Confindustria sulle critiche del governo italiano all’operato della Banca centrale europea. “Credo che la Bce abbia fatto il suo percorso, forse il problema siamo stati… Read More »Confindustria, Bonomi attacca l’Italia: “Potevamo abbassare il debito e non lo abbiamo fatto”

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Mentre proseguono i lavori del World Economic Forum, in cui si guarda con preoccupazione alle scelte politiche dei maggiori protagonisti economici globali, per l’Italia arrivano critiche amare da parte di Confindustria sulle critiche del governo italiano all’operato della Banca centrale europea. “Credo che la Bce abbia fatto il suo percorso, forse il problema siamo stati noi che non abbiamo fatto i compiti a casa, abbiamo avuto un periodo importante con i tassi negativi, potevamo abbassare il debito e non lo abbiamo fatto”. Ad affermarlo è stato il presidente di Confindustria, Carlo Bonomi, intervistato dal Tg3, a margine dei lavori del Forum economico mondiale di Davos, che non ha condiviso le aspre critiche rivolte nelle passate settimane dal governo italiano alla Banca centrale europea.

Poi il presidente ha anche aggiunto: “Non ci sono rischi di recessione per l’Italia nel 2023, se non si faranno errori di politica economica. Ci saranno sei mesi di inizio dell’anno un po’ complessi ma poi dovremo ripartire in maniera molto forte”. Interpellato sugli incentivi varati dal presidente degli Stati Uniti Joe Biden per le aziende statunitensi, il presidente di Confindustria ha spiegato: “Non possiamo permetterci una guerra economica con gli Stati Uniti. L’export è quello che ha sostenuto l’Italia nei periodi di crisi”.


Dopo l’annuncio della Presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen, sul Piano Industrial per il Green Deal, il fondo sovrano europeo che dovrebbe essere finanziato con “Eurobond”, Bonomi ha espresso “un giudizio positivo perché finalmente l’Europa inizia a ragionare di un piano complessivo di tutta l’industria, però non siamo così convinti che si debba parlare solo di green, noi vorremmo un intervento a 360 gradi su tutte le filiere”. Però, secondo il leader di Confindustria, la scelta di utilizzare gli strumenti come gli aiuti di Stato, sarebbe controproducente, in quanto favoriscono solo i Paesi che hanno spazi di manovra fiscale (come la Germania). “Nel 2022 gli aiuti di Stato autorizzati dall’Unione europea sono stati 540 miliardi. Ma il 49,3%, quasi la metà, li ha utilizzati la Germania. Il 29,9% la Francia. L’Italia il 4,7%. Ci vuole un intervento europeo comune e trasversale a tutte le filiere. Solo così le risorse diventano adeguate e non si rompe il mercato unico”.


Bonomi ha criticato anche l’assenza del Governo italiano a Davos: “Immagino ci siano importanti dossier da sbrigare a Roma. Ma forse qualche spunto di riflessione si può cogliere nei numeri: 52 capi di Stato, 370 ministri, 600 amministratori delegati da tutto il mondo. Io sono arrivato qui perché mi confronto con colleghi e omologhi di tutti i Paesi sulle prospettive dei prossimi mesi. A Stoccolma a novembre con le 40 Confindustrie europee unite abbiamo detto alla politica che bisogna convergere sulla sfida della competitività: nessuno può vincere da solo”.

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Benzinai confermano lo sciopero: “Dal governo nessun impegno concreto” https://www.business.it/benzinai-confermano-lo-sciopero-dal-governo-nessun-impegno-concreto/ Tue, 17 Jan 2023 19:59:59 +0000 https://www.business.it/?p=107343 Resta confermato lo sciopero dei benzinai previsto per il prossimo 25 e 26 gennaio. Dal Governo ci avevano provato, ma il tavolo tecnico dell’esecutivo per scongiurare la rivolta dei gestori di tutta Italia è fallito. Così le organizzazioni degli esercenti, dopo un momentaneo congelamento, hanno confermato l’agitazione su tutto il territorio nazionale. “In attesa delle… Read More »Benzinai confermano lo sciopero: “Dal governo nessun impegno concreto”

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Resta confermato lo sciopero dei benzinai previsto per il prossimo 25 e 26 gennaio. Dal Governo ci avevano provato, ma il tavolo tecnico dell’esecutivo per scongiurare la rivolta dei gestori di tutta Italia è fallito. Così le organizzazioni degli esercenti, dopo un momentaneo congelamento, hanno confermato l’agitazione su tutto il territorio nazionale. “In attesa delle valutazioni del governo lo sciopero previsto per i giorni 25 e 26 gennaio è confermato. Per fare emergere serietà e competenza richiesta c’è tempo fino al minuto prima della chiusura degli impianti”, hanno comunicato in una nota congiunta di Fegica e Figisc/Anisa. I gestori stanno criticando le scelte del governo Meloni, il decreto carburanti e l’istruttoria dell’Antitrust sulle speculazioni, ma sono rimasti aperti a bloccare lo sciopero anche un minuto prima del suo inizio, nel caso il governo dovesse sospendere alcune parti del decreto. Meno drastico è stato invece il presidente di Faib Confesercenti, Giuseppe Sperduto, che valuta l’incontro delle sigle sindacali con il governo, tenutosi il 17 gennaio al ministero delle Imprese e del Made in Italy, alla presenza dei rappresentanti del governo e del ministro Adolfo Urso, “sufficientemente esaustivo rispetto alle richieste” e, dunque, “la mobilitazione resta in atto, ma lo sciopero è ancora congelato”.


La questione accise
L’accusa dei rappresentanti di categoria Fegica e Figisc/Anisa al governo Meloni è di giocare allo “scaricabarile” sull’aumento dei prezzi del carburante, innescato dalla decisione dell’esecutivo di non finanziare più il taglio delle accise voluto dal governo Draghi, che in questo modo ha provocato un’impennata record dei costi per il carburante alla pompa di benzina. A seguito dei rincari, infatti, diversi esponenti della maggioranza hanno puntato il dito contro le speculazioni dei gestori dei benzinai, sostenendo che l’aumento dei prezzi derivasse da loro scelte personali.


Obbligo di esporre i prezzi regionali

Inoltre, i benzinai stanno contestando fortemente il decreto carburanti del governo Meloni, a causa delle sanzioni da 6mila euro per gli esercenti che non rispettino l’obbligo di esporre i prezzi medi regionali. Per le organizzazioni si tratterebbe di multe sproporzionate, pari alla vendita di 180 mila litri di benzina, cioè a circa sei settimane di lavoro, secondo Bruno Bearzi, presidente della Federazione italiana gestori impianti stradali carburanti.



Decreto pasticciato ed inefficace
Venerdì 13 gennaio c’era già stato il primo faccia a faccia tra i rappresentanti del governo e i sindacati, ma la tensione era salita subito, prima a causa della pubblicazione del decreto trasparenza in Gazzetta Ufficiale e, poi, il 16 gennaio, per la decisione dell’Antitrust di avviare le ispezioni presso le compagnie petrolifere per una presunta omessa diligenza sui controlli della rete dei distributori. Una mossa, quella dell’Agcm, che aveva mandato su tutte le furie Faib, Fegica e Figisc-Anisa. A quanto pare, le cose non sono migliorante nemmeno dopo l’incontro di oggi: “Ancora oggi il governo non ha saputo o voluto assumere la responsabilità di prendere impegni concreti sulle questioni che direttamente possono incidere anche sui prezzi dei carburanti. Immaginando evidentemente di poter continuare ad ingannare gli automobilisti gettando la croce addosso ai benzinai – hanno scritto Fegica e Figisc -. Confermato il pessimo giudizio sul decreto, pasticciato ed inefficace, a cui sarà necessario mettere mano pesantemente in sede di conversione”.


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Crisi energetica, la Germania confessa: “In estate abbiamo distrutto noi il mercato del gas” https://www.business.it/crisi-energetica-la-germania-confessa-in-estate-abbiamo-distrutto-noi-il-mercato-del-gas/ Tue, 17 Jan 2023 19:10:10 +0000 https://www.business.it/?p=107334 Dopo mesi di bollette alle stelle, il prezzo del gas alla borsa di Amsterdam è sceso a un livello che non si vedeva da più di un anno, ben prima dell’inizio della guerra in Ucraina. Proprio in questo clima di positività la Germania ha deciso di confessare le sue colpe sulla crisi energetica: “È vero,… Read More »Crisi energetica, la Germania confessa: “In estate abbiamo distrutto noi il mercato del gas”

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Dopo mesi di bollette alle stelle, il prezzo del gas alla borsa di Amsterdam è sceso a un livello che non si vedeva da più di un anno, ben prima dell’inizio della guerra in Ucraina. Proprio in questo clima di positività la Germania ha deciso di confessare le sue colpe sulla crisi energetica: “È vero, ad agosto abbiamo distrutto il mercato del gas, ma la nostra missione era di riempire gli stoccaggi” ha ammesso il vicecancelliere tedesco, Robert Habeck, in un colloquio con Bloomberg Tv, a margine dei lavori del World Economic Forum a Davos. “Certo – ha riconosciuto Habeck, che è anche ministro dell’Economia – così facendo abbiamo fatto salire i prezzi fino a 350 euro a megawattora, ma credo che abbiamo fatto la cosa giusta. Se non lo avessimo fatto e ora avessimo riserve insufficienti, ci chiederebbero tutti perché non ci abbiamo pensato prima”. Proprio mentre Habeck parlava, il prezzo del gas è sceso poco sopra la soglia dei 50 euro a megawattora.

Non c’è in ballo solo la competizione sugli stoccaggi
“Certamente – ha commentato Davide Tabarelli, fondatore e presidente di Nomisma Energia – i prezzi sono schizzati verso l’alto anche perché c’è stata una competizione tra i Paesi sugli stoccaggi. Se fosse vero quello che afferma Habeck, dovremmo temere che il problema dei prezzi si riproporrà la prossima estate. Ma la competizione sugli stoccaggi è solo uno dei fattori in gioco. In questo momento, per esempio, i prezzi del gas scendono per il clima mite, la domanda che ha reagito, il ricorso al carbone tedesco e in parte anche italiano, senza contare l’apporto delle rinnovabili che ora aiutano e invece l’estate scorsa avevano contribuito molto poco. Va poi ricordato che sul mercato delle commodity basta poco per avere forti oscillazioni”.


Presto in calo anche le bollette del gas
Visti i recenti ribassi ad Amsterdam del prezzo del gas a 53,5 euro al megawattora, adesso in tanti si stanno chiedendo se e quando arriveranno anche i ribassi in bolletta. A questo quesito ha risposto il ministro dell’Ambiente e sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, durante un convegno organizzato da Confindustria Energia: “Io credo di sì, l’ente regolatore è l’Arera, ma il dato attuale credo proprio che dovrebbe avere come conseguenza l‘abbassamento delle bollette anche del gas. C’è stato un primo passaggio sull’elettrico, adesso dovrebbe essere anche del gas”. Quanto ai progetti per attenuare la dipendenza energetica dell’Italia, il ministro ha spiegato: “Operiamo in questa direzione con i provvedimenti sui rigassificatori e sulle estrazioni di gas dai giacimenti già noti lungo le nostre coste. Sulla semplificazione per consentire la installazione delle rinnovabili in un clima di non conflittualità con gli enti locali. E sul comparto dell’idrogeno, una filiera promettente da costruire e sviluppare”.



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Inflazione a livelli record per almeno un anno: l’indagine tra le imprese italiane https://www.business.it/inflazione-a-livelli-record-per-almeno-un-anno-lindagine-di-bankitalia-tra-le-imprese-italiane/ Mon, 16 Jan 2023 20:49:00 +0000 https://www.business.it/?p=107184 Inflazione a livelli record almeno per un altro anno con un calo solo successivamente. E’ la previsione delle imprese italiane emersa dall’indagine condotta dalla Banca d’Italia, che ha condotto uno studio tra le imprese dell’industria e dei servizi con almeno 50 addetti tra novembre e dicembre 2022. Le attese sull’inflazione al consumo, si legge nell’indagine,… Read More »Inflazione a livelli record per almeno un anno: l’indagine tra le imprese italiane

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Inflazione a livelli record almeno per un altro anno con un calo solo successivamente. E’ la previsione delle imprese italiane emersa dall’indagine condotta dalla Banca d’Italia, che ha condotto uno studio tra le imprese dell’industria e dei servizi con almeno 50 addetti tra novembre e dicembre 2022. Le attese sull’inflazione al consumo, si legge nell’indagine, hanno ” raggiunto in tutti i comparti i livelli massimi dall’inizio della rilevazione nel 1999. Il tasso atteso di inflazione al consumo si attesta, in media, a 8,9% tra sei mesi (da 7,5 nella precedente rilevazione), a 8,1% tra 12 mesi. La dinamica dei prezzi praticati dalle imprese rimarrebbe sostenuta nei prossimi 12 mesi”.

Secondo l’indagine, migliorano i giudizi delle imprese “sulla situazione economica generale e sulle proprie condizioni operative nel quarto trimestre del 2022” e sulla domanda, ma continuano “le difficoltà connesse con l’incertezza economica e politica e con gli elevati prezzi dell’energia”. Dunque il caro energia continua a scaricarsi sui prezzi di vendita delle aziende italiane. Quasi due aziende su tre, secondo l’indagine condotta dalla Banca d’Italia presso le imprese con almeno 50 addetti, ritoccheranno i listini nei prossimi tre mesi. L’aumento, si legge, sarà di intensità marcata secondo, rispettivamente, il 10,2, il 10,8 e l’8,6 per cento delle imprese edili, dell’industria e dei servizi.


L’indagine spiega che per il 41,6% delle imprese nel quarto trimestre del 2022 i rincari energetici hanno arrecato difficoltà analoghe o superiori rispetto ai tre mesi precedenti (da 54,9 nella precedente rilevazione). I problemi rimangono più rilevanti per le aziende edili (60,0) e dell’industria in senso stretto (44,9) rispetto a quelle dei servizi (36,4). Nonostante i giudizi sfavorevoli sulle condizioni per investire, il saldo fra previsioni di aumento e diminuzione della spesa per beni capitali è rimasto positivo in tutti i settori segnalando una prosecuzione dell’accumulazione (13,8 punti percentuali, come nella scorsa rilevazione riferita al 2022).


Nel primo semestre del 2023 la spesa per investimenti aumenterebbe rispetto al semestre precedente per circa il 37 per cento delle imprese, una percentuale più che doppia di chi ne prevede una riduzione (16,8 per cento). La quota di imprese dell’industria in senso stretto e dei servizi che prevedono di espandere il numero di addetti nel primo trimestre del 2023 è risultata superiore di 11,0 punti percentuali a quella di chi ne prefigura una riduzione, in miglioramento rispetto alla rilevazione precedente; nel comparto delle costruzioni la quota è rimasta sostanzialmente invariata (a 11,8 punti percentuali).

Secondo quanto ha riportato l’Ansa, per il Codacons il caro-prezzi già costato 61,3 miliardi. Le previsioni di Bankitalia su inflazione e prezzi confermano gli allarmi lanciati nelle settimane scorse dal Codacons, e la conseguente stangata che nel 2023 si abbatterà sugli italiani a causa delle tensioni sui listini prodotte dal caro-energia. “Il quadro tracciato da Bankitalia è allarmante, con due imprese su tre intenzionate a ritoccare al rialzo i prezzi nel prossimo trimestre – spiega il presidente Carlo Rienzi – Questo significa nuova inflazione che andrà ad aggiungersi a quella registrata nel 2022 già costata, in base alle elaborazioni Codacons, 61,3 miliardi di euro alle famiglie italiane, circa 2.369 euro a nucleo residente solo nel 2022”.


“Tutti gli indicatori ci dicono che il nuovo anno sarà disastroso sul fronte di prezzi e tariffe, e per questo il Governo deve studiare un pacchetto di misure teso ad abbattere i listini al dettaglio e salvaguardare il potere d’acquisto dei cittadini, perché a fronte di una ulteriore fiammata dell’inflazione i consumi delle famiglie crolleranno con effetti a cascata per l’economia nazionale”, conclude Rienzi.

