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“Sono italiana e femminista”. La sorella di Salim esplode: è polemica

La vicenda di Salim El Koudri, arrestato dopo un episodio violento nel centro di Modena, continua a suscitare attenzione sulle condizioni psicologiche del giovane e sulla sua situazione familiare e sociale. La famiglia, attraverso la sorella, ha offerto un quadro umano e complesso di un ragazzo segnato da un disagio profondo e da un percorso terapeutico seguito per anni.

Secondo il racconto familiare, Salim El Koudri era sempre stato uno studente diligente e riservato, definito il “primo della classe”. Tuttavia, dopo la laurea, ha iniziato a manifestare segni di isolamento e disagio personale, con difficoltà nel trovare un lavoro stabile. Questi fattori hanno inciso sul suo stato emotivo, modificandone il comportamento e allontanandolo dagli amici.

La sorella lo descrive come una persona sempre più chiusa e sofferente, con episodi giudicati insoliti sia dai familiari che dagli investigatori, tra cui una telefonata alla base Nato di Camp Derby e la pubblicazione di video contro personaggi pubblici.

L’avvocato di famiglia, Fausto Giannelli, ha sottolineato come tali comportamenti siano compatibili con un disagio psichiatrico profondo, evidenziando l’inutilità di cercare una logica razionale nelle sue azioni.

Il nome di Salim El Koudri è presente nei registri del centro di salute mentale di Castelfranco Emilia fin dal novembre 2019. Qui il giovane si è rivolto per sintomi quali ansia, insonnia, tachicardia e percezione di voci notturne.

I medici gli hanno diagnosticato un disturbo schizoide della personalità associato a un episodio psicotico transitorio, prescrivendo una terapia farmacologica e un percorso di supporto clinico. Nel corso degli anni il centro ha seguito Salim con continuità, registrando circa trenta accessi per visite e controlli, descrivendolo come fragile ma non aggressivo.

Il percorso terapeutico, tuttavia, si è interrotto nel febbraio 2024. Successivamente, i tentativi da parte degli operatori sanitari di ricontattarlo sono risultati vani. L’Ausl di Modena ha precisato che la prosecuzione delle cure dipende dalla volontà del paziente, salvo casi che richiedano trattamenti obbligatori.

Davanti al giudice per le indagini preliminari, Salim El Koudri ha mantenuto un atteggiamento quasi totalmente silenzioso, limitandosi a fornire i codici di sblocco del telefono cellulare. Non ha fornito spiegazioni o ricostruzioni dettagliate sull’accaduto.

L’avvocato ha richiesto una valutazione psichiatrica approfondita prima di procedere con ulteriori interrogatori. È stato disposto un periodo di osservazione clinica in carcere per chiarire le condizioni mentali del giovane.

La procura sta indagando per stabilire se l’atto sia stato compiuto con lucidità e premeditazione o se sia frutto di uno stato di grave alterazione psicologica. Al momento, la difesa esclude motivazioni terroristiche o religiose.

La famiglia rimane in uno stato di dolore e smarrimento. La sorella ha dichiarato la volontà di incontrare Salim, pur ammettendo di non sapere come riuscirà a guardarlo dopo i fatti accaduti. Queste le parole della donna: “Guardo quel video e non lo riconosco, a scuola era precisino e secchione. Io non porto il velo, sono italiana e femminista”.

Questa vicenda solleva questioni cruciali non solo sul fronte giudiziario, ma anche sul piano umano e sociale, mettendo in luce il rapporto tra disagio mentale, integrazione e sicurezza nella vita quotidiana.

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