La morte di Sara Di Vita, 15 anni, e della madre Antonella Di Ielsi, 51 anni, è stata causata da una sequenza drammatica che ha portato a necrosi emorragica della mucosa gastrointestinale, grave disidratazione, insufficienza multiorgano e shock cardiocircolatorio. A ricostruire il quadro clinico è il gastroenterologo Francesco Laterza, incaricato dalla Procura di Larino di redigere la perizia medico-legale. Lo specialista definisce la loro morte come violenta, avendo seguito il caso sin dalle prime fasi delle indagini.
Il ruolo dei consulenti e le due linee investigative
Il dottor Laterza, medico dell’ospedale di Chieti, ha partecipato all’autopsia eseguita il 31 dicembre 2025, quando si ipotizzava ancora una grave intossicazione alimentare. Inizialmente, l’inchiesta si concentrava sul possibile omicidio colposo, con cinque medici dell’ospedale Cardarelli di Campobasso iscritti nel registro degli indagati. Successivamente, con l’emergere dell’ipotesi di avvelenamento da ricina, le indagini si sono estese ad un secondo filone per omicidio premeditato, coinvolgendo numerose persone vicine alla famiglia.
Laterza sottolinea che i due filoni investigativi procedono in parallelo e non si escludono a vicenda. Il primo riguarda l’omicidio per colpa medica, il secondo l’omicidio premeditato da avvelenamento. Il suo incarico riguarda il primo quesito, ma entrambi rimangono oggetto di approfondimento da parte della Procura.
Il punto centrale, secondo lo specialista, non è identificare tempestivamente la presenza della ricina, ma stabilire se i medici abbiano seguito correttamente le linee guida e i protocolli. In particolare, si deve verificare se la paziente, giunta in pronto soccorso con determinati sintomi, sia stata trattata adeguatamente o dimessa in modo inappropriato.
I sintomi e la complessità della diagnosi di avvelenamento
Laterza evidenzia come una tossinfezione alimentare e un avvelenamento possano presentare sintomi iniziali simili, quali nausea, vomito, diarrea, dolori addominali e malessere generale. Questi segnali comuni rendono difficile una diagnosi immediata e precisa. La tossinfezione alimentare è causata da alimenti contaminati da tossine prodotte da microrganismi, mentre l’avvelenamento da ricina deriva da un agente tossico esterno, come metalli pesanti o sostanze radioattive.
Nel caso delle vittime, il quadro clinico era aggravato da gravi lesioni della mucosa gastrointestinale, un elemento che da solo non è sufficiente a indirizzare verso la presenza di ricina, poiché alcune infezioni aggressive possono provocare danni simili. Per questo motivo si eseguono analisi microbiologiche e colture sui campioni biologici; solo in assenza di risultati positivi si procede alla ricerca di sostanze tossiche riconosciute a livello internazionale.
Alla domanda se oggi riconoscerebbe un caso di avvelenamento da ricina al primo impatto, Laterza risponde con onestà: “No. Ma forse ora ci penserei.” Tra gli aspetti più segnanti resta il ricordo dell’autopsia sulla giovane vittima. “Assistere all’autopsia di una ragazza di 15 anni, una vita così giovane persa in quel modo, non si dimentica. È stata una morte violenta.”