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“Approvato!”. Decreto sicurezza, ecco le nuove norme: mano dura contro i violenti

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Ministro dell'Interno Matteo Piantedosi in aula al Senato

Il decreto Sicurezza è stato discusso oggi, giovedì 5 febbraio, in Consiglio dei ministri, dopo una giornata intensa di confronti istituzionali e aggiustamenti tecnici. Al centro del pacchetto restano le misure sul fermo di prevenzione e lo scudo penale per le forze dell’ordine, riviste a seguito delle osservazioni del Quirinale. Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha sottolineato l’importanza di dotare le forze di polizia di strumenti giuridici chiari per prevenire disordini.

Confronto con il Quirinale e modifiche al decreto

Il sottosegretario alla Presidenza Alfredo Mantovano ha incontrato il presidente della Repubblica Sergio Mattarella per discutere la bozza di circa ottanta pagine tra decreto e disegno di legge. Questo confronto ha portato a ulteriori modifiche, in particolare sulle norme riguardanti il fermo preventivo e lo scudo penale, per rendere il testo più equilibrato e rispondente ai rilievi ricevuti.

Da Palazzo Chigi è arrivata l’indicazione di completare rapidamente i necessari aggiustamenti, in modo da presentare il testo definitivo durante la seduta odierna del Consiglio dei ministri. Il Ministero dell’Interno ha definito l’interlocuzione con il Quirinale come “ottima”, nonostante il lavoro intenso fino all’ultimo momento.

Le dichiarazioni di Matteo Piantedosi al Senato

Durante il suo intervento a Palazzo Madama, il ministro Piantedosi ha respinto le accuse di inefficienza e di tolleranza verso la violenza emerse dopo gli scontri a Torino. Ha definito “indegne insinuazioni” le ipotesi che vedrebbero gli episodi di violenza come strumenti per facilitare l’approvazione di nuove norme.

Piantedosi ha ribadito la necessità di distinguere nettamente tra chi intende isolare i facinorosi e chi, a suo avviso, rischia di permettere infiltrazioni violente nelle manifestazioni legittime. Ha respinto con fermezza le illazioni che le forze di polizia siano state mandate allo sbaraglio.

Reazioni delle opposizioni e mozione unitaria

Le forze di opposizione, tra cui Pd, Movimento 5 Stelle, Alleanza Verdi Sinistra e Italia Viva, hanno presentato una risoluzione congiunta per condannare le violenze e manifestare solidarietà alle forze dell’ordine, chiedendo però al governo di adottare misure concrete senza ricorrere alla decretazione d’urgenza.

Le opposizioni hanno criticato la gestione dell’ordine pubblico a Torino, accusando l’esecutivo di sfruttare gli scontri per giustificare limitazioni ai diritti fondamentali come la libertà di manifestazione e di dissenso. Hanno inoltre lamentato l’assenza di spiegazioni dettagliate sulle scelte operative e sulle attività preventive adottate.

Il clima interno alla maggioranza appare teso, mentre il governo cerca di chiudere la partita sul decreto Sicurezza, ormai nella fase decisiva. Le modifiche richieste dal Quirinale hanno rallentato il processo, ma l’obiettivo resta quello di accelerare l’approvazione del testo rivisto, volto a rafforzare i poteri di prevenzione e la tutela delle forze dell’ordine in un contesto politico sempre più polarizzato.

Le misure principali della bozza di decreto

Dalla sintesi della bozza emergono misure più severe contro violenze e disordini durante manifestazioni pubbliche. Tra le novità figura il divieto di partecipazione a riunioni e assembramenti pubblici per chi è stato condannato per reati gravi come attentati terroristici, devastazione, saccheggio o lesioni a forze dell’ordine, sanitari e arbitri. In questi casi, il questore potrà imporre l’obbligo di presentazione agli uffici di polizia durante gli eventi vietati, con pene da quattro mesi a un anno di reclusione in caso di violazione.

Il fermo di prevenzione consente agli agenti di trattenere fino a dodici ore persone ritenute potenzialmente pericolose durante i servizi di ordine pubblico, basandosi su elementi concreti quali possesso di armi, strumenti per travisarsi o precedenti specifici di violenza.

Per quanto riguarda le tutele, è prevista una procedura preliminare del pubblico ministero quando si ravvisino cause di giustificazione, come la legittima difesa o l’adempimento del dovere, per disciplinare l’attività d’indagine garantendo le difese degli interessati.

La bozza introduce inoltre il divieto di vendita ai minori di armi improprie, in particolare coltelli e strumenti da punta e taglio, anche tramite piattaforme elettroniche. Le sanzioni amministrative possono arrivare fino a 12mila euro in caso di reiterazione, con possibile revoca della licenza per i venditori. Gli esercenti dovranno mantenere un registro elettronico delle vendite, pena ulteriori sanzioni. Le nuove regole entreranno in vigore sessanta giorni dopo l’entrata in vigore del decreto legge.

Infine, sono previsti nuovi reati ostativi all’ingresso in Italia nel Testo unico sull’immigrazione, tra cui l’alterazione di armi e la fabbricazione di esplosivi non riconosciuti, rafforzando così il quadro delle misure preventive in materia di sicurezza.

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