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Spari sulla folla, è strage! Decine di vittime. Ospedali al collasso

Manifestazioni e repressione in Iran

La tensione in Iran è esplosa in una violenza senza precedenti: le forze di sicurezza hanno sparato contro la folla di manifestanti, causando una strage che ha già fatto almeno 65 morti confermati. Il regime di Teheran ha innalzato a livelli massimi lo stato di allerta, superando le restrizioni adottate negli ultimi mesi, mentre le proteste si diffondono capillarmente in tutto il paese.

Secondo la Human Rights Activists News Agency, almeno sessantacinque persone hanno perso la vita, ma si tratta di un dato sottostimato, contando solo le identità accertate. Fonti mediche di Teheran parlano di un numero molto più alto, con oltre duecento morti solo nella capitale. Le regioni maggiormente colpite includono Chaharmahal e Bakhtiari, Ilam, Kermanshah e Fars, segno che la protesta si è estesa ben oltre il centro politico. Gli arresti superano le duemila unità, alimentando un clima di paura crescente nelle piazze iraniane.

Ospedale in Iran durante le proteste

Ospedali sotto pressione e emergenza sanitaria

Gli ospedali di Teheran e Shiraz sono ormai al collasso a causa dell’afflusso massiccio di feriti. Le strutture hanno sospeso tutte le operazioni non urgenti per concentrarsi sulle emergenze. Medici denunciano interventi delle forze di sicurezza all’interno degli ospedali per prelevare i corpi delle vittime, complicando il lavoro e il sostegno alle famiglie. Particolarmente critica è la situazione all’ospedale oculistico Farabi, dove sono ricoverati numerosi giovani con gravi lesioni agli occhi provocate dai proiettili sparati ad altezza d’uomo dalle autorità.

Per soffocare la diffusione delle informazioni e impedire l’organizzazione delle proteste, il governo ha imposto un blackout quasi totale di internet da oltre 36 ore. Nonostante ciò, grazie alla tecnologia satellitare Starlink, medici e attivisti riescono a inviare messaggi vocali e video all’estero. Questi racconti parlano di moschee incendiate e veicoli della polizia dati alle fiamme, in un contesto di crisi economica che ha trasformato le rivendicazioni sociali in una sfida aperta contro la Guida Suprema Ali Khamenei.

Le testimonianze provenienti dai quartieri settentrionali di Teheran descrivono l’uso di mitragliatrici pesanti da parte delle forze di sicurezza contro i giovani radunati davanti alle stazioni di polizia. La maggior parte delle vittime appartiene proprio alla fascia più giovane della popolazione, colpita mortalmente durante scontri violenti senza alcuna possibilità di dialogo. In segno di protesta, molte donne sfidano le autorità accendendo sigarette con le foto dei leader religiosi. Il regime ha risposto aumentando ulteriormente il livello di allerta, preoccupato che il mix tra disagio sociale e richieste di libertà possa far crollare l’ordine costituito.

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