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Dietrofront dei benzinai: “A queste condizioni confermiamo lo sciopero” https://www.business.it/dietrofront-dei-benzinai-a-queste-condizioni-confermiamo-lo-sciopero/ Mon, 16 Jan 2023 19:44:59 +0000 https://www.business.it/?p=107177 Ci ripensano i benzinai di tutta Italia che non ci stanno alle condizioni previste dal Decreto sulla trasparenza dei prezzi, e vanno così verso la conferma dello sciopero previsto per il 25 e 26 gennaio. Ai gestori delle pompe di carburanti di Fegica e Figisc Confcommercio non piace il decreto sulla trasparenza dei prezzi pubblicato… Read More »Dietrofront dei benzinai: “A queste condizioni confermiamo lo sciopero”

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Ci ripensano i benzinai di tutta Italia che non ci stanno alle condizioni previste dal Decreto sulla trasparenza dei prezzi, e vanno così verso la conferma dello sciopero previsto per il 25 e 26 gennaio. Ai gestori delle pompe di carburanti di Fegica e Figisc Confcommercio non piace il decreto sulla trasparenza dei prezzi pubblicato sabato dal governo, soprattutto nella parte relativa alle sanzioni che rischiano i benzinai, e affermano che a queste condizioni è confermato lo sciopero già indetto per il 25 e 26 gennaio. “Sul caro carburanti continua lo scaricabarile del governo”, ha affermato Roberto Di Vincenzo, presidente della Fegica, mentre Bruno Bearzi, presidente nazionale della Figisc, avverte che “se domani nell’incontro al Ministero delle Imprese e del Made in Italy non si riparte dal decreto si conferma lo sciopero”.

Il freno era arrivato la settimana scorsa, dopo l’incontro con il Governo, in attesa della pubblicazione del decreto carburanti. Il provvedimento è stato poi pubblicato sabato sulla Gazzetta Ufficiale e prevede, tra gli altri obblighi, di esporre accanto al prezzo del distributore anche il prezzo medio regionale del carburante, pena sospensione dell’attività d a 7 a 90 giorni de multe fino a 6000 euro.


“Dopo avere certificato il comportamento corretto dei gestori nell’incontro della scorsa settimana — si legge in una nota del presidente della Fegica De Vincenzo —, c’è stata prima la pubblicazione di un Decreto pasticciato, poi l’avvio di una istruttoria Agcm. È una situazione grave. Il Governo non può continuare ad avere sette posizioni diverse che finiscono per scaricarsi sui cittadini e su una intera categoria di lavoratori. Non può dire oggi che i gestori si sono comportati correttamente e domani evocare l’intervento della GdF e dell’Agcm”. Intanto, la Fegica, insieme a Faib, Figisc/Anisa sono state convocate al Tavolo tecnico carburanti presso il ministero delle Imprese e del Made in italy per i l 17 gennaio, alle 14.30.


7 anime l’una contro l’altra
“Il Governo non può continuare ad avere sette anime l’una contro l’altra armate e sette posizioni diverse che finiscono inevitabilmente per scaricarsi sui cittadini di questo Paese e pure su una intera categoria di lavoratori – ha proseguito la nota di Fegica -. Non può dire oggi che i gestori si sono comportati correttamente e domani evocare l’intervento della GdF e dell’Agcm. L’incontro previsto per domani al Governo – che peraltro non è stato ancora convocato- non nasce certamente sotto i migliori auspici, né ci mette in uno stato d’animo sereno”.


L’appello di Fegica
La nota del presidente di Fegica termina con un appello: “Al Presidente del Consiglio facciamo appello direttamente perché riassuma alla responsabilità collegiale del Governo la direzione del negoziato e perché cessi questo continuo stillicidio di iniziative e provvedimenti assunti da singoli esponenti, i quali sembrano giocare ciascuno una propria partita. Lo sciopero al momento è confermato. La soluzione è nelle mani di un negoziato specifico che non può partire se non in condizioni di assoluta serietà e competenza sui problemi di un settore che attendono risposte da troppo tempo”.

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Gina Lollobrigida, giallo sull’eredità: ecco a quanto ammonta il suo patrimonio da capogiro https://www.business.it/gina-lollobrigida-giallo-sulleredita-ecco-a-quanto-ammonta-il-suo-patrimonio-da-capogiro/ Mon, 16 Jan 2023 18:51:58 +0000 https://www.business.it/?p=107167 Si è spenta oggi all’età di 95 anni la grandissima attrice italiana Gina Lollobrigida. La star protagonista di numerose pellicole, anche hollywoodiane, con la sua scomparsa lascia un grande vuoto per persone care e fan, ma non solo. La diva infatti ha lasciato anche un’eredità da capogiro, che riapre la spinosa vicenda legata al suo… Read More »Gina Lollobrigida, giallo sull’eredità: ecco a quanto ammonta il suo patrimonio da capogiro

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Si è spenta oggi all’età di 95 anni la grandissima attrice italiana Gina Lollobrigida. La star protagonista di numerose pellicole, anche hollywoodiane, con la sua scomparsa lascia un grande vuoto per persone care e fan, ma non solo. La diva infatti ha lasciato anche un’eredità da capogiro, che riapre la spinosa vicenda legata al suo patrimonio, che è stata spesso oggetto di aspri dibattiti nei salotti televisivi pomeridiani. Ma a quanto ammonta il suo patrimonio?

Un’eredità da capogiro
Secondo alcune stime, il patrimonio di Gina Lollobrigida ammonterebbe più o meno a 215 milioni di dollari e comprende case, appartamenti, quadri e gioielli. Nel luglio del 2013 l’attrice mise all’asta 22 gioielli della sua collezione Bulgari, , presso Sotheby’s a Ginevra. L’asta per beneficenza fruttò 3,8 milioni di euro, ma Ma a quanto pare i problemi iniziarono proprio in seguito a quell’asta e per la Diva tutto si trasformò in un incubo legale.


Il figlio e la lotta per l’eredità
Gli ultimi anni di vita dell’attrice infatti, sono stati caratterizzati dalla causa per l’eredità, nella quale suo figlio Andrea Milko Skofic, nato dal matrimonio con il medico sloveno Milko Škofič, ha attaccato factotum della star, Andrea Piazzolla, nominato amministratore di sostegno, di abusare “dello stato di deficienza psichica della diva”. La madre infatti accusava il figlio di voler speculare per i soldi e come si è detto in più interviste alle quali aveva partecipato negli ultimi anni l’attrice, il figlio ha testimoniato in Tribunale in veste di parte civile nel processo a carico di Andrea Piazzolla, l’assistente e factotum dell’attrice che le è rimasto accanto fin alla fine e che fu accusato di circonvenzione di incapace e di avere approfittato dell’età avanzata dell’attrice per portarle via i suoi beni per poi venderli all’asta.


Andrea Piazzolla è stato accusato di aver sottratto beni di proprietà di Gina Lollobrigida, tra il 2013 e il 2018, vendendone 350 all’asta. Beni come tavolini, specchi, sedie, armadi, candelieri, panche, un orologio a torre, sgabelli, fregi lignei, tappeti, marmi, busti, coppe, dipinti, opere artistiche della scuola romana, di pittori fiamminghi e russi. Secondo il giudice l’attrice sarebbe stata indotta a “credere che la traslazione dei beni in posto diverso dalla abitazione fosse solo finalizzata al deposito temporaneo degli stessi e a preservarli da eventuali aggressioni da parte dell’autorità giudiziaria”.


Poco tempo fa l’attrice era stata anche in tv ospite di Mara Venier e poi di Barbara D’Urso accusando il figlio di voler speculare per soldi. In una delle sue ultime interviste, Gina Lollobrigida aveva confessato tutto il malessere per la vicenda: “Subisco attacchi alla mia persona e al mio patrimonio che mi sono costruita da sola. Io a 94 anni non voglio altro che morire in santa pace. Mi sento umiliata. Io ho fatto del bene a mio figlio e adesso l’ho avuto contro di me”, aveva la Diva a detto a Mara Venier. Nel 2018, in ogni caso, pur escludendo l’infermità mentale, a Gina Lollobrigida è stato diagnosticato un “indebolimento della corretta percezione della realtà che la rende una persona vulnerabile”.

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Bonus Benzina 200 euro esteso nel 2023: ecco le novità https://www.business.it/bonus-benzina-200-euro-esteso-nel-2023-ecco-le-novita/ Fri, 13 Jan 2023 20:20:09 +0000 https://www.business.it/?p=106931 Il decreto sulla trasparenza dei prezzi del carburate, varato durante il Consiglio dei ministri del 10 gennaio, si arricchisce della proroga del bonus benzina per tutto il 2023. Giovedì sera, la premier Giorgia Meloni ha annunciato modifiche al non ancora pubblicato decreto sulla trasparenza dei prezzi di diesel e benzina. Oltre a richiamare in gioco… Read More »Bonus Benzina 200 euro esteso nel 2023: ecco le novità

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Il decreto sulla trasparenza dei prezzi del carburate, varato durante il Consiglio dei ministri del 10 gennaio, si arricchisce della proroga del bonus benzina per tutto il 2023. Giovedì sera, la premier Giorgia Meloni ha annunciato modifiche al non ancora pubblicato decreto sulla trasparenza dei prezzi di diesel e benzina. Oltre a richiamare in gioco il taglio delle accise, in virtù di una norma del 2007 che lo prevede in caso di extra-gettito Iva dettato da un aumento repentino delle quotazioni, ha assicurato un bonus per i pendolari che usano i mezzi pubblici. E ha rilanciato la proroga dei buoni carburante da 200 euro, che arriverà non più solo a marzo ma durerà per tutto il 2023. A cambiare è che ora i buoni benzina saranno invece esentasse per tutto il 2023 ma restano da 200 euro a lavoratore. Ma attenzione, perché non c’è nessun obbligo: le singole aziende valuteranno se concedere ai loro dipendenti il voucher per fare rifornimento.

Nella nota di Palazzo Chigi di giovedì 12 gennaio si rettifica infatti: “E’ stato prorogato al 31 dicembre 2023 il termine entro il quale il valore dei buoni benzina ceduti dai datori di lavoro privati ai lavoratori dipendenti, nel limite di euro 200 per lavoratore, non concorrerà alla formazione del reddito da lavoro dipendente”.


L’iniziativa era stata adottata per la prima volta nella scorsa primavera, con il decreto Ucraina-bis, per cercare di far fronte all’impennata dei prezzi delle materie prime, specialmente di quelle energetiche, a seguito dello scoppio della guerra in Ucraina.

I beneficiari e i buoni
È necessario specificare, però, che lo sconto previsto per aiutare i lavoratori ad affrontare il caro benzina è distribuito su iniziativa dei datori di lavoro. Non esiste, infatti, alcun obbligo né sulla decisione di erogare o meno il bonus, né sul metodo per selezionare la platea a cui offrirlo. L’Agenzia delle entrate, inoltre, ha specificato che, proprio data l’assenza di un obbligo, per i lavoratori non è necessario presentare alcuna domanda. Nel caso in cui il dipendente venga selezionato come beneficiario, riceverà l’incentivo in maniera automatica. Non è previsto alcun requisito o limite di reddito per accedervi. Il datore di lavoro valuterà se aderire e, nel caso, in che modalità farlo: potrà decidere liberamente di non offrirlo a nessuno, a un unico dipendente o a tutti gli occupati. Neanche il ruolo del lavoratore o il tipo di contratto con cui è legato all’azienda, infatti, sono vincolanti al fine di accedere o meno allo sconto di 200 euro.


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Apple: Tim Cook si taglia lo stipendio del 40%. Ecco perché https://www.business.it/apple-tim-cook-si-taglia-lo-stipendio-del-40-ecco-perche/ Fri, 13 Jan 2023 19:11:51 +0000 https://www.business.it/?p=106923 Tra le varie cose che Apple ha comunicato in vista della consueta riunione annuale degli azionisti, che si terrà il prossimo 10 marzo, c’è anche il taglio dello stipendio del suo Ceo Tim Cook. All’amministratore delegato della Mela verrà decurtato il salario di ben il 40% della sua remunerazione totale: “Il compenso totale previsto per… Read More »Apple: Tim Cook si taglia lo stipendio del 40%. Ecco perché

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Tra le varie cose che Apple ha comunicato in vista della consueta riunione annuale degli azionisti, che si terrà il prossimo 10 marzo, c’è anche il taglio dello stipendio del suo Ceo Tim Cook. All’amministratore delegato della Mela verrà decurtato il salario di ben il 40% della sua remunerazione totale: “Il compenso totale previsto per il 2023 di Tim Cook è di 49 milioni di dollari – si legge nella nota diffusa da Apple – una riduzione di oltre il 40% rispetto al suo compenso totale registrato nel 2022.

In particolare la decisione, approvata dal comitato remunerazioni, prevede che l’obiettivo per il 2023 passa da 84 a 49 milioni di dollari con la parte fissa che resta invariata a 3 milioni, così come gli incentivi in contanti mentre il premio in azioni scende da 75 a 40 milioni di dollari. Nel 2022 il numero uno di Apple ha ricevuto, nel complesso, circa 98 milioni di dollari tra azioni, bonus e parte fissa di stipendio. Senza considerare viaggi, contributi per la sua pensione e 46 mila dollari per le vacanze.


Stando alle fonti, è stato proprio Tim Cook a suggerire il taglio al suo compenso, sulla base dei feedback ricevuti dal Comitato per i compensi di Apple. Fanno parte di questo comitato, “che effettua decisioni relative ai compensi prima dell’inizio di ogni anno fiscale”, membri scelti del consiglio di amministrazione dell’azienda.


La scelta del ceo di chiedere una revisione della sua retribuzione arriva dopo che l’anno passato l’approvazione degli azionisti dello stipendio di Cook era arrivata solo con il 64% dei voti a favore. Un calo netto del consenso attorno alla sua figura e a quanto viene pagato se si pensa che nel 2020 la sua retribuzione era stata approvata dal 95% degli azionisti.

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Allarme fiscal drag: ecco cos’è e perché può erodere lo stipendio degli italiani https://www.business.it/allarme-fiscal-drag-ecco-cose-e-perche-puo-erodere-lo-stipendio-degli-italiani/ Thu, 12 Jan 2023 19:44:59 +0000 https://www.business.it/?p=106848 Inflazione, aumento dei prezzi, diminuzione del potere di acquisto. Sono solo alcuni delle tematiche di cui si parla frequentemente nelle ultime settimane e che sta preoccupando tantissimi italiani. Una delle minacce più prossime ad intaccare gli stipendi di tanti lavoratori è il fiscal drag, in italiano conosciuto come “drenaggio fiscale”, fenomeno che può incombere sui… Read More »Allarme fiscal drag: ecco cos’è e perché può erodere lo stipendio degli italiani

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Inflazione, aumento dei prezzi, diminuzione del potere di acquisto. Sono solo alcuni delle tematiche di cui si parla frequentemente nelle ultime settimane e che sta preoccupando tantissimi italiani. Una delle minacce più prossime ad intaccare gli stipendi di tanti lavoratori è il fiscal drag, in italiano conosciuto come “drenaggio fiscale”, fenomeno che può incombere sui redditi che si adeguano verso l’alto dopo essere stati colpiti dall’alta inflazione. In sostanza, quando si verifica una spirale prezzi-salari l’aumento nominale dei redditi che sono innalzati sulla scia dell’inflazione può portare un cittadino lavoratore a trovarsi a passare, per effetto della crescita nominale, in un’aliquota maggiore. Dunque per semplificare, il problema è che, con l’aumento dei redditi aumenta anche la soglia di imposizione fiscale, determinando un aumento delle imposte per i cittadini coinvolti, e che così di fatto annulla gli aumenti in busta paga.

Come si calcola la fiscal drug
L’Osservatorio Conti Pubblici della Cattolica di Milano ha fornito un esempio di calcolo del fiscal drag e delle sue conseguenze sul potere d’acquisto dei cittadini italiani. “Supponiamo che nel corso del 2022 il tasso d’inflazione sia pari al 6 per cento e i redditi aumentino in misura corrispondente, mantenendo dunque il potere d’acquisto costante”, ha scritto l’osservatorio nell’esempio di calcolo. “Un lavoratore con un reddito imponibile annuo di 14.950 euro nel 2021, rientrante nella fascia IRPEF per i redditi fino a 15.000, nel 2022 guadagnerà 15.847 euro (=14.950 x (1+0,06)), passando quindi allo scaglione successivo per redditi compresi tra 15.001 e 28.000. Quindi, nel 2022, il contribuente passerà dall’aliquota IRPEF al 23% prevista per i redditi compresi nel primo scaglione (fino a 15.000 euro) e all’aliquota IRPEF del 25% per la parte di reddito prevista per il secondo scaglione IRPEF (per redditi compresi tra i 15.001 e i 28.000 euro).


