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Garlasco, la svolta su Alberto Stasi: “Può farlo per la prima volta”

Alberto Stasi trascorre la notte fuori dal carcere in regime di semilibertà, lavorando di giorno e soggiornando in un appartamento preso in affitto. Questa notte segna un momento significativo: per la prima volta da vent’anni, Stasi ha deciso di rimettere la testa nel caso, incontrando la sua avvocata per esaminare gli atti depositati dalla Procura di Pavia in vista della richiesta di rinvio a giudizio di Andrea Sempio.

Alberto Stasi ha dormito fuori dal carcere — è in semilibertà. E per la prima volta in vent'anni ha deciso di rimetterci la testa dentro: oggi legge gli atti con la sua avvocata. La legale:

L’avvocata Giada Boccellari spiega la nuova fase del suo assistito: “Gli porterò gli atti, li leggeremo insieme e cercheremo di contestualizzarli. Tra le intercettazioni che più lo hanno colpito c’è quella in macchina in cui Sempio parla di video intimi che avrebbe visto sul suo computer”.

La legale sottolinea un passaggio emblematico: “Dopo vent’anni intravede una luce. Se nel 2007 fosse stata riconosciuta l’impronta 33 come quella dell’assassino, per escludere Stasi sarebbero bastate poche evidenze”. Parole che sintetizzano il peso di un processo costruito su pochi indizi e il cambiamento radicale nella vita di Stasi.

Alberto Stasi

Una delle domande più ricorrenti riguarda il motivo per cui Stasi abbia accettato la sua condizione senza reagire. La risposta arriva dalla legale: “È l’accettazione di una persona che ha sofferto molto e consapevole che molti fattori non dipendono da lui, che i processi sono complessi e non si può dare nulla per scontato. Questa prudenza ha salvaguardato la sua stabilità psicofisica, perché senza di essa probabilmente non sarebbe più tra noi”.

Negli ultimi mesi Stasi si è volontariamente isolato dalla vicenda, ricevendo informazioni solo tramite la sua avvocata. Ora, con il deposito degli atti, ha manifestato l’intenzione di prenderne visione direttamente.

Oltre alla prima intercettazione in cui Sempio menzionava i video intimi, sono stati registrati altri due soliloqui nella sua auto che hanno suscitato interesse. Nel primo, Sempio afferma: “Quando sono andato io il sangue c’era, Stasi ha evitato le macchie”. Nel secondo parla di Chiara Poggi con espressioni dure: “Chiara? Bella str*nza, mi ha messo giù il telefono”.

L’avvocata Boccellari invita tuttavia alla cautela nell’interpretazione: “Queste frasi sembrano confessorie ma vanno contestualizzate e ascoltate nel loro complesso”.

L’informativa dei carabinieri del Comando Provinciale di Milano contiene elementi che, secondo gli inquirenti, scagionano Stasi. L’orario della morte di Chiara Poggi è stato spostato in un intervallo compatibile con le dichiarazioni di Stasi. Le analisi del Ris riconducono a lui il ruolo di scopritore del delitto, non di assassino. Inoltre, la mancanza di tracce di sangue sulle sue scarpe è stata giustificata con il tempo intercorso tra il delitto e il sequestro delle calzature, utilizzate nel frattempo.

Nonostante ciò, la famiglia Poggi conferma la propria posizione accusatoria nei confronti di Stasi, mentre i legali di Sempio continuano a contestare le prove. Il dibattito resta aperto, con gli atti depositati e Stasi pronto a confrontarsi con essi per la prima volta dopo vent’anni.

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