
Milano ha salutato Sandro Mazzola nella Basilica di Sant’Ambrogio, dove familiari, rappresentanti delle istituzioni, protagonisti del calcio e centinaia di tifosi si sono riuniti per l’ultimo omaggio. Il feretro, accolto sul sagrato da un lungo applauso poi lasciato al silenzio, era ornato di fiori bianchi e della storica maglia numero 8, simbolo di una carriera interamente legata ai colori nerazzurri.
Già nelle prime ore del pomeriggio l’area davanti alla basilica era stata delimitata e presidiata dalle forze dell’ordine. Circa cinquecento persone, molte delle quali con sciarpe e bandiere dell’Inter, hanno raggiunto Sant’Ambrogio per partecipare all’ultimo saluto alla bandiera nerazzurra e della Nazionale. La curva interista ha esposto uno striscione dedicato al campione, ricordandone il posto nella storia del club e nella memoria dei tifosi.

Tra le prime composizioni floreali arrivate sul sagrato vi era quella inviata dal Milan. Nella folla era presente anche una rappresentanza di tifosi del Torino, con un richiamo al Grande Torino, la squadra nella quale aveva giocato il padre di Sandro, Valentino Mazzola, morto nella tragedia di Superga. Il riferimento alle origini familiari ha accompagnato una giornata nella quale il ricordo sportivo si è intrecciato con quello personale.
Intorno alle 14.45 il feretro è arrivato davanti alla basilica. L’applauso della piazza ha accompagnato l’ingresso della bara, sulla quale era esposta la maglia numero 8. La celebrazione religiosa è iniziata poco dopo le 15, alla presenza delle delegazioni della Federcalcio, della Lega Serie A, dell’Inter, del Torino, del Milan, della Regione Lombardia e del Comune di Milano.

Alla cerimonia hanno partecipato numerose figure del calcio italiano e internazionale. Tra gli ex compagni, dirigenti e protagonisti della storia nerazzurra sono stati segnalati Giuseppe Bergomi, Esteban Cambiasso, Francesco Toldo, Iván Córdoba, Gianfranco Bedin, Aristide Guarneri, Sebastien Frey e Marco Branca. Presente anche una delegazione del settore giovanile dell’Inter, a testimonianza del legame tra Mazzola e le nuove generazioni del club.
In basilica sono arrivati il presidente dell’Inter Giuseppe Marotta, il vicepresidente Javier Zanetti con la moglie Paula, Massimo Moratti con il figlio Angelo Mario, Gianfelice Facchetti e Leo Picchi. Hanno preso parte alla funzione anche il presidente del Milan Paolo Scaroni, Daniele Massaro, il vice segretario generale dell’Uefa Giorgio Marchetti e il presidente federale Giovanni Malagò. Tra gli esponenti del calcio presenti sono stati indicati inoltre Frederic Massara e Giovanni Carnevali. Marotta ha definito Mazzola un riferimento capace di generare emozioni e ha richiamato la necessità di trasmettere ai giovani, in particolare a quelli dei vivai, i valori sportivi che l’ex calciatore ha rappresentato. Malagò ha invece ricordato il significato della storica Italia-Germania 4-3, partita vista da bambino, sottolineando il valore dell’eredità lasciata da uno dei volti più riconoscibili del calcio italiano.
Da Coverciano, durante una conferenza stampa, il commissario tecnico Roberto Mancini ha espresso il cordoglio della Nazionale e dell’intero movimento calcistico. All’esterno della basilica, il clima è rimasto composto, con cori intonati dai sostenitori interisti e applausi rivolti ai dirigenti e agli ex calciatori giunti per la funzione. Nell’omelia, monsignor Carlo Faccendini ha ripercorso la vicenda pubblica e privata di Sandro Mazzola, ricordando il contributo dato alla città di Milano e l’esempio rappresentato dal suo stile. Il sacerdote ha richiamato gli inizi nell’oratorio di San Lorenzo, l’ingresso nelle giovanili dell’Inter, la carriera con il club e la Nazionale, oltre all’impegno sindacale svolto per la tutela dei colleghi.
Un passaggio centrale è stato dedicato alla dimensione familiare e spirituale dell’ex attaccante. Monsignor Faccendini ha ricordato un viaggio a Foggia compiuto con Armando Picchi e l’incontro con Padre Pio, esperienza che, secondo quanto rievocato durante la celebrazione, avrebbe rafforzato in Mazzola il ricorso alla preghiera nei momenti più difficili. Il celebrante ha quindi parlato della malattia, descritta come la prova più complessa affrontata dal campione accanto ai propri cari. Nel messaggio conclusivo dell’omelia, la comunità riunita a Sant’Ambrogio ha affidato Mazzola al Signore, chiudendo una cerimonia che ha unito il mondo dello sport, le istituzioni e i tifosi nel ricordo di una figura centrale della storia dell’Inter e del calcio azzurro.

Sui profili ufficiali, l’Inter ha pubblicato un lungo tributo dedicato al suo storico capitano, ripercorrendone gli esordi, la finale di Coppa dei Campioni vinta contro il Real Madrid e le 565 presenze con un’unica maglia. Un omaggio che ha richiamato anche il rapporto con San Siro e la storia familiare segnata dalla perdita del padre a Superga, ribadendo il valore di un protagonista che ha attraversato diverse generazioni di tifosi.