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“Mi sputano…”. Giuseppe Conte, la rivelazione che spiazza tutti

Prima il confronto politico, poi una lunga parentesi a tavola. La serata di Giuseppe Conte alla Festa dell’Unità di Villa Fastiggi, nel quartiere di Pesaro considerato tradizionalmente vicino alla sinistra, si sviluppa tra momenti di leggerezza e passaggi decisamente più politici. Dopo oltre un’ora di dibattito con Matteo Ricci, ex sindaco di Pesaro ed europarlamentare del Pd, il presidente del Movimento 5 stelle si toglie la giacca e si accomoda a tavola.

L’atmosfera è conviviale, ma il confronto sui prossimi equilibri del centrosinistra non tarda a tornare al centro della scena. Conte affronta il tema delle primarie, si sofferma sul possibile ruolo di Matteo Renzi e indica nel programma uno dei passaggi fondamentali per il futuro del progetto progressista. Il tutto mentre, tra un piatto e l’altro, non mancano le battute rivolte alla platea.
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La cena e il caso della definizione “filoputiniano”

Conte assaggia diversi piatti della festa, dalla pasticciata allo stracotto di manzo, fino a concedersi un bis di cannelloni. Il momento conviviale diventa anche l’occasione per scherzare sulle ragioni della sua partecipazione alle feste dell’Unità: “Questo è il vero motivo per cui partecipo volentieri alle feste dell’Unità, mica per fare campagna per le primarie”.

Il tono cambia quando il confronto si sposta sulla posizione del Movimento 5 stelle rispetto alla guerra in Ucraina e sulla definizione di “filoputiniano”. Conte respinge con decisione l’etichetta e rivendica la propria posizione: “Ho sempre condannato l’aggressione all’Ucraina, qui non ci sono filoputiniani, è chiaro?”.

È però sulle primarie che il presidente del Movimento 5 stelle concentra uno dei passaggi politici più importanti della serata.

Conte: “Non ci sono alternative”

Il leader M5S considera la scelta del candidato alla guida dello schieramento progressista attraverso le primarie un passaggio sostanzialmente irrinunciabile. Interpellato da La Stampa, Conte usa parole nette: “Per me non ci sono alternative – spiega a La Stampa – se accettassi di individuare il leader in un altro modo, i miei mi sputerebbero”.

La sua posizione, però, non significa una chiusura rispetto a chi potrebbe prevalere nella competizione. Conte sottolinea infatti di voler rimanere al servizio del progetto progressista indipendentemente dall’esito delle primarie.

“Sono al servizio del progetto progressista, a prescindere da chi vincerà le primarie. Se sarà Schlein, la sosterremo. Non farlo sarebbe di una vigliaccheria inconcepibile”, afferma il presidente del Movimento 5 stelle.

Il riferimento è naturalmente a Elly Schlein, possibile protagonista della futura sfida per la leadership del campo progressista.

Il nodo Matteo Renzi

Più complesso appare invece il rapporto con Matteo Renzi. Alla domanda sulla possibilità che il leader di Italia Viva possa entrare nella coalizione, Conte esprime apertamente le proprie perplessità: “Per me Renzi ci fa perdere voti, prenderlo in coalizione è un errore”.

La posizione, precisa Conte, non sarebbe legata a un veto personale. Il problema riguarderebbe piuttosto la valutazione degli alleati e la compatibilità politica con il progetto da costruire.

Il riferimento è alla “affidabilità degli alleati e di coerenza sul programma”, criteri che Conte considera determinanti nella definizione dello schieramento.

La presenza di Renzi resta quindi uno dei nodi più delicati da sciogliere in vista delle primarie e della possibile costruzione di una coalizione progressista.

Onorato e Salis nello scenario delle primarie

Tra i nomi osservati con maggiore interesse da Conte c’è invece quello di Alessandro Onorato. Il suo movimento degli amministratori, secondo il presidente M5S, potrebbe avere un ruolo nella ricerca di consensi al di fuori dell’elettorato già fidelizzato.

Conte guarda infatti con interesse alla possibilità che questa esperienza possa contribuire a recuperare una parte di chi oggi non partecipa al voto: il movimento “può farci recuperare una parte degli astenuti”.

Resta poi da capire quale sarà la scelta di Silvia Salis, che secondo Conte non avrebbe ancora sciolto le proprie riserve.

Da qui prende forma lo scenario di una possibile sfida a quattro. In campo potrebbero esserci Schlein, Conte, Onorato e un quarto candidato individuato tra Renzi e Salis. Una configurazione che, se confermata, renderebbe particolarmente articolato il percorso verso la scelta del leader.

“Dovete fare questo benedetto programma”

A riportare il confronto sui contenuti è infine la platea della Festa dell’Unità. Al di là dei nomi e delle possibili candidature, arriva una richiesta precisa: “Dovete fare questo benedetto programma”.

Conte raccoglie il messaggio e indica anche una possibile tempistica per arrivare alla definizione dei contenuti condivisi: “Entro fine ottobre possiamo scriverlo. Questo ci chiedono i nostri elettori”.

Il programma diventa così uno dei passaggi centrali del percorso, insieme alla scelta del candidato e alla definizione degli alleati. La partita delle primarie resta ancora aperta, ma Conte chiarisce che la costruzione del progetto progressista dovrà passare anche dalla capacità di mettere nero su bianco una proposta politica condivisa.

La serata di Villa Fastiggi si conclude infine con una battuta del presidente M5S sul rapporto con l’elettorato democratico: “Anche tra quelli del Pd ho un certo seguito”.

Tra ironia e posizioni nette, Conte lascia quindi la Festa dell’Unità avendo fissato alcuni punti della propria linea politica: primarie come metodo per individuare il leader, disponibilità a sostenere chiunque vinca la competizione, forti perplessità sull’ingresso di Renzi nella coalizione e necessità di arrivare entro fine ottobre alla definizione del programma.

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