Il gettito extra per lo Stato, ovvero il Fiscal Drag, sarà pari a 17 euro: la differenza tra l’imposta pagata nel 2022 (15.000 x 0,23 + 847 x 0,25 = 3.662) e quella pagata nel 2022 se il contribuente non fosse passato allo scaglione successivo (15.847x 0,23 = 3.645)”. In definitiva, stando ai calcoli dell’osservatorio, la fiscal drag si traduce quindi in un guadagno per lo Stato senza nessun vantaggio per il cittadino.


Le stime per il futuro
Una stima sempre della Cattolica di Milano, ha previsto che con scenari di inflazione al 6% il fiscal drag (o drenaggio fiscale) causerebbe danni ai contribuenti italiani per una cifra compresa tra gli 89 e i 142 milioni di euro, che corrispondono ad una cifra compresa tra 1,5 e 2,35 euro a cittadino. Dunque con uno scenario al 10% medio d’inflazione, tale stima potrebbe arrivare tra 148 e 236,6 milioni, una quota che comunque nel peggiore dei casi non supererebbe i 4 euro a famiglia. Al momento però l’Ocp ha sottolineato che gli effetti del fiscal drag “si realizzerebbero se tutti i redditi crescessero in linea con l’inflazione, cosa che per ora non sta avvenendo: i redditi dei lavoratori dipendenti per il momento hanno reagito poco all’aumento dell’inflazione”.


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Rischio recessione invernale. La Bce: “I tassi devono salire” https://www.business.it/rischio-recessione-invernale-la-bce-i-tassi-devono-salire/ Thu, 12 Jan 2023 19:23:12 +0000 https://www.business.it/?p=106843 Dall’inflazione alla recessione a causa di una contrazione dovuta alla crisi energetica. È quanto potrebbe subire l’economia dell’area euro, nel quarto trimestre del 2022 e nel primo del 2023. A darne la notizia è stata la Banca centrale europea, che nel suo Bollettino economico ha affermato: “L’economia dell’area euro, nel quarto trimestre del 2022 e… Read More »Rischio recessione invernale. La Bce: “I tassi devono salire”

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Dall’inflazione alla recessione a causa di una contrazione dovuta alla crisi energetica. È quanto potrebbe subire l’economia dell’area euro, nel quarto trimestre del 2022 e nel primo del 2023. A darne la notizia è stata la Banca centrale europea, che nel suo Bollettino economico ha affermato: “L’economia dell’area euro, nel quarto trimestre del 2022 e nel primo del 2023, potrebbe subire una contrazione dovuta alla crisi energetica, all’elevata incertezza, all’indebolimento dell’attività economica mondiale e alle condizioni di finanziamento più restrittive” e con rischi “orientati al ribasso, ma “una eventuale recessione sarebbe relativamente breve e di lieve entità”.

Al contrario, la Bce nota anche “segnali positivi dall’occupazione è aumentata dello 0,3% nel terzo trimestre, e dalla disoccupazione al nuovo minimo storico del 6,5% a ottobre. Le pressioni sui prezzi restano forti in tutti i settori”, hanno affermato gli esperti a Francoforte.

Per l’istituto “i tassi di interesse devono ancora aumentare in misura significativa a un ritmo costante per raggiungere livelli sufficientemente restrittivi da assicurare un ritorno tempestivo dell’inflazione all’obiettivo del 2% nel medio termine”.

Da marzo il portafoglio dei titoli acquistati negli anni col programma App sarà ridotto a un ritmo misurato e prevedibile pari, in media, a 15 miliardi di euro al mese sino alla fine del secondo trimestre del 2023 e che verrà poi determinato nel corso del tempo.


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Sicilia, quasi 4 milioni di euro per la rassegna cinematografica a Cannes https://www.business.it/sicilia-quasi-4-milioni-di-euro-per-la-rassegna-cinematografica-a-cannes/ Wed, 11 Jan 2023 20:37:50 +0000 https://www.business.it/?p=106754 Neanche il tempo di patire che la seconda edizione della rassegna cinematografica “Sicily, Women and Cinema” fa già parlare di sé. Per finanziare l’evento, che dovrebbe pubblicizzare la Regione Sicilia, anche con una mostra fotografica, al festival cinematografico di Cannes, sono stati stanziati 3 milioni e 750 mila euro. E’ proprio l’importo così generoso per… Read More »Sicilia, quasi 4 milioni di euro per la rassegna cinematografica a Cannes

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Neanche il tempo di patire che la seconda edizione della rassegna cinematografica “Sicily, Women and Cinema” fa già parlare di sé. Per finanziare l’evento, che dovrebbe pubblicizzare la Regione Sicilia, anche con una mostra fotografica, al festival cinematografico di Cannes, sono stati stanziati 3 milioni e 750 mila euro. E’ proprio l’importo così generoso per organizzare l’evento, ad aver sollevato non poche perplessità al quotidiano La Sicilia, che in suo articolo ha evidenziando come l’assessorato, attraverso una delibera firmata lo scorso 30 dicembre dal dirigente ad interim Franco Fazio e dal responsabile del servizio Film Commission Nicola Tarantino, abbia aumentato dai 2,2 della scorsa edizione a oltre 3,7 i milioni messi a disposizione della Absolute Blue, società con sede a Lussemburgo incaricata di organizzare la passerella siciliana del 2023 sulla Croisette a Cannes.


Secondo quanto ha riportato il quotidiano Ragusa oggi, la società cAbsolute Blue, che si occupa di brand activation, è stata scelta attraverso una procedura negoziata senza previa pubblicazione del bando poiché è esclusiva titolare del format Women and Cinema. Secondo il database D&B-Hoovers, Absolute Blue è una società con quattro dipendenti e un asset di un milione di euro, con un patrimonio netto di 300mila euro al 31 dicembre 2020. Tuttavia, si evince da quest’ultimo bilancio una significativa liquidità e un alto indebitamento a lungo termine, il che fa sorgere dubbi sulla sua effettiva capitalizzazione.


Andando invece nel dettaglio sui costi dell’evento, per il Sicily, Women and Cinema sono stati 311mila euro i soldi destinati allo shooting fotografico da realizzare in Sicilia, affidato al fotografo Moja, mentre 2,7 milioni sono stati destinati agli eventi a Cannes. Di questi, 920mila euro sono stati destinati all’allestimento di Casa Sicilia all’hotel Majestic, dove verrà realizzata una sala VIP per ricevere gli artisti. Altri 511mila euro sono stati destinati per “animazioni, conferenza stampa e consumi”, 306mila per i pannelli pubblicitari e circa 790mila euro per la manodopera complessiva. Inoltre, 30mila euro sono stati destinati per coccolare gli ospiti della Regione Siciliana.


Le reazioni alla notizia del finanziamento da parte della Regione Siciliana sono state diverse. Alcuni, come il segretario regionale della Lega, Nino Minardo, hanno espresso preoccupazione per l’immagine del centrodestra in Sicilia, sottolineando come dall’inizio della legislatura si parli soltanto di rancori personali, spese ingiustificate e nomine, mentre i problemi reali restino sullo sfondo. Altri hanno chiesto un’indagine della Corte dei Conti per accertare eventuali irregolarità nella gestione dei fondi pubblici destinati alla rassegna cinematografica.


Intanto sulla vicenda il presidente della Regione Siciliana, Renato Schifani, ha inviato una lettera all’assessore al Turismo, Francesco Scarpinato, con la quale invita “a fornire tutti i dettagli, con la documentazione degli atti rispetto alle determinazioni assunte”.

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Inflazione in Giappone: da Uniqlo stipendi in aumento fino al 40% https://www.business.it/inflazione-in-giappone-da-uniqlo-stipendi-in-aumento-fino-al-40/ Wed, 11 Jan 2023 19:12:27 +0000 https://www.business.it/?p=106748 Stipendi più alti in Giappone a causa dell’inflazione. Ad iniziare la svolta storica è il gruppo Fast Retailing, a cui fa capo la catena di articoli di abbigliamento Uniqlo, che ha annunciato un aumento delle paghe dei dipendenti che lavorano nelle sedi giapponesi fino al 40% in più. Tra le motivazioni della scelta, l’appello del… Read More »Inflazione in Giappone: da Uniqlo stipendi in aumento fino al 40%

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Stipendi più alti in Giappone a causa dell’inflazione. Ad iniziare la svolta storica è il gruppo Fast Retailing, a cui fa capo la catena di articoli di abbigliamento Uniqlo, che ha annunciato un aumento delle paghe dei dipendenti che lavorano nelle sedi giapponesi fino al 40% in più. Tra le motivazioni della scelta, l’appello del primo ministro giapponese Fumio Kishida che, la scorsa settimana, ha chiesto alle aziende giapponesi di sostenere i dipendenti, a fronte di un tasso di inflazione ha raggiunto il record degli ultimi 40 anni. Infatti, nonostante l’inflazione stia aumentando al ritmo più veloce degli ultimi decenni, le buste paga a fine mese per i giapponesi rimangono spesso infatti invariate.

Come ha riportato La Repubblica, la nuova politica salariale si applicherà ai dipendenti con full-time della sede centrale e degli altri negozi sparsi per il Giappone a partire dall’inizio di marzo. Una misura che interesserà circa 8.400 dipendenti con contratto a tempo indeterminato. Tra gli altri 48mila dipendenti di Fast Retailing in Giappone, che spesso hanno contratti più precari, 41mila persone hanno già visto il loro salario orario aumentare in media del 20% dallo scorso settembre.


“La decisione servirà a compensare meglio ogni dipendente in base alle sue ambizioni e competenze, e ad aumentare il potenziale di crescita e la competitività dell’azienda”, ha detto colosso dell’abbigliamento giapponese nel suo comunicato ufficiale del colosso dell’abbigliamento. In base alla nuova politica, lo stipendio mensile dei neo-laureati assunti dovrebbe passare da 255mila a 300mila yen (2mila euro). I manager al primo o al secondo anno di attività vedranno il loro stipendio aumentare, invece, da 290 a 390mila yen. “Per gli altri dipendenti, l’azienda prevede di aumentare gli stipendi annuali fino al 40%”, ha dichiarato Fast Retailing. “In futuro, la nuova retribuzione di ciascun dipendente sarà decisa in base a criteri di valutazione uniformi a livello globale”.


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Carenza di farmaci in Italia: aperte le verifiche sulle cause https://www.business.it/carenza-di-farmaci-in-italia-aperte-le-verifiche-sulle-cause/ Wed, 11 Jan 2023 17:30:02 +0000 https://www.business.it/?p=106726 Carenza di farmaci di uso comune in tutta Italia. E’ ormai da giorni che alcune tipologie di antinfiammatori, antipiretici, alcuni tipi di antibiotici, prodotti per la tosse, farmaci antipertensivi e antiepilettici risultano introvabili in molte farmacie italiane. Una vera caccia al tesoro per chi ne ha un disperato bisogno, che cerca di accaparrarsi gli ultimi… Read More »Carenza di farmaci in Italia: aperte le verifiche sulle cause

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Carenza di farmaci di uso comune in tutta Italia. E’ ormai da giorni che alcune tipologie di antinfiammatori, antipiretici, alcuni tipi di antibiotici, prodotti per la tosse, farmaci antipertensivi e antiepilettici risultano introvabili in molte farmacie italiane. Una vera caccia al tesoro per chi ne ha un disperato bisogno, che cerca di accaparrarsi gli ultimi pezzi rimasti in giacenza. I medicinali che scarseggiano nelle farmacie del nostro Paese sono circa 3200. “C’è una grande preoccupazione nella popolazione rispetto a quello che sta avvenendo nelle nostre farmacie, peraltro in un momento in cui c’è un aumento dei casi di influenza e dei casi di difficoltà, soprattutto per le persone anziane”. Così questa mattina Raffaella Paita (IV-AZ) è intervenuta al Senato per chiedere un’informativa urgente da parte del ministro della Salute Orazio Schillaci in riferimento alla carenza di farmaci.

Avviate verifiche sulla carenza farmaci
Nell’incontro di oggi, il ministro della Salute Orazio Schillaci, ha stabilito la nascita di un tavolo di lavoro permanente sull’approvvigionamento dei farmaci per definire la reale entità del fenomeno e indicare proposte risolutive. Tra le priorità individuate, l’identificazione dei farmaci che registrano una reale carenza, interventi di risposta a breve e medio termine per far fronte tempestivamente ai bisogni dei cittadini e la definizione di attività di comunicazione e sensibilizzazione al fine di evitare allarmismi e conseguenti ingiustificate corse all’acquisto.


L’incontro è stato convocato oggi al Ministero della Salute, insieme al Sottosegretario Marcello Gemmato, alla presenza di rappresentanti del Ministero della Salute, di Aifa e della filiera farmaceutica produttiva e della distribuzione. Il tavolo, istituito con decreto ministeriale, sarà allargato anche ai Nas e ai medici di medicina generale.
L’incontro è stato convocato oggi al Ministero della Salute, insieme al Sottosegretario Marcello Gemmato, alla presenza di rappresentanti del Ministero della Salute, di Aifa e della filiera farmaceutica produttiva e della distribuzione. Il tavolo, istituito con decreto ministeriale, sarà allargato anche ai Nas e ai medici di medicina generale.


Quali farmaci scarseggiano
Secondo l’ultimo monitoraggio dell’Agenzia Italiana del Farmaco sono circa 3.200 i medicinali che scarseggiano nelle farmacie di tutta Italia. Tra questi ci sono gli antinfiammatori, antipiretici, alcuni tipi di antibiotici, cortisonici per l’aerosol, prodotti per la tosse, ma anche farmaci antipertensivi e antiepilettici.


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Dazn, arriva il rimborso per i disservizi: ecco come funziona https://www.business.it/dazn-arriva-il-rimborso-per-i-disservizi-ecco-come-funziona/ Tue, 10 Jan 2023 19:31:58 +0000 https://www.business.it/?p=106631 I disservizi registrati dalla piattaforma di streaming Dazn durante le ultime partite di Serie A saranno rimborsati. La decisione è stata presa oggi pomeriggio durante una riunione presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT) indetta dal Ministro Adolfo Urso e che ha visto la partecipazione del ministro Andrea Abodi, del presidente… Read More »Dazn, arriva il rimborso per i disservizi: ecco come funziona

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I disservizi registrati dalla piattaforma di streaming Dazn durante le ultime partite di Serie A saranno rimborsati. La decisione è stata presa oggi pomeriggio durante una riunione presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT) indetta dal Ministro Adolfo Urso e che ha visto la partecipazione del ministro Andrea Abodi, del presidente e dell’AD della Lega Serie A, del presidente AGCOM e dei rappresentanti di DAZN. “Dazn ha assunto la responsabilità del disservizio e ristorerà gli utenti secondo quanto previsto dalla delibera Agcom”. Lo ha detto il presidente dell’Agcom Giacomo Lasorella al termine dell’incontro al Mimit con i ministri Urso e Abodi. “L’incontro con il ministro – ha aggiunto – e’ stato utile e prezioso per rafforzare la collaborazione istituzionale”.

Come accedere al rimborso
Stando a quanto ha annunciato la piattaforma di streaming, l’indennizzo, ovvero un quarto dell’abbonamento mensile, avverrà in automatico (non sarà quindi necessaria alcuna azione da parte degli abbonati) e sarà accreditato direttamente sul metodo di pagamento selezionato al momento dell’attivazione del servizio o versato sotto forma di voucher. I tempi sono stretti: si parte questa settimana e non si andrà oltre l’inizio del prossimo mese.


Il presidente della Lega Serie A Lorenzo Casini ha definito l’incontro “utile e fruttuoso”, rivelando che “DAZN ha confermato ulteriori impegni per migliorare il servizio e sposterà in Italia una struttura tecnica operativa per dare una risposta sempre più immediata per qualsiasi tipo di problema”.


