Vai al contenuto

Report, Ranucci a gamba tesa sui nuovi conduttori: parole pesantissime

La tensione intorno al futuro di Report continua a crescere. Dopo la decisione della Rai di affidare la trasmissione a Giulia Presutti e Daniele Piervincenzi, Sigfrido Ranucci è tornato sulla vicenda con un lungo intervento pubblicato sui social. L’ex conduttore ha voluto precisare il significato delle sue precedenti dichiarazioni, rivolgendo critiche molto dure non soltanto ai vertici dell’azienda, ma anche ai giornalisti scelti per prendere il suo posto.

Ranucci aveva già definito le due nomine uno schiaffo alla meritocrazia, alla storia della trasmissione e al lavoro svolto negli anni dalla sua redazione. Le sue parole avevano provocato la reazione di Piervincenzi, che aveva ricordato di aver lavorato per Report a un’inchiesta dedicata alla morte dell’ambasciatore italiano Luca Attanasio in Congo. Il giornalista aveva quindi manifestato dispiacere per le critiche ricevute, pur dicendo di comprendere la condizione psicologica nella quale si troverebbe Ranucci.

La risposta dell’ex volto della trasmissione non si è fatta attendere. “Non è mediocre chi non ce l’ha fatta. È mediocre chi ce l’ha fatta senza essersela guadagnata”, ha scritto Ranucci. Subito dopo ha chiarito di non voler mettere in discussione in termini assoluti la professionalità dei due colleghi, ma di ritenere inadeguata la decisione della Rai di affidare loro uno dei programmi d’inchiesta più importanti della televisione italiana. La ricostruzione dell’intervento è stata riportata anche da Virgilio Notizie.

Nel caso di Piervincenzi, Ranucci ha ridimensionato il peso della sua precedente collaborazione con Report. Ha ricordato che un servizio preparato dal giornalista non sarebbe mai andato in onda e che l’inchiesta sul Congo sarebbe stata inserita nei Lab, ossia tra i contributi esterni o collaterali rispetto al nucleo principale della trasmissione. Secondo l’ex conduttore, avere realizzato un singolo lavoro per il programma non rappresenterebbe dunque un’esperienza sufficiente per assumerne la guida.

Ranucci ha inoltre sostenuto di aver accolto la proposta sull’inchiesta riguardante Attanasio perché Piervincenzi gli aveva chiesto una possibilità professionale e aveva bisogno di lavorare. Nel suo intervento ha ricordato anche la precedente esperienza del giornalista alla conduzione di Popolo Sovrano, trasmissione andata in onda nel 2019, richiamandone i risultati di ascolto per rafforzare le proprie perplessità sulla nuova nomina.

Lo scontro ha però coinvolto anche Giulia Presutti, componente della redazione di Report da circa otto anni. Ranucci ha riconosciuto di aver creduto per primo nelle sue qualità professionali, ma ha avanzato un’accusa molto pesante sul comportamento tenuto prima dell’annuncio della Rai. Secondo la sua versione, Presutti sarebbe stata a conoscenza da settimane della futura conduzione e avrebbe nascosto la circostanza sia a lui sia agli altri colleghi. Si tratta di una ricostruzione e di accuse formulate da Ranucci, sulle quali non risulta al momento una replica pubblica della giornalista.

Per l’ex conduttore, il problema riguarderebbe quindi anche il rapporto di fiducia con la squadra. Ranucci si è domandato come Presutti possa diventare il volto credibile di una redazione alla quale, stando alla sua accusa, non avrebbe raccontato la verità sulla propria nomina. Le sue parole si inseriscono in un clima già particolarmente complicato: una parte degli inviati ha contestato la decisione della Rai, mentre Giulio Valesini e Bernardo Iovene hanno rifiutato la proposta di diventare i nuovi capi autori della trasmissione. La protesta della squadra e la possibilità di un abbandono collettivo erano state riferite anche dall’Ansa.

La Rai, annunciando la nuova conduzione, aveva invece sottolineato che Presutti e Piervincenzi sono entrambi vincitori della selezione aziendale per giornalisti professionisti. Proprio questo elemento è stato contestato da Ranucci, secondo il quale quel concorso sarebbe stato concepito principalmente per colmare le carenze d’organico nelle redazioni regionali e non per individuare il volto di un programma composto da lunghe inchieste di prima serata.

Nel suo messaggio, Ranucci ha infine ripercorso le tappe della propria carriera, dagli inizi in Rai al Tg3 e a Rainews24, passando per le missioni nei Balcani, in Iraq, negli Stati Uniti dopo l’11 settembre e a Sumatra dopo lo tsunami. Ha poi ricordato il lungo lavoro accanto a Milena Gabanelli, presentando quel percorso come una formazione costruita progressivamente sul campo. Il confronto, quindi, non riguarda più soltanto la sostituzione di un conduttore: al centro dello scontro ci sono l’identità di Report, il destino della sua redazione e la continuità di un programma diventato negli anni uno dei simboli del giornalismo investigativo del servizio pubblico.

Hai scelto di non accettare i cookie

Tuttavia, la pubblicità mirata è un modo per sostenere il lavoro della nostra redazione, che si impegna a fornirvi ogni giorno informazioni di qualità. Accettando i cookie, sarai in grado di accedere ai contenuti e alle funzioni gratuite offerte dal nostro sito.

oppure