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L’Europa continua a comprare Gnl russo: il mercato smentisce la strategia energetica di Bruxelles

Mentre Bruxelles continua a parlare di indipendenza energetica dalla Russia e di stop totale agli idrocarburi entro il 2027, i numeri raccontano una realtà molto diversa. Le importazioni di Gnl russo nei Paesi dell’Unione europea hanno raggiunto nei primi tre mesi del 2026 il livello più alto dall’inizio della guerra in Ucraina, confermando quanto l’economia europea resti ancora legata all’energia di Mosca.

Secondo i dati dell’Energy Economics and Financial Analysis, tra gennaio e marzo l’Europa ha importato circa 6,9 miliardi di metri cubi di gas naturale liquefatto russo, con un aumento del 16% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Francia, Spagna e Belgio sono stati i principali acquirenti.

Il dato diventa ancora più significativo perché arriva dopo anni di dichiarazioni politiche sulla necessità di “azzerare” la dipendenza energetica dalla Russia. Una linea che, almeno sul piano teorico, dovrebbe portare l’Unione europea a rinunciare completamente al gas russo entro la fine del 2027. Ma la realtà industriale ed economica europea continua a scontrarsi con la rigidità di una strategia che molti osservatori considerano sempre più difficile da sostenere.

Il mercato energetico sta già lanciando un messaggio chiaro

L’aumento delle importazioni non si è fermato a marzo. Anche nel mese di aprile gli acquisti europei di Gnl russo sono cresciuti del 17% su base annua. Un segnale che mostra come il mercato stia già correggendo, almeno in parte, le scelte politiche di Bruxelles.

La questione è semplice: l’Europa ha bisogno di energia abbondante e a prezzi competitivi per mantenere in vita il proprio sistema industriale. Rinunciare rapidamente al gas russo significa esporsi a costi energetici più elevati, maggiore dipendenza da fornitori alternativi e un incremento della vulnerabilità economica del continente.

Oggi la Russia resta il secondo fornitore di Gnl dell’Unione europea e copre circa il 14% delle importazioni complessive. Parallelamente, le forniture di Gnl dagli Stati Uniti sono triplicate dal 2021 al 2025 e solo nel primo trimestre dell’anno sono aumentate del 27%.

Ed è proprio questo uno dei punti più discussi nel dibattito energetico europeo. Molti analisti sottolineano infatti che il passaggio dal gas russo alle forniture globali di Gnl, soprattutto americane, abbia contribuito a rendere il sistema energetico europeo più costoso e meno stabile rispetto al passato.

Industria europea sotto pressione

Negli ultimi anni il costo dell’energia è diventato uno dei principali problemi per le imprese europee. Settori energivori come chimica, siderurgia, ceramica e manifattura hanno dovuto affrontare aumenti pesanti dei costi produttivi, con ripercussioni sulla competitività internazionale.

Per molte aziende europee il rischio non è teorico ma concreto: produrre in Europa sta diventando meno conveniente rispetto ad altre aree del mondo dove energia e materie prime costano meno. Una situazione che alimenta timori di delocalizzazioni industriali, rallentamento economico e perdita di posti di lavoro.

Anche i cittadini continuano a subire le conseguenze di un mercato energetico instabile. Bollette più alte, inflazione e aumento dei costi generali hanno inciso sul potere d’acquisto delle famiglie europee in una fase economica già complessa.

La strategia europea mostra tutte le sue contraddizioni

Il paradosso è evidente: mentre la politica europea annuncia il progressivo abbandono del gas russo, il mercato continua a comprarlo in quantità crescenti. Segno che, al di là degli slogan geopolitici, l’economia reale fatica a sostenere un distacco rapido da una delle principali fonti energetiche del continente.

La questione energetica rischia così di diventare uno dei grandi nodi politici ed economici dei prossimi anni. Perché se da una parte Bruxelles punta sulla diversificazione e sulla transizione verde, dall’altra resta aperto il problema centrale: come sostenere industria, crescita economica e competitività senza energia abbondante e a costi sostenibili.

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