A oltre due anni dall’inizio del conflitto in Ucraina e nel pieno delle tensioni globali che attraversano il Medio Oriente, la Russia si trova in una posizione che, a prima vista, può sembrare contraddittoria.
Da un lato, il Paese è sottoposto a un sistema di sanzioni senza precedenti da parte delle economie occidentali. Dall’altro, continua a mantenere una capacità economica e militare che le consente di restare un attore centrale nello scenario globale.
Il punto non è tanto stabilire se la Russia sia in crisi o meno, ma capire come stia riuscendo a sostenere il proprio sistema in un contesto di isolamento parziale e guerra prolungata.
Un’economia che si adatta alla guerra
L’economia russa oggi non cresce come in passato, ma non è nemmeno collassata. Si trova in una fase intermedia, fatta di adattamento e gestione delle risorse.
La crescita resta modesta, mentre la Banca centrale ha iniziato a ridurre gradualmente i tassi dopo averli mantenuti elevati per contenere l’inflazione e stabilizzare il sistema. Questo segnala un’economia sotto pressione, ma ancora in grado di funzionare.
Il modello che si è consolidato è quello di un’economia sempre più orientata alla guerra. Lo Stato ha rafforzato il proprio ruolo, sostenendo la produzione industriale – soprattutto quella militare – e controllando i flussi finanziari.
Questo ha permesso di assorbire parte degli effetti delle sanzioni, ma ha anche creato squilibri: meno investimenti privati, una domanda interna più debole e una crescita complessivamente limitata.

L’energia resta il vero pilastro
Se c’è un elemento che continua a garantire alla Russia un ruolo globale, è l’energia.
Petrolio e gas restano la principale fonte di entrate e lo strumento più efficace attraverso cui il Paese mantiene il proprio peso economico e geopolitico.
Le recenti tensioni in Medio Oriente hanno contribuito ad aumentare i prezzi dell’energia, offrendo a Mosca un vantaggio indiretto. In un contesto in cui l’offerta globale è instabile, chi dispone di grandi riserve torna ad avere un ruolo centrale.
In questo senso, la Russia continua a beneficiare di una condizione strutturale favorevole: possiede risorse che il mondo non può ancora sostituire nel breve periodo.
Le sanzioni: un vincolo che non blocca
Le sanzioni occidentali hanno colpito l’economia russa, ma non sono riuscite a paralizzarla.
Negli ultimi anni, Mosca ha sviluppato una rete alternativa di scambi che le consente di aggirare parte delle restrizioni. Il commercio passa sempre più attraverso Paesi terzi, mentre i flussi finanziari si spostano su circuiti meno controllabili.
Questo non elimina gli effetti delle sanzioni, ma li attenua. Il risultato è un sistema che continua a funzionare, anche se in modo meno efficiente e più costoso.
L’Ucraina e il peso dell’economia militare
La guerra in Ucraina ha trasformato profondamente la struttura economica del Paese.
La produzione militare è aumentata in modo significativo, diventando uno dei principali motori dell’attività industriale. Questo ha consentito di sostenere l’economia nel breve periodo, ma ha anche spostato risorse da altri settori.
È una dinamica tipica delle economie di guerra: ciò che sostiene la crescita oggi può creare problemi nel lungo periodo, soprattutto se riduce la diversificazione economica.
Il rapporto con l’Iran: una cooperazione pragmatica
Nel contesto delle tensioni in Medio Oriente, la Russia ha rafforzato il proprio rapporto con l’Iran, ma lo ha fatto con cautela.
Mosca ha offerto supporto, soprattutto sul piano logistico e informativo, evitando però un coinvolgimento diretto. Questa scelta riflette una strategia precisa: sostenere un alleato senza aprire un nuovo fronte che potrebbe compromettere le risorse già impegnate in Ucraina.
Il rapporto tra i due Paesi è quindi pragmatico, basato su interessi comuni più che su un’alleanza ideologica.
Stati Uniti e Cina: due relazioni molto diverse
Il confronto con gli Stati Uniti resta centrale, ma si gioca sempre meno sul piano diretto e sempre più su quello economico e strategico.
Le sanzioni, le politiche energetiche e il controllo delle risorse sono diventati i principali strumenti di questo confronto.
Diverso è il rapporto con la Cina. Pechino rappresenta per Mosca un partner fondamentale, soprattutto sul piano commerciale ed energetico.
Tuttavia, questo legame non è equilibrato. La Russia dipende sempre più dalla domanda cinese, rischiando di ridurre la propria autonomia. È un rapporto utile nel breve periodo, ma potenzialmente problematico nel lungo.

La strategia di Putin: resistere più che espandersi
La strategia adottata da Vladimir Putin in questa fase appare meno orientata all’espansione e più alla gestione dell’esistente.
L’obiettivo principale sembra essere quello di mantenere la stabilità interna e la capacità operativa del Paese, evitando squilibri che potrebbero compromettere il sistema.
Questo si traduce in una politica fatta di controllo, adattamento e selezione delle priorità. Più che crescere, la Russia oggi cerca di resistere.
Una potenza sotto pressione che continua a reggere
La Russia si trova in una fase complessa, in cui economia, guerra e geopolitica sono sempre più intrecciate.
Non è un sistema in collasso, ma neppure un’economia in espansione. È un Paese che si sta adattando a un contesto difficile, cercando di mantenere il proprio ruolo attraverso le leve che ha a disposizione, in primo luogo l’energia.
Il vero equilibrio si gioca proprio qui: tra capacità di adattamento e limiti strutturali. Ed è da questo equilibrio che dipenderà la traiettoria futura della Russia nei prossimi anni.