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“Obbligatorio su tutti i dispositivi”. La decisione dell’UE stravolge tutto: ora bisogna prepararsi

L’Europa continua a ridisegnare il futuro dell’elettronica di consumo e lo fa con una serie di interventi normativi destinati a cambiare profondamente il modo in cui vengono progettati e venduti i dispositivi. Tra pochi giorni scatterà un nuovo obbligo che riguarda i laptop: i produttori dovranno venderli senza caricatore incluso nella confezione. Una scelta che si inserisce in un percorso già avviato, dopo l’introduzione della porta di ricarica standard USB-C e l’adozione del Regolamento UE 2023/1670, con l’obiettivo di ridurre sprechi e impatto ambientale.

Questo, però, è solo un passaggio intermedio. Il cambiamento più significativo è già all’orizzonte e ha una data precisa: il 18 febbraio 2027. In quel giorno entrerà in vigore l’articolo 11 del Regolamento UE 2023/1542, una normativa destinata a incidere su tutta l’elettronica di consumo. Il principio è semplice quanto rivoluzionario: i dispositivi dovranno essere progettati in modo tale che la batteria possa essere rimossa e sostituita direttamente dagli utenti, senza necessità di interventi specialistici.

L’impatto di questa misura è già evidente nelle strategie delle aziende. Secondo indiscrezioni, Nintendo starebbe lavorando a una versione della sua futura console con batterie sostituibili per il mercato europeo, mentre Meta avrebbe avviato un confronto con le istituzioni comunitarie per evidenziare le difficoltà tecniche legate a dispositivi come gli smart glasses. In questi prodotti, infatti, ogni millimetro e ogni grammo sono cruciali, e integrare un sistema di batteria removibile potrebbe compromettere design e funzionalità.

Dietro quella che per molti consumatori appare come una conquista, si nasconde però una sfida ingegneristica non banale. Le moderne batterie al litio richiedono protezioni specifiche e sistemi di sicurezza complessi. Introdurre uno sportellino o un vano accessibile significa inevitabilmente sacrificare spazio interno, con possibili ripercussioni su autonomia, dimensioni o resistenza del dispositivo. Il ritorno alle batterie sostituibili, quindi, non sarà un semplice passo indietro verso il passato, ma un compromesso tra esigenze diverse.

A rendere il quadro ancora più articolato è la coesistenza di due regolamenti distinti. Da un lato c’è l’Ecodesign, già in vigore dal 2025, che riguarda smartphone e tablet e introduce obblighi come etichette energetiche, aggiornamenti software garantiti e disponibilità di pezzi di ricambio per anni. Dall’altro lato c’è il regolamento sulle batterie, che ha un raggio d’azione più ampio. Proprio l’interazione tra queste due norme ha portato la Commissione europea a chiarire un punto decisivo: per smartphone e tablet prevale l’Ecodesign, escludendo di fatto l’obbligo di batterie facilmente removibili per l’utente finale.

Una scelta che ha sollevato critiche, soprattutto da parte di Right to Repair Europe, che ha definito questa interpretazione un “precedente pericoloso”. Nonostante le polemiche, la direzione è tracciata: tutti i dispositivi non coperti dall’Ecodesign dovranno adeguarsi alle nuove regole. Tra questi rientrano laptop, auricolari wireless, smartwatch, console portatili, speaker bluetooth, occhiali intelligenti ed e-reader. Ed è proprio qui che emergono le maggiori criticità. Se per alcuni prodotti, come gli smartwatch, aziende come Google hanno già dimostrato che una batteria sostituibile è possibile, per altri la sfida è ancora aperta. Gli auricolari true wireless, ad esempio, integrano batterie minuscole in spazi estremamente ridotti: progettare un sistema accessibile all’utente finale senza compromettere l’esperienza d’uso appare oggi estremamente complesso.

La normativa prevede comunque alcune deroghe, ad esempio per dispositivi destinati a operare in ambienti umidi o soggetti a immersione, oppure per apparecchi che richiedono alimentazione continua. Tuttavia, resta il fatto che molti prodotti dovranno essere completamente ripensati. La stessa definizione di batteria “facilmente rimovibile” apre interrogativi pratici, come il tipo di strumenti consentiti: un cacciavite comune potrebbe bastare, ma utensili più specifici potrebbero non rientrare nei criteri. Il 18 febbraio 2027 può sembrare lontano, ma per l’industria tecnologica è già dietro l’angolo. Considerando che lo sviluppo di un prodotto richiede spesso tra i 12 e i 18 mesi, le aziende stanno già progettando oggi i dispositivi che dovranno rispettare queste regole. Il risultato sarà una nuova generazione di prodotti, probabilmente diversa da quella attuale, in cui sostenibilità, riparabilità e design dovranno trovare un equilibrio ancora tutto da costruire.

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