
Per mesi è stato raccontato come un incidente improvviso, una tempesta violenta e una barca sovraccarica. Ma a distanza di tre anni, il naufragio del Gooduria nel Lago Maggiore cambia completamente volto. Non era una gita tra amici, né una semplice coincidenza. A bordo c’erano agenti dei servizi segreti italiani e israeliani impegnati in una missione operativa, con ogni probabilità legata al contrasto dell’Iran.
Il 28 maggio 2023, nel tratto di lago tra Sesto Calende e la sponda piemontese, l’imbarcazione si rovesciò improvvisamente a causa di quello che all’epoca venne descritto come un evento meteo eccezionale. A bordo c’erano 23 persone, ben oltre la capienza prevista di 15. Di queste, 21 erano agenti segreti: 8 italiani dell’Aise e 13 israeliani del Mossad, oltre allo skipper Claudio Carminati e alla compagna Anya Bozhkova. Nel naufragio morirono in quattro: gli italiani Claudio Alonzi e Tiziana Barnobi, l’israeliano identificato come “M” (poi ricondotto a Erez Shimoni) e la stessa Bozhkova.

A riaprire il caso sono state le dichiarazioni del direttore del Mossad, David Barnea, durante una cerimonia ufficiale. Per la prima volta è stato detto chiaramente che l’agente israeliano a bordo è morto “all’estero durante operazioni contro l’Iran”, collegando direttamente il naufragio a un’attività di intelligence.
Secondo quanto ricostruito da media israeliani, quella missione era parte di un’operazione più ampia per impedire a Teheran di ottenere armi avanzate. Le parole di Barnea parlano di operazioni caratterizzate da “creatività, astuzia e tecnologia”, con un impatto significativo nella strategia contro l’Iran. Un passaggio che trasforma definitivamente l’incidente in una vera spy story internazionale.
Subito dopo il naufragio, la versione ufficiale parlava di una gita per festeggiare un compleanno. Ma già nel 2024 qualcosa era cambiato: durante la Giornata della Memoria dei servizi italiani, il Dis aveva dedicato una lapide ai due agenti italiani, specificando che erano morti durante una “delicata attività operativa con servizi collegati esteri”.

Un dettaglio che oggi, alla luce delle nuove rivelazioni, assume un peso completamente diverso. Non si trattava di un incontro informale, ma di una missione condivisa tra intelligence italiana e israeliana, probabilmente coordinata per obiettivi comuni.
Resta però il punto più inquietante. La tempesta che fece rovesciare la barca era stata descritta come un fenomeno anomalo, un downburst con raffiche oltre i 70 km/h, mai registrato prima con quella intensità sul lago. Oggi, però, emerge un’ipotesi diversa: quell’evento potrebbe non essere stato naturale.
Secondo alcune ricostruzioni, non confermate ufficialmente ma rilanciate dopo le parole del Mossad, la perturbazione potrebbe essere stata provocata artificialmente per colpire chi si trovava a bordo. Un’ipotesi che, se confermata, cambierebbe completamente la natura dell’incidente, trasformandolo in un’operazione ostile mirata.
Sul piano giudiziario, la Procura di Busto Arsizio aveva indagato lo skipper Claudio Carminati, ritenuto responsabile di aver sovraccaricato l’imbarcazione e sottovalutato le condizioni meteo. Nel 2024 ha patteggiato una condanna a quattro anni per naufragio colposo. Una responsabilità che, secondo i legali, difficilmente potrà essere ribaltata anche alla luce delle nuove rivelazioni.
Resta però aperta la questione dei risarcimenti e, soprattutto, quella più grande: cosa è successo davvero quella sera sul Lago Maggiore?