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Prezzi del gasolio alle stelle in autostrada: oltre 2,50 euro al litro https://www.business.it/prezzi-del-gasolio-alle-stelle-in-autostrada-oltre-250-euro-al-litro/ Tue, 10 Jan 2023 18:40:34 +0000 https://www.business.it/?p=106623 Prezzi di benzina e gasolio ancora alle stelle. A distanza di meno di due settimane dell’eliminazione della riduzione sulle accise, i listini dei carburanti di tutta Italia stanno raggiungendo importi record, al punto che in autostrada il prezzo del gasolio in modalità servito supera in molti distributori i 2,4 euro al litro. Sulla A14 i… Read More »Prezzi del gasolio alle stelle in autostrada: oltre 2,50 euro al litro

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Prezzi di benzina e gasolio ancora alle stelle. A distanza di meno di due settimane dell’eliminazione della riduzione sulle accise, i listini dei carburanti di tutta Italia stanno raggiungendo importi record, al punto che in autostrada il prezzo del gasolio in modalità servito supera in molti distributori i 2,4 euro al litro. Sulla A14 i listini hanno sfondato la soglia psicologica dei 2,5 euro al litro: benzina 2,444 euro, gasolio 2,531 euro. Proprio sull’andamento anomalo dei listini alla pompa, dopo la denuncia a 104 Procure e Guardia di Finanza, il Codacons ha presentato ieri l’annunciato esposto all’Antitrust, chiedendo all’autorità di aprire una istruttoria per accertare eventuali pratiche scorrette o cartelli anti-concorrenza.


In particolare l’associazione dei consumatori ha chiesto all’Antitrust di “verificare con sollecitudine l’esistenza di eventuali intese vietate e porre subito un freno a tali condotte che stanno arrecando dei gravi danni ai consumatori. L’aumento ingiustificato dei listini alla pompa, così come eventuali intese o illeciti per mantenere elevati i prezzi, crea infatti un duplice danno alla collettività, perché da un lato fa aumentare la spesa per il pieno, dall’altro porta ad effetti indiretti sull’inflazione attraverso incrementi dei prezzi al dettaglio di una moltitudine di beni, considerato che in Italia l’85% della merce viaggia su gomma” e di “avviare un’istruttoria per verificare l’esistenza di infrazioni ai divieti stabiliti dall’art. 101 TFUE, ovvero intese restrittive della concorrenza.


Intanto, in base agli ultimi dati disponibili, sull’isola di Vulcano il gasolio ha raggiunto quota 2,349 euro al litro in modalità servito, 2,239 euro/litro la benzina – denuncia il Codacons – A La Maddalena, in Sardegna, la benzina sale a 2,087 euro al litro, 2,229 euro il gasolio. A Ischia un litro di verde costa oggi 2,054 euro, il diesel vola a 2,104 euro. Proibitivi i prezzi in autostrada, dove il gasolio viaggia verso 2,5 euro al litro (2,479 euro).

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Mutui, sale la rata del 36%: tutto quello che dobbiamo aspettarci https://www.business.it/mutui-sale-la-rata-del-36-tutto-quello-che-dobbiamo-aspettarci/ Thu, 05 Jan 2023 19:39:14 +0000 https://www.business.it/?p=106369 Rata del mutuo sempre più cara. Non si ferma la corsa al rialzo dei mutui, e per chi ha sottoscritto un prestito a tasso variabile dovrà prepararsi ad un 2023 di rincari sulle rate da pagare. “Il 2022 è stato caratterizzato da un aumento generalizzato degli indici dei mutui, un trend che potrebbe continuare anche… Read More »Mutui, sale la rata del 36%: tutto quello che dobbiamo aspettarci

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Rata del mutuo sempre più cara. Non si ferma la corsa al rialzo dei mutui, e per chi ha sottoscritto un prestito a tasso variabile dovrà prepararsi ad un 2023 di rincari sulle rate da pagare. “Il 2022 è stato caratterizzato da un aumento generalizzato degli indici dei mutui, un trend che potrebbe continuare anche nel 2023, soprattutto per quanto riguarda i tassi variabili”, hanno spiegato gli esperti di Facile.it. Le aspettative di mercato prevedono che entro giugno 2023 l’Euribor a 3 mesi cresca ancora di quasi 1 punto e mezzo. In tal modo, la rata mensile per il mutuario preso in esame dall’analisi arriverebbe a costare 718 euro, ben 260 in più rispetto a quella sottoscritta un anno e mezzo prima, a gennaio 2022.

Mutui a tasso variabile: + 36% sulla rata
L’indagine di Facile.it ha mostrato come tra il 2021 e il 2022, a distanza di soli 12 mesi, ci sono stati aumenti importanti: le rate di un mutuo medio a tasso variabile sono aumentate del 36%, passando da 456 euro a 619 euro al mese.


Cosa accade con il tasso fisso
Anche per i mutui a tasso fisso si registrano significativi aumenti. Ovviamente, per chi ha già un mutuo a tasso fisso in corso non cambierà niente, mentre per chi scegliere di sottoscrivere oggi un finanziamento a tasso fisso, dovrebbe affrontare indici decisamente più alti rispetto ad alcuni mesi fa. Secondo quanto ha ripotato il Corriere della sera, analizzando le migliori offerte online, sempre per un mutuo da 126 mila euro in 25 anni per un immobile da 180 mila euro, i tassi di interesse (Tan) partono da 3,26% (con una rata iniziale di circa 614 euro). Un anno fa, invece, le opzioni più vantaggiose partivano da 1,05%, con una rata di circa 477 euro.

“In un contesto di grande cambiamento e dinamicità come quello attuale, dove la distanza tra tasso fisso e variabile si è ridotta, non sempre è semplice orientarsi — hanno aggiunto gli esperti di Facile.it —: basti pensare, ad esempio, che oggi ci sono sul mercato mutui variabili con indici più alti rispetto a quelli fissi. Il consiglio, quindi, è di confrontare le offerte di più banche ed affidarsi a consulenti esperti per individuare il prodotto più adatto”. Dunque, secondo i dati, questo mutuo oggi costa circa 137 euro in più al mese, vale a dire oltre 40 mila euro in più di interessi se si considera l’intera durata del prestito.

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Sempre meno risparmi per le famiglie italiane: ecco la situazione https://www.business.it/sempre-meno-risparmi-per-le-famiglie-italiane-ecco-la-situazione/ Thu, 05 Jan 2023 18:40:05 +0000 https://www.business.it/?p=106357 Sempre meno risparmi per le famiglie italiane. E’ il quadro desolante che ha pubblica l’Istat nei conti trimestrali di amministrazioni pubbliche, reddito e risparmio delle famiglie e profitti delle società. Come ha segnalato l’istituto, “La propensione al risparmio delle famiglie consumatrici è stimata al 7,1 per cento, in diminuzione dell’1,9 per cento rispetto al trimestre… Read More »Sempre meno risparmi per le famiglie italiane: ecco la situazione

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Sempre meno risparmi per le famiglie italiane. E’ il quadro desolante che ha pubblica l’Istat nei conti trimestrali di amministrazioni pubbliche, reddito e risparmio delle famiglie e profitti delle società. Come ha segnalato l’istituto, “La propensione al risparmio delle famiglie consumatrici è stimata al 7,1 per cento, in diminuzione dell’1,9 per cento rispetto al trimestre precedente, mentre i consumi finali sono cresciuti del 4,1 per cento.”. Secondo i rilevamenti Istat, il potere d’acquisto delle famiglie, frenato dalla crescita dei prezzi, è tuttavia cresciuto rispetto al trimestre precedente dello 0,3 per cento. “Quindi – ha ancora osservato l’Istat – il potere d’acquisto delle famiglie si è mantenuto in lieve crescita nonostante l’aumento del livello dei prezzi. Il forte aumento della spesa per consumi finali registrata nel trimestre ha rafforzato il sentiero di discesa della propensione al risparmio”, che è diminuita a livelli inferiori rispetto al periodo pre-Covid”.

Meglio per deficit/Pil nel terzo trimestre
Nel terzo trimestre 2022 l’indebitamento netto delle pubbliche amministrazioni in rapporto al Pil è stato pari al -4,7% (-6,2% nello stesso trimestre del 2021). Mentre il saldo primario (indebitamento al netto degli interessi passivi) è risultato negativo, con un’incidenza sul Pil del -0,7% (-2,8% nel terzo trimestre del 2021). Lo rende noto l’Istat nei dati sui conti trimestrali.


Rallenta il carrello della spesa
“I prezzi dei beni alimentari, per la cura della casa e della persona rallentano su base tendenziale da +12,7% a +12,6%, come anche quelli dei prodotti ad alta frequenza d’acquisto (da +8,8% di novembre a +8,5%)”. Secondo l’Istat segnalando il lieve rallentamento dei beni di prima necessita che però restano comunque ai livelli record che non si registravano dall’83.


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Befana: 5 curiosità sulle origini del mitico personaggio https://www.business.it/befana-5-curiosita-sulle-origini-del-mitico-personaggio/ Thu, 05 Jan 2023 14:58:41 +0000 https://www.business.it/?p=106323 “La Befana vien di notte, con le scarpe tutte rotte, neve, gelo, tramontana, viva, viva la Befana”! Chi da bambino non ha recitato almeno una volta questa simpatica filastrocca sulla famosa vecchietta che porta in dono dolcetti e carbone ai più piccoli. Ormai il 6 gennaio è alle porte, ma quali sono le origini di… Read More »Befana: 5 curiosità sulle origini del mitico personaggio

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“La Befana vien di notte, con le scarpe tutte rotte, neve, gelo, tramontana, viva, viva la Befana”! Chi da bambino non ha recitato almeno una volta questa simpatica filastrocca sulla famosa vecchietta che porta in dono dolcetti e carbone ai più piccoli. Ormai il 6 gennaio è alle porte, ma quali sono le origini di questa festività? La Befana ha una storia complicata e talmente antica che pare che la leggenda sia nata già durante l’Impero romano. Interpretazioni pagane, cristiane e differenze regionali si intrecciano in un groviglio di usanze e di significati di cui è oggi difficile venire a capo. Scopriamo insieme 5 curiosità sulle origini del mitico personaggio con l’aspetto da vecchia che porta doni la notte tra il 5 e il 6 gennaio.

1) Le origini della parola Befana
Il termine “Befana” deriva dal greco “Epifania”, ovvero “apparizione” o “manifestazione”. La Befana si festeggia, quindi, nel giorno dell’Epifania, che solitamente chiude il periodo di vacanze natalizie. Anche il termine Befana potrebbe provenire, in base ad alcune teorie, dalla corruzione lessicale di epifania (dal greco epifáneia, “manifestazione”) attraverso bifanìa e befanìa.


2) Il Significato della festività
Le prime notizie riguardanti la Befana risalgono al 1200. Originariamente la Befana era simbolo dell’anno appena passato, un anno ormai vecchio proprio come lo è la Befana stessa. I doni che la vecchietta portava, erano dei simboli di buon auspicio per l’anno che sarebbe iniziato.


3) Il legame con i Re Magi
In pochi sanno che la leggenda della Befana è legata a quella dei Re Magi. Secondo alcuni racconti infatti nel loro viaggio per raggiungere Gesù Bambino, i tre sacerdoti crearono un corteo, a cui si unirono moltissime persone. Fra questi c’era anche una donna anziana che però si allontanò prima di arrivare a destinazione. Da allora la Befana, pentita per quel gesto, ogni 6 gennaio cerca di rimediare all’errore portando ai bambini i regali che avrebbe dovuto donare a Gesù.


4) Sul manico di scopa
Da un punto di vista pagano, furono gli antichi Romani ad ereditare alcuni riti propiziatori pagani legati ai cicli stagionali e associandoli al calendario romano. Si narra che nelle dodici notti successive al solstizio d’inverno, in un periodo dedicato alle celebrazioni per la morte e la rinascita della natura, si credeva che misteriose figure femminili volassero sui campi per propiziare i futuri raccolti, guidate da Diana (la dea lunare della caccia e della vegetazione) o da Sàtia (una divinità minore legata al concetto di sazietà). Dunque il mito della “donna volante” sul manico di scopa sarebbe probabilmente nato proprio da qui.


5) I doni
Dalla frutta secca alle caramelle, dai mandarini al carbone: la calza può contenere davvero molti regali. Ma qual è il significato di questi doni? Secondo la tradizione, la Befana porterebbe il carbone a chi è stato cattivo; questa usanza potrebbe essere associata al fatto che da una parte le streghe venivano mandate al rogo (la figura della Befana è spesso associata all’immagine della strega), dall’altra il carbone si lega anche all’anno vecchio appena trascorso. Oltre al carbone, immancabili nella calza della befana sono la frutta secca, legati al senso di fecondità e soddisfazione, le monete di cioccolato, che simboleggiano il buon auspicio per il nuovo anno appena iniziato, e le immancabili caramelle, donate dalla Befana in cambio del fatto che porti via con sé tutte le festività.


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Biglietti autobus bollenti: in arrivo rincari fino al 33% in tutta Italia https://www.business.it/biglietti-autobus-bollenti-in-arrivo-rincari-fino-al-33-in-tutta-italia/ Wed, 04 Jan 2023 18:44:51 +0000 https://www.business.it/?p=106255 Nuova stangata in arrivo per le famiglie italiane: il 2023 si è aperto all’insegna dei rincari nel comparto dei trasporti, che dopo l’aumento dei pedaggi autostradali e del carburante, adesso non poteva farsi scappare anche l’aumento dei biglietti di viaggio di bus, metro e trasporto pubblico locale. Andando nel dettaglio, secondo le stime di Assoutenti… Read More »Biglietti autobus bollenti: in arrivo rincari fino al 33% in tutta Italia

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Nuova stangata in arrivo per le famiglie italiane: il 2023 si è aperto all’insegna dei rincari nel comparto dei trasporti, che dopo l’aumento dei pedaggi autostradali e del carburante, adesso non poteva farsi scappare anche l’aumento dei biglietti di viaggio di bus, metro e trasporto pubblico locale. Andando nel dettaglio, secondo le stime di Assoutenti gli aumenti interesseranno tutte le principali città del nostro Paese: dal 9 gennaio a Milano il biglietto ordinario costerà 2,20 euro, con un aumento di 20 centesimi. Ancor peggio a Roma, dove da agosto 2023 il prezzo dei biglietti schizzerà dagli attuali 1,50 euro a 2 euro, con un rincaro di ben il 33%. Non è messa meglio Napoli, dove il biglietto è già salito da qualche mese da 1 a 1,20 euro. A Parma il costo di una corsa semplice passa da 1,50 euro a 1,60 euro, mentre a Ferrara il prezzo del biglietto sale da 1,30 a 1,50 euro.

Rincari non solo su biglietti bus e metro
Più in generale, l’associazione dei consumatori ha sottolineato che per le famiglie italiane, il 2023 si è aperto all’insegna dei rincari nel comparto dei trasporti. A partire dall’1 gennaio, infatti, gli italiani sono stati chiamati a fare i conti anche con gli aumenti dei listini di benzina e gasolio causati dall’addio al taglio delle accise e con gli incrementi dei pedaggi autostradali.


Andando nel dettaglio, Assoutenti stima un aggravio di spesa in media pari a +366 euro annui a famiglia come effetto dell’eliminazione del taglio alle accise che gravano sui carburanti, che avevano portato ad una riduzione dei prezzi, considerando anche l’Iva, di 30,5 centesimi di euro, poi ridotto a 18,3 centesimi. Indipendentemente dall’andamento dei listini alla pompa nel corso del 2023, la maggiore spesa solo per il rialzo delle accise sarà quindi pari, ipotizzando due pieni a famiglia al mese, a 366 euro all’anno.


+2% anche sui pedaggi autostradali
C’è poi la questione pedaggi autostradali, che come noto sulla rete Aspi sono aumentati del 2% dall’1 gennaio, con un ulteriore rincaro dell’1,34% a partire da luglio 2023. In base alle elaborazioni di Assoutenti, per andare da Roma (sud) a Milano (ovest) il pedaggio sale dai 46,5 euro del 2022 agli attuali 47,3 euro, per poi raggiungere 48 euro a luglio, con un aumento di 1,5 euro. Da Napoli (nord) a Milano si spendevano lo scorso anno 58,6 euro: ora servono 59,7 euro (60,5 euro a luglio, +1,9 euro). Per le tratta Bologna-Taranto la spesa sale da 55,1 euro a 56,1 euro del 2023 (56,9 euro da luglio, +1,8 euro).

