Dietro l’immagine pubblica di un ex calciatore noto per la sua disciplina e riservatezza, si cela una vicenda familiare complessa e dolorosa. Billy Costacurta ha raccontato la difficile esperienza vissuta con il figlio Achille, segnato da una diagnosi tardiva di ADHD e da anni di sofferenza che hanno coinvolto l’intera famiglia.
Fin dall’infanzia, Achille mostrava un comportamento vivace e difficile da gestire, con problemi di concentrazione e socializzazione che hanno spinto la famiglia a rivolgersi a specialisti. Tuttavia, le diagnosi errate e le terapie inefficaci hanno aggravato la situazione anziché migliorarla. È durante l’adolescenza che la gravità del disagio è emersa con maggiore evidenza: a 13 anni, un episodio di allontanamento da casa ha segnato un punto di non ritorno nella consapevolezza familiare.
Solo quattro anni fa è stata formulata la diagnosi di **ADHD** grazie all’intervento di una dottoressa specializzata, che ha aiutato la famiglia a comprendere e affrontare il disturbo in modo più efficace.

Billy Costacurta e Martina Colombari hanno partecipato a corsi specifici per imparare un nuovo linguaggio comunicativo, fondamentale per ricostruire il rapporto con il figlio. La doppia natura di Achille, tra momenti di dolcezza e crisi improvvise, ha richiesto un impegno costante e la capacità di gestire situazioni complesse senza precedenti esperienze.
“Quando Achille non era nelle sue crisi, era un ragazzo educato e socievole, ma bastava poco per innescare reazioni forti”, ha spiegato Costacurta, sottolineando la difficoltà di adottare provvedimenti necessari ma dolorosi.

La testimonianza si fa più drammatica nel racconto dei ricoveri ospedalieri, tra cui un trattamento sanitario obbligatorio (TSO) a causa di crisi acute. Billy Costacurta ha descritto questi momenti come i più difficili della sua vita, segnati dalla sofferenza di lasciare il figlio in ospedale e dalla forza mostrata dalla moglie Martina nell’affrontare quotidianamente queste sfide.
Il percorso di Achille è stato anche segnato dall’uso di sostanze e da un tentativo di suicidio, episodi che hanno ulteriormente complicato la situazione familiare e richiesto un impegno straordinario per garantire supporto e cura adeguati.

La narrazione di Costacurta offre un quadro realistico e crudo di una famiglia travolta da un disturbo complesso ma determinata a non arrendersi. Il senso di impotenza, gli errori e la fatica non sono stati nascosti, così come la determinazione a restare uniti e a sostenersi reciprocamente nel dolore più profondo.
Questa testimonianza rappresenta un contributo importante per comprendere le difficoltà di chi vive con l’ADHD e per valorizzare l’importanza del supporto familiare e specialistico nella gestione di tali condizioni.