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Pensionati nei borghi con tasse ridotte: la proposta del presidente Covip per rilanciare le aree interne

Mille pensionati distribuiti in cento borghi italiani, sostenuti da una fiscalità di vantaggio capace di rendere conveniente il trasferimento nelle aree interne del Paese. È la proposta avanzata da Mario Pepe, presidente della Covip, la Commissione di vigilanza sui fondi pensione, che guarda alla prossima legge di bilancio come a un’occasione per intervenire contemporaneamente su spopolamento, previdenza, welfare e crescita.

L’idea parte da un problema ormai strutturale: molti piccoli Comuni delle Alpi, dell’Appennino, delle isole e delle aree lontane dai grandi flussi turistici continuano a perdere abitanti, servizi e attività economiche. Pepe propone quindi di utilizzare la leva fiscale per attirare pensionati italiani e stranieri, trasformandoli in nuovi residenti capaci di riportare consumi, gettito e vita nei territori più fragili.

“Mille pensionati per rianimare cento borghi”

“Mille pensionati, ciascuno con una fiscalità di vantaggio importante, per rianimare cento borghi”, è la sintesi della proposta di Mario Pepe. Secondo il presidente della Covip, il punto è rendere fiscalmente conveniente scegliere l’Italia e, in particolare, quei territori che negli ultimi decenni hanno subito uno spopolamento sempre più marcato.

Pepe parte da una constatazione: molti pensionati italiani scelgono oggi di trasferirsi all’estero, soprattutto in Paesi dove il trattamento fiscale e il costo della vita rendono economicamente vantaggiosa la nuova residenza. Portogallo, Tunisia e Albania sono alcuni degli esempi citati. La risposta, sostiene, non dovrebbe essere quella di ostacolare queste scelte, ma di creare condizioni altrettanto competitive in Italia.

L’obiettivo sarebbe favorire i trasferimenti verso le aree interne, dalle zone alpine e appenniniche ai territori meno turistici delle coste e delle isole, utilizzando una fiscalità agevolata come incentivo alla nuova residenza.

Il legame con le case a un euro

La proposta fiscale si intreccia con un’altra esperienza già avviata da molti Comuni italiani: quella delle case vendute a un euro, spesso immobili vuoti o abbandonati che vengono ceduti a prezzo simbolico a chi si impegna a ristrutturarli.

Pepe cita anche il proprio paese d’origine, Bellosguardo, piccolo Comune in provincia di Salerno, come esempio di territori nei quali politiche locali di riurbanizzazione e incentivi fiscali nazionali potrebbero agire insieme. Secondo il presidente Covip, questo “combinato disposto” potrebbe avere un effetto significativo non soltanto sul ripopolamento, ma anche sugli equilibri economici e previdenziali.

L’idea è semplice: un pensionato che torna a vivere in un borgo non porta soltanto la propria residenza, ma genera consumi, domanda di servizi, ristrutturazioni, attività economiche e gettito locale.

La proposta entra nel dibattito sulla legge di bilancio

Per Pepe la prossima legge di bilancio dovrebbe essere utilizzata per affrontare in maniera strutturale alcuni dei grandi nodi del welfare italiano. Sanità, previdenza, denatalità, maggiore longevità, carriere lavorative discontinue e spopolamento dei territori non sarebbero problemi separati, ma elementi dello stesso quadro.

“La prossima legge di bilancio offre l’occasione per affrontare alcuni nodi strutturali del nostro welfare con una visione che guardi oltre l’orizzonte annuale dei conti pubblici”, sostiene il presidente Covip, chiedendo una strategia che tenga insieme protezione sociale e utilizzo delle risorse disponibili.

La questione dei pensionati che rientrano nei piccoli Comuni è già arrivata anche in Parlamento. Nel 2026 è stato infatti discusso un disegno di legge che prevede un regime fiscale agevolato per pensionati italiani residenti all’estero che trasferiscono la propria residenza in piccoli Comuni delle aree interne.

Non solo anziani: il “salvadanaio previdenziale” dalla nascita

La proposta sui borghi è soltanto uno dei punti del progetto elaborato da Pepe. Un altro riguarda i giovani e la necessità di iniziare a costruire la previdenza molto prima dell’età adulta.

Il presidente Covip propone di valutare la creazione di un vero e proprio “salvadanaio previdenziale dalla nascita”, attraverso una posizione individuale alimentata fino a cento euro al mese con il possibile contributo dello Stato e della famiglia, prevedendo maggiore sostegno per i nuclei economicamente più fragili.