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Rallenta l’inflazione in Europa: ecco cosa succede in Germania, Spagna e Francia https://www.business.it/rallenta-inflazione-in-europa-ecco-cosa-succede-in-germania-spagna-e-francia/ Wed, 04 Jan 2023 16:02:09 +0000 https://www.business.it/?p=106226 In Europa arriva una bocca d’aria sul fronte economico dell’Eurozona: dopo Germania e Spagna, anche la Francia ha registrato un rallentamento dell’inflazione a dicembre. Secondo l’istituto nazionale di statistica l’indice dei prezzi al consumo è salito a dicembre, anno su anno, del 5,9% contro il +6,2% di novembre. Le attese del mercato erano per un… Read More »Rallenta l’inflazione in Europa: ecco cosa succede in Germania, Spagna e Francia

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In Europa arriva una bocca d’aria sul fronte economico dell’Eurozona: dopo Germania e Spagna, anche la Francia ha registrato un rallentamento dell’inflazione a dicembre. Secondo l’istituto nazionale di statistica l’indice dei prezzi al consumo è salito a dicembre, anno su anno, del 5,9% contro il +6,2% di novembre. Le attese del mercato erano per un +6,4%. A causare il rallentamento, ha spiegato l’Insee, è stato “il calo dei prezzi dell’energia e in misura minore, dei servizi”. Dunque complice del rallentamento, è stato anche un costo dell’energia più basso delle attese, elemento determinante della fiammata dei prezzi dell’ultimo anno, che al momento sembrerebbe allontanare la necessità di una ulteriore stretta monetaria. L’Istituto ha però messo in guardia sul fatto che l’inflazione dovrebbe arrivare al 7% all’inizio del 2023, per diminuire da marzo in poi.

La corsa dei prezzi rallenta in Germania
Per quanto riguarda la Germania, nel mese di dicembre i prezzi al consumo su suolo tedesco sono diminuiti dello 0,8% rispetto al mese precedente, mentre su base annua il tasso di inflazione è aumentato dell’8,6% contro il 10% di novembre e il 10,4% di ottobre, battendo al ribasso i pronostici attorno al 9%. Il 5 gennaio sarà la volta dell’Italia: l’Istat infatti diffonderà la stima preliminare dei prezzi di dicembre.


Intanto oggi si registra la discesa dello spread, il differenziale di rendimento tra i titoli di Stato decennali tedeschi ed italiani, ma soprattutto il calo del tasso del nostro Btp a 10 anni, sceso sotto la soglia del 4,3%. Se i segnali di frenata dei prezzi si confermassero, verrebbero spuntate le armi dei cosiddetti falchi nel board della Bce, che spingono per un mantenimento della politica monetaria aggressiva scattata da luglio per contrastare la corsa dei prezzi a suon di rialzi dei tassi, la più tradizionale delle mosse delle banche centrali per contrastare la crescita dell’inflazione. Alzando il costo del denaro, l’equivalente di chiudere i rubinetti, si cerca di ridurne la circolazione.


Se però l’emergenza si attenua, e i segnali sembrano andare in questo senso, complice anche un costo dell’energia più basso delle attese, elemento determinante della fiammata dei prezzi dell’ultimo anno, le necessità di una ulteriore stretta monetaria si riducono. Scenario che i mercati vedono con favore visto che l’aumento dei tassi tende a deprimere la crescita economica, dal momento che prestiti e finanziamenti diventano molto più cari scoraggiando gli acquisti, e a danneggiare soprattutto i Paesi per i quali è più oneroso finanziarsi sul mercato a causa dell’alto debito, come l’Italia. Dove infatti i rendimenti, e lo spread, oggi scendono. Tanto più che, lo ha ricordato la direttrice generale del Fondo Monetario Kristalina Georgieva nei giorni scorsi, sull’economia mondiale ed europea si affaccia il rischio recessione. E una accelerata sul fronte del rialzo dei tassi sarebbe tutto fuorché d’aiuto.


Cosa succederà in Italia?
Per capire se la frenata registrata in Francia e Germania c’è stata anche in Italia bisognerà attendere i nuovi dati del 5 gennaio. Secondo quanto ha riportato il Corriere della sera, alcuni studi pubblicati tra dicembre e l’inizio del nuovo anno sembrano suggerire proprio questo. Secondo le stime dell’EY Italian Macroeconomic Bulletin il tasso di inflazione passerà dall’ 8,2% del 2022 al 7,1% del 2023. Anche un’indagine Coop, pubblicata mercoledì 4 gennaio, prospetta un’inflazione ancora sostenuta per il 2023 ma inferiore a quella del 2022 (+6,1% secondo i manager italiani). Ma il calo non riguarderà i beni alimentari lavorati i cui prezzi continueranno a correre: si prevede un aumento medio del 6,7% secondo i manager italiani del settore Food & Beverage.

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Gas, tornano a salire le bollette: fatture di dicembre al +23% https://www.business.it/gas-tornano-a-salire-le-bollette-fatture-di-dicembre-al-23/ Tue, 03 Jan 2023 18:35:26 +0000 https://www.business.it/?p=106134 Tornano a salire le bollette del gas. Questa volta tocca alle famiglie del mercato tutelato (circa il 33% del totale), che vedranno aumentare le loro fatture del gas di circa il 23,3% rispetto al mese di novembre. A comunicarlo è Arera, l’Autorità di regolazione per energia reti e ambiente, spiegando che a dicembre il prezzo… Read More »Gas, tornano a salire le bollette: fatture di dicembre al +23%

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Tornano a salire le bollette del gas. Questa volta tocca alle famiglie del mercato tutelato (circa il 33% del totale), che vedranno aumentare le loro fatture del gas di circa il 23,3% rispetto al mese di novembre. A comunicarlo è Arera, l’Autorità di regolazione per energia reti e ambiente, spiegando che a dicembre il prezzo della materia prima gas per i clienti con contratti in condizioni di tutela, è fissato in 116,6 euro/MWh, pari alla media dei prezzi rilevati quotidianamente durante tutto il mese. Nelle prime settimane di dicembre le quotazioni del gas hanno raggiunto anche punte di circa 135 euro/MWh. Dunque, in base all’andamento medio del mercato all’ingrosso italiano nel mese di dicembre e per i consumi dello stesso mese, per la famiglia tipo in tutela è stata registrata appunto una crescita del 23,3% della bolletta, rispetto a novembre dello stesso anno.

Il nuovo metodo di calcolo
Da ottobre l’Arera aveva introdotto un meccanismo di calcolo delle tariffe diverso: dal primo ottobre 2022, nel tentativo di proteggere i clienti domestici dall’impennata dei costi energetici, l’aggiornamento è su base mensile in riferimento ai consumi del mese appena concluso e non più trimestrale per i consumi che saranno effettuati nei tre mesi seguenti. Se l’Autorità avesse utilizzato il precedente sistema anche durante tutto l’ultimo trimestre del 2022, si sarebbe applicata una componente del prezzo del gas a copertura dei costi di approvvigionamento del gas naturale (Cmemm) di oltre 240 euro al megawattora. Il nuovo metodo ha consentito, invece, di applicare una Cmemm di 78 euro/MWh in ottobre e di 91,2 euro/MWh in novembre.


Malgrado i risparmi ottenuti con il nuovo metodo di aggiornamento mensile ex post introdotto dall’Autorità nel luglio scorso, dalle osservazioni di Arera, la spesa per il gas della famiglia tipo (che ha consumi medi di 1.400 metri cubi annui) nell’anno compreso fra gennaio e dicembre 2022 è di circa 1.866 euro, in crescita del 64,8% rispetto allo stesso periodo del 2021.

Cosa ci aspetta nel 2023
Con l’aggiornamento delle tariffe del gas reso noto oggi, “Arera conferma in pieno l’allarme sulle bollette lanciato nei giorni scorsi dal Codacons, quando l’associazione ha parlato di inevitabili rincari alle porte per il gas. Un aumento delle tariffe del 23,3% è peggiore delle aspettative ed equivale ad una bolletta media del gas che sale a quota 2.113 euro annui a famiglia”. E’ quanto ha affermato il Codacons spiegando che “rispetto allo stesso periodo del 2021, infatti, i prezzi del gas risultano a dicembre più elevati del 55,8%, con un incremento di spesa pari a +757 euro a nucleo rispetto alle tariffe in vigore a dicembre del 2021”.

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Covid, Dall’Europa vaccini gratis per la Cina: la risposta di Pechino https://www.business.it/covid-dalleuropa-vaccini-gratis-per-la-cina-la-risposta-di-pechino/ Tue, 03 Jan 2023 14:38:01 +0000 https://www.business.it/?p=106090 Vaccini gratis per la Cina per contrastare la nuova ondata di Covid-19 che sta colpendo nuovamente il continente asiatico. Dopo che Pechino ha abbandonato la sua cosiddetta politica “zero Covid”, il paese asiatico si sta trovando a fronteggiare una nuova ondata di infezioni. Per scongiurare una nuova propagazione del virus oltre oceano, l’Unione Europea ha… Read More »Covid, Dall’Europa vaccini gratis per la Cina: la risposta di Pechino

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Vaccini gratis per la Cina per contrastare la nuova ondata di Covid-19 che sta colpendo nuovamente il continente asiatico. Dopo che Pechino ha abbandonato la sua cosiddetta politica “zero Covid”, il paese asiatico si sta trovando a fronteggiare una nuova ondata di infezioni. Per scongiurare una nuova propagazione del virus oltre oceano, l’Unione Europea ha offerto gratuitamente alla Cina i vaccini Covid-19 per fronteggiare l’epidemia. A riportare la notizia è stato il Financial Times, citando funzionari della Commissione europea che hanno preferito restare anonimi. Secondo quanto ha scritto il quotidiano britannico, l’offerta sarebbe stata fatta nei giorni scorsi prima di una riunione dei funzionari del ministero della salute dell’Unione europea.

Fonti anonime della Commissione europea hanno precisato che l’iniziativa farebbe parte degli sforzi compiuti dal commissario Ue per la salute, Stella Kyriakides, per organizzare una risposta europea alla prospettiva di una nuova ondata di contagi che sta travolgendo la Cina. “La commissaria Kyriakides ha contattato le sue controparti cinesi per offrire solidarietà e sostegno, comprese expertise in materia di sanità pubblica e donazioni di vaccini dell’Ue adattati alle varianti”, ha affermato un funzionario.


Vaccini e Cina: ecco a che punto sono
Secondo quanto ha riportato l’agenzia di stampa nazionale Dire, Pechino ha fatto affidamento sui propri vaccini Sinovac e Sinopharm, che richiedono tre dosi per prevenire malattie gravi nelle persone vulnerabili, e deve ancora distribuire su larga scala i vaccini a mRNA. Secondo i dati dell’Organizzazione mondiale della sanità, in Cina solo il 40% degli ultraottantenni ha ricevuto tre dosi, mentre nell’Unione Europea risulta completamente vaccinato l’83% della popolazione adulta e sono stati consegnati più di 1,7 miliardi di dosi.


La risposta di Pechino
Come ha riportato l’Ansa, la portavoce del Ministero degli Esteri Mao Ning ha declinato l’offerta europea di vaccini gratis, motivando: “La Cina ha stabilito le più grandi linee di produzione al mondo di vaccini Covid con una capacità di produzione annuale di oltre 7 miliardi di dosi e una produzione annua di oltre 5,5 miliardi di dosi, che soddisfano le esigenze di garantire che tutte le persone idonee alla vaccinazione abbiano accesso ai vaccini Covid”, ha affermato Mao Ning, che ha ancora aggiunto: “La situazione Covid in Cina è prevedibile e sotto controllo. Siamo pronti a lavorare con la comunità internazionale in solidarietà, affrontare la sfida in modo più efficace”.

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Benzina, addio allo sconto: prezzo in picchiata a +20 centesimi al litro https://www.business.it/benzina-addio-allo-sconto-prezzo-in-picchiata-a-20-centesimi-al-litro/ Mon, 02 Jan 2023 16:13:27 +0000 https://www.business.it/?p=106041 Nuovo anno, nuovi aumenti. Se la seconda metà del 2022 è stata segnata dal caro prezzi di molti beni tra cui quelli di prima necessità, il 2023 sembra già non essere da meno. Questa volta è il costo di benzina e gasolio a far tremare le tasche degli automobilisti italiani, il cui prezzo è salito… Read More »Benzina, addio allo sconto: prezzo in picchiata a +20 centesimi al litro

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Nuovo anno, nuovi aumenti. Se la seconda metà del 2022 è stata segnata dal caro prezzi di molti beni tra cui quelli di prima necessità, il 2023 sembra già non essere da meno. Questa volta è il costo di benzina e gasolio a far tremare le tasche degli automobilisti italiani, il cui prezzo è salito di circa 20 centesimi al litro rispetto al 30 dicembre. Da nove mesi a questa parte il prezzo dei carburanti godevano della riduzione delle accise decisa prima dal governo Draghi e poi confermata, in parte, anche dall’esecutivo Meloni. Nella Manovra 2023, però, il governo non ha confermato il taglio delle accise sul carburante, che valeva uno scontro di 18 centesimi al litro, portando così i prezzi della benzina a salire esponenzialmente nel nuovo anno.

Secondo quanto ha riportato Staffetta quotidiana, portale che raccoglie notizie e documenti su tutte le fonti di energia, “il 2022 si è chiuso con un rialzo dei listini” e il 2023 si è aperto con “l’aumento delle accise su benzina, gasolio e Gpl, tornate al livello normale del 21 marzo 2022. Anche le quotazioni dei prodotti raffinati hanno chiuso l’anno con un aumento, il terzo consecutivo”.

E così dal 1 gennaio 2023 è arrivato l’aumento delle accise: +15 cent al litro su benzina e gasolio, e +2,8 cent al litro sul Gpl. Un rialzo, ha spiegato ancora Staffetta quotidiana, cui va aggiunta l’Iva e che quindi ha un impatto sui prezzi alla pompa di 18,3 cent al litro su benzina e gasolio e di 4,3 cent al litro sul Gpl. La benzina self service sale in media a 1,732 euro a litro, mentre per il diesel 1,794 euro al litro. Per quanto riguarda il servito, la benzina sale a 1,891 euro al litro, mentre per il diesel a 1,953 euro al litro, e il Gpl servito a 0,780 euro al litro.

Malumori tra le associazioni dei consumatori
La decisione di rimuovere definitivamente il taglio delle accise sui carburanti ha provocato malumori tra le associazioni dei consumatori, anche perché oltre al rincaro diretto per i cittadini si dovrà fare i conti con un probabile aumento del prezzo delle merci, già alle prese con l’inflazione, dal momento che aumenterà in generale il costo del trasporto su gomma. La reintroduzione della tassazione piena sui carburanti permetterà però allo Stato di recuperare ingenti risorse: si calcola infatti che dal 22 marzo al 30 novembre 2022, quando lo sconto era di 30 centesimi al litro, la misura è costata alle casse statali ben 7,3 miliardi di euro.

Autostrade, i rincari del 2023
Non c’è solo il costo della benzina a preoccupare gli automobilisti italiani, ma a rischio rincari ci sono anche i pedaggi autostradali. All’inizio di ogni anno le tariffe vengono tradizionalmente aggiornate, ma da quattro anni a questa parte, dopo il crollo del Ponte Morandi, sono rimaste congelate. Il 2023 potrebbe registrare il ritorno agli aumenti, per la prima volta dal 2018.

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Ragazza 16enne confessa di essere lesbica, ma i genitori la portano dall’esorcista https://www.business.it/ragazza-16enne-confessa-di-essere-lesbica-ma-i-genitori-la-portano-dallesorcista/ Thu, 14 Apr 2022 20:30:42 +0000 https://www.business.it/?p=90442 Un esorcismo per guarire dall’omosessualità. E’ stata questa la richiesta fatta ad un sacerdote dai genitori di Giulia (nome di fantasia), per cercare di far guarire la figlia per essersi dichiara lesbica. La ragazza di 16 anni aveva deciso di fare coming-out rivelando di essere lesbica ed avere una fidanzata: da quel momento sono iniziati… Read More »Ragazza 16enne confessa di essere lesbica, ma i genitori la portano dall’esorcista

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Un esorcismo per guarire dall’omosessualità. E’ stata questa la richiesta fatta ad un sacerdote dai genitori di Giulia (nome di fantasia), per cercare di far guarire la figlia per essersi dichiara lesbica. La ragazza di 16 anni aveva deciso di fare coming-out rivelando di essere lesbica ed avere una fidanzata: da quel momento sono iniziati litigi, divieti di uscire di casa e persino l’idea di guarire la giovane con un esorcismo. Il calvario della minorenne è accaduto a Torino, ed è stato riportato da Repubblica: Giulia stanca delle vessazioni, ha raccontato tutto a un insegnante di scuola spiegando gli abusi di cui era vittima. Da quanto ha riportato il quotidiano, la madre controllava il suo abbigliamento e le impediva di uscire. Dopo le rivelazioni e l’intervento delle autorità scolastiche, la giovane è stata allontanata dalla famiglia. Le indagini condotte dalla pm Barbara Badellino hanno poi fatto emergere la richiesta dell’esorcismo.

