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Operazione della Polizia, sgominata l’organizzazione criminale: 6 arresti per truffa

Nella mattinata del 30 giugno la Polizia di Stato ha eseguito un’ordinanza di applicazione della custodia cautelare in carcere nei confronti di sei persone, di età compresa tra i 21 e i 61 anni. Il provvedimento è stato emesso dal Tribunale di Nola, su richiesta della Procura della Repubblica, nell’ambito di un’inchiesta su una presunta organizzazione criminale attiva nel settore delle truffe.

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, i sei indagati sarebbero gravemente indiziati del reato di associazione a delinquere finalizzata alla commissione di diversi reati contro il patrimonio. Al centro dell’indagine vi sarebbero in particolare truffe commesse ai danni di persone anziane, dalle quali il gruppo avrebbe ottenuto un ingiusto profitto stimato in circa cinquecentomila euro.

L’attività investigativa è stata condotta dalla Squadra Mobile di Napoli e coordinata dalla Procura della Repubblica di Nola. Gli accertamenti hanno preso di mira un gruppo con base operativa nella provincia di Napoli, ritenuto dedito alla realizzazione di raggiri in varie località del territorio nazionale. Le vittime individuate dagli investigatori avevano un’età compresa tra i 74 e i 97 anni. Nel corso delle indagini sarebbe emerso un sistema ben strutturato, fondato su una forte pressione emotiva e sulla capacità di isolare le persone offese. Gli anziani venivano contattati sull’utenza telefonica di casa da un uomo che si presentava come “maresciallo”, e che riferiva loro una notizia improvvisa e drammatica: un familiare stretto avrebbe provocato un incidente stradale alla guida di un’auto priva di copertura assicurativa, causando il grave ferimento di un’altra persona.

La parte più delicata del meccanismo, secondo la ricostruzione degli inquirenti, consisteva nell’aumentare progressivamente l’angoscia della vittima. In molte circostanze veniva raccontato che la persona ferita nell’incidente fosse un bambino trasportato d’urgenza in ospedale. In altri casi, invece, l’anziano veniva informato che la vittima del sinistro era una donna in stato di gravidanza, in grave pericolo di vita. Una narrazione costruita per rendere più credibile l’emergenza e ridurre la capacità di reazione della persona contattata. A quel punto il finto appartenente alle forze dell’ordine prospettava una sola via per evitare l’arresto del parente indicato come responsabile dell’incidente: risarcire immediatamente la persona offesa. Sarebbe stato questo passaggio a spingere le vittime a recuperare il denaro custodito in casa o a consegnare gioielli conservati nella propria abitazione, convinte di dover intervenire con urgenza per salvare un familiare da conseguenze giudiziarie imminenti.

Gli investigatori hanno inoltre ricostruito un ulteriore elemento del presunto metodo utilizzato dal gruppo. Durante l’intera durata della truffa, le vittime sarebbero state sottoposte a un vero e proprio bombardamento telefonico, sia sull’utenza fissa sia sul cellulare. Le telefonate potevano durare oltre un’ora e, in alcuni casi, proseguivano anche dopo il ritiro del denaro o dei preziosi. Questa pressione continua avrebbe avuto due obiettivi principali: mantenere il controllo psicologico sull’anziano e impedirgli di contattare amici, parenti o conoscenti che avrebbero potuto aiutarlo a verificare la storia raccontata. Allo stesso tempo, secondo gli inquirenti, il flusso costante di chiamate serviva anche a evitare che la vittima potesse rivolgersi alle forze di polizia mentre il raggiro era ancora in corso.

Il provvedimento eseguito resta una misura cautelare adottata nella fase delle indagini preliminari. Contro l’ordinanza sono ammessi i mezzi di impugnazione previsti dalla legge. I destinatari della misura sono persone sottoposte a indagine e, come tali, devono essere considerati presunti innocenti fino a un’eventuale sentenza definitiva di condanna.

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