
La morte di Maria Messenio e Pasquale Carlomagno rappresenta un capitolo sconvolgente che travalica la cronaca di un doppio suicidio. Ex assessore alla Sicurezza di Anguillara, Maria era conosciuta come una donna ferma e determinata, una poliziotta con «le spalle larghe» che non risparmiava nessuno, nemmeno gli amici, dalle multe. Sabato pomeriggio, insieme al marito, ha scelto di porre fine alla propria vita nella loro abitazione sul lago di Bracciano, lasciando una lettera indirizzata al figlio più giovane, Davide.
La coppia è stata schiacciata da una tempesta di odio digitale senza precedenti, scatenata dopo l’arresto del figlio Claudio, accusato dell’omicidio di Federica Torzullo. In particolare, Maria è stata al centro di una violenta gogna social: decine di commenti feroci la indicavano come responsabile indiretta, con frasi come «Crescere un tale mostro… ognuno ha le proprie colpe» e accuse di coperture oscure rivolte alla famiglia.
Il sospetto che Maria, forte della sua esperienza in polizia, fosse al corrente dei fatti ha alimentato un odio crescente. Sui social si leggeva: «Possibile che in 9 giorni questa madre non si sia accorta di nulla?», e ancora, «Sicuramente lei sapeva e ha coperto il figlio». Alcuni commenti si sono spinti oltre, toccando toni razzisti e pseudoscientifici, con riferimenti a «studi lombrosiani» per descriverne il volto inquietante, e ironie feroci sul suo ruolo istituzionale: «La sicurezza era tenere le persone lontane dal figlio».
Questi messaggi hanno scavato un solco profondo, trasformando il dolore in un terreno di scontro e divisioni sociali.
A seguito del tragico epilogo, molti insulti sono stati rapidamente rimossi nel timore che la Procura di Civitavecchia possa aprire un fascicolo per istigazione al suicidio. Tuttavia, la rete conserva memoria e le tracce di quella violenza restano nei server. Questo fenomeno ha generato paradossalmente un nuovo odio, rivolto a chi aveva alimentato la prima ondata di insulti.
La magistratura sta cercando di comprendere se quel silenzio, interpretato come consapevolezza, fosse invece il silenzio di due genitori distrutti dal dolore. Intanto rimane il monito di chi da subito aveva chiesto rispetto per la famiglia, sottolineando che le colpe dei figli non possono ricadere sui genitori.