
La situazione nel Golfo Persico si era aggravata ulteriormente con una serie di attacchi missilistici e droni che hanno coinvolto basi americane in Kuwait e Bahrein. Secondo fonti ufficiali del CentCom, le forze statunitensi hanno intercettato e neutralizzato diversi ordigni iraniani, mentre le difese aeree delle due nazioni del Golfo hanno risposto prontamente. Le Guardie rivoluzionarie iraniane, i Pasdaran, rivendicano le operazioni come rappresaglia alle azioni militari statunitensi nell’area dello Stretto di Hormuz e sull’isola di Qeshm.
Il Comando Centrale degli Stati Uniti ha comunicato che il 2 giugno sono stati neutralizzati diversi missili balistici e droni iraniani. In particolare, due missili lanciati verso il Kuwait non hanno raggiunto il bersaglio, mentre tre missili diretti al Bahrein sono stati intercettati dalle difese aeree locali. Parallelamente, le forze americane hanno condotto operazioni di autodifesa sull’isola iraniana di Qeshm.
Il ministero dell’Interno del Bahrein ha confermato l’attivazione delle sirene di allarme, invitando la popolazione a mantenere la calma e a raggiungere luoghi sicuri. Le autorità del Kuwait hanno riferito l’intercettazione di missili e droni, invitando i cittadini a seguire le indicazioni di sicurezza.

I Pasdaran hanno dichiarato di aver preso di mira con missili navali la nave «statunitense-israeliana» Panaya in risposta a un presunto attacco americano che avrebbe danneggiato una petroliera iraniana vicino allo Stretto di Hormuz. Le Guardie rivoluzionarie hanno inoltre minacciato una risposta «schiacciante» in caso di ulteriori azioni contro la sovranità iraniana.La televisione di Stato iraniana Irib ha riportato esplosioni a Erbil, in Iraq, e l’attivazione di sirene in Arabia Saudita, segnalando un’escalation delle tensioni nella regione.
In parallelo agli eventi militari, è previsto un nuovo round di colloqui a Washington tra Libano e Israele, con l’obiettivo di raggiungere un accordo sulla sovranità libanese e la sicurezza israeliana. Il Dipartimento di Stato americano ha segnalato progressi sul piano politico e di sicurezza.
Ma improvvisamente, dopo le ore 13, è arrivato un grande annuncio da parte del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump. Ha infatti dichiarato che l’Iran ha formalmente accettato di non sviluppare l’arma atomica. Questa affermazione, rilasciata con i toni perentori tipici del tycoon, suggerisce il raggiungimento di un accordo di portata storica, volto a disinnescare una delle tensioni nucleari più longeve e pericolose degli ultimi decenni. Restano tuttavia da verificare i dettagli tecnici del presunto patto, i meccanismi di ispezione internazionale che ne garantiranno il rispetto e l’effettiva reazione di Teheran, in un contesto internazionale che accoglie la notizia diviso tra cauto ottimismo e profondo scetticismo.