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“Arrestato a 15 anni”. Paura in Italia, stava per fare cose agghiaccianti: cosa ha scoperto la polizia

Era già finito nel mirino degli investigatori per presunti contatti con ambienti dell’estremismo islamista, ma aveva ottenuto una seconda possibilità. Una misura alternativa, concessa dal Tribunale per i Minorenni di Firenze, che avrebbe dovuto segnare un percorso diverso. Invece, secondo quanto emerso dalle indagini, nel giro di appena ventiquattro ore il ragazzo sarebbe tornato nuovamente online per riallacciare rapporti con profili riconducibili al terrorismo jihadista.

Per questo un ragazzo tunisino di 15 anni è stato arrestato a Firenze con l’accusa di arruolamento con finalità di terrorismo internazionale. Il provvedimento è stato eseguito dalla Digos dopo l’ordinanza firmata dal gip del Tribunale per i Minorenni di Firenze, Giuditta Merli, su richiesta del procuratore Roberta Pieri. Il giovane è stato trasferito in un istituto penale minorile.

Secondo gli investigatori, il minore avrebbe manifestato la disponibilità a compiere azioni violente, ricevendo anche indicazioni su possibili obiettivi sensibili. Nel corso degli accertamenti sarebbe inoltre emerso un interesse concreto per l’approvvigionamento di armi, elemento che ha contribuito ad aggravare il quadro investigativo già monitorato dagli apparati antiterrorismo. Il 15enne vive in Italia da poco più di tre anni e non era la prima volta che veniva coinvolto in un’indagine di questo tipo. Già nell’ottobre scorso era stato raggiunto da una misura cautelare per la stessa ipotesi di reato e collocato in comunità. Successivamente, il 23 marzo, il giudice aveva deciso di ammetterlo al regime di messa alla prova, revocando la misura precedente nel tentativo di favorire un percorso di recupero e reinserimento.

È proprio dopo quella decisione che, secondo quanto ricostruito dagli investigatori, il ragazzo avrebbe ripreso immediatamente i contatti con ambienti vicini al Daesh. Le nuove attività sarebbero state individuate grazie alla cooperazione di intelligence sviluppata all’interno del Comitato di Analisi Strategica Antiterrorismo, con il coinvolgimento delle agenzie Aise e Aisi. Le informazioni raccolte dalla Direzione Centrale della Polizia di Prevenzione sono poi state trasmesse alla Digos di Firenze.

Gli accertamenti avrebbero permesso di scoprire che il minore, fin dal giorno successivo alla revoca della precedente misura cautelare, era tornato a interagire sui social network con account ritenuti riconducibili a soggetti affiliati all’organizzazione terroristica Daesh. I contatti sarebbero avvenuti attraverso nuovi profili social collegati a un’utenza intestata allo stesso ragazzo.

L’inchiesta prosegue ora per chiarire la rete di relazioni costruita online dal 15enne e verificare eventuali ulteriori contatti con soggetti radicalizzati presenti in Italia o all’estero. Gli investigatori continuano inoltre ad analizzare il materiale informatico sequestrato per comprendere il livello di coinvolgimento del giovane e la natura dei contenuti condivisi nelle conversazioni monitorate dagli apparati di sicurezza.

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