Vai al contenuto

“Una traccia, proprio lì”. Denise Pipitone: la notizia sconvolgente

L’evoluzione delle metodiche d’indagine nei casi irrisolti a lungo termine e il peso crescente del dibattito mediatico continuano a sollevare interrogativi cruciali sulla tenuta del sistema giudiziario di fronte ai grandi misteri del passato. Quando la pressione dell’opinione pubblica si unisce a nuove letture documentali, i confini tra verità processuale e ricostruzione giornalistica tendono a sovrapporsi, riaccendendo l’attenzione su vicende che sembravano destinate all’archivio. Il delicato bilanciamento tra il lavoro dei consulenti di parte e l’attività inquirente rappresenta una costante in grado di determinare la riapertura di dossier complessi, dove ogni minimo dettaglio trascurato può trasformarsi nella chiave di volta per risolvere l’enigma.

Maria Angioni, ex pm del caso Denise Pipitone

Il dibattito intorno a uno dei gialli più dolorosi della cronaca nazionale si arricchisce di nuove e pesanti ombre investigative. Il rapimento di Denise Pipitone torna in tv, dove su Canale 122 nella trasmissione Scomparsi è stata data più volte voce a Toni Pipitone, ex marito di Piera Maggio. Nella trasmissione del 27 maggio però è stata ospite anche Maria Angioni, la prima pm che lavorò al caso. Angioni ha parlato di presunte lacune investigative e ha accennato a una traccia ematica rimasta senza riscontri: “Un foglio, una lettera anonima, un verbale magari di accesso agli atti, in cui per esempio emerga del sangue in un luogo importante e che non è stato sviluppato, non risultano gli atti di sviluppo, su quello bisogna lavorarci. Non si può ignorare perché non serve per la tua tesi. Non tenere conto di tante cose è un lavoro mal fatto, sciatto”. Quando ad Angioni viene chiesto se qualcuno abbia ostacolato le indagini, l’ex pm risponde: “Sì, secondo me sì, in questo momento noi crediamo in un aiuto delle istituzioni”.

Mentre gli esperti cercano di capire se ci sarà una nuova riapertura delle indagini come fu nel 2021, l’attenzione si sposta sulle attività promosse privatamente. Intanto proseguono le indagini che Toni Pipitone ha affidato alla criminologa Antonella Delfino Pesce, che fu cruciale nella riapertura delle indagini sull’omicidio di Nada Cella. “Facciamo lavorare gli avvocati e tutti quelli che stanno collaborando per adesso per arrivare a questa grandissima novità. Entro fine dell’anno penso che qualcosa si saprà di buono. Almeno una prima verità, visto che in tutti questi anni non c’è stato nulla”.

Secondo Delfino Pesce, ci sarebbe un testimone milanese mai sentito. Non si è fatta attendere sui propri canali social la risposta criptica di Piera Maggio, che ha taggato il padre biologico della piccola Pietro Pulizzi: “Non dimenticheremo mai la soddisfazione che alcuni stanno facendo vivere ai rapitori di Denise! Con noi, tutte le persone che vogliono verità e giustizia senza bugie e ipocrisie. Noi non dimentichiamo! (Questa frase non è una minaccia, ma ha un senso logico)”. Denise Pipitone venne rapita l’1 settembre 2004 a Mazara del Vallo, all’età di quasi 4 anni. Nel 2010, Jessica Pulizzi, primogenita di Piero nata dal primo matrimonio con Anna Corona, fu rinviata a giudizio con l’accusa di concorso in sequestro di minorenne, e poi assolta per insufficienza di prove.

Hai scelto di non accettare i cookie

Tuttavia, la pubblicità mirata è un modo per sostenere il lavoro della nostra redazione, che si impegna a fornirvi ogni giorno informazioni di qualità. Accettando i cookie, sarai in grado di accedere ai contenuti e alle funzioni gratuite offerte dal nostro sito.

oppure