L’esorcismo e il rifiuto del sacerdote
E’ stato ascoltato anche il sacerdote chiamato dai genitori per “guarire” dall’omosessualità la figlia. Il prete ha raccontato di essersi però rifiutato, spiegando ai genitori: “Non c’è il maligno dietro all’omosessualità. Non si può fare un esorcismo per questo. Io posso solo parlarle per darle un conforto religioso”. I servizi sociali hanno lavorato intensamente per aiutarla, intervenendo sia con un percorso di supporto psicologico a lei dedicato, sia con un accompagnamento dei genitori per portarli verso l’accettazione dell’omosessualità della figlia.

Non è stato facile, ma dopo il percorso riabilitativo l’obiettivo è stato raggiunto e la procura ha poi chiesto l’archiviazione dall’accusa di maltrattamenti contestata ai genitori, ritenendo che fosse importante evitare di portare avanti a livello giudiziario una situazione che si era ricomposta, per preservare il più possibile quell’equilibrio familiare ritrovato.

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Mako, da principessa del Giappone a stagista al Met di New York https://www.business.it/mako-da-principessa-del-giappone-a-stagista-al-met-di-new-york/ Thu, 14 Apr 2022 19:45:13 +0000 https://www.business.it/?p=90437 Sono passati solo cinque mesi dalle nozze più controverse del nuovo secolo, che hanno fatto perdere il titolo di principessa a Mako di Akishino così da portesi sposare con il suo grande amore. Dopo una serie di tentativi nella speranza di farle riconsiderare le sue intenzioni, lo scorso ottobre Mako ha infatti rinunciato ai titoli… Read More »Mako, da principessa del Giappone a stagista al Met di New York

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Sono passati solo cinque mesi dalle nozze più controverse del nuovo secolo, che hanno fatto perdere il titolo di principessa a Mako di Akishino così da portesi sposare con il suo grande amore. Dopo una serie di tentativi nella speranza di farle riconsiderare le sue intenzioni, lo scorso ottobre Mako ha infatti rinunciato ai titoli nobiliari e alla rendita di 163 milioni annui di yen (circa 1,2 milioni di euro) per sposare il borghese Kei Komuro a cui era legata dai tempi del college. La coppia dopo le nozze ha lasciato il Giappone per trasferirsi a New York, dove Komuro fa pratica in un famoso studio legale. Anche l’ex principessa però non è stata con le mani in mano: Mako ha trovato un lavoro nel Met Museum, uno dei luoghi più iconici della città. Quello al Met è solo un tirocinio, ma perfettamente in linea con il suo profilo: Mako infatti ha studiato storia dell’arte all’Università di Edimburgo e si è laureata in Beni culturali presso l’Università Internazionale Cristiana di Mitaka di Tokyo, nel 2014, prima di volare nel Regno Unito per specializzarsi con un master in Studi museali presso l’Università di Leicester.

Mako non ha mai lavorato in vita sua per mantenersi, l’unico impegno simile a un lavoro l’ha sostenuto come ricercatrice speciale al Museo dell’Università di Tokyo mentre era ancora una reale. Ma un cv in storia dell’arte come il suo dovrebbe permetterle di zittire chiunque possa accusarla di essere favorita dalle sue origini.

Anche se per ora è solo una stagista, sicuramente la volontà di Mako di mettersi in gioco come borghese è ben visibile. In fondo come disse lei stessa in alcune interviste lei stessa prima delle nozze, “Quello che vorrei è solo condurre una vita pacifica nel mio nuovo ambiente, da persona comune che prende la metro, fa la spesa al supermercato e cerca di realizzare i suoi progetti, tra cui trovare il lavoro dei sogni”.

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Vive da 14 anni in aeroporto: la storia di Wei Jianguo https://www.business.it/vive-da-14-anni-in-aeroporto-la-storia-di-wei-jianguo/ Mon, 04 Apr 2022 19:57:34 +0000 https://www.business.it/?p=89921 L’aeroporto per la maggior parte delle persone è solo un punto di passaggio, ma per Wei Jianguo è diventato il posto da chiamare “casa”. Uomo cinese di di 60 anni, Jianguo si è avventurato all’Aeroporto Internazionale di Pechino Capitale 14 anni fa, ma da li però non è mai più andato via. La sua è… Read More »Vive da 14 anni in aeroporto: la storia di Wei Jianguo

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L’aeroporto per la maggior parte delle persone è solo un punto di passaggio, ma per Wei Jianguo è diventato il posto da chiamare “casa”. Uomo cinese di di 60 anni, Jianguo si è avventurato all’Aeroporto Internazionale di Pechino Capitale 14 anni fa, ma da li però non è mai più andato via. La sua è la storia di una persona che si è adattata a vivere in un “non luogo” ricevendo in cambio il dono più grande: la libertà. Come ha riportato il quotidiano la Repubblica, Jianguo ha raccontato di essere andato via di casa perché la sua famiglia non gli permetteva di continuare a bere e fumare. “Non posso tornare a casa perché lì non ho libertà – ha spiegato l’uomo al China Daily -. La mia famiglia mi ha detto che se volevo rimanere, dovevo smettere di fumare e di bere. Se non potevo farlo, dovevo dare loro tutta la mia indennità governativa mensile di 1.000 yuan. Ma poi come avrei comprato le sigarette e l’alcol?”. E così Jianguo ha trovato una nuova vita nell’aeroporto di Pechino, e da lì non è più andato via.

Jianguo ha anche deciso di rinunciare a cercare lavoro dopo essere stato licenziato a 40 anni e aver faticato a mantenere un nuovo lavoro perché troppo vecchio. A causa della sua scelta di vita, l’uomo è spesso soggetto a sgomberi della polizia e della sicurezza che lo riportano a casa sua a Wangjing. Tuttavia, trova sempre la strada del ritorno. “Vengo espulso, mi nascondo e poi torno, proprio come ai vecchi tempi. Almeno ho la mia libertà all’aeroporto”, ha affermato Jianguo.

Jianguo però non è la persona che sta vivendo più a lungo in un aeroporto. Il turco Bayram Tepeli si è infatti trasferito all’aeroporto Ataturk nel 1991 per motivi simili a quelli di Wei e ha vissuto lì per 27 anni prima che l’aeroporto chiudesse nel 2019. Ora ha cambiato “casa” in quanto vive nell’aeroporto Sabiha Gokcen. Secondo il Daily Sabah, Tepeli ha lasciato la sua città natale a Gemlik a causa di problemi familiari, prima di volare a Istanbul per trovare lavoro. A quel punto ha cercato di trovare un nuovo impiego all’aeroporto dopo aver seguito le indicazioni del suo capo. Qui ha lavorato per un breve periodo e da allora ha sempre vissuto nel gate. Ha raccontato: “Il mio ex capo mi disse un giorno che mi aveva trovato un lavoro dove non avrei più avuto bisogno di trovare un posto dove stare. Così sono venuto qui”. Dopo aver sofferto di problemi di salute, è stato costretto a lasciare il lavoro all’aeroporto. Non appena rimessosi in sesto, ha deciso di tornare al terminal e ricominciare la sua vita di tutti i giorni.

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Don Francesco, da parroco disabile ad influencer: “La mia condizione è un dono” https://www.business.it/don-francesco-da-parroco-disabile-ad-influencer-la-mia-condizione-e-un-dono/ Wed, 23 Mar 2022 20:29:54 +0000 https://www.business.it/?p=89396 Don Francesco Cristofaro è uno dei preti più “social” del momento. Su Facebook ha quasi 200mila followers, e sul suo canale Youtube ogni video ha migliaia di visualizzazione. E spopola anche su Twitter e Instagram. Ma qual è la ricetta della sua popolarità? All’apparenza Don Francesco, 42 anni, potrebbe sembrare il ritratto della serenità, eppure… Read More »Don Francesco, da parroco disabile ad influencer: “La mia condizione è un dono”

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Don Francesco Cristofaro è uno dei preti più “social” del momento. Su Facebook ha quasi 200mila followers, e sul suo canale Youtube ogni video ha migliaia di visualizzazione. E spopola anche su Twitter e Instagram. Ma qual è la ricetta della sua popolarità? All’apparenza Don Francesco, 42 anni, potrebbe sembrare il ritratto della serenità, eppure alle spalle ha “una storia di un bambino che non poteva sgambettare né giocare come gli altri. Un ragazzino che nella preghiera si rifugiava per chiedere un miracolo”. Da tutta la vita fa i conti con la paraplegia e ad oggi, grazie alle continue terapie, riesce ancora a camminare autonomamente. Eppure a Simeri Crichi, un paesino calabrese di meno di cinquemila anime in cui oggi Don Francesco è parroco nella chiesa Santa Maria Assunta, il sacerdote è conosciuto per la sua forza di volontà. “Non ho ancora imparato ad andare in bicicletta o a correre, ma ho imparato a camminare con la schiena dritta”, ha detto l’uomo di fede a Fanpage.it. Durante il primo lockdown, a inizio pandemia, la popolarità di Don Francesco è esplosa e la sua pagina Facebook attualmente sfiora i 190mila follower. Roba da far impazzire gli esperti di algoritmi ed engagement social, perché il parroco ha semplicemente cominciato a trasmettere messe e preghiere in rete, senza secondi fini, e da quel momento una miriade di persone ha cominciato a seguirlo costantemente, rendendolo di fatto uno dei sacerdoti più influenti d’Italia. Motivo in più, ha affermato la giovane star del web, per parlare di disabilità e diventare la voce di quanti ogni giorno vengono lasciati soli ad affrontare problemi e pregiudizi.

La storia del parroco influente ha anche un suo sito internet, in cui racconta la sua storia. Ma cosa ha spinto quasi 200mila persone a seguire quotidianamente il parroco calabrese? “Da bambino nessuno guardava il mio volto, i miei occhi – ha detto il prete -, tutti guardavano solo dalla vita in giù e molti miei coetanei si chiedevano perché camminassi in quel modo”. Della sua difficile infanzia, la sua anima porta ancora le cicatrici, ed forse proprio il suo modo di comunicare e di parlare di malattia e di diritti in chiave religiosa ammalia il pubblico. “Non potevo giocare a calcetto con i miei amici, non potevo correre, non potevo andare in bici, ho sofferto tanto”. Poi la chiamata spirituale e il viaggio al santuario mariano di Lourdes gli hanno cambiato la vita: “Ho visto passare davanti ai miei occhi tante persone sofferenti, che avevano bisogno di aiuto e in quel momento ho capito che anche io potevo diventare strumento per il bene”.

Don Francesco è molto amato e anche adesso che i fedeli sono potuti tornare in chiesa continuano a seguire le gesta del sacerdote calabrese, sempre molto attivo sui social (anche Twitter e Instagram), che è anche conduttore radiofonico e conduttore televisivo per alcune trasmissioni legate al mondo religioso. Nonostante le difficoltà quotidiane, è riuscito a trasformare la sua condizione in opportunità, che lui, a dire il vero, chiama “dono”. “Se non fossi paraplegico – ha spiegato al quotidiano online -, probabilmente sarei una persona arrogante e non avrei questa sensibilità”. E poi ancora: “Se io sono ancora in piedi è grazie alle cure gratuite che ricevo da 42 anni, ma conosco tante persone che ancora adesso hanno difficoltà ad accedere alle cure. Non è giusto – ha affermato puntando il dito contro la politica sorda -. I disabili e le loro famiglie non devono mai essere lasciati soli”. Lui fa la sua parte. “Quando ho scoperto la fede, ho fatto una promessa, questo sorriso non me lo toglierà più nessuno e lo regalerò a tutti, perché tutti ne hanno bisogno”.

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Dona il fegato al figlio di 2 anni: il meraviglioso gesto di papà Gioacchino https://www.business.it/dona-il-fegato-al-figlio-di-2-anni-il-meraviglioso-gesto-di-papa-gioacchino/ Mon, 21 Mar 2022 20:19:00 +0000 https://www.business.it/?p=89263 Una rara malattia al fegato che colpisce un neonato su diecimila. E’ questa la causa della cattiva salute di Alessio, un bambino di 2 anni nato a Canicattì in provincia di Palermo. Quando i medici hanno scoperto della malattia il piccolo aveva solo due mesi. Ma oggi grazie ad un trapianto di fegato ed al… Read More »Dona il fegato al figlio di 2 anni: il meraviglioso gesto di papà Gioacchino

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Una rara malattia al fegato che colpisce un neonato su diecimila. E’ questa la causa della cattiva salute di Alessio, un bambino di 2 anni nato a Canicattì in provincia di Palermo. Quando i medici hanno scoperto della malattia il piccolo aveva solo due mesi. Ma oggi grazie ad un trapianto di fegato ed al coraggio del suo papà Alessio sta finalmente bene. Gioacchino infatti ha donato una parte del suo fegato per il trapianto del piccolo, ridando al figlioletto la speranza di vita. “Ma il regalo più bello me lo fa lui ogni giorno quando mi chiama papà – ha detto l’uomo alla Repubblica -, mi stringe, gioca con me”. Era la fine del 2019 quando Gioacchino e Stella, originari di Canicattì, erano andati dal pediatra per un ittero prolungato del bambino che li ha insospettiti. Così sono iniziati i controlli e le analisi negli ospedali. Poi la diagnosi della malattia all’Ismett di Palermo: atresia delle vie biliari. Una patologia che fino a qualche decennio portava alla morte tantissimi bambini, ma che adesso può essere curata con un intervento (il Kasai) che permette di andare avanti con il proprio fegato. Il 30-40 per cento dei bambini però ha comunque bisogno di un trapianto.

Papà Gioacchino e Stella hanno affidato il piccolo Alessio al professore Jean de Ville de Goyet, direttore del Dipartimento di pediatria per la cura e lo studio delle patologie addominali e dei trapianti addominali dell’Ismett. Il Professore ha eseguito più di 500 trapianti su bambini e più di 150 da donatore vivente, con una curva di sopravvivenza pari al 95 per cento che raggiunge il 100 per cento nel caso dei bimbi trapiantati grazie ad una donazione da vivente. Un tipo di operazione che in Italia eseguono solo il Bambino Gesù a Roma e appunto all’Ismett di Palermo. Ricordando l’intervento papà Gioacchino ha raccontato al quotidiano: “Eravamo in piena pandemia, fare visite ed esami era difficilissimo. Il primo intervento per ricostruire le vie biliari non è stato risolutivo. E così il professore ci ha messo davanti a un bivio: metterci in lista d’attesa per il trapianto da donatore deceduto o fare le analisi per capire se io o mia moglie fossimo compatibili per la donazione da vivente. Non ci ho pensato due volte, mi sono offerto. L’attesa è stata difficile, avevo paura di non poter aiutare mio figlio. Ma alla fine sono risultato compatibile”.

La mattina del 31 luglio 2020 Gioacchino è entrato in sala operatoria per il prelievo del fegato. Qualche ora dopo anche Alessio, che aveva appena otto mesi di vita, lo ha seguito per ricevere l’organo. Sono usciti entrambi di sera. Una settimana dopo erano già a casa. “Se posso passare questo giorno con mio figlio, è merito del professore De Ville e di tutti i medici e gli infermieri che si sono presi cura di noi”.

