L’Unione europea compie un passo decisivo verso quella che potrebbe essere una delle più importanti trasformazioni del sistema monetario dalla nascita dell’euro. Il Parlamento europeo ha infatti approvato la propria posizione negoziale sul regolamento che disciplina l’euro digitale, la futura moneta elettronica emessa dalla Banca centrale europea (Bce). Si tratta di un passaggio politico e legislativo di grande rilievo, destinato ad aprire una nuova fase dei negoziati tra Parlamento, Consiglio dell’Unione europea e Commissione europea.
È bene chiarire subito un aspetto fondamentale: l’euro digitale non è ancora realtà e non entrerà immediatamente nelle tasche dei cittadini europei. Il voto di Strasburgo rappresenta infatti soltanto uno degli ultimi passaggi dell’iter legislativo europeo. Prima dell’eventuale introduzione sarà necessario raggiungere un accordo definitivo tra le istituzioni comunitarie e, successivamente, la Bce dovrà assumere la decisione finale sull’emissione della nuova forma di moneta.
Il tema, tuttavia, va ben oltre la semplice innovazione tecnologica. Dietro l’euro digitale si intrecciano questioni economiche, geopolitiche, giuridiche e perfino strategiche, che riguardano il futuro della sovranità monetaria europea.

Perché nasce l’euro digitale
L’idea di una valuta digitale europea non nasce improvvisamente. Le sue radici affondano in un cambiamento profondo delle abitudini di pagamento dei cittadini.
Negli ultimi quindici anni il denaro contante ha progressivamente perso terreno a favore dei pagamenti elettronici. Carte di credito, bancomat, smartphone e portafogli digitali hanno modificato il modo in cui milioni di persone acquistano beni e servizi. In molti Paesi europei una parte consistente delle transazioni quotidiane avviene ormai senza utilizzare banconote o monete.
Questo fenomeno, accelerato ulteriormente durante la pandemia da Covid-19, ha posto una domanda fondamentale alle banche centrali: come garantire che anche nell’economia digitale continui a esistere una forma di moneta pubblica, sicura e garantita direttamente dallo Stato?
Oggi, infatti, quando un cittadino paga con una carta o con un’applicazione sul telefono utilizza prevalentemente strumenti offerti da operatori privati. L’euro digitale nasce proprio con l’obiettivo di mantenere disponibile una moneta emessa direttamente dalla Bce anche nell’era dei pagamenti digitali.
Non è una criptovaluta
Uno degli equivoci più diffusi riguarda la natura stessa dell’euro digitale.
Contrariamente a quanto spesso si legge sui social network, non si tratta di una criptovaluta e non ha alcun legame con Bitcoin, Ethereum o altri asset digitali decentralizzati.
Le criptovalute funzionano attraverso reti distribuite e non sono controllate da una banca centrale. Il loro valore oscilla in base al mercato e alla domanda degli investitori.
L’euro digitale, invece, rappresenterebbe semplicemente una nuova forma dell’euro già esistente. Ogni euro digitale avrebbe esattamente lo stesso valore di un euro in contanti o depositato su un conto corrente. Sarebbe emesso esclusivamente dalla Banca centrale europea e garantito dall’intero Eurosistema.
In altre parole, cambierebbe il supporto tecnologico, ma non la natura della moneta.
Le origini del progetto
Le prime riflessioni sull’euro digitale iniziano già nella seconda metà degli anni Dieci, quando diverse banche centrali del mondo avviano studi sulle cosiddette Central Bank Digital Currencies (CBDC), cioè le valute digitali emesse dalle banche centrali.

La crescita delle criptovalute, il progetto Libra annunciato da Facebook nel 2019 e il rapido sviluppo dello yuan digitale in Cina accelerano ulteriormente il dibattito europeo.
Nel luglio 2021 la Bce avvia ufficialmente la fase di indagine sul progetto, coinvolgendo banche, operatori finanziari, imprese e associazioni dei consumatori. Nei due anni successivi vengono analizzate le possibili soluzioni tecnologiche, gli aspetti giuridici e le conseguenze economiche.
Nel giugno 2023 la Commissione europea presenta la proposta di regolamento destinata a disciplinare l’introduzione dell’euro digitale. Da quel momento prende avvio il normale procedimento legislativo europeo, culminato oggi con il via libera del Parlamento europeo alla propria posizione negoziale.
Il percorso giuridico: cosa succede adesso
Dal punto di vista istituzionale il voto dell’Eurocamera non conclude il procedimento.
Secondo il diritto dell’Unione europea, Parlamento e Consiglio devono ora trovare un compromesso sul testo definitivo attraverso il cosiddetto Trilogo, al quale partecipa anche la Commissione europea.
Solo una volta raggiunto l’accordo politico e approvato formalmente il regolamento, la Banca centrale europea potrà decidere se procedere effettivamente all’emissione dell’euro digitale.
In altre parole, esiste ancora una distinzione fondamentale tra la creazione del quadro normativo e la decisione operativa della banca centrale.
È quindi probabile che l’introduzione concreta richieda ancora alcuni anni.
Come funzionerà nella vita quotidiana

