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Conte, sul tavolo della commissione Covid la gestione della pandemia

A più di sei anni dall’inizio dell’emergenza sanitaria, la gestione italiana della pandemia torna al centro dello scontro politico. Questa volta il confronto si consuma davanti alla Commissione parlamentare d’inchiesta sul Covid, dove Giuseppe Conte, presidente del Consiglio durante la fase più drammatica del 2020, è stato chiamato a ricostruire le decisioni prese dal suo governo e a rispondere alle contestazioni maturate nel corso dei lavori parlamentari.

L’audizione si è rapidamente trasformata in un confronto molto più ampio rispetto alla semplice ricostruzione degli eventi. Conte ha difeso l’impianto delle scelte adottate durante l’emergenza, rivendicando di aver operato in un quadro caratterizzato da informazioni scientifiche limitate e continuamente aggiornate. Dall’altra parte, gli esponenti della maggioranza hanno insistito sulle questioni rimaste controverse: Dpcm, restrizioni, approvvigionamento delle mascherine, rapporti con la struttura commissariale e decisioni adottate durante i mesi più difficili della pandemia.

Conte difende il governo del 2020: “Decisioni in una situazione senza precedenti”

Uno dei punti centrali dell’audizione è stato inevitabilmente il giudizio sull’operato dell’esecutivo Conte durante la prima ondata. L’ex presidente del Consiglio ha ricordato il contesto nel quale il governo fu costretto a intervenire: un virus nuovo, conoscenze scientifiche ancora incomplete e una situazione sanitaria che, nel giro di poche settimane, aveva messo sotto pressione ospedali e istituzioni.

Conte ha respinto l’idea che le misure adottate fossero il risultato di un modello prestabilito. La linea sostenuta dall’ex premier è che le restrizioni venissero progressivamente modificate sulla base dell’evoluzione epidemiologica e delle conoscenze disponibili.

È proprio su questo punto che si concentra una delle questioni ancora oggi più discusse. Durante l’emergenza, infatti, il governo utilizzò in maniera estesa i Dpcm, strumenti che consentivano interventi particolarmente rapidi, ma che provocarono anche un forte dibattito sulla compressione delle libertà individuali e sul rapporto tra governo e Parlamento.

Secondo Conte, tuttavia, le decisioni finali non potevano essere attribuite agli scienziati. Gli esperti fornivano valutazioni e indicazioni tecniche, mentre la responsabilità politica rimaneva nelle mani dell’esecutivo, chiamato a trovare un equilibrio tra tutela della salute, economia e diritti.

Dpcm, lockdown e libertà: il nodo delle restrizioni

È uno dei passaggi destinati a rimanere maggiormente controversi. La Commissione sta cercando di ricostruire non soltanto quali decisioni furono prese, ma come vennero elaborate e quali alternative fossero state considerate.

Conte ha rivendicato la necessità di intervenire rapidamente, sostenendo che l’Italia si trovò ad affrontare per prima, tra i grandi Paesi occidentali, una crisi sanitaria di dimensioni imprevedibili.

L’ex premier ha inoltre rivendicato il ruolo assunto dall’Italia nella prima fase della pandemia, sostenendo che alcune delle misure adottate furono successivamente riprese anche da altri governi europei.

La maggioranza legge invece quella stagione con un’impostazione differente. Secondo gli esponenti di centrodestra presenti nella Commissione, l’obiettivo dell’inchiesta parlamentare è verificare se tutte le decisioni fossero proporzionate, se fossero stati valutati adeguatamente i loro effetti e se vi siano stati errori nella gestione politica e amministrativa dell’emergenza.

La distinzione è importante: la Commissione parlamentare non è un tribunale e Conte non è imputato. Il suo compito è politico e istituzionale: acquisire documenti, ascoltare i protagonisti della gestione della pandemia e ricostruire le responsabilità decisionali e organizzative.

Vaccini e Green pass, Conte distingue la sua gestione da quella di Draghi

Nel corso dell’audizione è tornato anche il tema della campagna vaccinale e delle misure introdotte per aumentare la copertura della popolazione.

Conte ha voluto distinguere nettamente le diverse fasi. Il suo governo terminò nel febbraio del 2021, quando la campagna vaccinale era appena iniziata. L’ex premier ha ricordato che durante il suo esecutivo non venne introdotto l’obbligo generalizzato, mentre Green pass e obblighi per determinate categorie e fasce d’età furono sviluppati successivamente durante il governo guidato da Mario Draghi.

Un chiarimento che assume un peso politico rilevante, perché nel dibattito pubblico le diverse fasi dell’emergenza vengono spesso sovrapposte.

L’audizione, quindi, ha avuto anche l’effetto di riportare al centro la cronologia delle decisioni: il primo lockdown, la riapertura dell’estate 2020, la seconda ondata, il sistema delle zone a colori, l’arrivo dei primi vaccini e, successivamente, il cambio di governo.

Lo scontro politico: Conte accusa la Commissione, FdI replica

Se sul piano storico l’audizione dovrebbe servire a chiarire le modalità attraverso le quali venne affrontata la pandemia, sul piano politico il confronto è ormai durissimo.

Conte contesta da tempo l’impostazione della Commissione e ha utilizzato espressioni molto nette nei suoi confronti, arrivando a definirla un “plotone d’esecuzione” costruito politicamente contro la sua esperienza di governo.

