
Il cinema italiano piange la scomparsa di una figura che per decenni ha lavorato lontano dai riflettori, ma con un peso decisivo nella costruzione di film diventati parte della memoria collettiva. La notizia, diffusa nelle ultime ore, ha colpito profondamente l’ambiente cinematografico e quanti lo avevano conosciuto e apprezzato sia sul piano umano che professionale. Aveva 71 anni, era nato il 15 ottobre 1954 a Cariati, in provincia di Cosenza, e il suo nome è legato a una stagione importante della storia del cinema nazionale.
Nel corso di una carriera lunga e articolata, ha collaborato con alcuni dei protagonisti più rilevanti del grande schermo italiano. Dalle esperienze accanto a Federico Fellini ai lavori con Carlo Verdone, Christian De Sica, Sergio Rubini e molti altri, il suo contributo ha attraversato generi e linguaggi diversi, lasciando un segno riconoscibile pur mantenendo uno stile sobrio e rigoroso.
Il cordoglio si è diffuso rapidamente tra colleghi, istituzioni e appassionati. In molti lo ricordano come un professionista riservato, attento ai dettagli, capace di unire competenza tecnica e sensibilità artistica nella scrittura e nello sviluppo dei progetti. Il dolore per la perdita si accompagna alla consapevolezza di quanto il suo lavoro abbia inciso, spesso in modo silenzioso, sulla crescita del cinema italiano dagli anni Ottanta in poi.
“La notizia dell’arresto è già una cosa buona”, hanno detto Carla e Massimo, genitori di Riccardo Minghetti, arrivando alla messa di commemorazione per le vittime italiane a Roma. Ma la rabbia va ben oltre i gestori del locale.
“Sono più arrabbiata con il governo. I delinquenti esistono ovunque, ma i controlli spettano alle istituzioni. E qui la colpa è del Comune, che non ha controllato”.

La carriera di Filippo Ascione si è sviluppata attraversando fasi molto diverse dell’industria audiovisiva, dal cinema d’autore alle produzioni destinate a un pubblico più ampio. Questo percorso lo ha portato a confrontarsi con registi, attori e produttori di primo piano, contribuendo a una filmografia ampia e apprezzata anche dalla critica.
Un passaggio fondamentale della sua formazione professionale è stato il periodo trascorso al fianco di Federico Fellini. Negli anni Ottanta ha lavorato come assistente alla regia con il maestro riminese, vivendo dall’interno una fase creativa particolarmente intensa. Tra le esperienze più significative c’è la partecipazione, nel 1986, alla realizzazione di “Ginger e Fred”, film simbolo dell’ultima parte della produzione felliniana, interpretato da Marcello Mastroianni e Giulietta Masina. L’opera è ricordata per la sua riflessione sui meccanismi televisivi e per lo sguardo lucido sui destini individuali, e la presenza di Ascione nel team creativo testimonia il rapporto di fiducia instaurato con il regista.
Quell’esperienza rappresentò una vera palestra, sia sul piano tecnico sia sul metodo di lavoro. L’osservazione diretta dei set, il confronto con maestranze e interpreti, l’attenzione maniacale alla costruzione di ogni sequenza contribuirono a formare uno sguardo che avrebbe poi guidato il suo lavoro di sceneggiatore e produttore negli anni successivi. Il dialogo con l’eredità del grande cinema d’autore italiano rimase una costante del suo percorso.
Nel corso della sua attività, Ascione ha firmato o co-firmato numerose sceneggiature, collaborando con nomi come Carlo Verdone, Sergio Rubini, Carmine Amoroso, Luca Verdone, Christian De Sica e Giulio Base. Tra i titoli più rilevanti figura “La stazione”, che gli valse il David di Donatello per la migliore sceneggiatura, consacrandone la capacità di costruire storie solide e personaggi credibili. Il suo nome compare anche in opere come “Stasera a casa di Alice”, “La bocca”, “Faccione” e “Il conte Max”, film che hanno incontrato il favore del pubblico dell’epoca.
Altri lavori importanti sono “Al lupo al lupo”, premiato con il Nastro d’Argento per il miglior soggetto originale, “La bionda”, “L’orso di peluche”, “Prestazione straordinaria”, “Il viaggio della sposa”, “Un paradiso di bugie”, “La bomba” e “Cover Boy – L’ultima rivoluzione”. Quest’ultimo è stato particolarmente apprezzato per l’attenzione ai temi sociali e per lo sguardo rivolto a una realtà in cambiamento, confermando la versatilità dell’autore e la sua capacità di muoversi tra generi differenti.

Accanto alla scrittura, Ascione ha svolto anche un ruolo significativo come produttore. Negli anni Novanta ha collaborato con Penta Film, società nata dalla joint venture tra Cecchi Gori Group e Silvio Berlusconi Communications, partecipando a una fase cruciale per l’industria cinematografica italiana. In quel contesto si occupò dello sviluppo dei progetti, della valutazione dei soggetti e del coordinamento di alcuni processi produttivi, ampliando ulteriormente la propria visione del settore.
Questa esperienza gli permise di muoversi con disinvoltura sia nell’ambito creativo sia in quello industriale, in un periodo di profonda trasformazione del mercato audiovisivo, segnato dal cambiamento dei rapporti tra cinema, televisione e nuovi attori del settore. Il suo percorso dimostra come competenze diverse possano integrarsi e contribuire alla realizzazione di opere capaci di raggiungere il pubblico senza perdere un legame con la tradizione.
Nonostante una carriera sviluppata su scala nazionale, Ascione non ha mai reciso il legame con la sua città natale. Cariati ha rappresentato per lui un riferimento affettivo e identitario, come ricordato nel messaggio ufficiale diffuso dall’amministrazione comunale dopo la notizia della sua morte. In una nota, il Comune ha espresso “profondo cordoglio per la scomparsa di Filippo Ascione, autore e protagonista di primo piano del cinema italiano”, sottolineando come la sua perdita “lasci un vuoto significativo nel panorama culturale nazionale e nel cuore della sua città natale”.
Nel messaggio si ricorda un “professionista stimato e uomo di grande sensibilità artistica”, che “ha attraversato con intelligenza e passione decenni di storia del cinema italiano”, collaborando “con alcune delle figure più autorevoli della cinematografia nazionale”. Il sindaco Cataldo Minò ha aggiunto: “Con la scomparsa di Filippo Ascione Cariati perde un figlio illustre, un uomo di cultura che ha saputo portare il proprio talento ben oltre i confini locali senza mai dimenticare le sue radici”. E ha concluso: “Alla sua famiglia e a quanti gli hanno voluto bene giunga il cordoglio sincero dell’Amministrazione comunale e dell’intera comunità cariatese”.
La sua morte viene vissuta dal settore come la perdita di una figura fondamentale del lavoro dietro le quinte, di chi contribuisce in modo silenzioso ma decisivo alla nascita dei film. L’eredità di Filippo Ascione si misura nei premi ottenuti, come il David di Donatello e il Nastro d’Argento, ma soprattutto nell’impatto delle opere a cui ha lavorato, ancora oggi trasmesse, studiate e ricordate come parte integrante della storia recente del cinema italiano.