
Si è scoperta in maniera definitiva la causa delle morti di Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita, mamma e figlia decedute a Campobasso durante il periodo natalizio. A confermarlo è stata la Procura di Larino, che ha ricevuto gli esiti degli accertamenti tossicologici eseguiti dagli esperti del Centro antiveleni. Un passaggio cruciale nelle indagini, che ha dato un primo punto fermo su una vicenda rimasta finora avvolta nell’incertezza.
La relazione è stata trasmessa agli investigatori dalla dottoressa Benedetta Pia De Luca, che ha eseguito le autopsie sui corpi delle due vittime. A rafforzare il quadro è stata anche l’analisi tossicologica redatta dal professor Locatelli, che ha confermato la positività alla ricina. Insieme alla relazione sono stati allegati ulteriori documenti che saranno depositati in Procura con la consulenza definitiva. È proprio da questi elementi che prende forma una verità inquietante, destinata a orientare il prosieguo dell’inchiesta.

Mamma e figlia sono dunque morte per avvelenamento da ricina. Ma è nella ricostruzione di ciò che è accaduto prima della morte che si concentra ora il lavoro degli inquirenti. Al centro delle verifiche c’è la posizione di Alice, la figlia maggiore sopravvissuta alla cena di Pietracatella, durante la quale si sarebbe verificata l’intossicazione. Quella sera la ragazza non era presente, essendo uscita con gli amici, e al momento non risulta indagata. Tuttavia, il suo telefono è stato sequestrato e sottoposto ad accertamenti approfonditi.
Nel dispositivo, infatti, sono stati trovati appunti dettagliati sui pasti consumati da familiari e amici proprio durante la cena a cui lei non aveva partecipato. Tra le note figurano anche i piatti mangiati dalla madre e dalla sorella. Un elemento che ha attirato l’attenzione degli investigatori, impegnati ora a ricostruire la cronologia delle ricerche internet e delle annotazioni presenti nello smartphone, in un arco temporale che va dal primo dicembre fino al 13 aprile. Si tratta di un accertamento irripetibile nell’ambito del fascicolo aperto per omicidio premeditato, al momento senza indagati.

Le indagini si estendono anche alle comunicazioni della ragazza. Sotto la lente ci sono le chat con i genitori e con la sorella Sara, oltre ai messaggi scambiati con parenti e conoscenti. L’obiettivo è chiarire i rapporti familiari e ricostruire le ultime ore prima dei decessi. Gli accertamenti tecnici, che comprendono anche la cronologia della navigazione e la geolocalizzazione del telefono, saranno effettuati negli uffici della polizia giudiziaria di Campobasso alla presenza degli avvocati delle parti offese.
Tra questi c’è anche Gianni Di Vita, padre di Alice e Sara, assistito dall’avvocato Vittorino Facciolla. L’uomo ha dichiarato di affrontare con serenità i nuovi sviluppi, mentre il suo legale ha invitato alla prudenza nelle conclusioni. “Non credo che una ragazzina di 18 anni possa essere coinvolta in una cosa che neanche il Mossad avrebbe potuto gestire in quel modo”. Un’affermazione che riflette la complessità del caso e la difficoltà nel delineare responsabilità.
Resta infatti ancora senza risposta la domanda più importante: come è entrata la ricina in casa. “Gli investigatori fanno bene a fare un’indagine classica, perché se non si riesce prima a capire da dove proviene il veleno non puoi attribuirlo a qualcuno”, ha aggiunto l’avvocato Facciolla. Nel frattempo sono stati ascoltati anche amici e compagni di scuola delle ragazze, mentre si attendono i prossimi sviluppi, tra cui un possibile nuovo interrogatorio del padre e un ulteriore sopralluogo nella casa di Pietracatella, ancora sotto sequestro. Una vicenda che, con il passare dei giorni, assume contorni sempre più complessi e inquietanti.