
Il corridoio dell’ospedale Molinette di Torino, solitamente avvolto da un silenzio quasi irreale nelle prime ore del mattino, è stato attraversato oggi da una visita tanto discreta quanto carica di significato. Intorno alle 9.30 la presidente del Consiglio Giorgia Meloni è arrivata nella struttura sanitaria piemontese per incontrare alcuni dei militari e degli agenti rimasti feriti durante i violenti scontri scoppiati in città. Un blitz durato pochi minuti, deciso in extremis nella serata precedente, dopo che le immagini dei disordini legati all’area di Askatasuna avevano mostrato l’aggressione subita da un giovane poliziotto, circondato e colpito mentre era in servizio per il mantenimento dell’ordine pubblico.
Al momento, nelle stanze dell’ospedale torinese restano ricoverati due agenti, diventati il simbolo di una giornata segnata da una violenza estrema. Tra loro c’è Alessandro Calista, 29 anni, arrivato da Padova per supportare i colleghi locali e rimasto ferito in più punti, con una profonda lacerazione al polpaccio provocata dai colpi inferti durante gli scontri. Nel letto accanto si trova il collega che, vedendolo in difficoltà e privo del casco, non ha esitato a proteggerlo fisicamente, facendogli da scudo mentre perdeva conoscenza. La premier ha voluto parlare con entrambi, ascoltando il racconto diretto di quanto accaduto. “Ho fatto il mio lavoro e mi sono ritrovato da solo senza casco”, ha riferito uno dei due agenti, ringraziando per la visita e per il segnale di vicinanza delle istituzioni.

L’incontro si è svolto lontano dai riflettori, con un ingresso e un’uscita dal pronto soccorso senza dichiarazioni immediate ai giornalisti. La posizione del Governo è però emersa con chiarezza poco dopo attraverso una nota ufficiale e i messaggi diffusi sui canali social. Meloni ha voluto informarsi nel dettaglio sulle condizioni dei feriti, confrontandosi anche con l’équipe medica, e ha rivolto un pensiero ai numerosi agenti rimasti contusi nel corso della stessa giornata. Le sue parole sono state nette: “Questa mattina sono stata all’ospedale Le Molinette di Torino per portare, a nome dell’Italia, la solidarietà a due degli agenti rimasti feriti negli scontri di ieri e, attraverso loro, a tutti i militari e gli appartenenti alle Forze dell’ordine coinvolti. Alessandro ha 29 anni, Lorenzo ne ha 28. Contro di loro martelli, molotov, bombe carta ripiene di chiodi, pietre lanciate con le catapulte, oggetti contundenti di ogni genere e jammer per impedire alla polizia di comunicare. ‘Erano lì per farci fuori’, ha detto un agente. Ora sarò chiara. Questi non sono manifestanti. Questi sono criminali organizzati. Quando si colpisce qualcuno a martellate, lo si fa sapendo che le conseguenze possono essere molto, molto gravi. Non è una protesta, non sono scontri. Si chiama tentato omicidio”.
Il messaggio della presidente del Consiglio si è poi trasformato in un richiamo diretto al sistema giudiziario e in un impegno politico. Al centro dell’attenzione ci sono le conseguenze giudiziarie di episodi che, secondo l’esecutivo, troppo spesso rischiano di restare senza risposte adeguate. Meloni ha ribadito l’esigenza di applicare con decisione le leggi già in vigore: “Mi aspetto che la magistratura valuti questi episodi per quello che sono, senza esitazioni, applicando le norme che già ci sono e consentono di rispondere in modo fermo, perché non si ripeta che alla denuncia dei responsabili non segua nulla, come purtroppo è accaduto troppe volte. Se i poliziotti avessero reagito agli aggressori sarebbero già iscritti nel registro degli indagati, e probabilmente ci sarebbe qualche misura cautelare a loro carico. Ma se non riusciamo a difendere chi ci difende, non esiste lo Stato di diritto”. Per la mattinata successiva è stata inoltre convocata una riunione urgente per esaminare eventuali nuove misure nell’ambito del decreto sicurezza.

All’ospedale, la premier è stata accolta dal presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio, che ha sottolineato il valore simbolico della visita. “È stata una visita molto apprezzata dai ragazzi, dalle istituzioni e dall’intero Piemonte. È un ulteriore segno e testimonianza che lo Stato c’è. È testimonianza che il bene sta dalla parte di una divisa e la presenza del presidente del Consiglio a testimoniare solidarietà e vicinanza alle forze dell’ordine è una prima grande risposta ai fatti vergognosi che si sono verificati ieri a Torino”. Cirio ha poi espresso un giudizio durissimo sul centro sociale coinvolto, definendo Askatasuna come una realtà che rappresenta la negazione delle regole e della legalità, elementi incompatibili con una convivenza democratica.
Il bilancio degli scontri resta pesante. Sono stati oltre cento i feriti trasportati dai soccorsi, ai quali si aggiungono numerosi agenti che hanno riportato contusioni meno gravi ma comunque rilevanti. “Oggi è una giornata in cui oltre a pensieri bisogna far seguire azioni concrete – ha aggiunto Cirio – quello che è accaduto ieri a Torino non è tollerabile né giustificabile in alcun modo”. Nelle stesse ore è stato annunciato un vertice operativo in videocollegamento tra il ministro dell’Interno, il prefetto e il questore, con l’obiettivo di fare il punto sulla gestione dell’ordine pubblico e individuare strategie efficaci per evitare il ripetersi di simili episodi. La linea tracciata è chiara: la violenza organizzata non sarà più considerata un fenomeno da tollerare.