
La nuova pressione migratoria a Ceuta riaccende il confronto politico italiano e mette in evidenza le distanze ancora aperte nel centrosinistra. A richiamare il tema è stato Claudio Martelli, già ministro della Giustizia e figura storica del socialismo italiano, intervenuto nella trasmissione 4 di sera su Rete 4. Il suo invito alla segretaria del Pd Elly Schlein è stato netto: «Se ci sei, batti un colpo».
Martelli ha inquadrato la questione a partire da quello che considera un dato imprescindibile per chi intenda affrontare le migrazioni: nessuno Stato, ha sostenuto, può essere nelle condizioni di accogliere indistintamente tutti. Da qui la necessità di definire una politica capace di affrontare e regolare i flussi.
L’ex Guardasigilli ha ripercorso le diverse fasi delle politiche migratorie adottate dai governi di centrosinistra, ricordando il periodo segnato dagli esecutivi di Enrico Letta e Matteo Renzi, caratterizzato da un approccio più aperto.
Il passaggio successivo è stato quello della gestione di Marco Minniti al ministero dell’Interno. Una linea più rigida, che suscitò polemiche e divisioni nello stesso campo progressista, ma che secondo Martelli cercava di intervenire concretamente sul fenomeno.
«Mostrava una determinazione nel governare l’immigrazione, perché di questo si tratta: di governare», ha affermato Martelli. Il nodo, nella sua lettura, non è quindi limitarsi all’alternativa fra frontiere aperte o chiuse, ma dotarsi di strumenti in grado di evitare che le emergenze determinino le scelte politiche.
La situazione a Ceuta, enclave spagnola sulla costa nordafricana e frontiera esterna dell’Unione europea, ha riportato il dossier migratorio al centro dell’attenzione. Una forte pressione su un singolo confine può infatti produrre conseguenze politiche e diplomatiche che coinvolgono più Paesi europei.
Per Martelli, il tema riguarda anche la tenuta del campo largo e la possibilità di costruire un’alternativa credibile al centrodestra. Proprio sull’immigrazione, le forze che dovrebbero comporre l’alleanza continuano a mostrare posizioni non sovrapponibili.
«La questione delle questioni è: chi guiderà l’alleanza?», ha osservato l’ex ministro. Martelli ha indicato le differenze esistenti fra Alleanza Verdi e Sinistra e Partito Democratico, ma anche quelle fra il Pd e il Movimento 5 Stelle, che a suo giudizio esprime sul fronte migratorio una posizione più severa rispetto a una parte dei democratici.
Secondo Martelli, non emergerebbe una visione comune nemmeno all’interno del Partito Democratico. Una criticità destinata a pesare nel momento in cui un’eventuale coalizione dovrà passare dall’intesa elettorale alla definizione di un programma di governo condiviso.
L’affondo è stato quindi rivolto direttamente a Elly Schlein. Per Martelli, alla segretaria del Pd spetta il compito di indicare una direzione riconoscibile e di chiarire la posizione del partito sulle politiche migratorie, anche alla luce dei rapporti con i potenziali alleati.
«Dipende da Elly Schlein. Se ci sei batti un colpo, si diceva una volta», ha concluso. Una frase che sintetizza una contestazione politica precisa: senza una linea definita del principale partito dell’opposizione, le divergenze tra Pd, M5S e Avs rischiano di riemergere a ogni nuova crisi alle frontiere.
Il caso Ceuta assume così un rilievo che va oltre l’emergenza locale. Per l’opposizione italiana costituisce un banco di prova sul tema dell’immigrazione, dove le diverse sensibilità devono ancora trovare una sintesi programmatica comune.