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America 2028: il dopo Trump è già iniziato.

A Washington quasi nessuno parla ancora ufficialmente delle presidenziali del 2028. Eppure, dietro la politica americana, la corsa è già iniziata.

Perché il vero tema non riguarda soltanto chi sarà il prossimo presidente degli Stati Uniti. Riguarda qualcosa di molto più profondo: cosa diventerà l’America dopo l’era Trump.

Negli ultimi dieci anni Donald Trump non ha semplicemente vinto elezioni o cambiato un partito. Ha trasformato completamente la struttura politica americana, modificando linguaggio, comunicazione, rapporto con i media, identità della destra e perfino il modo in cui gli americani percepiscono il potere.

Ed è proprio questo il punto centrale del 2028: anche senza Trump candidato, gli Stati Uniti continueranno a vivere dentro il sistema politico che Trump ha creato.

Il trumpismo non finirà con Trump

Molti osservatori europei continuano a leggere Trump come una parentesi eccezionale della politica americana. Negli Stati Uniti, però, questa interpretazione convince sempre meno.

Il trumpismo non è più soltanto una figura personale. È diventato un ecosistema politico, culturale e mediatico.

Nazionalismo economico, critica alla globalizzazione, guerra culturale, sfiducia verso establishment e istituzioni federali, utilizzo diretto dei media digitali: tutto questo ormai definisce una parte strutturale del Partito Repubblicano.

Il problema del 2028, per i repubblicani, non sarà quindi capire se continuare o meno con il trumpismo. Il vero problema sarà stabilire chi riuscirà a ereditarlo senza esserne schiacciato.

JD Vance: il candidato più naturale del post-Trump

Tra tutte le figure oggi in campo, JD Vance appare probabilmente il candidato più forte per raccogliere l’eredità trumpiana.

Vicepresidente e ormai figura centrale dell’universo conservatore americano, Vance ha costruito un profilo molto particolare: populista sul piano culturale, ma allo stesso tempo più strutturato e disciplinato rispetto a Trump.

È questo che lo rende così interessante per una parte dell’elettorato repubblicano.

Vance riesce a parlare contemporaneamente:

  • alla working class bianca
  • ai conservatori religiosi
  • alla nuova destra anti-establishment
  • ai settori tecnologici conservatori vicini alla Silicon Valley trumpiana

In pratica, rappresenta il tentativo di trasformare il trumpismo da fenomeno personale a sistema politico duraturo.

Rubio e la destra “istituzionale”

Ma dentro il Partito Repubblicano esiste anche un’altra corrente.

Marco Rubio rappresenta la parte più tradizionale e strategica del conservatorismo americano.

A differenza di Vance, Rubio mantiene un profilo molto più vicino all’establishment repubblicano classico: politica estera aggressiva, centralità americana nel mondo, attenzione alla Cina e maggiore continuità con il vecchio Partito Repubblicano pre-Trump.

Il problema per Rubio è che oggi il centro emotivo della destra americana non si trova più lì.

Il Partito Repubblicano è cambiato radicalmente e gran parte della sua base elettorale chiede figure più radicali, mediatiche e identitarie.

DeSantis e il rischio del candidato “troppo costruito”

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Ron DeSantis resta teoricamente una figura importante, soprattutto tra i governatori repubblicani.

Ma il governatore della Florida sembra aver perso parte dell’energia politica che lo aveva reso, qualche anno fa, il possibile successore naturale di Trump.

Il problema di DeSantis è che ha cercato di apparire trumpiano senza possedere il carisma istintivo di Trump.

E nella politica americana contemporanea questo conta enormemente.

Vivek Ramaswamy e la nuova destra digitale

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Una delle figure più interessanti resta Vivek Ramaswamy.

Imprenditore, comunicatore estremamente efficace e perfettamente integrato nella nuova cultura politica digitale americana, Ramaswamy rappresenta una destra molto diversa da quella repubblicana tradizionale.

Più aggressiva sui temi culturali, molto presente online, ostile alle élite mediatiche e universitarie, ma allo stesso tempo profondamente legata al mondo tecnologico e finanziario.

È una destra che parla ai podcast, ai social, agli influencer politici e a un elettorato giovane sempre più distante dai media tradizionali.