Durante l’audizione il leader del Movimento 5 Stelle ha quindi alternato la ricostruzione delle decisioni assunte nel 2020 a un contrattacco nei confronti del centrodestra, mettendo in discussione l’impostazione stessa dell’inchiesta parlamentare.

Fratelli d’Italia respinge completamente questa lettura. Per gli esponenti della maggioranza, la Commissione deve invece andare fino in fondo proprio perché la pandemia rappresentò uno degli eventi più traumatici della storia recente italiana e produsse conseguenze sanitarie, economiche e sociali enormi.

Sul fondo resta anche il confronto con Giorgia Meloni. Conte ha rivolto direttamente alla presidente del Consiglio alcune delle sue critiche, mentre dal centrodestra è arrivata la replica secondo cui la ricerca delle responsabilità sulla pandemia non dovrebbe essere interpretata come uno scontro personale tra l’attuale premier e il suo predecessore.

Il capitolo delle mascherine e il caso JC Electronics

Tra le vicende più delicate esaminate dalla Commissione c’è poi quella delle forniture di dispositivi di protezione durante l’emergenza, un settore nel quale nel 2020 lo Stato fu costretto ad acquistare enormi quantitativi di materiale in tempi estremamente ridotti.

Particolare attenzione è stata dedicata alla vicenda della JC Electronics, società coinvolta in una complessa controversia relativa alla fornitura di mascherine.

Al centro della discussione ci sono la conformità dei dispositivi, le modalità attraverso le quali vennero effettuate le verifiche e il successivo contenzioso con lo Stato. Negli anni la vicenda è passata dalle strutture amministrative alle aule giudiziarie, producendo decisioni che hanno riaperto il dibattito sulle procedure utilizzate durante l’emergenza.

Conte ha portato in Commissione anche documentazione ricevuta attraverso una lettera anonima, annunciando di averla trasmessa alla Procura. Uno dei documenti riguarda una riunione nella quale sarebbero state affrontate proprio questioni relative alle mascherine della JC Electronics.

L’ex premier ha utilizzato la vicenda per respingere alcune delle ricostruzioni avanzate contro il suo governo e per sostenere che la documentazione dovesse essere valutata nella sua interezza.

Il contenzioso economico e la transazione con lo Stato

Il caso JC Electronics non riguarda soltanto la gestione sanitaria. Ha anche una dimensione economica particolarmente rilevante.

Dopo la risoluzione della fornitura, la società ha avviato un contenzioso contro lo Stato. Le successive decisioni giudiziarie hanno rimesso in discussione alcuni degli elementi sui quali era stata fondata la contestazione dei dispositivi.

La vicenda si è quindi trascinata negli anni fino alla successiva soluzione del contenzioso attraverso una transazione, diventata a sua volta terreno di scontro tra maggioranza e opposizione.

Ed è proprio questo uno degli aspetti che rendono l’inchiesta parlamentare particolarmente complessa: molti degli eventi iniziati nel 2020 hanno infatti prodotto conseguenze giudiziarie e finanziarie proseguite sotto governi completamente diversi.

Conte ha utilizzato questo elemento per sostenere che eventuali valutazioni sulla vicenda non possano fermarsi esclusivamente alla fase nella quale era presidente del Consiglio.

Dalle mascherine al piano pandemico: le domande ancora aperte

La Commissione non sta esaminando soltanto singoli episodi. Sul tavolo rimane il problema più generale della preparazione dell’Italia all’arrivo del virus.

Una delle questioni riguarda il piano pandemico e la capacità delle strutture pubbliche di reagire a un’emergenza di quelle dimensioni. Un altro capitolo riguarda il sistema di approvvigionamento: mascherine, dispositivi sanitari, attrezzature e materiali che nei primi mesi del 2020 erano diventati improvvisamente difficilissimi da reperire in tutto il mondo.

Poi c’è la gestione della comunicazione istituzionale, il rapporto con gli organismi tecnico-scientifici e la necessità di comprendere fino a che punto le decisioni politiche siano state condizionate dalle indicazioni degli esperti.

Sono interrogativi che spiegano perché l’audizione di Conte fosse una delle più attese dall’inizio dei lavori della Commissione.

Sei anni dopo, il Covid torna al centro della battaglia politica

A distanza di oltre sei anni, quindi, la pandemia continua a dividere profondamente il Paese e la politica.

Per Giuseppe Conte, le decisioni devono essere giudicate tenendo conto di ciò che si conosceva in quel preciso momento storico, evitando di applicare retroattivamente informazioni acquisite soltanto successivamente. Per la maggioranza, invece, proprio la distanza temporale consente oggi di analizzare con maggiore freddezza le decisioni e individuare eventuali errori.

È questa la vera posta in gioco dei prossimi lavori della Commissione: capire se l’inchiesta riuscirà a produrre una ricostruzione condivisa di uno dei periodi più difficili della storia repubblicana oppure se continuerà a essere soprattutto il terreno di una resa dei conti politica tra il governo di allora e la maggioranza di oggi.

L’audizione di Conte non chiude dunque il capitolo. Al contrario, lo riapre: dalle restrizioni alle mascherine, dai Dpcm al piano pandemico, dalla gestione delle forniture alle responsabilità politiche, sono ancora numerosi i passaggi sui quali la Commissione dovrà cercare risposte.

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