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“È una spia di Putin”. Politica sotto shock, la premier finisce nei guai

Un grave caso politico e istituzionale sta scuotendo l’equilibrio di un Paese confessionale e di confine, sollevando interrogativi cruciali sulla sicurezza nazionale, sulle relazioni internazionali e sulla vulnerabilità delle figure ai vertici dello Stato. Al centro della bufera vi sono gravi sospetti e accuse di possibili contatti con una rete di spionaggio russa, scaturiti a seguito di una serie di approfondimenti giornalistici e di successive prese di posizione da parte dell’opposizione parlamentare. La vicenda trae origine da un banale quanto sfortunato evento di cronaca automobilistica, ma ha saputo rapidamente trasformarsi in una crisi politica di primissimo piano. Il dibattito infiamma il parlamento e mette a dura prova gli apparati di intelligence, chiamati a fare chiarezza su relazioni personali, viaggi passati e verifiche di sicurezza per fugare ogni dubbio sulla tutela della sovranità nazionale.

Il caso di sicurezza nazionale

La figura chiave al centro di queste pesanti illazioni è la presidente della Repubblica in Slovenia, Natasa Pirc Musar, finita nell’occhio del ciclone a causa delle sue frequentazioni e di una complessa rete di contatti che toccherebbe ambienti legati ai servizi segreti di Mosca. Le accuse più severe sono giunte da Zan Mahnic, deputato dell’Sds, il Partito democratico sloveno di destra. L’esponente politico ha formalmente richiesto al governo di sospendere la trasmissione dei rapporti riservati alla capo di Stato da parte degli apparati d’intelligence, ipotizzando il rischio che tali informazioni possano essere filtrate a forze straniere. L’ufficio presidenziale ha reagito con estrema fermezza, respingendo categoricamente ogni insinuazione e bollando come del tutto infondate le ricostruzioni sulle presunte manovre e sugli incontri attribuiti alla presidente.

L’incidente stradale e le rivelazioni

A far scattare le indagini e l’attenzione dei media è stato un incidente d’auto avvenuto il 31 luglio all’interno del tunnel di Kastelec, lungo la rete autostradale slovena. In quell’occasione la presidente ha riportato la frattura di una clavicola. A bordo del veicolo ufficiale viaggiavano tuttavia anche due sue amiche, tra le quali spicca Viktorija Krivolucka, cittadina di origine russa naturalizzata slovena e legata alla presidente da un lungo rapporto d’amicizia. Un’inchiesta congiunta condotta dal quotidiano Dnevnik e dall’agenzia di stampa austriaca Apa ha scandagliato il passato di Krivolucka nei database russi, portando alla luce un legame sentimentale vissuto in passato con Roman Jeglic, ex vice direttore dei servizi d’intelligence sloveni che poi visse a lungo in Russia. Krivolucka ha confermato tale relazione conclusasi da oltre quindici anni, negando però con decisione qualsiasi tipo di collaborazione con apparati informativi stranieri.

L’attenzione degli inquirenti e della stampa si è focalizzata anche sugli spostamenti internazionali compiuti da Natasa Pirc Musar negli anni precedenti alla sua elezione alla presidenza della Slovenia. Tra il 2015 e il 2022 la presidente avrebbe effettuato diversi viaggi privati verso Mosca e San Pietroburgo, spesso proprio in compagnia di Krivolucka. Particolare rilievo politico assume l’ultimo di questi soggiorni, collocato tra la fine di dicembre 2021 e i primi giorni di gennaio 2022, ovvero pochissime settimane prima che scoppiasse l’invasione russa in Ucraina. Oltre a ciò, l’opposizione ha ipotizzato l’esistenza di un contatto personale tra la presidente ed l’ex alto funzionario Jeglic, circostanza che lo staff presidenziale ha bollato come una pura falsità, ribadendo che la presidente non ha mai conosciuto né incontrato l’uomo.

Le verifiche dei servizi d’intelligence

Nel mezzo della tempesta politica è intervenuta la Sova, l’agenzia di intelligence slovena, per chiarire la posizione di Viktorija Krivolucka. L’apparato di sicurezza ha precisato di aver già effettuato un approfondito controllo di sicurezza sulla donna nel 2016, durante il processo di naturalizzazione straordinaria che le ha permesso di ottenere la cittadinanza slovena. All’epoca non emersero elementi critici o anomalie sotto il profilo della sicurezza nazionale. L’agenzia ha comunque sottolineato come le verifiche svolte per la cittadinanza non costituiscano un monitoraggio permanente, riservandosi la possibilità di acquisire e valutare nuovi dati qualora dovessero emergere elementi di rischio per la sicurezza della presidente o dello Stato.

Gli sviluppi nella commissione parlamentare

La controversia resta tutt’altro che risolta e si avvia verso un cruciale passaggio istituzionale. La presidente della Knovs, la commissione parlamentare slovena incaricata del controllo sui servizi di sicurezza e intelligence, Janja Sluga, ha deciso di convocare una riunione d’urgenza. Nel corso dell’audizione, la Sova sarà chiamata a riferire ufficialmente sulla sussistenza di eventuali ingerenze o influenze da parte di Paesi stranieri sulla sovranità e sulla sicurezza nazionale della Slovenia, prestando un’attenzione particolare alle attività riconducibili ad ambienti di Russia e Israele.

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