
La gestione delle evidenze scientifiche nei procedimenti giudiziari di grande rilievo continua a rappresentare un nodo cruciale nella definizione delle dinamiche delittuose. Nel caso di Garlasco, nuove immagini inedite relative ai rilievi effettuati dai Ris di Parma nel 2007 sono state diffuse dall’ex comandante Luciano Garofano, figura chiave nelle indagini sull’omicidio di Chiara Poggi. Tali documenti puntano a chiarire in modo più preciso la disposizione delle tracce ematiche e i movimenti dell’assassino all’interno della villetta.
Le fotografie pubblicate da Garofano mostrano dettagliatamente l’orientamento delle tracce latenti emerse durante il sopralluogo. Secondo quanto illustrato, le immagini documentano una differente presenza di impronte insanguinate tra la cucina e il bagno della casa. L’ex comandante sottolinea che i dati finora emersi in sede giudiziaria non avrebbero evidenziato con sufficiente chiarezza queste specificità, alimentando confusione nella ricostruzione della dinamica.
In particolare, le foto evidenziano l’assenza di impronte di scarpe insanguinate nella zona della cucina sotto il lavandino, contrariamente a quanto registrato nel bagno. Garofano afferma: “Queste immagini non sono mai state mostrate con la dovuta chiarezza. Spesso, nel dibattito sul caso Garlasco, si fa confusione sulla reale dinamica e sui movimenti all’interno della casa. Dai dati oggettivi che abbiamo, l’assassino di Chiara si è lavato nel bagno, non in cucina. Ho deciso di condividere queste immagini per ristabilire i fatti”.

L’esame comparativo tra gli ambienti domestici mette in luce una incongruenza significativa rispetto a precedenti ricostruzioni investigative. La planimetria dell’immobile e il trattamento con il Luminol confermano che in cucina le impronte si interrompono in corrispondenza del tavolo, senza proseguire verso il lavello, circostanza che esclude la presenza di movimenti insanguinati nell’area del lavandino.
Al contrario, nel bagno inferiore sono state rilevate multiple tracce di scarpe insanguinate, che secondo Garofano sono coerenti con il percorso dell’assassino. «L’evidenza scientifica dimostra senza possibilità di interpretazioni che l’assassino non può essersi lavato in cucina» spiega. La ricostruzione proposta colloca il killer dapprima nel bagno, dove si sarebbe fermato di fronte allo specchio, per poi muoversi parzialmente in cucina, limitandosi all’area del tavolo. Resta ora da valutare come tali elementi saranno considerati dagli organi inquirenti nelle fasi successive delle indagini.