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“Quindi è indagato anche lui?”. Garlasco, la mossa del pm e la novità sul caso

L’inchiesta sul delitto di Garlasco si avvicina a un momento cruciale, ma la conclusione delle indagini è prevista probabilmente dopo l’estate. Gli accertamenti proseguono e ogni nuovo dettaglio dal fascicolo viene seguito con attenzione, suscitando interesse nell’opinione pubblica.

Oltre al filone principale riguardante l’omicidio di Chiara Poggi, è emersa una vicenda parallela che coinvolge uno dei protagonisti delle prime fasi investigative. La questione è tornata al centro del dibattito dopo la diffusione integrale della deposizione di Gennaro Cassese, carabiniere che coordinò le prime indagini, avvenuta durante la trasmissione Quarta Repubblica.

Carabinieri impegnati nelle indagini a Garlasco

La testimonianza del 27 giugno 2025, già anticipata dal Corriere della Sera, ha avuto un forte impatto pubblico grazie alla diffusione integrale di immagini e audio. Al centro della deposizione vi è la sovrapposizione oraria tra il verbale di Andrea Sempio e quello di Alessandro Biasibetti del 4 ottobre 2008, oltre al tema dello scontrino del parcheggio.

Durante l’interrogatorio, Cassese ha spiegato di non ricordare con precisione i dettagli relativi al biglietto del parcheggio e alle modalità di verbalizzazione, ammettendo di non avere una visione nitida di quei momenti. Ha inoltre chiarito che nei suoi verbali riporta quanto accade, ma non ha memoria esatta di alcune situazioni specifiche.

Il carabiniere ha inoltre affrontato il tema dell’intervento dell’ambulanza, presente nella documentazione acquisita, ma ha dichiarato di non ricordare se vi fosse stato un malore durante le verbalizzazioni quel giorno, invitando a verificare i registri per confermare i fatti.

Chiara Poggi, vittima del delitto di Garlasco

Nel corso del confronto, è emersa una fase critica quando il pubblico ministero ha richiamato Cassese sulle conseguenze di dichiarazioni false o reticenti, citando l’articolo 371 bis del Codice penale. Cassese ha risposto sottolineando di non ricordare alcuni dettagli dopo 18 anni, mentre il pm ha interrotto il verbale ricordando i doveri di veridicità.

La parte finale dell’interrogatorio ha suscitato un acceso dibattito sui social network, dove il richiamo del pm è stato interpretato da alcuni come prova dell’iscrizione di Cassese nel registro degli indagati per false informazioni. Altri hanno invece considerato la comunicazione un semplice avvertimento procedurale.

Lo scorso maggio il Corriere della Sera riportò l’esistenza di presunte indagini a carico dell’ex capitano dei carabinieri per false informazioni al pubblico ministero. Cassese confermò l’interrogatorio senza fornire dettagli e precisò di non aver ricevuto notifiche ufficiali riguardo a un suo coinvolgimento come indagato.

La situazione rimane dunque poco chiara in attesa di chiarimenti ufficiali dalla Procura, mentre l’inchiesta sul delitto continua a svilupparsi con nuovi accertamenti.

Sede della Procura di Pavia impegnata nel caso Garlasco

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