L’obiettivo dichiarato dalle istituzioni europee è quello di offrire uno strumento semplice e accessibile.
I cittadini potranno detenere euro digitali all’interno di un portafoglio elettronico, gestito tramite la propria banca o altri prestatori autorizzati di servizi di pagamento.
Con questo portafoglio sarà possibile effettuare acquisti nei negozi fisici, pagamenti online, trasferimenti di denaro tra privati e, in determinate circostanze, perfino operazioni offline, cioè anche in assenza temporanea di connessione Internet.
L’euro digitale non sostituirà i conti correnti tradizionali né diventerà uno strumento di investimento. Non produrrà interessi e sarà destinato esclusivamente ai pagamenti quotidiani.
Contante ed euro digitale convivranno
Uno dei punti più delicati del dibattito riguarda il futuro del denaro contante.
Le istituzioni europee hanno ribadito più volte che l’introduzione dell’euro digitale non comporterà l’eliminazione delle banconote e delle monete.
Il contante continuerà a essere emesso, rimarrà corso legale e dovrà continuare a essere accettato secondo le regole previste dalla normativa europea.
L’euro digitale rappresenterebbe dunque una possibilità aggiuntiva e non un obbligo per cittadini e imprese.
Privacy e timori dei cittadini

Le questioni legate alla riservatezza rappresentano uno degli aspetti più sensibili dell’intero progetto.
Molti osservatori temono infatti che una valuta digitale possa consentire un controllo eccessivo delle transazioni effettuate dai cittadini.
Per questo motivo la proposta europea introduce specifiche garanzie. Nei pagamenti offline il livello di riservatezza dovrebbe avvicinarsi a quello garantito oggi dal contante. Per i pagamenti online, invece, saranno trattati soltanto i dati strettamente necessari per garantire sicurezza, prevenzione delle frodi e rispetto della normativa antiriciclaggio.
La Bce ha inoltre precisato di non avere interesse commerciale nell’utilizzo dei dati personali degli utenti e che non potrà monitorare le abitudini di spesa dei cittadini per finalità economiche.
La dimensione geopolitica
Dietro il progetto dell’euro digitale esiste anche una chiara motivazione strategica.
Gran parte dei pagamenti elettronici europei passa oggi attraverso circuiti internazionali come Visa e Mastercard oppure attraverso i sistemi sviluppati dai grandi operatori tecnologici statunitensi.
L’Unione europea punta invece a rafforzare la propria autonomia nei sistemi di pagamento, riducendo la dipendenza da infrastrutture esterne e aumentando la resilienza finanziaria del continente.
L’euro digitale si inserisce quindi in una più ampia strategia europea di rafforzamento della sovranità tecnologica e finanziaria.
Quando potrebbe arrivare
Non esiste ancora una data ufficiale.
Se Parlamento e Consiglio raggiungeranno un accordo entro i prossimi mesi, il regolamento potrebbe essere definitivamente approvato tra la fine del 2026 e l’inizio del 2027.
Successivamente la Bce dovrà valutare l’effettiva emissione della nuova valuta digitale, predisporre l’infrastruttura tecnica e avviare una fase di implementazione su scala europea.
Secondo le ipotesi più accreditate, i cittadini potrebbero iniziare a utilizzare l’euro digitale soltanto nella seconda parte del decennio.
Una rivoluzione che va oltre la tecnologia
L’euro digitale non rappresenta semplicemente un nuovo metodo di pagamento. È il tentativo dell’Unione europea di adattare il proprio sistema monetario all’evoluzione dell’economia digitale senza rinunciare al ruolo centrale della moneta pubblica.
La sfida sarà trovare un equilibrio tra innovazione, tutela della privacy, stabilità finanziaria e libertà di scelta dei cittadini. Il confronto politico e giuridico che accompagnerà i prossimi mesi sarà determinante proprio perché dovrà definire questo delicato equilibrio.
Per ora il Parlamento europeo ha acceso il semaforo verde su uno dei progetti più ambiziosi della politica monetaria europea degli ultimi decenni. L’ultima parola, però, non è ancora stata scritta.