
Nel caso della tomba profanata di Pamela Genini emerge un nuovo elemento destinato a essere verificato dagli investigatori: alcune impronte digitali sarebbero state rilevate dietro la lastra di plastica del sepolcro nel cimitero di Strozza, nel Bergamasco. In trasmissione è nato un confronto sulla posizione di Francesco Dolci, ex fidanzato della giovane e indagato nell’inchiesta, che attraverso la propria difesa ha escluso di avere rifiutato la consegna delle impronte.
Secondo quanto riferito dall’inviata di “Verità Nascoste – Il Diario”, programma condotto da Milo Infante, gli accertamenti avrebbero consentito di isolare alcune impronte digitali dietro la lastra posta sulla tomba di Pamela Genini. Gli addetti delle pompe funebri avrebbero già messo a disposizione le proprie impronte ai fini delle comparazioni tecniche.
Nella ricostruzione illustrata durante la trasmissione, Francesco Dolci non avrebbe invece consegnato il proprio materiale dattiloscopico. Tale circostanza è stata tuttavia contestata dall’interessato e dalla sua avvocata, Eleonora Prandi, intervenuti per precisare la posizione difensiva. La legale ha affermato che non vi sarebbe stato alcun diniego da parte di Dolci. Al pubblico ministero, secondo quanto chiarito dalla difesa, sarebbe stata formulata una richiesta differente: poter effettuare il rilievo delle impronte dopo il deposito dell’incidente probatorio. Una procedura che, secondo l’avvocata Prandi, non può essere assimilata a un rifiuto.

Dolci ha ribadito di non avere alcun coinvolgimento nella vicenda. Al momento, gli accertamenti sulle tracce repertate e sulle eventuali comparazioni risultano inseriti nel più ampio quadro investigativo coordinato dalla Procura di Bergamo. La profanazione fu scoperta il 23 marzo, durante le operazioni per la traslazione della salma di Pamela Genini nella tomba di famiglia. Gli addetti delle onoranze funebri trovarono il corpo della giovane privo della testa. Secondo le valutazioni del medico legale, il gesto sarebbe avvenuto pochi giorni dopo il funerale, celebrato il 24 ottobre 2025.
Sulla bara sarebbero state inoltre rilevate otto colature biologiche. Gli inquirenti avrebbero individuato tracce di DNA misto, elemento sul quale sono in corso verifiche per stabilirne provenienza e possibile rilevanza ai fini dell’indagine. Francesco Dolci, 41 anni, imprenditore edile bergamasco ed ex compagno di Pamela Genini, è indagato per vilipendio di cadavere e profanazione di sepolcro. L’iscrizione nel registro degli indagati non equivale a un accertamento di responsabilità. Secondo gli investigatori, una figura ripresa dalle telecamere nell’area del cimitero presenterebbe una compatibilità stimata tra l’80 e il 90 per cento con quella dell’uomo.
I filmati riguarderebbero due distinti passaggi: uno precedente alla scoperta della profanazione e uno avvenuto nel pomeriggio del 23 marzo, quando la notizia del ritrovamento non sarebbe stata ancora diffusa pubblicamente. Dolci, ascoltato più volte dai Carabinieri e sottoposto a un interrogatorio durato circa sei ore, sostiene di essere andato al cimitero senza sapere quanto era stato scoperto nelle ore precedenti. Nel corso di una perquisizione nell’abitazione di Dolci era stato sequestrato un coltello nepalese, la cui lama sarebbe ritenuta dagli inquirenti compatibile con lesioni di particolare gravità. Anche su questo punto l’indagato ha respinto ogni addebito, parlando pubblicamente del timore di essere coinvolto ingiustamente.
La testa di Pamela Genini non è stata finora ritrovata. Le ricerche hanno interessato anche alcune grotte della Valle Imagna, area indicata dalla madre della vittima come possibile luogo in cui cercare i resti. Le indagini dei Carabinieri del Nucleo investigativo e della Compagnia di Zogno proseguono per chiarire dinamica, tempi e responsabilità della profanazione.