
Salim El Koudri, detenuto nel carcere di Modena, ha richiesto di avere una Bibbia durante la sua detenzione in isolamento, dopo aver travolto con la sua auto diversi passanti nel centro della città emiliana. L’avvocato Fausto Gianelli ha descritto un uomo profondamente confuso, incapace di comprendere appieno gli eventi di quel pomeriggio di maggio.
Secondo le parole del legale, El Koudri ripeterebbe in modo inquietante: “Quel giorno sapevo che sarei morto, ma non perché mi uccidevano. Lo sapevo e basta”. L’uomo è imputato per strage e lesioni aggravate dopo aver investito sette persone con la sua Citroen C3, causando ferite gravissime a due donne, entrambe sottoposte ad amputazioni agli arti inferiori.

Stato psicologico compromesso secondo la difesa
L’avvocato Gianelli ha sottolineato un quadro psicologico fortemente compromesso: “Non è lucido, non riesce a riferire gli eventi né a ragionare. Quando gli raccontavo cosa aveva fatto, annuiva ma appariva perplesso”. El Koudri non sarebbe in grado di spiegare le ragioni che lo hanno spinto a uscire di casa armato di coltello prima di salire in auto, trovandosi in uno stato di confusione mentale totale.
Una delle novità emerse riguarda la richiesta del detenuto, che ha chiesto una Bibbia anziché un imam. Il legale ha raccontato: “Gli ho chiesto se volesse un imam e lui ha risposto: ‘Meglio un prete’”. Questo dettaglio, secondo la difesa, esclude elementi concreti di radicalizzazione religiosa o jihadista.
Esclusa al momento la pista terrorismo
Le indagini della procura di Modena continuano a escludere collegamenti con organizzazioni terroristiche. In passato erano emerse alcune email offensive inviate da El Koudri, contenenti frasi contro i cristiani, ma l’analisi dei dispositivi informatici non ha rilevato segnali di radicalizzazione. Il legale ha chiarito: “Non era religioso, non praticava il Ramadan e non credeva in nulla”.
Negli ultimi mesi, El Koudri avrebbe mostrato un peggioramento del suo stato mentale, con isolamento, paranoia, insonnia e distacco dalla realtà. Dal 2022 al 2024 era seguito da un centro di salute mentale per disturbi schizoidi della personalità, ma aveva interrotto il percorso volontariamente. Secondo l’avvocato, la famiglia non ha compreso pienamente la gravità della situazione, attribuendo il malessere a problemi lavorativi.
Reazioni politiche e proseguimento delle indagini
Il caso ha suscitato dibattito politico e sociale. Alcuni esponenti del centrodestra hanno sollevato questioni sull’integrazione e richiesto misure più severe per le seconde generazioni, mentre altri hanno posto l’attenzione sul tema della salute mentale.
La criminologa Roberta Bruzzone ha definito la vicenda come un’emergenza ignorata riguardo alla gestione del disagio psichico in Italia. La Procura di Modena prosegue nelle indagini per chiarire il movente e valutare le condizioni psichiatriche dell’indagato tramite perizie specialistiche. Intanto, El Koudri rimane in isolamento protetto nel carcere di Modena, misura ritenuta necessaria per motivi di sicurezza e per le sue condizioni psicologiche attuali.