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“Non è possibile”. Crans Montana, assurda beffa per i familiari dei coinvolti: che succede

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A mesi dalla tragedia di Crans Montana, una nuova beffa ha riaperto ferite che per molte famiglie italiane non si sono mai davvero chiuse. Alcuni parenti dei ragazzi rimasti feriti nel rogo del Le Constellation si sono infatti visti recapitare dall’ospedale di Sion documenti con cifre pesantissime relative alle cure prestate subito dopo l’incendio della notte di Capodanno. Un passaggio che ha provocato sconcerto, rabbia e un inevitabile senso di amarezza.

Le somme indicate sono tutt’altro che simboliche: si va da 15.000 a 60.000 franchi svizzeri, con importi che in euro arrivano fino a oltre 66mila e, in un caso, sfiorano addirittura i 75mila euro per poche ore di ricovero. È quanto sarebbe stato chiesto, per esempio, ai familiari di Manfredi Marcucci, il 16enne romano rimasto gravemente ferito nel disastro in cui morì anche il suo amico Riccardo Minghetti, una delle sei vittime italiane.

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Le fatture dall’ospedale e il caso diplomatico

Secondo l’avvocato Domenico Radice, che assiste alcune delle vittime dell’incendio, quei documenti “sono inopportuni”. Il legale ha spiegato: “In linea generale riteniamo che le spese debbano essere a carico delle autorità svizzere, anche considerate le presunte responsabilità pubbliche finora emerse, e proprio per questo l’invio delle fatture poteva essere evitato”. Una posizione che ha subito acceso l’attenzione anche sul piano istituzionale e diplomatico.

Della questione si sta occupando infatti l’ambasciata italiana a Berna. L’ambasciatore Gian Lorenzo Cornado ha ribadito: “Le autorità cantonali hanno sempre detto che nulla è dovuto dalle famiglie italiane e quindi le spese di cura dei feriti sono a carico delle autorità locali”, aggiungendo però: “ma chiederò comunque chiarimenti e ho già fissato un incontro per il 24 aprile prossimo con il presidente del governo del Vallese Mathias Reynhard”. In alcune ricostruzioni, dal Cantone si sarebbe parlato perfino di errore amministrativo.

Sul caso è intervenuto anche Guido Bertolaso, assessore al Welfare della Regione Lombardia, che ha provato a rassicurare le famiglie: “Sono atti dovuti, delle certificazioni che gli ospedali devono fare per coprire il loro bilancio e giustificare ai loro contabili”. E ancora: “E’ chiaro che non esiste che nessuno debba sborsare un solo euro per quello che è successo”. Poi ha ricordato il lavoro in corso per gli indennizzi: “stiamo stabilendo quella che è la procedura per valutare le varie richieste di indennizzo”. Una frase che pesa, ma che non cancella il dolore di chi si è trovato davanti anche questo conto.

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