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La scelta di Bianca: “Ho congelato i miei ovociti, non serve un uomo per avere un figlio” https://www.business.it/la-scelta-di-bianca-ho-congelato-i-miei-ovociti-non-serve-un-uomo-per-avere-un-figlio/ Thu, 17 Mar 2022 20:44:50 +0000 https://www.business.it/?p=89129 Essere madre senza bisogno di un uomo accanto. E’ questa la scelta di Bianca Balti, super-modella da copertina, nel terzetto delle tre più pagate d’Italia, che nel 2018 ha anche lanciato la sua linea di abiti premaman a testimonianza della sua propensione alla maternità. Per avverare il suo sogno di essere madre senza dipendere da… Read More »La scelta di Bianca: “Ho congelato i miei ovociti, non serve un uomo per avere un figlio”

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Essere madre senza bisogno di un uomo accanto. E’ questa la scelta di Bianca Balti, super-modella da copertina, nel terzetto delle tre più pagate d’Italia, che nel 2018 ha anche lanciato la sua linea di abiti premaman a testimonianza della sua propensione alla maternità. Per avverare il suo sogno di essere madre senza dipendere da un uomo, Bianca ha scelto di sottoporsi alla crioconservazione degli ovuli, un processo che si applica per la preservazione della fertilità della donna. La modella ha raccontato della sua coraggiosa scelta ai suoi follower di Instagram: “Svincolare il mio sogno di maternità dagli umori di una relazione è stata la cosa più coraggiosa che ho mai avuto il coraggio di fare per me. Perché se una donna non ha bisogno di uomo per fare un figlio, allora non ne ha bisogno proprio per nient’altro”.

Avere un figlio senza la necessità di avere un uomo accanto è solo uno dei benefici che la crioconservazione degli ovuli. Lo scopo principale di questa tecnica infatti è quella di congelare gli ovuli della donna in una buona età fertile, in attesa del momento in cui si sceglie di farli fecondare. Dunque in primis la crioconservazione permette di preservare la probabilità attuale di gravidanza in previsione del futuro qualora non si ottenga una gestazione spontanea. La scelta poi di farli fecondare dal proprio partner o in modo eterologo è invece personale. Da sola, senza un uomo, dopo aver deciso di uscire da una relazione malata durata tre anni, il dibattito sulla indipendenza procreativa è più che mai ciò che Bianca cerca di rompere. Per la modella infatti questa esperienza ha rappresentato una conquista per se stessa, il fatto cioè di “svincolare il mio sogno di maternità da un uomo e da una relazione”. Bianca ha già due figlie, Matilde, 14 anni, nata dal matrimonio con Christian Lucidi, e Mia, 6 anni, nata dall’amore con Matthew McRae. Il desiderio di un altro bambino però la accompagna da anni e pensava di riuscire a coronarlo con l’ultimo compagno che invece l’ha trascinata in un tunnel di violenza verbale, ricatti e tirannia psicologica.

Come ha raccontato la stessa modella sui social, l’ex compagno alternava frasi come “Sei la madre migliore” a “Se fai così un figlio con te non lo faccio”. Una relazione malata, come l’ha definita più volte lei stessa, che la faceva soffrire profondamente. E ancora: “Pensavo di essere sbagliata, forse addirittura malata e volevo farmi aggiustare – ha detto ancora Bianca sui social -. Volevo guarire per diventare finalmente la donna che lui avrebbe voluto come madre dei suoi figli. Ma per quanto mi sforzassi, non ce la facevo: sembrava fossi uscita dalla fabbrica con un pezzo mancante”. Le accuse, le vessazioni, i ricatti l’hanno poi portata a troncare la relazione. Da qui la decisione della crioconservazione. “L’indipendenza di cui avevo bisogno era quella riproduttiva. Così un anno fa ho optato per congelare gli ovociti”.

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Da falegname a pasticciere “più bravo d’Italia”: la storia di Leandro https://www.business.it/da-falegname-a-pasticciere-piu-bravo-ditalia-la-storia-di-leandro/ Mon, 14 Mar 2022 20:39:30 +0000 https://www.business.it/?p=88936 C’è chi fa dolci nel tempo libero per passione, e c’è chi invece decide di farlo diventare un lavoro a tempo pieno. Come la storia di Leandro Faraci, giovane trentenne siciliano, che ha deciso di lasciare il suo impiego nel settore della falegnameria per specializzarsi nella pasticceria, una passione cresciuta affiancando lo zio pasticciere. Una… Read More »Da falegname a pasticciere “più bravo d’Italia”: la storia di Leandro

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C’è chi fa dolci nel tempo libero per passione, e c’è chi invece decide di farlo diventare un lavoro a tempo pieno. Come la storia di Leandro Faraci, giovane trentenne siciliano, che ha deciso di lasciare il suo impiego nel settore della falegnameria per specializzarsi nella pasticceria, una passione cresciuta affiancando lo zio pasticciere. Una scelta che ai più potrebbe sembrare azzardata. E invece gli sforzi di Leandro sono stati decisamente premiati: grazie alla sua torta a strati con cioccolato bianco, morbido di pistacchio e gelatina ai frutti rossi, il pasticcere siciliano è stato il vincitore della gara di pasticceria del Sigep Gelato d’Oro che si è svolta al Sigep, Salone di Italian Exhibition Group dedicato a gelateria artigianale, pasticceria, panificazione e caffè in corso a Rimini.

Una vittoria meritata che ha fatto decisamente voltare pagina al suo passato da falegname. “È un’emozione coronare un sogno che ho raggiunto con perseveranza e allenamento – ha detto Leandro in un intervista con la Repubblica -. Il volo della perseveranza è infatti il nome che ho dato ai miei elaborati in gara, perché è importante sempre impegnarsi al massimo. Conto di continuare ad allenarmi duramente per rappresentare l’Italia nelle prossime competizioni”. Faraci farà infatti parte del team azzurro al Gelato Europe Cup al Sigep 2023, cercando la qualificazione mondiale al Gelato World Cup, in programma sempre al Sigep nel 2024.

Nella gara di alta pasticceria, sul podio dopo Leandro si è posizionata come seconda classificata Martina Morbidoni, 25 anni di Ancona, della Gelateria Wally a Milano. Terzo Giuseppe Zippo, 38 anni de Le Mille Voglie di Specchia, Lecce.

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Il riscatto di Elena, fioraia con la sindrome di Down: “È come rinascere” https://www.business.it/il-riscatto-di-elena-fioraia-con-la-sindrome-di-down-e-come-rinascere/ Wed, 02 Mar 2022 21:47:50 +0000 https://www.business.it/?p=88431 Il lavoro nobilita l’uomo dice una celebre espressione proverbiale, e in tempi moderni è certamente più importante che mai. L’ingresso nel mondo lavorativo segna spesso anche quella transizione tra il mondo dell’infanzia e quella degli adulti, quel momento in cui si diventa grandi, autonomi e indipendenti. Per persone diversamente abili però questa che dovrebbe essere… Read More »Il riscatto di Elena, fioraia con la sindrome di Down: “È come rinascere”

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Il lavoro nobilita l’uomo dice una celebre espressione proverbiale, e in tempi moderni è certamente più importante che mai. L’ingresso nel mondo lavorativo segna spesso anche quella transizione tra il mondo dell’infanzia e quella degli adulti, quel momento in cui si diventa grandi, autonomi e indipendenti. Per persone diversamente abili però questa che dovrebbe essere una naturale fase della vita, può diventare un ostacolo importante. Come la storia di Elena Roda, 36enne con sindrome di Down, che dopo tanti sacrifici è riuscita a trovare il lavoro dei suoi sogni. Da pochi giorni la giovane lavora come fioraia in un nuovo negozio appena fuori dalle mura che delimitano il centro di Bologna, Cuorarreda, sotto i portici di via Saragozza. Un luogo piccolo e accogliente che ha accolto Elena a braccia aperte. “Il lavoro mi permette di sentirmi adulta, mentre stare a contatto con la natura mi dà una sensazione di rinascita”, ha confidato la neo-lavoratrice.

In questi mesi ad insegnare ad Elena come mettere a frutto il suo talento è stata Daniela Natali, titolare di Cuorarreda. “Elena ha mostrato fin da subito una manualità e una creatività spiccate”, ha raccontato l’imprenditrice al Corriere della sera. Per il momento Elena sarà tirocinante per 20 ore alla settimana, e se tutto andrà come deve arriverà anche l’agognato contratto. “Lavorerò dalle 9 alle 12.30 dal lunedì al giovedì, il venerdì no, perché ho il laboratorio di cucina e autonomia”, ha detto la fioraia. In quest’ultimo si imparano, ha chiarito Elena, “Si imparano i comportamenti adeguati da tenere in famiglia, con gli amici e sul lavoro”. Proprio questa nuova esperienza sarà un bel banco di prova. A causa della pandemia Elena è stata costretta suo malgrado a non lavorare. “Sono rimasta in casa e ne ho sofferto molto”, ha raccontato la ragazza. Daniela, da parte sua, ha dovuto chiudere l’attività che aveva aperto a San Lazzaro. Ed è per questo oggi può dire con una punta d’orgoglio “adesso io ed Elena rifioriamo insieme”.

Cuorarreda nasce dall’incontro di Daniela Natali con Rossana De Sanctis, Presidente di Associazione d’Idee, realtà bolognese che si occupa di sostegno e percorsi di autonomie per persone disabili. “Con Rossana ci siamo immediatamente trovate nell’idea di creare una realtà che unisse i concetti di inclusività e bellezza – ha spiegato Daniela – Qui facciamo rifiorire oggetti che non si utilizzavano più e creiamo bomboniere per piccoli eventi come matrimoni o battesimi”.

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E’ nata Nikole prima bimba rifugiata in Italia: la mamma in fuga dalla guerra al nono mese di gravidanza https://www.business.it/e-nata-nikole-prima-bimba-rifugiata-in-italia-la-mamma-in-fuga-dalla-guerra-al-nono-mese-di-gravidanza/ Wed, 02 Mar 2022 21:34:58 +0000 https://www.business.it/?p=88426 Dopo un viaggio durato tre giorni per mettere in salvo dalla guerra le sue figlie, una donna ucraina di 31 anni, incinta al nono mese di gravidanza ce l’ha fatta. E’ arrivata in Italia e ha fatto nascere in sicurezza la piccola Nikole, una dolcissima bambina di tre chili che ha rischiato di venire al… Read More »E’ nata Nikole prima bimba rifugiata in Italia: la mamma in fuga dalla guerra al nono mese di gravidanza

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Dopo un viaggio durato tre giorni per mettere in salvo dalla guerra le sue figlie, una donna ucraina di 31 anni, incinta al nono mese di gravidanza ce l’ha fatta. E’ arrivata in Italia e ha fatto nascere in sicurezza la piccola Nikole, una dolcissima bambina di tre chili che ha rischiato di venire al mondo sotto i colpi delle bombe dei russi. Il lieto evento è accaduto il 1 marzo nell’ospedale di Rho, in Lombardia: “Un germoglio di pace tra le rovine di una guerra sanguinosa. La nascita di una bambina, da una giovane donna profuga ucraina giunta in Lombardia da pochi giorni, è uno straordinario segno di speranza”, ha commentato la vicepresidente e assessore al Welfare della Regione Lombardia, Letizia Moratti, con un post sui social.

La neo-mamma era scappata dall’Ucraina lo scorso 24 febbraio, portando con se la figlia maggiore di 8 anni. Il suo compagno invece è rimasto Ternopil, una città situata a Ovest del Paese ucraino, per combattere il nemico. Quando è stata annunciata l’invasione russa, l’uomo non ci ha pensato molto, ha caricato sull’auto la donna al nono mese di gravidanza e la figlia. Tre ore di auto per raggiungere il confine con la Polonia, in un viaggio che in realtà richiederebbe poche ore. Alla frontiera c’erano almeno 15 chilometri di coda. Qui, come ha raccontato la neo-mamma ai sanitari, sono stati reclutati dall’esercito gli uomini di nazionalità ucraina, solo donne e bambini possono passare. Lei e la bambina hanno aspettato in macchina per tre giorni, poi finalmente sono riuscite a passare la frontiera polacca e raggiungere l’Italia. L’obiettivo è quello di raggiungere la nonna materna delle piccole in Italia.

Poco dopo il loro arrivo, il 28 febbraio è iniziato il travaglio e la donna è stata ricoverata all’ospedale di Rho. Alle 00.43 di martedì 1° marzo ha partorito la secondogenita. Il papà lontano migliaia di chilometri, in mezzo alla guerra, è riuscito a vedere la piccola Nikole attraverso una videochiamata.

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Anastasia ex miss ucraina imbraccia il fucile per difendere il Paese dai russi https://www.business.it/anastasia-ex-miss-ucraina-imbraccia-il-fucile-per-difendere-il-paese-dai-russi/ Mon, 28 Feb 2022 21:30:38 +0000 https://www.business.it/?p=88292 Stivali e tuta mimetica al posto di una paio di tacchi alti. E’ coraggiosa scelta di Anastasia Lenna, 25enne modella ed ex miss Ucraina, che ha scelto di imbracciare le armi per unirsi all’esercito ucraino non appena la Russia ha bombardato il suo Paese. La ragazza nelle ultime ore è diventata famosa in tutto il… Read More »Anastasia ex miss ucraina imbraccia il fucile per difendere il Paese dai russi

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Stivali e tuta mimetica al posto di una paio di tacchi alti. E’ coraggiosa scelta di Anastasia Lenna, 25enne modella ed ex miss Ucraina, che ha scelto di imbracciare le armi per unirsi all’esercito ucraino non appena la Russia ha bombardato il suo Paese. La ragazza nelle ultime ore è diventata famosa in tutto il mondo per aver pubblicato una sua foto con il fucile in spalla. La foto è accompagnata dagli hashtag #handsoffucrain e #standwithuvraine. Sul suo account Instagram Anastasia ha scritto: “Chiunque attraverserà il confine ucraino con l’intento di invadere sarà ucciso!”. Parole accompagnate da una foto in cui si vede soldati armati che bloccano la strada. Tutti i suoi spostamenti e gli aggiornamenti sulla guerra li documenta in parte sui suoi social: una della foto che ha condiviso con i suoi 229mila follower è quella che immortala i soldati camminare a fianco del presidente ucraino Volodymyr Zelensky che l’ex miss Ucraina stessa ha definito un leader vero. Attraverso storie e post ha fruttato anche la sua popolarità per sollecitare donazioni alle forze armate ucraine.

Il passato lavorativo della modella però è ben lontano dalla vita militare: laureata in marketing all’università Slavistik di Kiev, Anastasia Lenna ha partecipato al concorso di bellezza nel 2015. Per un lungo periodo ha lavorato come modella ed è stata responsabile delle pubbliche relazioni in Turchia. Conosce anche cinque lingue e ha lavorato come traduttrice. E oggi la giovane è una delle personalità coinvolte nella resistenza ucraina contro l’invasione russa.

Come ha riportato il quotidiano La Repubblica, Anastasia ha espresso in vari post i suoi sentimenti in questi giorni tragici per il suo Paese. In un altro messaggio online, ha scritto che “combatteremo così strenuamente che dovrà essere la Nato a chiederci la adesione”, scherzando con un paradosso, e definisce il presidente Zelensky “un vero leader”. Oggi però ha pubblicato un altro post, sempre su Instagram, in cui smentisce di voler combattere personalmente, come aveva fatto intendere in precedenza a molti utenti: “Non sono un militare, ma solo un essere umano”.

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La scelta di Asia e Federico: “A 20 anni gestiamo l’unico bar di un borgo di 28 abitanti” https://www.business.it/la-scelta-di-asia-e-federico-a-20-anni-gestiamo-lunico-bar-di-un-borgo-di-28-abitanti/ Wed, 23 Feb 2022 21:13:24 +0000 https://www.business.it/?p=88098 Per motivo di lavoro e di studi universitari, sono tantissimi i giovani italiano che decidono di trasferirsi da un piccolo borgo ad una grande città. E’ risaputo che la città riesce ad offrire delle prospettive future più ampie rispetto alle realtà di provincia. Eppure ci sono giovani che invece decidono di andare appositamente in una… Read More »La scelta di Asia e Federico: “A 20 anni gestiamo l’unico bar di un borgo di 28 abitanti”

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Per motivo di lavoro e di studi universitari, sono tantissimi i giovani italiano che decidono di trasferirsi da un piccolo borgo ad una grande città. E’ risaputo che la città riesce ad offrire delle prospettive future più ampie rispetto alle realtà di provincia. Eppure ci sono giovani che invece decidono di andare appositamente in una piccola realtà. Come la scelta che hanno fatto Asia (22 anni) e Federico (20 anni), che hanno lasciato la città per trasferirsi a vivere in mezzo ai boschi, a Casaglia, sperduta frazione montana tra Marradi e Borgo San Lorenzo, 28 abitanti d’inverno e 250 d’estate, un solo bambino residente. Un borgo che rischia di morire, dove l’unica attività è un bar-alimentari-mesticheria che vende di tutto. E che nei mesi scorsi ha dovuto chiudere perché la ragazza che lo gestiva, Cristina, ha dovuto lasciare l’attività dopo la morte del padre e l’infermità della madre che deve accudire. E senza quell’attività, il futuro del borgo sembrava segnato.

