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“Poco prima..”. Morte Fakir, la verità salta fuori proprio ora: clamoroso

La morte di Abderrahim Fakir, avvenuta nel quartiere Pilastro di Bologna durante un intervento della polizia, resta al centro delle verifiche della Procura. Gli investigatori stanno ricostruendo non soltanto le modalità con cui l’uomo venne immobilizzato, ma anche l’intera catena dei soccorsi, partendo dalla prima comunicazione tra le forze dell’ordine e la centrale del 118. L’obiettivo è stabilire quali informazioni fossero disponibili nei diversi momenti dell’emergenza, quale livello di priorità sia stato assegnato all’intervento e se la risposta sanitaria sia stata adeguata all’evoluzione della situazione. Uno dei punti principali dell’inchiesta riguarda il contenuto della telefonata con cui la polizia avrebbe richiesto l’intervento dei sanitari. Secondo una ricostruzione giornalistica, nella comunicazione Fakir sarebbe stato indicato come un “soggetto agitato”, senza riferimenti espliciti a deliri, a una crisi psicotica o a una conclamata emergenza psichiatrica. Questo elemento non risulta ancora confermato attraverso una comunicazione ufficiale. Alcune delle prime cronache avevano infatti riferito che agli operatori del 118 fosse stata segnalata una possibile crisi psichiatrica. La Procura dovrà quindi acquisire e analizzare le registrazioni originali per chiarire con precisione quali parole siano state utilizzate e quali informazioni siano state trasmesse alla centrale.

La distinzione è rilevante perché la centrale operativa stabilisce la priorità e la tipologia del mezzo da inviare sulla base degli elementi disponibili al momento della richiesta. Gli inquirenti dovranno pertanto verificare se la descrizione iniziale abbia inciso sulla scelta di mandare un’ambulanza senza medico a bordo. La ricostruzione diffusa sulla base dei dati dell’Ausl indica che alle 12.17 la centrale del 118 dispose l’invio dell’ambulanza Bologna 65 della Croce Rossa. Il mezzo raggiunse via Svevo intorno alle 12.30, quando l’intervento della polizia era già in corso. Sei minuti più tardi, alle 12.36, l’equipaggio contattò nuovamente la centrale per chiedere un consulto e l’invio di un mezzo con personale medico. L’automedica Bologna 101 sarebbe partita dall’ospedale Maggiore alle 12.42, arrivando sul luogo dell’intervento alle 12.53. Il medico non poté fare altro che constatare la morte di Fakir. L’intervallo tra la prima richiesta di assistenza, l’arrivo dell’ambulanza e quello dell’automedica rappresenta uno dei passaggi che dovranno essere valutati. Gli investigatori cercheranno di stabilire quando le condizioni dell’uomo siano apparse più gravi e in quale momento sia stata riconosciuta la necessità di un supporto sanitario avanzato.

Le condizioni riscontrate sul posto

Una volta arrivato in via Svevo, l’equipaggio della Croce Rossa si sarebbe trovato davanti a una situazione più complessa rispetto a quella prospettata inizialmente. Le immagini disponibili mostrerebbero almeno un soccorritore impegnato a verificare le condizioni dell’uomo e a comunicare con la centrale operativa. La Croce Rossa Italiana ha dichiarato che il proprio equipaggio, dopo aver richiesto l’automedica, intervenne non appena terminata l’azione degli agenti. Secondo la versione fornita dall’organizzazione, i soccorritori valutarono le condizioni cliniche di Fakir e avviarono le manovre di rianimazione cardiopolmonare, proseguite fino all’arrivo del medico. La CRI ha inoltre assicurato piena collaborazione sia con l’autorità giudiziaria sia con l’indagine interna avviata dall’Ausl di Bologna. Sarà la Procura a verificare l’esatta successione di questi passaggi, confrontando le dichiarazioni degli operatori con le immagini, le comunicazioni telefoniche e gli altri elementi acquisiti. Gli accertamenti non riguardano soltanto la gestione sanitaria. La magistratura dovrà esaminare anche le modalità con cui Fakir venne fermato e immobilizzato dalla polizia, l’utilizzo dello spray urticante e la posizione nella quale l’uomo rimase durante l’intervento. Le bodycam degli agenti sono state messe a disposizione del pubblico ministero, insieme ai filmati registrati dai residenti. La Procura ha precisato che la ricostruzione deve tenere conto di una sequenza più ampia rispetto ai pochi minuti circolati inizialmente sui social. Le verifiche coinvolgono due agenti e quattro operatori sanitari e vengono svolte nell’ambito di un fascicolo per omicidio colposo.

Si tratta, tuttavia, di una fase preliminare: gli accertamenti non equivalgono a una dichiarazione di responsabilità e serviranno a garantire a tutte le persone coinvolte le tutele previste dalla legge. Il punto centrale sarà stabilire se, al momento della prima telefonata, fossero già disponibili elementi sufficienti per riconoscere una grave emergenza sanitaria. Dovrà inoltre essere chiarito se la priorità sia stata aggiornata tempestivamente dopo l’arrivo dell’ambulanza e quando siano iniziate le manovre di rianimazione. Le registrazioni delle chiamate, i filmati, le bodycam, le testimonianze e gli accertamenti medico-legali saranno analizzati insieme per ricostruire una cronologia completa. Soltanto al termine di questo lavoro sarà possibile stabilire se vi siano stati ritardi, errori di valutazione o condotte capaci di influire sul tragico esito dell’intervento. Fino ad allora, ogni conclusione resta prematura. La morte di Abderrahim Fakir pone interrogativi importanti sulla gestione coordinata delle emergenze caratterizzate da una forte agitazione psicofisica, ma spetta esclusivamente all’autorità giudiziaria accertare che cosa sia realmente accaduto e individuare eventuali responsabilità.

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