L’idea si basa su un principio finanziario di lungo periodo: un accumulo di sessanta o settant’anni consentirebbe alla capitalizzazione dei rendimenti di trasformare versamenti relativamente contenuti in un patrimonio previdenziale significativo.

Secondo Pepe, questo sistema potrebbe avere un secondo effetto: abbassare l’età media degli aderenti ai fondi pensione e rendere più solida l’intera previdenza complementare. Oggi gli iscritti sarebbero circa dieci milioni e mezzo, con un’età media intorno ai 47 anni.

Più vantaggi fiscali per chi versa per i figli

Nel progetto rientra anche una revisione degli incentivi fiscali legati ai versamenti previdenziali per i figli minorenni. Per i redditi più elevati Pepe propone di aumentare la deducibilità fiscale, mentre per le famiglie con redditi più bassi considera più efficace rafforzare la detraibilità Irpef dei versamenti effettuati a favore dei figli.

La logica resta quella di spostare l’attenzione dalla pensione come problema da affrontare negli ultimi anni della carriera a una costruzione previdenziale che inizi molto prima e accompagni l’intero percorso di vita.

Sanità integrativa sotto la vigilanza Covip

Un altro capitolo riguarda la sanità integrativa. Pepe propone che entri pienamente nel perimetro di vigilanza della Covip, sottolineando come il settore benefici di agevolazioni fiscali rilevanti ma sia rimasto a lungo privo, a suo giudizio, di un sistema organico di controllo.

Il principio indicato dal presidente è che le agevolazioni fiscali debbano essere giustificate da una funzione sociale effettiva e verificabile. La sanità integrativa, sostiene, dovrebbe integrare il Servizio sanitario nazionale e non sostituirlo o duplicarlo. “Benefici fiscali, funzione effettivamente svolta e controlli devono essere coerenti tra loro”, è il punto centrale della proposta.

Le posizioni previdenziali “silenti”

L’ultima proposta riguarda le cosiddette posizioni previdenziali silenti, cioè somme accumulate per le quali non è più immediatamente individuabile il titolare. Per Pepe la priorità deve essere sempre quella di rintracciare il proprietario delle risorse e ricongiungere correttamente le posizioni. Solo quando, dopo procedure rigorose, questo non fosse possibile, si potrebbe valutare un utilizzo diverso di quei fondi.

L’ipotesi è quella di far confluire le somme in un patrimonio separato destinato a garantire investimenti nel capitale di rischio delle piccole e medie imprese italiane effettuati dai fondi pensione. Tra gli strumenti indicati figurano equity crowdfunding, investimenti diretti, veicoli specializzati e partecipazione a nuove quotazioni sui mercati dei capitali.

I fondi pensione e gli investimenti all’estero

Pepe sottolinea infine un dato che considera particolarmente significativo: su 262 miliardi di euro investiti dai fondi pensione italiani, circa l’80% sarebbe destinato all’estero. L’obiettivo sarebbe aumentare progressivamente la quota investita nell’economia reale italiana, creando un collegamento più stretto tra previdenza complementare e sviluppo delle imprese nazionali.

La proposta di utilizzare un patrimonio di garanzia servirebbe proprio a ridurre il rischio degli investimenti nelle piccole e medie imprese e, attraverso un effetto leva, a mobilitare risorse superiori rispetto alla dotazione iniziale.

Una strategia che unisce pensioni, borghi e crescita

Le proposte del presidente Covip ruotano quindi attorno a un’unica idea: utilizzare previdenza e fiscalità non soltanto come strumenti di protezione individuale, ma anche come leve di politica economica e territoriale.

Da una parte i pensionati potrebbero contribuire a ripopolare i borghi attraverso incentivi fiscali e politiche abitative locali. Dall’altra, i giovani potrebbero iniziare a costruire la propria pensione fin dalla nascita e i fondi pensione potrebbero destinare una quota maggiore delle proprie risorse al sistema produttivo italiano.

Il progetto è ancora una proposta e dovrà eventualmente essere tradotto in norme concrete. Ma mette insieme alcuni dei problemi più profondi dell’Italia di oggi: spopolamento delle aree interne, inverno demografico, sostenibilità delle pensioni e difficoltà di convogliare il risparmio verso la crescita del Paese.

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