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Ryanair e altre società low cost secondo il modello irlandese. Più guadagni per loro, meno diritti per i lavoratori.

Ryanair e il modello irlandese

Non solo imprese low cost come Ryanair

E non si parla solamente delle imprese low cost, come Ryanair appunto. Ma di tutte le imprese, che vorrebbero rendere il mondo intero come l’Irlanda, dove la tassazione è al minimo. Questo Paese da ormai molti anni accoglie le sedi fiscali delle maggiori multinazionali, e per legge è in Irlanda che dovranno pagare le tasse. Un piccolo trucco che va bene a molti, ma non a tutti. Ma le aziende più grandi sono troppo forti e potenti e possono condizionare anche le legislazioni degli altri Paesi, convincendoli a operare in modo da ottenere un profitto sempre maggiore. E qui si parla non solo di low cost, ma di low tax. Le più basse tasse per alti guadagni. E se questo vale solamente per l’Irlanda, le multinazionali corrono ai ripari, come ha fatto Google. Dalla sede operativa, i profitti vanno in Olanda, da qui poi vengono trasferiti alle isole Bermuda, dove non si pagano tasse sugli utili. Google paga oggi una tassazione del 2,4%. Una low tax. Al giorno d’oggi, le multinazionali del mondo digitale hanno pochi costi e un altissimo guadagno. E come controllano la rete, possono controllare anche il mercato e le Borse di mezzo mondo. Basta poco: da uno scantinato con le idee giuste si può passare nel giro di pochi anni ad aprire una sede in Irlanda. Pagando poche migliaia di euro in tasse, si arriva a poter imporre una micro-tassazione a tutti i Paesi.

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ryanair novità sul bagaglio a manoIl fantastico mondo delle low cost

Il modello low cost è iniziato molti anni fa nel campo della ristorazione e grande distribuzione. Per decenni, imprese come Mc Donald’s e Walmart hanno guadagnato miliardi, pagando i propri dipendenti con poche migliaia di dollari ogni mese. Potevano vantare quindi grandi guadagni, con una spesa davvero ridicola. Hanno continuato così fino a quando i sindacati non sono diventati più forti e a livello globale si è iniziato a guardare ai diritti dei lavoratori, costringendo le grandi imprese a regolarizzare le retribuzioni e condendo ferie e pause ai dipendenti. E da qui il mondo low cost inizia a riscontrare le prime difficoltà. In poche parole, non si possono più permettere di pagare poco (tasse e lavoratori) e guadagnare tanto. E questo ha colpito anche i colossi digitali. Da Bruxelles si sta studiando una web tax per impedire ai giganti della rete di evadere il fisco senza pagarne le conseguenze, e già le ristrettezze da parte dell’Antitrust in questo campo hanno dato filo da torcere a Apple e Google.

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Il sogno americano di oggi: un paradiso fiscale

Ma la stessa cosa non si può dire per gli Usa di Donald Trump. Il presidente americano sta studiando una soluzione per tagliare al minimo la tassazione sugli utili societari. Un favore a tutti gli imprenditori come lui, in un Paese dove la tassazione è del 35%. Ma nessuna azienda paga quell’aliquota: agevolazioni, sconti, trattamenti speciali ed esenzioni fanno abbassare la cifra. Naturalmente, solo un magnate come lui sapeva come garantire un profitto maggiore alle aziende. L’idea di Trump prevede degli incentivi che convinceranno le aziende Usa a tornare con i profitti a casa, rendendo l’America di nuovo appetibile e concorrenziale. E l’Europa? Con gli Stati Uniti che potrebbero diventare l’Irlanda americana, è necessario trovare una soluzione per mantenere le aziende all’interno dell’Europa. Ma anche far pagare quelle tasse che, se evase, ricadranno tutte sul ceto medio. Ovvero i consumatori.

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