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900 giorni di ingiusta detenzione: Marco Sorbara assolto definitivamente, ma la Corte gli nega il risarcimento

Ha trascorso 909 giorni sottoposto a misure restrittive ed è stato condannato in primo grado a dieci anni di reclusione. Al termine di un lungo percorso giudiziario, però, Marco Sorbara è stato assolto definitivamente dall’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa. Nonostante l’esito favorevole del processo, il consigliere regionale di Forza Italia della Valle d’Aosta non riceverà, almeno per il momento, alcuna riparazione economica per il periodo trascorso agli arresti.

La quarta sezione penale della Corte d’Appello di Torino ha infatti respinto l’istanza presentata dal commercialista aostano per ottenere il risarcimento previsto nei casi di ingiusta detenzione. Una decisione destinata a riaccendere il dibattito sulle conseguenze personali e professionali subite da chi, dopo una lunga permanenza in custodia cautelare, viene definitivamente assolto dalle accuse formulate nei suoi confronti.

La vicenda di Sorbara è legata all’inchiesta Geenna, l’indagine sulla presunta presenza della ’ndrangheta in Valle d’Aosta. L’operazione era scattata il 23 gennaio 2019 con un blitz che aveva portato all’arresto di sedici persone, compreso l’allora esponente politico valdostano. Il procedimento aveva avuto per Sorbara un primo esito particolarmente pesante, con la condanna a dieci anni di carcere, successivamente ribaltata nei successivi gradi di giudizio.

L’assoluzione era arrivata il 19 luglio 2021 davanti alla Corte d’Appello, per poi diventare definitiva. Proprio sulla base di questa conclusione processuale, Sorbara aveva chiesto il riconoscimento di un indennizzo per i 909 giorni trascorsi agli arresti. Secondo quanto anticipato dalla Tgr Valle d’Aosta, tuttavia, i magistrati torinesi hanno stabilito che “la richiesta sia infondata”.

Il punto centrale dell’ordinanza riguarda il comportamento tenuto dall’imputato e gli elementi emersi durante le indagini, che, secondo la Corte, non sarebbero stati completamente cancellati dalla successiva assoluzione. I giudici hanno sottolineato come “la sentenza assolutoria della Corte d’Appello (del 19 luglio del 2021 ndr) non abbia escluso il verificarsi di certi accadimenti storici e non abbia smentito la portata di alcuni elementi di prova utilizzati dal giudice della cautela a sostegno del grave quadro indiziario e rispetto ai quali può muoversi a Marco Sorbara un rimprovero a titolo di colpa grave”.

La pronuncia distingue quindi l’assoluzione dalle condizioni necessarie per ottenere la riparazione economica. In base alla valutazione dei giudici, alcuni comportamenti attribuiti a Sorbara avrebbero contribuito, almeno per colpa grave, alla formazione del quadro indiziario che aveva portato all’applicazione delle misure cautelari. Per questa ragione, nonostante la definitiva esclusione della responsabilità penale, la Corte ha ritenuto di non riconoscere il risarcimento richiesto.

Il procedimento Geenna, intanto, non può ancora considerarsi completamente concluso. Resta aperto il filone relativo al ristoratore aostano Antonio Raso, condannato a otto anni di reclusione nel processo d’appello bis celebrato a Torino, e agli imputati Nicola Prettico, ex consigliere comunale di Aosta, e Alessandro Giachino, condannati entrambi a sei anni e otto mesi. Per i tre, accusati di associazione mafiosa, dovrà essere celebrato un terzo processo d’appello. È stata inoltre annullata con rinvio l’assoluzione di Monica Carcea, ex assessora comunale di Saint-Pierre, località del territorio aostano. Anche la sua posizione dovrà quindi essere nuovamente valutata dai giudici. Interpellato dall’Ansa dopo il rigetto della domanda di riparazione, Sorbara ha preferito non entrare nel merito della decisione, dichiarando di ritenere “corretto attendere la conclusione dell’intera procedura e l’esaurimento di tutti i possibili strumenti di ricorso previsti dall’ordinamento”.

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