
Tre persone, tra cui una donna, sono state fermate nel pomeriggio del 30 giugno 2026 dalla Polizia di Stato a Napoli, in esecuzione di un provvedimento emesso dalla Direzione distrettuale antimafia partenopea. L’intervento è stato comunicato su delega del Procuratore della Repubblica di Napoli e riguarda un’indagine ancora nella fase preliminare, nata dopo una serata di forte tensione nella zona di piazza Montesanto.
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, i tre destinatari del fermo sono gravemente indiziati, a vario titolo, dei reati di rissa, detenzione e porto abusivo di arma da fuoco e spari in luogo pubblico. Le contestazioni risultano aggravate dalle modalità mafiose, elemento che ha portato il fascicolo sotto il coordinamento della Procura distrettuale e della Direzione distrettuale antimafia. L’attività investigativa è stata avviata dopo le numerose segnalazioni arrivate nella serata del 29 giugno. Diversi cittadini avevano riferito di una violenta colluttazione avvenuta davanti alla fermata della ferrovia Cumana di piazza Montesanto, uno dei punti più frequentati del centro cittadino. Alla rissa, secondo le prime comunicazioni giunte alle forze dell’ordine, sarebbe seguita l’esplosione di colpi d’arma da fuoco, in un contesto di grande allarme tra le persone presenti.
Gli accertamenti sono stati affidati alla Squadra mobile, che ha operato con il coordinamento della Procura distrettuale di Napoli. Fin dalle prime fasi, gli investigatori hanno raccolto elementi ritenuti significativi per comprendere quanto accaduto nella piazza. Tra le informazioni arrivate nell’immediatezza dei fatti vi era anche quella relativa al possibile occultamento di un’arma lunga sotto un’automobile parcheggiata nei pressi del luogo della rissa. Secondo tale segnalazione, alcune donne avrebbero nascosto l’arma poco dopo che uno dei protagonisti della sparatoria l’aveva imbracciata.

La verifica compiuta dagli agenti ha dato un primo riscontro rilevante. Sotto un’autovettura in sosta a poca distanza dal punto in cui si erano verificati gli episodi violenti, i poliziotti hanno infatti rinvenuto e sequestrato un fucile mitragliatore da guerra AK-47 Kalashnikov, dotato di doppio caricatore rifornito. Il ritrovamento ha rappresentato uno degli elementi centrali dell’indagine, collegando le segnalazioni raccolte sul posto alla presenza effettiva di un’arma da guerra in un’area pubblica e affollata. La ricostruzione della dinamica è proseguita attraverso l’analisi delle immagini dei sistemi di videosorveglianza presenti nella zona. I filmati, secondo gli inquirenti, hanno consentito di delineare il susseguirsi degli eventi e di acquisire gravi indizi di colpevolezza nei confronti degli indagati. Le persone fermate sono ritenute protagoniste, insieme ad altri soggetti ancora in corso di identificazione, di una rissa violenta sfociata poi nella presenza di uomini armati in piazza Montesanto.
Dalle immagini esaminate dagli investigatori emergerebbe una scena particolarmente grave. Dopo la colluttazione, uno dei due uomini avrebbe imbracciato il Kalashnikov e si sarebbe mosso tra la folla con l’arma lunga in pugno, mentre alcuni presenti avrebbero cercato apparentemente di calmarlo. Nello stesso momento, l’altro uomo avrebbe recuperato una pistola da un’autovettura a lui in uso, esplodendo alcuni colpi in aria tra le persone presenti nella piazza.
L’episodio ha avuto anche una vasta circolazione pubblica. I video registrati da numerosi cittadini che si trovavano in piazza al momento dei fatti sono stati diffusi sui social network e ripresi da diverse testate giornalistiche online, contribuendo a rendere rapidamente visibile la gravità di quanto accaduto. Proprio la presenza di molte persone sul posto ha reso ancora più delicata la ricostruzione degli eventi, sia per l’identificazione dei protagonisti sia per la valutazione dei rischi corsi dai passanti. Il provvedimento eseguito dalla Polizia di Stato ha natura precautelare ed è stato disposto nella fase delle indagini preliminari. Contro la misura sono previsti mezzi di impugnazione. I tre destinatari del fermo sono persone sottoposte a indagini e, come previsto dall’ordinamento, devono essere considerati presunti innocenti fino a eventuale sentenza definitiva di condanna.