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Dalla Sco ai Brics, il tempo stringe.

La diplomazia internazionale entra in una fase particolarmente delicata. Nel giro di meno di due settimane, prima il vertice dell’Organizzazione per la cooperazione di Shanghai a Bishkek e poi quello dei Brics a Nuova Delhi riuniranno alcuni dei principali protagonisti dello scenario mondiale. Al centro degli incontri ci saranno la guerra in Ucraina, la crisi mediorientale, la sicurezza energetica e il futuro dei rapporti con gli Stati Uniti.

Il primo appuntamento è il vertice Sco in Kirghizistan

Il primo passaggio di questa intensa agenda diplomatica è rappresentato dal vertice della Sco, ospitato a Bishkek, capitale del Kirghizistan. All’appuntamento partecipano, tra gli altri, il presidente cinese Xi Jinping, quello russo Vladimir Putin, il primo ministro indiano Narendra Modi e il presidente iraniano Masoud Pezeshkian.

Fondata nel 2001 da Cina, Russia e quattro Paesi dell’Asia centrale, l’Organizzazione per la cooperazione di Shanghai nacque soprattutto come forum dedicato alla sicurezza regionale. Con il passare degli anni, tuttavia, ha ampliato la propria composizione e i propri obiettivi, includendo temi economici, energetici e diplomatici.

Oggi ne fanno parte dieci Stati: Cina, Russia, India, Iran, Pakistan, Bielorussia, Kazakhstan, Kirghizistan, Tagikistan e Uzbekistan. Numerosi altri Paesi partecipano inoltre come osservatori o partner di dialogo. La Sco non costituisce un’alleanza militare paragonabile alla Nato, ma rappresenta uno dei principali luoghi di confronto tra potenze interessate a ridurre la dipendenza politica ed economica dalle istituzioni guidate dall’Occidente.

Putin, Xi e Modi: il peso degli incontri bilaterali

Una parte decisiva del vertice non si svolge durante le sessioni ufficiali, ma nei colloqui bilaterali organizzati a margine. Putin e Xi hanno già avuto un confronto, durante il quale il presidente russo ha manifestato la disponibilità di Mosca a rendere permanente il regime di esenzione dai visti con la Cina.

Il rapporto tra Russia e Cina rimane uno degli assi centrali della Sco. I due Paesi condividono l’obiettivo di costruire un ordine internazionale meno dipendente dagli Stati Uniti, pur mantenendo interessi economici e strategici non sempre perfettamente coincidenti.

Grande attenzione è riservata anche ai rapporti tra Russia e India. Nuova Delhi continua ad acquistare energia e armamenti da Mosca, ma nello stesso tempo coltiva una cooperazione crescente con Washington e con altri partner occidentali. La politica indiana resta quindi improntata a una marcata autonomia strategica: Modi non intende scegliere un unico schieramento, ma cerca di mantenere aperti più canali contemporaneamente.

La presenza di Modi alla Sco offre inoltre all’India la possibilità di osservare da vicino gli sviluppi in una regione condizionata dalla crescente influenza cinese. L’organizzazione comprende infatti sia Pechino sia Islamabad, i due principali rivali strategici di Nuova Delhi.

Il difficile riavvicinamento tra India e Cina

Uno dei dossier più importanti riguarda proprio il rapporto tra India e Cina. I due Paesi condividono circa 3.800 chilometri di frontiera himalayana, in larga parte contestata e priva di una delimitazione riconosciuta da entrambe le parti.

Le relazioni precipitarono dopo gli scontri del 2020, che provocarono vittime e diedero origine a un lungo confronto militare. Una prima distensione è arrivata nell’ottobre del 2024, con un accordo sul disimpegno delle forze in alcune aree sensibili.

Il 25 agosto 2026 il ministro degli Esteri cinese Wang Yi e il consigliere indiano per la sicurezza nazionale Ajit Doval si sono incontrati a Pechino. Le due parti hanno concordato di continuare il dialogo per raggiungere una soluzione definita “equa, ragionevole e reciprocamente accettabile”. Il prossimo ciclo di colloqui è previsto in India nel 2027.

Nonostante i progressi, la rivalità non è scomparsa. Cina e India competono per l’influenza politica, commerciale e infrastrutturale in Asia, ma condividono anche la necessità di evitare un nuovo deterioramento dei rapporti. La stabilità tra i due giganti asiatici sarà essenziale anche per attribuire maggiore efficacia alla Sco e ai Brics.

