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Beatrice, l’autopsia svela tutto l’orrore: “Cosa le hanno fatto”

A quasi sei mesi dalla morte della piccola Beatrice, avvenuta il 9 febbraio a Bordighera, in provincia di Imperia, emergono nuovi dettagli dall’esame autoptico che confermano un quadro lesivo grave e protratto nel tempo. Le risultanze medico-legali sono al centro delle indagini coordinate dalla Procura, con la madre e il compagno attualmente in carcere.

Gli accertamenti effettuati sul corpo della bambina hanno evidenziato la presenza di numerose ecchimosi su varie parti del corpo, con traumi localizzati a volto, collo, torace, addome e arti superiori e inferiori. Le lesioni, alcune risalenti ai giorni precedenti la morte, suggeriscono per gli inquirenti un episodio di violenze ripetute.

Le indagini hanno rilevato che già nei primi giorni di febbraio la bambina presentava ferite al labbro e segni evidenti di sofferenza cutanea. Gli investigatori ipotizzano che possa esserci stato un tentativo di alterare o mascherare le lesioni mediante l’applicazione di acqua calda, circostanza che aggraverebbe il quadro accusatorio in capo agli indagati.

La morte di Beatrice sarebbe avvenuta tra la notte dell’8 e la mattina del 9 febbraio. Secondo la ricostruzione degli organi inquirenti, la bambina era già deceduta al momento dell’allerta dei soccorsi e durante il trasferimento in auto da Perinaldo a Bordighera, accompagnata dalle sorelle.

L’autopsia ha evidenziato un grave trauma cranico riconosciuto come causa principale del decesso. Gli specialisti escludono che la lesione possa essere stata provocata da una caduta accidentale dalle scale o dalla culla. Le indagini sono focalizzate sull’identificazione delle modalità con cui è stato arrecato il colpo fatale.

Sul corpo sono state rilevate impronte compatibili con scarpe sulle gambe della bambina, elemento che rafforza l’ipotesi di percosse. I danni potrebbero essere stati causati da pugni, calci o oggetti contundenti, secondo le valutazioni investigative.

Particolarmente rilevante è anche il tempo intercorrente tra trauma e decesso. Gli accertamenti medico-legali indicano che potrebbero essere trascorse fino a 48 ore tra il trauma cranico e la morte causata da emorragia interna e collasso cardiorespiratorio, periodo durante il quale la piccola avrebbe potuto ricevere assistenza salvavita. Le due sorelle di Beatrice, attualmente considerate testimoni chiave, avrebbero più volte segnalato agli adulti le condizioni critiche della bambina, aggiungendo ulteriore gravità alla vicenda che ha profondamente colpito la comunità locale.

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