Lo Stato Islamico del Sahel ha rivendicato un attacco armato contro l’aeroporto internazionale di Niamey e la Air Base 101, struttura militare adiacente allo scalo civile della capitale nigerina. L’azione, condotta da un commando jihadista, rappresenta un significativo incremento della capacità operativa del gruppo, colpendo un’infrastruttura strategica sotto il controllo della giunta militare al potere dal luglio 2023.
All’interno dell’area interessata è presente il comando dei militari russi dell’Africa Corps, arrivati dopo il ritiro delle forze occidentali deciso dalle autorità locali. Nello stesso perimetro si trovano inoltre convogli contenenti circa mille tonnellate di uranio, oltre al campo fortificato del contingente italiano, impegnato in attività di addestramento.
ISIS claims Niger airport attack, militants 🅱️reach Niamey airbase
— Boi Agent One (@boiagentone) February 1, 2026
Footage shows RPG fired into Nigerien Air Force Mi-171Sh helicopter
20 attackers killed, 11 captured after assault on strategic Sahel military hub
Russian troops helped repel coordinated Islamic State assault pic.twitter.com/rSDnDrSsnu
Rivendicazione e dinamica dell’assalto allo scalo di Niamey
La rivendicazione è stata diffusa dallo Stato Islamico tramite un comunicato ufficiale accompagnato da due video che documentano le fasi dell’operazione. Secondo quanto mostrato, l’incursione è stata eseguita da circa trenta combattenti, che hanno raggiunto l’obiettivo in moto e a bordo di un pickup, supportati da droni kamikaze.
Nei filmati non si evidenzia una reazione immediata e significativa da parte delle forze di sicurezza nigerine. Gli assalitori si sono mossi rapidamente e in modo coordinato tra gli hangar militari e le aree di sosta degli aerei civili, riuscendo a penetrare efficacemente all’interno del complesso aeroportuale.
Danni ai velivoli militari e mezzi civili colpiti
Il bilancio dei mezzi danneggiati è rilevante: è stato distrutto un elicottero da trasporto russo Mi-171 e quattro velivoli utilizzati dal governo per missioni di contrasto ai gruppi armati, tra cui due Cessna 208 Caravan e un Diamond DA42 Twin Star, equipaggiati con sensori a infrarossi e sistemi di intercettazione radio.
Questi velivoli rappresentavano una componente chiave della sorveglianza aerea impiegata nel monitoraggio delle rotte più vulnerabili ad attacchi. Nei video si osservano inoltre miliziani armati impegnati a sparare contro un monomotore turco Hurkus C, equipaggiato con mitragliatrici e lanciarazzi sotto le ali.
Durante l’azione è anche esploso un deposito di munizioni, mentre raffiche di armi leggere hanno colpito tre jet civili appartenenti a compagnie dell’Africa occidentale presenti nella zona di sosta.
Coordinamento tra cellule dello Stato Islamico nel Sahel
Secondo l’analista Brant Philip, il commando impiegato nell’attacco era composto da militanti provenienti sia dallo Stato Islamico del Sahel sia dalla branca dell’Africa Occidentale. Un elemento a sostegno di questa ipotesi è la presenza tra gli aggressori di un individuo che parla la lingua Kanturi, diffusa nell’area del Lago Ciad.
Se confermata, la dinamica indicherebbe una crescente capacità di coordinamento tra diverse cellule operative nella regione, dove rimane attiva anche la sigla Jnim, legata ad Al Qaeda, in un contesto di sicurezza fragile e instabile.
Risposta della giunta nigerina e accuse internazionali
L’attacco è stato interpretato come una sfida diretta alla giunta militare guidata dal generale Abdourahamane Tiani. Le autorità nigerine hanno dichiarato di aver neutralizzato circa venti terroristi, tra cui un presunto cittadino francese, e hanno accusato Francia e Benin di aver favorito l’azione jihadista.
Al momento non sono disponibili immagini che documentino chiaramente la risposta governativa, che avrebbe coinvolto anche soldati russi. Nei filmati circolati online si osservano mitragliatrici contraeree impegnate a sparare verso il cielo, probabilmente per contrastare i droni impiegati nell’assalto.
Il controllo della capitale rimane saldamente nelle mani delle forze governative, ma gli attacchi dei gruppi armati continuano lungo le principali vie d’accesso a Niamey, con particolare pressione su convogli e rifornimenti di carburante.
Contesto regionale e presenza militare italiana
La situazione di sicurezza nel Sahel, in particolare in Niger, Mali e Burkina Faso, continua a peggiorare. In questi Paesi, guidati da giunte militari, è stata interrotta o ridotta la collaborazione con i contingenti occidentali. Nonostante la presenza di militari e armamenti russi, secondo le ricostruzioni attuali la situazione non è migliorata.
In Niger operano circa 350 militari italiani, impegnati in attività di addestramento per le forze locali e in progetti di cooperazione. Questi rappresentano gli ultimi contingenti occidentali presenti in un’area strategica per il controllo delle rotte migratorie e per gli equilibri geopolitici dell’Africa occidentale.