
Il compenso del presidente del Cnel torna al centro del dibattito dopo la pubblicazione dei dati relativi al 2025. A far discutere è l’incremento dello stipendio percepito da Renato Brunetta, che nell’ultimo anno ha raggiunto una cifra ben superiore rispetto a quella registrata dodici mesi prima. L’aumento si inserisce nel quadro della riorganizzazione dell’ente, tornato negli ultimi anni a occupare un ruolo più rilevante dopo un lungo periodo in cui era rimasto ai margini dell’attività istituzionale.
Il Cnel, considerato da molti un organismo rimasto per anni in secondo piano, è stato infatti rilanciato durante il governo Meloni, con nuovi fondi e una rinnovata attenzione alle sue funzioni. Alla guida dell’ente c’è Renato Brunetta, che oltre alla presidenza mantiene anche il trattamento pensionistico maturato nella sua carriera politica. Una situazione che contribuisce ad alimentare il confronto sui costi degli incarichi pubblici e sulle risorse destinate all’organismo.
Secondo i dati riferiti al 2025, lo stipendio annuo lordo percepito dal presidente del Cnel ammonta a 215.764,45 euro. Il dato segna un deciso incremento rispetto all’anno precedente, quando il compenso si era fermato a circa 91 mila euro. La crescita è legata anche agli interventi adottati per rafforzare la struttura dell’ente e aumentarne le risorse, mentre Brunetta continua a cumulare la pensione con la retribuzione prevista per l’incarico di presidente.

Non tutti i componenti del Cnel, però, hanno scelto di percepire l’indennità. Sono infatti 14 consiglieri su 70 ad avervi rinunciato, mentre i compensi degli altri membri oscillano tra i 10 e i 15 mila euro, con importi superiori ai 43 mila euro soltanto in casi particolari. Nel complesso, il costo degli stipendi del Cnel nel 2025 supera 1,3 milioni di euro, una cifra che avrebbe potuto aumentare ulteriormente se fosse rimasta in vigore una delibera approvata nei mesi scorsi.
Lo scorso novembre, infatti, l’Ufficio di presidenza dell’ente aveva dato il via libera a un provvedimento che avrebbe adeguato gli stipendi dopo una pronuncia della Corte costituzionale, facendo salire il tetto massimo delle retribuzioni pubbliche da 240 mila a 310 mila euro lordi. Se quella decisione fosse stata applicata, lo stipendio annuo di Brunetta avrebbe raggiunto proprio i 310 mila euro. La prospettiva aveva però provocato forti polemiche, fino all’intervento della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che aveva espresso pubblicamente la propria contrarietà costringendo Brunetta a fare marcia indietro e ad annunciare il ritiro del provvedimento.
In quell’occasione il presidente del Cnel aveva spiegato la sua decisione affermando: “Non voglio in alcun modo che dall’applicazione legittima di una giusta sentenza della Corte costituzionale derivino strumentalizzazioni in grado di danneggiare la credibilità dell’istituzione e, di riflesso, condizionare negativamente l’azione del governo”. Saranno i dati del 2026 a mostrare gli effetti definitivi della scelta, ma quelli appena pubblicati evidenziano già un netto aumento rispetto all’anno precedente. Non è stato soltanto Brunetta a registrare un incremento: anche il vicepresidente Floriano Botta ha visto il proprio compenso salire a 43.848 euro, circa il doppio rispetto al 2024, mentre il consigliere Guido Carrella è passato da meno di 10 mila euro a 38 mila euro. Una crescita che, secondo i diretti interessati, sarebbe legata agli adeguamenti retributivi e non semplicemente all’inflazione.