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Poliziotto aggredito. L’infanzia, il caos di Torino, il giaccone rosso: le due vite di Angelo “l’invisibile”

Angelo Simionato ritratto

Il ventiduenne Angelo Simionato è stato arrestato dalla Digos con l’accusa di aver partecipato all’aggressione dell’agente Alessandro Calista durante il corteo pro Askatasuna a Torino. Il paese natale di Angelo, Montelaterone, frazione di Arcidosso sull’Amiata, lo ricorda come una presenza discreta, quasi un’assenza. Un ragazzo riservato, educato e tranquillo, che sembrava però cercare altrove una sua dimensione di vita.

Origini e contesto familiare

Angelo ha lasciato Montelaterone dopo le scuole medie, trasferendosi a Grosseto per gli studi superiori, che probabilmente non ha completato. Successivamente, ha scelto di vivere nella zona bolognese, tornando sull’Amiata solo d’estate per impieghi stagionali come cameriere. La sua famiglia è conosciuta e stimata nel paese: la madre è un’insegnante originaria di Bologna, mentre il padre lavora come geometra e proviene da Venezia. Entrambi si sono distinti per un attivismo pacifista locale.

Le reazioni e i precedenti

Di Angelo si parla come di un giovane cresciuto in un ambiente sano, educato all’incontro e alla convivenza civile, come sottolineato da Stefania Cassani, presidentessa della cooperativa “Il Borgo”. L’unico precedente segnalato alle autorità riguarda la sua partecipazione a un rave party, ma non risultava noto alla Digos come militante antagonista.

Domenica scorsa, davanti ai cancelli del carcere Lorusso e Cutugno, i genitori hanno espresso il loro dispiacere per quanto accaduto, difendendo il figlio come un “bravo ragazzo” e sottolineando la loro buona condotta come famiglia.

Le conseguenze sociali e mediatiche

Il nome di Angelo è stato oggetto di un’ondata di critiche e insulti sui social network, in particolare su Facebook, dove il suo profilo è diventato il bersaglio di accuse pesanti e offese legate alla sua giovane età e alla sua provenienza. Il profilo è stato successivamente cancellato. Nel gruppo Facebook “Sei di Montelaterone se…”, abitualmente specchio della vita locale, si è mantenuto un silenzio quasi protettivo intorno alla famiglia Simionato, che si trova ora al centro di una vicenda ben più grande rispetto alla dimensione del piccolo borgo.

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