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“Follia al seggio!”. Referendum, bloccato dalla Guardia di Finanza: cosa stava facendo

Interno seggio elettorale con elettore e operatori

Un nuovo episodio segna il dibattito sulla regolarità del voto durante il referendum sulla riforma della giustizia. A Catania, in un seggio allestito presso la scuola Cavour, un elettore è stato fermato e identificato dalla Guardia di Finanza dopo aver scattato una foto con il cellulare all’interno del seggio elettorale.

Secondo le prime ricostruzioni, l’azione è stata compiuta in modo quasi plateale, attirando subito l’attenzione degli addetti al seggio. Gli agenti hanno proceduto all’identificazione dell’uomo, la cui posizione sarà ora valutata dalla Procura di Catania dopo la consegna della relazione ufficiale degli operanti. Il caso riporta in primo piano il tema della legalità nei seggi e delle possibili violazioni connesse all’uso improprio di dispositivi elettronici durante le operazioni di voto.
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Casi analoghi a Catanzaro: denuncia e annullamento del voto

L’episodio di Catania non è isolato. Domenica 22 marzo, a Catanzaro, due elettori erano stati sorpresi a fotografare la propria scheda all’interno del seggio. La segnalazione è partita dai componenti del seggio che avevano notato comportamenti sospetti durante le operazioni di voto.

Il presidente del seggio ha immediatamente allertato i Carabinieri, che hanno svolto i controlli necessari. Le verifiche hanno portato alla denuncia dei due elettori e all’annullamento dei voti espressi per violazione delle norme elettorali. Le operazioni di voto sono proseguite regolarmente senza ulteriori intoppi.

Sezione elettorale con urne e presidenti di seggio

Gli episodi recenti sottolineano una disposizione chiara: in Italia è vietato fotografare o filmare la scheda elettorale, in particolare all’interno della cabina di voto. Questa norma è essenziale per tutelare la segretezza del voto, fondamento del sistema democratico.

La legge prevede sanzioni rigorose per chi infrange tale divieto. Fotografare la scheda votata configura un reato punibile con arresto da tre a sei mesi e con una multa da 300 a 1000 euro. Il divieto riguarda qualsiasi dispositivo elettronico in grado di registrare immagini o video, inclusi smartphone e tablet.

Cartello con divieto di fare foto nella cabina elettorale

Le misure di controllo nei seggi sono state intensificate per prevenire episodi come quelli di Catania e Catanzaro. La presenza delle forze dell’ordine, insieme alla vigilanza dei presidenti di seggio e degli scrutatori, rappresenta un presidio fondamentale per garantire la trasparenza delle operazioni di voto.

Il fenomeno delle foto alle schede, sebbene circoscritto, è particolarmente delicato perché potrebbe essere legato a tentativi di pressione o controllo del voto. Al momento, però, nei casi segnalati non emergono elementi di questo tipo. Ogni episodio viene comunque attentamente valutato dalle autorità competenti.

Gli eventi registrati durante il referendum sulla giustizia evidenziano come il rispetto delle regole nei seggi sia una questione cruciale. La diffusione degli smartphone ha reso più frequente la violazione di normative che tutelano la segretezza del voto, richiedendo un’attenzione sempre maggiore da parte delle istituzioni e delle forze dell’ordine.

Il caso di Catania, ora in fase di accertamento da parte della magistratura, e quello di Catanzaro, conclusosi con denunce, confermano l’impegno delle autorità nel mantenere alta la soglia di controllo. L’obiettivo principale resta la salvaguardia della libertà e segretezza del voto, pilastri imprescindibili per il corretto funzionamento della democrazia.

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