
L’8 agosto 1956, nella miniera belga di Bois du Cazier, morirono 262 lavoratori, di cui 136 italiani. Settant’anni dopo, quel luogo — patrimonio Unesco e simbolo universale del sacrificio operaio — è diventato teatro di una discriminazione che non ha ancora trovato rimedio.
L’ASBL “Le Bois du Cazier”, ente gestore del sito, ha negato al sindacato Ugl la possibilità di apporre una targa commemorativa sul Muro del Ricordo, adducendo la presunta “tendenza di estrema destra” dell’organizzazione. Una motivazione che il segretario generale Francesco Capone ha definito “un cortocircuito democratico”: “Marcinelle non appartiene a una parte politica. Appartiene alla storia del lavoro, al sacrificio degli italiani emigrati, al dolore delle famiglie e alla coscienza civile dell’Europa”.
La discriminazione, denunciata nei giorni, non è stata rimossa. L’Ugl resta escluso da un luogo che dovrebbe appartenere a tutti. Eppure si tratta di un sindacato pienamente legittimo, presente a ogni livello della contrattazione italiana, che i lavoratori hanno liberamente scelto come proprio interlocutore. Che cosa c’entra l’orientamento politico con una tragedia causata da impianti inadeguati, strutture in legno, assenza di compartimentazioni anti-fumo e soccorsi in ritardo? Nessun “passaporto politico” era richiesto ai 136 italiani morti a quasi mille metri di profondità.
Trentasette eurodeputati italiani di centrodestra — di Fratelli d’Italia, Forza Italia e Lega — hanno inviato una lettera congiunta al presidente del Consiglio di Amministrazione del sito museale, per conoscenza all’ambasciatrice d’Italia in Belgio Federica Favi, chiedendo la revisione immediata della decisione. «È una censura deliberata e ideologica che offende il ricordo dei 262 minatori e di tutti gli italiani», ha dichiarato Carlo Fidanza, capodelegazione di FdI-ECR al Parlamento europeo, annunciando la presenza della delegazione a Marcinelle il 7 e 8 agosto.
Resta però un silenzio che pesa. Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella dovrebbe farsi carico di questa vicenda: un sindacato italiano viene discriminato in Europa sulla base di un giudizio politico arbitrario, in un luogo che commemora lavoratori italiani. Spendere una parola presso il Re del Belgio e le istituzioni competenti non sarebbe un atto di parte, ma un atto dovuto a tutela della libertà sindacale e della dignità della memoria collettiva. Marcinelle è una ferita di tutti. Non può essere amministrata da censori.