
Nel 2026 partirà una maxi stretta: quasi 400mila controlli fiscali incrociati, con la possibilità di arrivare anche ai dati bancari dei contribuenti quando serve. Il nuovo piano dell’Agenzia delle Entrate punta su strumenti digitali sempre più potenti per cambiare passo contro l’evasione. Entro fine anno sono previsti 320mila accertamenti mirati, più 75mila verifiche della Guardia di Finanza.
A rendere possibile l’operazione è Sogei, la società informatica del Ministero dell’Economia, che gestisce e incrocia oltre 200 banche dati pubbliche. L’obiettivo è ridurre i controlli “a caso” e concentrarsi sui profili più a rischio, confrontando conti correnti, spese, redditi e movimenti anomali. Un monitoraggio capillare che vuole colpire l’evasione mirata.
Isa, il punteggio che decide chi controllare
Il cuore del nuovo sistema sono gli Isa (Indicatori sintetici di affidabilità fiscale), che assegnano a ogni contribuente un punteggio da 1 a 10. Più il voto è alto, più cala la probabilità di finire sotto ispezione. Per chi ha partita Iva, la soglia “virtuosa” è 8: chi la raggiunge può avere controlli ridotti e anche l’esonero dal visto di conformità per compensare crediti Iva fino a 70mila euro.

Il punteggio nasce da algoritmi che analizzano centinaia di variabili: dati contabili, costi sostenuti, ricavi attesi, settore e territorio. Un’attività nel centro di Milano non viene valutata come una in provincia: affitti, dipendenti e spese operative cambiano tutto. L’idea non è punire automaticamente chi ha un Isa basso, ma individuare incoerenze da approfondire con verifiche mirate.
Imprese nel mirino e “patto” col Fisco
Nel 2026 l’Agenzia concentrerà l’attenzione soprattutto sulle imprese di medie dimensioni: le ispezioni potrebbero aumentare del 20% e arrivare fino al 50% entro due anni. Nel mirino finiscono le dichiarazioni “stonate”: ricavi troppo bassi a fronte di costi alti, molti dipendenti o canoni d’affitto elevati. Se le anomalie non vengono chiarite, si passa alla contestazione formale.
Per ridurre il rischio di accertamenti pesanti è stato introdotto il concordato preventivo biennale, che consente a imprese e professionisti di concordare in anticipo i redditi imponibili dei due anni successivi. Chi aderisce, accettando la proposta dell’Agenzia, ottiene maggiore certezza fiscale e l’esonero dagli accertamenti più stringenti. La parola d’ordine, ora, è tecnologia: non più casualità, ma dati e incroci.