Grazie alla scelta di Asia e Federico il bar del borgo di Casaglia è tornato a vivere. I due giovani hanno deciso di lasciare le città in cui vivevano (rispettivamente Firenze e Faenza) per trasferirsi qui stabilmente. Una storia segnata dall’amore per la tradizione trasmessa generazione dopo generazione. Erano i bisnonni dei due ragazzi che vivevano qui, poi la modernità ha spinto le nuove generazioni in città, dove hanno sempre vissuto i nonni e i genitori, e dove Asia e Federico sono nati. Le vacanze estive a Casaglia erano d’obbligo, e hanno dato modo ai due giovani di sviluppare un amore incondizionato per quel territorio, così distante dalla realtà cittadina a cui erano abituati. Alla fine dunque la decisione coraggiosa: “Andiamo a vivere a Casaglia”. E oggi eccoli qui, a gestire l’unico punto ristoro nel raggio di venti chilometri. Per loro, il progresso è il ritorno alla terra. Si muovono tra schiacciate e biscotti, mozzarelle e fagioli. Due cuori e una capanna, in mezzo al nulla: gli ululati dei lupi, il bisbiglio dei torrenti, la quiete della montagna. Un cane e un gatto come compagnia.

Asia e Federico lavorano oggi grazie a questa bottega, e sognano già di ampliare la loro attività: eventi, cene, camminate, trekking. “In questi boschi sono felice”, ha raccontato Federico al Corriere della Sera. Il ragazzo ha raccontato come si può trarre piacere anche da una vita tranquilla di campagna nonostante la sua giovane età: “Erano le 20 di sera, in giro era deserto, mi sono seduto alle vecchie scuole del paese e mi sono sentito libero, leggero”. La città non fa per lui: “Troppa gente, la scuola non mi piace, quassù ci sono pochissime persone, ma su di loro puoi contare” Lo stesso vale anche per Asia: “Fin da piccola adoro il contatto con la natura, il contatto diretto con la gente, ci conosciamo tutti, non c’è rivalità, non c’è invidia”.

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Federica al colloquio di lavoro: “Sono incinta”. Ma il titolare la assume lo stesso https://www.business.it/federica-al-colloquio-di-lavoro-sono-incinta-ma-il-titolare-la-assume-lo-stesso/ Mon, 21 Feb 2022 20:20:02 +0000 https://www.business.it/?p=87967 Federica Granai, 27 anni, era rimasta senza lavoro a causa della pandemia. Nella ricerca di un nuovo impiego la ragazza si è imbattuta in VoipVoice, azienda di Montelupo Fiorentino (Firenze) che si occupa di telecomunicazioni e servizi informatici. Federica decide così di candidarsi per il posto di customer care, e dopo vari colloqui, tre prove… Read More »Federica al colloquio di lavoro: “Sono incinta”. Ma il titolare la assume lo stesso

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Federica Granai, 27 anni, era rimasta senza lavoro a causa della pandemia. Nella ricerca di un nuovo impiego la ragazza si è imbattuta in VoipVoice, azienda di Montelupo Fiorentino (Firenze) che si occupa di telecomunicazioni e servizi informatici. Federica decide così di candidarsi per il posto di customer care, e dopo vari colloqui, tre prove pratiche e il colloquio finale con l’amministratore delegato e proprietario dell’azienda, Simone Terreni, Federica risulta essere la migliore tra i tanti candidati che ambivano a quel posto di lavoro. Quando finalmente la ragazza ha trovato l’azienda giusta che ha deciso di assumerla, accade qualcosa di inaspettato. Federica ha scoperto di essere incinta. Così per correttezza la giovane decide di comunicare all’azienda il suo stato interessante, certa però di perdere la nuova opportunità di lavoro. E invece le cose sono andate in modo inaspettatamente diverso. Il titolare Simone Terreni ha spiazzato Federica affermando: “Sei incinta? E che problema c’è? Ti assumo lo stesso”.

“Mi ha spiazzato – ha raccontato Federica in un intervista con la Repubblica -. Ero quasi in lacrime, mi aspettavo di essere accompagnata alla porta d’uscita e invece lui mi ha aperto quella d’ingresso. Mi ha dato la possibilità di prendere anche la maternità facoltativa oltre a quella obbligatoria. Ho creduto che potessero scartarmi perché aspettavo un bambino”. Federica aveva completato il corso di formazione che l’azienda prevede per i neo-assunti. Il suo primo giorno di lavoro era fissato per il 7 settembre. “Il 28 agosto ho scoperto di essere incinta. Mi è caduto il mondo addosso perché dopo che la vecchia azienda mi aveva messo in cassa integrazione e avevo saputo di aver superato il primo colloquio in VoipVoice, mi sono licenziata. Conosco storie di moltissime donne rifiutate perché madri, o per la loro volontà di esserlo in futuro. Ho creduto che mi chiedessero di tornare dopo il parto o peggio, che mi avrebbero esclusa. Così avrei perso anche la disoccupazione Naspi”.

Come ha sottolineato la neo assunta, nel 2022 tante donne sono ancora costrette a scegliere tra carriera e famiglia. “Siamo succubi del sistema, sembra che non possiamo ambire alla stessa vita che può fare un uomo – ha detto ancora la Granai -. Invece sono rimasta sorpresa. Il primo febbraio sono tornata al lavoro, oggi il mio bimbo compie dieci mesi. Ho un orario di lavoro flessibile con alcuni giorni in smart working, che mi permette di conciliare lavoro e famiglia”. Dal punto di vista lavorativo, per Simone Terreni la gravidanza non sembra essere assolutamente un problema: “È così che dovrebbe essere per tutti – ha commentato l’ad di VoipVoice -. La gravidanza per noi non è assolutamente un problema. Non chiediamo mai a una donna se ha figli o se ha intenzione di averli”.

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Caro bollette, la storia di Luigi: “A 95 anni costretto a scegliere tra mangiare e pagare l’affitto” https://www.business.it/caro-bollette-la-storia-di-luigi-a-95-anni-costretto-a-scegliere-tra-mangiare-e-pagare-laffitto/ Fri, 18 Feb 2022 21:31:06 +0000 https://www.business.it/?p=87898 Se prima la pensione bastava a malapena per fare una vita dignitosa, con i rincari in bolletta tanti anziani non sanno più come tirare avanti. Oggi infatti sono loro gli ultimi. Passano i giorni a contare i centesimi da mettere da parte per poter mangiare, pagare l’affitto e le bollette. E avvolte non basta neanche… Read More »Caro bollette, la storia di Luigi: “A 95 anni costretto a scegliere tra mangiare e pagare l’affitto”

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Se prima la pensione bastava a malapena per fare una vita dignitosa, con i rincari in bolletta tanti anziani non sanno più come tirare avanti. Oggi infatti sono loro gli ultimi. Passano i giorni a contare i centesimi da mettere da parte per poter mangiare, pagare l’affitto e le bollette. E avvolte non basta neanche l’aiuto della Caritas. Come sta accadendo a Luigi, pensionato di 95 anni, che vive nella paura di aprire la posta e trovarvi dentro una bolletta troppo cara. “Se raddoppia mangerò al buio. Se non la potrò pagare semplicemente non pagherò – ha detto l’anziano a la Repubblica -. Se gli aumenti sono quelli paventati, mi troverò nella condizione in cui o pago l’affitto di casa o mangio”. Luigi percepisce una pensione di 600 euro e ne paga 900 di affitto. Nonostante l’età sa navigare online e ha un computer. “Ho cercato in rete una camera per stare solo, ma per meno di 500 euro al mese non trovo una stanza decente. Avevo un po’ di soldi da parte. Ma a fine marzo saranno finiti. Non trovo una soluzione e non so come fare”.

Luigi ha due nipoti con attività in proprio, che appena possono gli danno una mano. “Ma quanto potrò attingere ancora alle loro tasche?”, ha detto l’anziano al noto quotidiano. Per i pasti spende 350 euro al mese. “Mangio prevalentemente pasta. Una bistecca me la sogno”. Analoga alla vicenda di Luigi è la storia di Giuseppe, 77 anni, pensionato con la minima. “Temo di avere una brutta sorpresa e di non riuscire a pagare”. Come ha riportato la Repubblica, prima per la luce e il gas l’anziano spendeva intorno ai 100 euro al mese. “Prendo 460 euro di pensione sociale e ho diritto a piccole agevolazioni con quella di cittadinanza. Prima avevo accesso al contributo al canone di locazione”. Per l’affitto se ne va tutta la pensione e in aggiunta anche parte di quella di cittadinanza: “Pago 600 euro e ho un Isee pari a zero” ha detto il pensionato.

Dopo essere stato sottoposto a un intervento chirurgico alle anche, in aiuto dell’anziano si è mossa la rete di solidarietà del quartiere. “Mi sono rivolto ai volontari quando mi è arrivata la bolletta da 250 euro. Non avrei potuto pagarla e lo hanno fatto loro. La rete civica è una splendida organizzazione di volontariato. Sono persone squisite, che fanno onore all’Italia, se non ci fossero sarebbe peggio – ha sottolineato Giuseppe -. Il caro bolletta ha delle ripercussioni su tutto di quello che si muove in società, dalla singola persona, alla famiglia, alle imprese”.

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Il segreto di Sofia Jirau, prima modella con sindrome di Down di Victoria’s Secret https://www.business.it/il-segreto-di-sofia-jirau-prima-modella-con-sindrome-di-down-di-victorias-secret/ Fri, 18 Feb 2022 21:18:26 +0000 https://www.business.it/?p=87893 Fin da piccola sognava di diventare una top model internazionale, ma in molti pensavano che non ce l’avrebbe mai fatta a causa della sindrome di Down. E invece Sofia Jirau, 25 anni, portoricana, ha dimostrato a tutti e per prima a se stessa, che niente è impossibile se si lotta per ottenerlo. La giovane infatti… Read More »Il segreto di Sofia Jirau, prima modella con sindrome di Down di Victoria’s Secret

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Fin da piccola sognava di diventare una top model internazionale, ma in molti pensavano che non ce l’avrebbe mai fatta a causa della sindrome di Down. E invece Sofia Jirau, 25 anni, portoricana, ha dimostrato a tutti e per prima a se stessa, che niente è impossibile se si lotta per ottenerlo. La giovane infatti è stata scelta come testimonial di Victoria’s Secret nell’ambito di una campagna pubblicitaria, in cui sono coinvolte 18 donne. Ma qual è il segreto del suo agognato successo? “Un tempo l’ho sognato, ci ho lavorato, oggi quel sogno si avvera: sono la prima modella con sindrome di Down a far parte di Victoria’s Secret!”, ha annunciato Sofia sui social. Il post è stato accompagnato da una fotografia in bianco e nero che la ritrae nella campagna pubblicitaria. La giovane ha anche ringraziato chi l’ha supportata promettendo: “Questo è solo l’inizio! Dentro e fuori non ci sono limiti”. Oltre a seguire la sua carriera nel mondo della moda e degli affari, Sofìa Jirau è anche un’attivista, e ha anche lanciato la sua campagna “Sin Límites” proprio per la sensibilizzazione sulla sindrome di Down, per dimostrare che chi ne è affetto può, comunque, raggiugere tutti gli obiettivi che si prefigge e vivere la vita che desidera.

Determinata e ambiziosa, Sofìa Jirau ha convinto la madre a iscriverla, fin da piccola, a una scuola per modelle a San Juan. Ha debuttato nel marzo 2019, nel giorno del suo ventitreesimo compleanno, e a febbraio 2020 ha sfilato per la prima volta alla New York Fashion Week. Ha anche lanciato un negozio online, Alavett, che vende accessori per la casa, articoli di abbigliamento e device. “Quando ero piccola, mi guardavo allo specchio e dicevo: Sarò una modella e una donna d’affari”, aveva raccontato la giovane modella a People. E, su Instagram, postando la foto che la ritrae mentre sfila alla New York Fashion Week, Sofia ha affermato: “Sono nata per questo e voglio mostrare al mondo che possiedo tutto ciò di cui una modella ha bisogno per brillare”.

Sofìa è una delle 18 nuove testimonial della campagna Love Cloud. Si tratta di una nuova linea, nel segno dell’inclusività, lanciata dal brand di lingerie per assicurare il comfort di tutti i giorni, senza però sacrificare la funzionalità né la sensualità. “Un nuovo standard per Victoria’s Secret”, come ha spiegato Raúl Martinez, head creative director. In passato il brand di lingerie è stato molte volte accusato di sessismo, misoginia, di proporre un ideale estetico negativo e non pienamente sano. Quel concetto di estetica però aveva poco a che fare con l’età contemporanea, in cui quasi totalità delle donne non riusciva più a trovare la bellezza solamente dentro una taglia XXS. Ecco quindi che in concomitanza col crollo delle vendite che si è fatta avanti la necessità di un cambio d’immagine. Il marchio ha legato la propria nuova filosofia al concetto di inclusività.

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La storia di Laura segretaria d’azienda disoccupata: “Faccio spesa con calcolatrice per non sforare il budget” https://www.business.it/la-storia-di-laura-ex-segretaria-dazienda-disoccupata-faccio-spesa-con-calcolatrice-per-non-sforare-il-budget/ Tue, 15 Feb 2022 20:14:15 +0000 https://www.business.it/?p=87683 L’impatto della pandemia di Coronavirus sul mercato del lavoro è stato devastante. Solo nel 2020, la perdita di ore lavorate a livello mondiale equivaleva a 245 milioni di posti di lavoro a tempo pieno. Con un conseguente aumento del livello di povertà e instabilità sociale ed economica. Come testimonia la storia di Laura, 40enne ex… Read More »La storia di Laura segretaria d’azienda disoccupata: “Faccio spesa con calcolatrice per non sforare il budget”

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L’impatto della pandemia di Coronavirus sul mercato del lavoro è stato devastante. Solo nel 2020, la perdita di ore lavorate a livello mondiale equivaleva a 245 milioni di posti di lavoro a tempo pieno. Con un conseguente aumento del livello di povertà e instabilità sociale ed economica. Come testimonia la storia di Laura, 40enne ex segretaria d’azienda che oggi si trova alle prese tra la disoccupazione e il caro bollette. “Come si vive con un solo stipendio? Malissimo. Vado a fare la spesa portandomi dietro la calcolatrice. Non posso spendere più di dieci euro al giorno. Per curarmi i denti devo fare un prestito, non esistono vacanze e ora devo inventarmi qualcosa per racimolare i soldi per la festa di compleanno dei bambini”. Laura vive a Settimo Torinese con il suo compagno. È madre di tre figli, uno maggiorenne e due gemellini di 8 anni.

Come ha riportato il Corriere della Sera, Laura ha perso il lavoro nel 2020 in piena pandemia: “Purtroppo quando è arrivato il Covid mi hanno licenziata, non c’era più posto per me, facevo la segretaria in un’azienda”. E quando i soldi scarseggiano per precipitare nell’ansia e nelle difficoltà basta poco: “A dicembre si è rotta la lavatrice e come dovevo fare? Ho chiesto i soldi a mio padre, che è andato in pensione da poco. Gli ho detto che prima o poi gli darò indietro quei soldi, che si è trattato di un prestito. Ma lui sa che non glieli potrò restituire”. Due anni fa Laura e il suo compagno hanno acquistato un piccolo appartamento a Settimo Torinese: “Ci siamo fatti carico di un mutuo, paghiamo quattrocento euro al mese. Io lavoravo ancora. Oggi è dura a pagare tutto: mutuo, bollette e il resto che serve per andare avanti”.

Per arrivare alla fine del mese in famiglia si devono fare delle scelte: si fa solo colazione e cena. Il pranzo non esiste più. “Evitiamo di mangiare così non consumiamo”, ha continuato Laura al noto quotidiano. Provati dalla crisi economica familiare, Laura e il suo compagno vivono solo per i propri figli: “Si va avanti per inerzia. Vivi per i bambini, non puoi permetterti di morire, devi pensare a farli crescere. Quello che lo Stato non ha capito è che qui serve lavoro e liquidità altrimenti sarà la fine per tutti”.

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