L’Iran cerca spazio diplomatico e sostegno politico

Per l’Iran, il doppio appuntamento rappresenta una delle occasioni diplomatiche più importanti dall’inizio del conflitto con Stati Uniti e Israele. Pezeshkian dovrebbe incontrare Putin durante il vertice della Sco, mentre Teheran punta a rafforzare i rapporti con Cina, Russia e India per ridurre gli effetti dell’isolamento e delle pressioni economiche occidentali.

Il dossier iraniano non riguarda soltanto la guerra e il programma nucleare. Una questione centrale è la sicurezza dello Stretto di Hormuz, passaggio strategico per il commercio mondiale di petrolio e gas. Qualsiasi interruzione prolungata della navigazione potrebbe provocare un aumento dei prezzi energetici e conseguenze sulle economie di numerosi Paesi.

Cina e India osservano la situazione con particolare attenzione, perché dipendono in misura considerevole dalle importazioni energetiche provenienti dal Golfo. Per questa ragione, entrambe hanno interesse a evitare un’ulteriore escalation militare.

Parallelamente, Oman e Iran stanno lavorando all’ipotesi di un corridoio marittimo temporaneo e a un progetto congiunto per lo sminamento. Mascate, che tradizionalmente svolge un ruolo di mediazione nella regione, può diventare uno dei principali canali di comunicazione tra Teheran e i suoi avversari.

Ucraina ed energia dominano l’agenda

L’altra grande crisi che attraversa il vertice è la guerra in Ucraina. La Russia resta direttamente coinvolta nel conflitto e le possibilità di una soluzione in tempi brevi appaiono ancora incerte. Putin utilizza incontri come quello della Sco per dimostrare che Mosca conserva una rete di relazioni politiche ed economiche nonostante le sanzioni occidentali.

Allo stesso tempo, né l’India né la Cina sembrano intenzionate ad allinearsi completamente alla strategia russa. Pechino continua a presentarsi come sostenitrice di una soluzione politica, mentre Nuova Delhi difende la libertà di mantenere rapporti con tutte le parti.

Queste differenze mostrano uno dei principali limiti della Sco. L’organizzazione può offrire uno spazio di confronto e produrre un’immagine di unità, ma al suo interno convivono Paesi con rivalità territoriali, alleanze internazionali e obiettivi profondamente differenti.

Il secondo passaggio sarà il vertice Brics a Nuova Delhi

Dopo Bishkek, l’attenzione si sposterà su Nuova Delhi, dove il 12 e il 13 settembre si terrà il vertice dei Brics. L’India, presidente di turno del gruppo nel 2026, ha organizzato durante l’anno oltre 350 incontri e appuntamenti di alto livello in più di 25 città.

I Brics riuniscono ormai undici Paesi e rappresentano oltre il 40 per cento della popolazione mondiale e più del 32 per cento del Pil globale. Nel 2025 il commercio interno al gruppo avrebbe superato il valore di mille miliardi di dollari.

L’agenda comprenderà il rafforzamento della cooperazione economica, il commercio in valute locali, i sistemi di pagamento internazionali, le tecnologie digitali e la riforma delle istituzioni multilaterali. Tra le ipotesi discusse figura anche una maggiore integrazione tra i sistemi di pagamento rapido e le valute digitali emesse dalle banche centrali.

Non si tratta ancora della nascita di una moneta comune dei Brics. L’obiettivo più realistico è costruire strumenti capaci di ridurre i costi delle transazioni internazionali e la dipendenza dal dollaro, senza obbligare i singoli Stati a rinunciare alle rispettive valute.

Gli Stati Uniti restano il grande interlocutore esterno

Pur non partecipando né alla Sco né ai Brics, gli Stati Uniti rimangono il principale interlocutore esterno. Le pressioni economiche contro l’Iran, la competizione strategica con la Cina, la guerra in Ucraina e le tensioni commerciali con l’India influenzeranno inevitabilmente i colloqui.

Definire Sco e Brics come un fronte compatto contro Washington sarebbe però riduttivo. L’India mantiene solide relazioni con gli Stati Uniti, la Turchia cerca un equilibrio tra appartenenza alla Nato e apertura verso l’Eurasia, mentre altri membri hanno interessi economici e militari divergenti.

Le due settimane tra Bishkek e Nuova Delhi serviranno quindi soprattutto a misurare la capacità delle potenze emergenti di trasformare il comune desiderio di un sistema multipolare in iniziative concrete. La fotografia dei leader riuniti avrà un forte valore simbolico, ma il vero risultato dipenderà dagli accordi su energia, sicurezza, commercio e gestione delle crisi

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