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Banche, profitti record nel 2025: utili a 47,5 miliardi mentre il ceto medio arretra

Mentre milioni di italiani fanno sempre più fatica ad arrivare a fine mese e il potere d’acquisto continua a diminuire, il settore bancario chiude un altro anno da record. I numeri diffusi da Unimpresa fotografano infatti una distanza sempre più evidente tra l’andamento dell’economia reale e i risultati ottenuti dagli istituti di credito.

Secondo il nuovo studio del Centro Studi Unimpresa, le banche italiane hanno chiuso il 2025 con un utile netto complessivo di 47,5 miliardi di euro, in crescita rispetto ai 46,5 miliardi del 2024 e ai 40,6 miliardi del 2023. Si tratta del miglior risultato dell’intera serie storica recente, ottenuto nonostante il calo del margine di interesse, sceso a 59,9 miliardi dopo il picco raggiunto negli anni dell’aumento dei tassi.

Oltre 209 miliardi di utili in otto anni

Guardando all’intero periodo compreso tra il 2018 e il 2025, il sistema bancario italiano ha accumulato 209,6 miliardi di euro di utili netti, versando al fisco circa 43 miliardi di imposte. Nello stesso arco temporale i ricavi complessivi hanno raggiunto quota 736,6 miliardi di euro.

Il rapporto evidenzia inoltre che il tax rate medio del settore si è attestato intorno al 20,5%, un livello che secondo Unimpresa risulta inferiore a quello sostenuto da molte piccole e medie imprese italiane.

Tasse in calo nonostante gli utili in aumento

Un dato che colpisce riguarda proprio il rapporto tra profitti e tassazione. Nel 2025 le banche hanno versato 9,1 miliardi di euro di imposte, con un tax rate del 19,2%, in diminuzione rispetto al 24,2% registrato nel 2024.

Per questo motivo Unimpresa giudica corretto il contributo straordinario richiesto dal governo al settore bancario negli ultimi anni. Secondo il vicepresidente Giuseppe Spadafora, una parte degli utili generati durante la fase di rialzo dei tassi dovrebbe contribuire a finanziare le priorità economiche del Paese.

Il confronto con famiglie e imprese

Lo studio arriva in un momento in cui altri rapporti, come quello dell’Eurispes, descrivono una situazione molto diversa per famiglie e lavoratori. Oltre il 60% degli italiani dichiara di avere difficoltà ad arrivare a fine mese, mentre il ceto medio ha perso circa il 7,5% del proprio potere d’acquisto dal 2021.

Da qui la riflessione sollevata da Unimpresa: se da una parte le banche continuano a registrare profitti record, dall’altra resta aperto il tema di una maggiore equità fiscale per il tessuto produttivo italiano, in particolare per le piccole e medie imprese, che continuano a sostenere un peso tributario molto elevato.

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