I Democratici: il vero problema è trovare una nuova identità

Se il Partito Repubblicano deve scegliere l’erede di Trump, i Democratici affrontano una crisi forse ancora più profonda: capire cosa siano diventati dopo Biden.

Negli ultimi anni il partito ha dato l’impressione di vivere soprattutto in funzione anti-Trump.

Ma una volta conclusa definitivamente l’era trumpiana diretta, questa strategia rischia di non bastare più.

Il problema democratico è molto chiaro:

  • progressisti troppo radicali per parte dell’America moderata
  • moderati percepiti come troppo legati all’establishment
  • difficoltà a parlare alla working class

È qui che si giocherà davvero il 2028.

Kamala Harris resta centrale, ma non dominante

Kamala Harris continua a essere una figura inevitabile nel campo democratico.

Ha notorietà nazionale, struttura politica e riconoscibilità internazionale.

Ma il problema resta quello emerso già negli ultimi anni: Harris fatica a generare entusiasmo trasversale fuori dalla base democratica tradizionale.

Ed è proprio questo il nodo che preoccupa molti strateghi democratici.

Gavin Newsom e la California come modello politico

Tra i democratici, Gavin Newsom appare probabilmente la figura più strutturata per una candidatura nazionale.

Governatore della California, comunicatore efficace e volto molto riconoscibile del liberalismo progressista americano, Newsom rappresenta un modello politico completamente diverso da quello trumpiano.

Ma anche qui emerge una difficoltà: la California progressista entusiasma una parte dell’America e ne spaventa profondamente un’altra.

Il rischio è che il Partito Democratico continui a rafforzarsi nelle grandi aree urbane senza riuscire a recuperare gli Stati centrali e industriali decisivi nelle elezioni presidenziali.

Alexandria Ocasio-Cortez e il futuro progressista

AOC resta la figura simbolicamente più potente della nuova sinistra americana.

Alexandria Ocasio-Cortez ha costruito una presenza mediatica e digitale enorme, soprattutto tra giovani, progressisti e minoranze urbane.

Ma la sua figura continua a dividere profondamente il Paese.

Per alcuni rappresenta il futuro del Partito Democratico. Per altri incarna invece il rischio di un partito troppo radicale per vincere a livello nazionale.

Ed è proprio questa tensione interna a definire il problema democratico del prossimo decennio.

La politica americana sta diventando spettacolo permanente

Uno degli aspetti più interessanti del 2028 riguarda la trasformazione stessa della politica americana.

Sempre più figure politiche emergono non dai partiti tradizionali, ma dal mondo mediatico:

  • podcast
  • social media
  • televisioni ideologiche
  • influencer politici

Personaggi come Tucker Carlson, Steve Bannon o perfino imprenditori e conduttori televisivi mostrano quanto la politica americana stia diventando sempre più personalistica e spettacolare.

Trump ha accelerato enormemente questo processo.

E il 2028 potrebbe essere la prima elezione completamente costruita dentro questa nuova logica.

Il vero tema del 2028: chi interpreterà meglio la crisi americana

Dietro tutti i nomi esiste però una questione più profonda.

Gli Stati Uniti stanno attraversando una fase di forte polarizzazione sociale, economica e culturale.

La competizione con la Cina, la crisi della middle class, il costo della vita, l’immigrazione e il conflitto culturale interno stanno trasformando la politica americana in uno scontro identitario permanente.

Per questo il 2028 non sarà soltanto una scelta tra candidati.

Sarà una scelta su quale America emergerà definitivamente dopo Trump.

Conclusione

Le elezioni presidenziali del 2028 saranno probabilmente le più importanti dell’America post-trumpiana.

Non perché Trump sarà ancora il protagonista diretto, ma perché tutti i candidati dovranno muoversi dentro il sistema politico che lui ha contribuito a creare.

La nuova destra americana cerca un erede capace di mantenere l’energia populista senza il caos permanente di Trump. I Democratici cercano invece una nuova identità in un Paese che appare sempre più polarizzato e difficile da ricomporre.

Ed è proprio questa la sensazione che oggi domina Washington: il trumpismo potrebbe anche cambiare volto, ma difficilmente scomparirà davvero.

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