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E la Meloni affida le Dogane ai cinesi

Non solo tensioni politiche e schermaglie diplomatiche. Nei rapporti tra Washington e Roma sarebbe entrato anche un dossier molto concreto: quello degli scanner cinesi utilizzati nelle Dogane italiane. Una vicenda che, secondo quanto ricostruito nel documento, tocca temi sensibili come la sicurezza nazionale, i controlli sui traffici internazionali e l’affidabilità delle tecnologie impiegate nei porti e nei valichi doganali. Il caso riguarda Nuctech, colosso cinese specializzato in sistemi di scansione, e la fornitura di apparecchiature destinate all’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli. Gli scanner in questione utilizzano tecnologia backscatter, impiegata per individuare materiali nascosti all’interno di container o veicoli chiusi, come droga, esplosivi o anche persone.

La vicenda nasce da una procedura avviata nel 2021 per l’acquisto di cinque scanner mobili. In un primo momento l’allora direttore generale dell’Agenzia delle Dogane, Marcello Minenna, avrebbe ritenuto non adeguato un criterio basato prevalentemente sul prezzo, vista la delicatezza della tecnologia. Da qui la revoca del bando e l’avvio di una nuova procedura, alla quale partecipano due società: l’americana Rapiscan e la cinese Nuctech. Secondo fonti citate nel PDF, gli scanner proposti dalla società cinese sarebbero stati considerati meno affidabili sul piano tecnico e della sicurezza. A pesare sul giudizio vi erano anche i dubbi già emersi a livello internazionale: negli Stati Uniti Nuctech era stata inserita nella lista nera del Dipartimento del Commercio per motivi di sicurezza nazionale, mentre anche in Canada e in Europa erano state sollevate perplessità sull’azienda.

L’Agenzia delle Dogane italiana assegna inizialmente la fornitura a Rapiscan. Nuctech, esclusa dalla procedura, presenta però ricorso al Tar del Lazio. Il tribunale accoglie la domanda della società cinese nel marzo 2022. Secondo la ricostruzione del documento, nella decisione viene richiamata anche una gara danese vinta da Nuctech, senza però menzionare che quella stessa procedura sarebbe stata successivamente revocata dalle autorità doganali danesi per ragioni legate alla sicurezza. Il passaggio più controverso riguarda proprio la gestione della difesa da parte dell’amministrazione italiana. Il materiale proveniente dalla Danimarca, potenzialmente utile a sostenere l’esclusione di Nuctech, non sarebbe stato depositato in giudizio. L’Agenzia, inoltre, avrebbe scelto di non impugnare la sentenza del Tar.

La vicenda si complica ulteriormente nel maggio 2025, quando, al momento della consegna degli scanner Nuctech a Livorno, sarebbe emersa l’assenza di un elemento previsto dal bando: una finestrella che avrebbe dovuto consentire all’operatore interno di vedere l’esterno. Nonostante questa mancanza, gli apparecchi sarebbero stati comunque collaudati, installati e pagati. Nel frattempo, i rapporti istituzionali tra l’Agenzia delle Dogane italiana e le autorità cinesi sarebbero proseguiti. Il documento ricorda l’incontro del giugno 2023 tra il nuovo direttore dell’Agenzia, Roberto Alesse, e una delegazione dell’Amministrazione generale delle Dogane della Repubblica popolare cinese. Un confronto presentato come occasione per rilanciare la collaborazione doganale tra i due Paesi.

Un ulteriore episodio viene collegato all’iniziativa italiana “Food for Gaza”. Nel luglio 2024, durante una cerimonia a Larnaca, a Cipro, uno scanner mobile con marchio Nuctech sarebbe stato utilizzato per agevolare il transito degli aiuti umanitari verso Gaza. Un dettaglio che assume rilievo politico perché, secondo la ricostruzione, sarebbe avvenuto mentre Washington esercitava pressioni su Roma per ridurre o eliminare la presenza di tecnologie Nuctech nei servizi doganali italiani.

Il caso, quindi, non riguarda soltanto una fornitura pubblica o una controversia amministrativa. Sullo sfondo ci sono il confronto strategico tra Stati Uniti e Cina, la sicurezza delle infrastrutture europee e la posizione del governo italiano in un dossier che intreccia commercio, intelligence, diplomazia e rapporti transatlantici. Per Palazzo Chigi, la questione rischia di trasformarsi in un nuovo fronte di tensione con Washington. Per le Dogane italiane, invece, resta aperto il nodo della gestione di una tecnologia considerata sensibile e già oggetto di sospetti internazionali. Al centro, una domanda politica e di sicurezza: quanto può pesare la scelta di un fornitore tecnologico nei rapporti tra alleati?

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